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sabato 4 novembre 2017

Memorandum sulla Libia: disinformazione contro Stato, Guida ed Esercito

Mentre la NATO ha deliberatamente falsificato il dossier libico per arrogarsi il diritto di distruggere la Libia e assassinarne la Guida per gettarla nel caos, Sayf al-Islam Gheddafi rimane l’unica personalità capace di unire rapidamente le diverse tribù. Liberato di recente, ha scritto questo memorandum per esaminare la situazione giuridica del suo Paese.
| Tripoli (Libia)  
 

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Questo memorandum mira ad identificare ciò che il popolo libico ha subito negli ultimi sei anni. Questi crimini sono stati commessi in nome dell’interventismo umanitario, della protezione dei civili, dell’introduzione della democrazia e della prosperità. Le forze della NATO, con l’aiuto di certi Stati arabi e di certi libici, attaccarono la Libia con tutti i mezzi a disposizione. Le giustificazioni avanzate erano false quanto quelle per l’invasione dell’Iraq nel 2003. Fu la distruzione sistematica di un Paese sovrano e di una nazione pacifica. Questa nota tenta di presentare tali crimini alla comunità internazionale, alle organizzazioni per i diritti umani e alle ONG, al fine di sostenere la Libia e il suo popolo negli innumerevoli sforzi per ricostruire questo piccolo Paese.

lunedì 27 luglio 2015

quattro italiani rapiti in Libia: ipotesi, chiacchiere, in puro stile italiota

ecco uno dei tanti articoli usciti subito dopo il rapimento dei quattro italiani, in Libia:

Libia, rapiti quattro italiani. Gentiloni: "Difficile fare ipotesi"
Sono tecnici della Bonatti di Parma. Il blitz nei pressi di Mellitah, vicino un complesso dell'Eni. Sarebbero stati prelevati la sera di domenica a Zuaia, mentre stavano rientrando dalla Tunisia. Il ministro degli Esteri: "Confermo che è pericoloso restare nel Paese"

20 luglio 2015
ROMA - Quattro italiani sono stati rapiti in Libia, nei pressi del compound dell'Eni nella zona di Mellitah presso alcuni impianti. Sono tecnici che lavorano presso alcuni impianti petroliferi nord-africani, per attività di sviluppo, trasporto e manutenzione per la società Bonatti di Parma, general contractor nel settore oil and gas. Si tratta di Gino Pollicardo, Fausto Piano, Filippo Calcagno e Salvatore Failla. Il primo è residente a Monterosso, in provincia di La Spezia; Piano vive a Capoterra, non lontano da Cagliari; Calcagno e Failla sono siciliani, uno di Piazza Armerina (Enna) e l'altro di Carlentini (Siracusa).

martedì 17 febbraio 2015

Libia: appello ai firmatari di appelli

Oggi ricorre l' anniversario della RATSrivoluzione, in Libia, quella che ci hanno presentato come una rivoluzione, ma che invece è stata una invasione coloniale straniera, vorrei ricordare questa data con un articolo un pò vecchio, ma assolutamente attuale.

31 luglio 2014
Di fronte al baratro nel quale è sprofondata la Libia (attestato, ora, anche dalla precipitosa chiusura dell’ambasciata USA) ci sarebbe da chiedere ai vari firmatari degli appelli in difesa della “rivoluzione libica” (se volete sapere i loro nomi non avete che da clikkare qui o qui) se non sentano oggi il dovere di scusarsi con il popolo libico per una guerra che i loro appelli hanno, nei fatti, favorito e per il loro silenzio quando questa assumeva i connotati di un gigantesco massacro, come è stato, ad esempio, a Sirte. Non avremmo posto questa sgradevole domanda se quei distratti, se non colpevoli, appelli – così come quelli attuali inerenti la Siria o quelli già in cantiere sulla Nigeria – non si fossero basati su inequivocabili falsi che davvero stupisce non siano stati subito riconosciuti come tali. Primo tra tutti il “mitragliamento dagli elicotteri” effettuato dagli scherani di Gheddafi su inermi manifestanti che faceva da pendant con la “notizia” dei piloti libici disertori e atterrati a Malta per non voler sparare sui loro connazionali. Ovviamente, neanche una fotografia da un cellulare per attestare simili bufale; solo una anonima “testimonianza” rilasciata alla tv araba “al-Jazeera” subito certificata dalla “Lega libica per i diritti umani”, (fondata da tale Ali Zeidan, poi diventato Presidente della Libia e poi scappato in Germania con un container pieno di lingotti d’oro). Ma tanto bastò per dare la stura agli “appelli”.

lunedì 15 settembre 2014

Crisi in Medio Oriente, l'ambiguo ruolo del Qatar che gioca su due tavoli

di Mario Platero 23 agosto 2014
Il futuro: a Doha nel 2022 dovrebbe giocarsi la Coppa del Mondo di calcio. Il presente: a Doha nel 2014 si finanzia Hamas, vi sono stati sospetti di aiuti all'Isis e interferenze fino alla rottura nel negoziato fra israeliani e palestinesi in Egitto.
In questa gravissima crisi in Medio Oriente, il Qatar, stato ricchissimo e piccolissimo del Golfo, non aiuta. Il gap fra l'accogliere una manifestazione pacifica come la Coppa del Mondo e alimentare differenze e acrimonie in Medio Oriente è forte e andrà risolto al più presto. Anche perché il tradizionale contrasto che da sempre esprime il Qatar fra manifestazioni di apertura e di chiusura è persino cresciuto sotto la leadership dell'emiro Tamin Bin Hamad Al Thani.

martedì 24 giugno 2014

L’altra faccia del Bahrain tra rivolte antigovernative e riconoscimenti internazionali

17 giugno 2014
Di Francesco Trupia
Le proteste della maggioranza sciita in Bahrain evidenziano una duplice realtà del Paese: da una parte l’acclamata Monarchia al-Khalifa, dall’altra le violazioni dei diritti umani e delle restrizioni contro la popolazione.

Non coinvolto nelle dinamiche più rivelanti e spinose che si avvicendano in Medio Oriente, lo Stato di Bahrain ha sempre consegnato all’opinione pubblica l’immagine del tipico paradiso fiscale arabo ed alle immense risorse petrolifere. A differenza del recente passato però, il primo semestre del 2014 è stato caratterizzato dalle partecipate proteste contro la dinastia sunnita degli al-Khalifa e dalla costante crescita sul piano della cooperazione internazionale.

giovedì 27 marzo 2014

COME DIVENTARE CANAGLIE: I CRIMINI DI GUERRA DELLA NATO IN LIBIA

8 giugno 2011
Di SUSAN LINDAUER
Dissident Voice


È una storia che la CNN non seguirà. La sera tardi c’è qualcuno che bussa a una porta a Misurata. I soldati armati fanno uscire a forza le giovani donne libiche con le armi puntate contro di loro. Una volta spinte le donne e gli adolescenti nei camion, i soldati costringono le donne a un’orgia di gruppo con i ribelli NATO o con chiunque sia presente davanti ai loro mariti e ai loro genitori. Quando i ribelli della NATO hanno terminato di divertirsi con lo stupro, i soldati tagliano la gola alle donne.
Le violenze sessuali sono azioni di guerra ordinarie nelle città in mano ai ribelli, che, secondo le parole dei rifugiati, fanno parte di un’organizzata strategia militare. Joanna Moriarty, che fa parte della delegazione d’indagine a livello globale in visita questa settimana a Tripoli, ha anche riportato che i ribelli NATO setacciano Misurata casa per casa, chiedendo ai familiari se sono sostenitori della NATO. Se i familiari dicono di no, vengono uccisi sul posto. Se le famiglie dicono che se ne vogliono stare alla larga dai combattimenti, i ribelli NATO hanno un approccio differente per spaventare le altre famiglie. Le porte delle “case neutrali” vengono chiuse e saldate, come ha riferito Moriarty, intrappolando le famiglie all’interno. Nelle case libiche, le finestre sono generalmente sbarrate. E così, quando le porte di un’abitazione vengono saldate, i libici sono sepolti nelle loro case, dove le forze NATO possono essere sicure che queste famiglie moriranno lentamente di fame.

venerdì 7 febbraio 2014

La guerra segreta in Libia

gennaio 23, 2014

Eric Draitser Global Research, 22 gennaio 2014
Le battaglie che attualmente infuriano nel sud della Libia non sono semplici scontri tribali. Invece, rappresentano la possibile nascente alleanza tra gruppi etnici neri libici e forze pro-Gheddafi intente a liberare il Paese dal governo neocoloniale installato dalla NATO. Il 18 gennaio, un gruppo di combattenti pesantemente armati ha preso d’assalto una base aerea presso la città di Sabha nella Libia meridionale, espellendo le forze fedeli al “governo” del primo ministro Ali Zaydan e occupando la base. Allo stesso tempo, iniziano a filtrare notizie dal Paese secondo cui la bandiera verde della Gran Giamahiria Araba Libica Socialista Popolare sventola su un certo numero di città nel Paese. Nonostante la scarsità di informazioni verificabili, il governo di Tripoli ha fornito solo dettagli vaghi e non confermati, una cosa è certa: la guerra in Libia continua.

mercoledì 15 gennaio 2014

L’abdicazione a sorpresa del re del Qatar

Pubblicato il 21 giugno 2013
L’annuncio dell’abdicazione del re e del ritiro dello storico primo ministro il Qatar ha rotto una tradizione di misteri senza in realtà chiarire molto.

Il Qatar è una penisola che si protende dalla più grande Penisola Arabica nella acque del Golfo Persico, benedetta da grandi giacimenti di petrolio e dai più grandi giacimenti al mondo di gas naturale. Il paese vanta un PIL nominale pro-capite che supera i centomila dollari all’anno, anche se ovviamente la distribuzione non è così equanime. Con poco meno di due milioni di abitanti, la maggior parte dei quali immigrati e non cittadini, il Qatar conserva una monarchia assoluta che nell’ultimo ventennio non si è fatta notare solo per la disponibilità di denaro contante, ma anche per l’eccezionale protagonismo del sovrano sulla scena internazionale. Quando nel 1995 l’emiro Hamad, che oggi ha 61 anni e si dice sia malatissimo, prese il potere spodestando il padre mentre questi era all’estero, in Svizzera, non sembrò che l’ennesima successione in stile qatariota, visto che confermava una tradizione che fino ad allora aveva sempre visto il problema successorio risolto con la deposizione del regnante. L’idea che Hamad ceda volontariamente il potere al figlio trentatreenne Tamim, è quindi una grossa novità.

sabato 28 dicembre 2013

Wikileaks. Il direttore di “Al Jazeera” sarebbe un uomo della Cia

Dai documenti pubblicati da Assange emerge un nuovo scandalo che riguarda i rapporti tra la Cia e Al Jazeera.

Daniele Cardetta,22 settembre 2011-
Julian Assange, con la pubblicazione dei suoi documenti, ha scatenato un nuovo scandalo. Questa volta nell’occhio del ciclone sarebbero finiti i rapporti torbidi tra la Cia e alcuni esponenti del giornalismo internazionale. Il direttore generale di “Al Jazeera“, uno dei colossi dell’informazione nei paesi arabi, si è dimesso proprio a causa della fuga di notizie che lo ha visto implicato in rapporti poco chiari con i servizi segreti americani.

venerdì 27 dicembre 2013

Ecco come il movimento pacifista si è fatto manipolare

di : Alessandro Marescotti
domenica 18 marzo 2012 - 21h24
Il 23 febbraio 2011 Al Jazeera mostrava immagini di fosse comuni in Libia. Il giorno dopo scattava la mobilitazione pacifista. Si è scoperto che quelle fosse comuni erano una manipolazione. E così il movimento pacifista è stato eterodiretto con informazioni manipolate. La stessa cosa si sta ripetendo per la Siria 29 febbraio 2012 - Alessandro Marescotti

Guardate questo video:

http://video.repubblica.it/dossier/...

sabato 14 dicembre 2013

Libia ed i media sirene dell'imperialismo soprattutto le voci cosiddette pacifiste

7 agosto 2011
Libia ed i media sirene dell'imperialismo soprattutto le voci cosiddette pacifiste
Curioso come su "Il Manifesto", voce del giornalismo che si autoproclama dalla parte dei più deboli, che si spaccia per essere "anti-imperialista", alternativo, pacifista si possano leggere delle veline pro-Nato, come questa, che non commento per decenza, non abbia una riga da dedicare alle perdite della Nato o al sostegno delle comunità native americane a Ghedafi, solo per citare alcune "dimenticanze". Ma descrivendo il furto dei tesori di Bengasi si stupisce di come ciò possa accadere, quasi in Libia non stesse avvenendo una guerra di occupazione quale gli Usa ci hanno abituati a subire, come se in merito al furto avvenuto a maggio in una città sotto controllo dei loro "amati" ribelli (non si sa come legittimi rappresentanti del popolo secondo questo giornale ed alcune nazioni imperialiste che riconosce il CNT come unico legittimo interlocutore della nazione libica) la responsabilità fosse italiana, come se "le sanguinose vicende" fossero circoscritte a Bengasi e alla Cirenaica.
Ciò che più mi dispiace è che questo giornale, basandosi su una visione alterata dei fatti, fornisca una narrazione parziale, viziata e stranamente comoda alla strategia imperialista.

venerdì 13 dicembre 2013

La Baia dei Porci di Obama in Libia: aggressione imperialista straccia la Carta dell'ONU

23 marzo 2011
Sempre attento a porre la sua analisi in una adeguata prospettiva storica, con questo articolo Tarpley propone l'ipotesi del tentativo di "balcanizzazione" della Libia da parte dei poteri occidentali.

La Baia dei Porci di Obama in Libia: aggressione imperialista straccia la Carta dell'ONU

di Webster G. Tarpley

Washington DC, 19 marzo - Nei giorni scorsi dei missili cruise statunitensi e britannici insieme ad aerei da combattimento francesi e della NATO hanno partecipato all'Operazion Odyssey Dawn/Operazione Ellamy, un bombardamento neo-imperialista sotto finta copertura umanitaria contro lo Stato sovrano della Libia. Agendo sotto la risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU le forze navali statunitensi nel Mediterraneo il sabato sera (ora locale) hanno sparato 112 missili cruise contro obiettivi che secondo il Pentagono erano collegati al sistema di difesa aerea della Libia. Tuttavia Mohammed al-Zawi, Segretario generale del Parlamento libico, ha detto in una conferenza stampa a Tripoli che il "barbaro attacco armato" e la "aggressione selvaggia" hanno colpito zone con edifici residenziali e uffici, nonché obiettivi militari, riempiendo gli ospedali di Tripoli e Misurata con vittime civili. Zawi ha accusato le potenze straniere di agire per proteggere una cricca di ribelli, che contiene famigerati terroristi. Il governo libico ha reiterato la richiesta alle Nazioni Unite di inviare osservatori internazionali a riferire oggettivamente sugli eventi libici.

domenica 3 novembre 2013

I Ricuccinazzi, i pifferai di Bengasi

21 settembre 2011
I Ricuccinazzi, ovvero, gli inviati italiani in Libia, che rivestiti di una patita di pseudo-critica ai bombardamenti NATO, in realtà esaltano la ‘geometrica potenza delle bombe NATO’.
L’atteggiamento è dettato forse da acredine verso le autorità della Jamahiriya libica, di cui si sentivano ‘Segregati nell’hotel Rixos, non protetti, minacciati più volte, arrestati, picchiati e, perfino, ‘torturati psicologicamente’; ma soprattutto ‘trattati come spie’… e qui viene spontaneo pronunciarsi: Bingo!
I Ricuccinazzi premettono sempre, prima di scaricare il loro liquame disinformativo, che: “Diciamo sempre la verità…, anche quando è scomoda, cerchiamo di non fare propaganda per combattere propaganda”. E qui viene da pensare, excusatio petita, accusatio manifesta...

giovedì 3 ottobre 2013

A loro non importa se è tutto falso. Si tratta di una verità superiore!

6/5/2013
Di William Blum

«Siamo venuti, abbiamo visto, è morto». — così la Segretaria di Stato USA, Hillary Clinton, ridacchiando, mentre parlava del depravato assassinio di Muammar Gheddafi.
Immaginiamo Osama bin Laden o qualche altro leader islamico che, parlando dell’11 settembre, ridacchiano: «Siamo venuti, abbiamo visto, 3.000 morti…ah-ah».
La Clinton e i suoi soci criminali della NATO possono farsi anche una bella risata per quanto hanno ingannato il mondo.

martedì 17 settembre 2013

Casa Bianca: bugie di guerra #Libia #Siria

7 settembre 2013
di Stefania Elena Carnemolla

La BBC non è più quella di una volta, ormai perde colpi come un velivolo di guerra bucherellato dalle raffiche della contraerea. Dicevano di al Jazeera, l’emittente televisiva del Qatar, megafono delle rivolte del mondo arabo, ma la BBC l’ha superata, quanto a bugie. Da quando l’opinione pubblica occidentale s’è invaghita delle fallimentari primavere arabe, non c’è bugia di guerra, bufala, in gergo, che non faccia breccia, toccando il cuore di chi sospira fra un Tweet e un video di YouTube, prendendo come oro colato tutto ciò che arriva da quelle parti.

Le bugie di guerra, si sa, servono ai parlamenti e ai governi per imbarcarsi in guerre ambiziose camuffate d’altro e predisporre in questo senso l’opinione pubblica.

domenica 28 luglio 2013

GHEDDAFI E GLI ALTRI.

5 Marzo 2011
http://fulviogrimaldi.blogspot.com/
La terra è tua madre, lei ti diede la nascita dal suo ventre. E’ colei che ti allattò e ti alimentò. Non disubbidire a tua madre e non tosare i suoi capelli, tagliare le sue membra, lacerare la sua carne, o ferire il suo corpo. Devi solamente aggiustare le sue unghie, fare che il suo corpo sia pulito da ogni lordura. Darle la medicina per curare ogni sua malattia. Non mettere pesi gravosi sopra la sua mammella, fango o cemento sopra le sue costole. Rispettala e ricorda che se sei troppo aspro con lei, non ne troverai un’altra. Non distruggere la tua dimora, il tuo rifugio, o ti perderai.
(Muammar Gheddafi).
Forse è per questo che gira con una tenda. Mentre il nostro viaggia da Arcore in Grazioli in Certosa in castelli in Santa Lucia e costruisce Milano 2 e C.A.S.E.

martedì 2 aprile 2013

Armi e militari italiani per l'emiro del Qatar

di Antonio Mazzeo - 30 Dicembre 2012

L'accordo di cooperazione siglato da Italia e Qatar durante la guerra di Libia è pienamente operativo. I due paesi possono collaborare nell'"organizzazione" e nell'"equipaggiamento" delle unità militari e, soprattutto, nello "scambio" di know how e materiali bellici



Antonio Mazzeo L'ultimo incontro al vertice tra le autorità politiche e militari d'Italia e Qatar, uno dei più ricchi e armati emirati arabi, si è tenuto a Doha a fine novembre. Dal sovrano Sheikh Hamad Ben Khalifa al-Thani, al potere in Qatar dal 1995 quando con un golpe spodestò il padre, si sono recati in visita il sottosegretario alla difesa Filippo Milone, il sottocapo di Stato maggiore ammiraglio Cristiano Bettini e il consigliere strategico del ministro della difesa, Andrea Margelletti. Motivo ufficiale della missione l'esercitazione multinazionale "Falcone Feroce 3", svoltasi nei pressi della capitale e a cui l'Italia ha partecipato con alcuni "osservatori" militari.

martedì 19 marzo 2013

Libia: la disfatta delle imprese italiane e la nuova ondata migratoria

Pubblicato il: 19 maggio, 2012
Analisi / Esteri | Di Steve Brady

Libia: la disfatta delle imprese italiane e la nuova ondata migratoria

La Presidenza del Consiglio dei Ministri convocherà a breve un tavolo di lavoro con le imprese, le banche creditrici e i ministeri coinvolti per valutare le
possibili soluzioni diplomatiche e finanziarie per le 90 imprese italiane che operavano in Libia prima della caduta di Gheddafi e che vantano crediti insoluti per oltre 600 milioni di euro. A darne notizia è l’on. Ettore Rosato (Pd), dopo che il Governo Monti ha accolto un ordine del giorno al decreto sulle commissioni bancarie. Rosato ha ricordato che “le imprese italiane sono in attesa della liquidazione dei crediti maturati e che questo ritardo creditizio è motivo di grande sofferenza e difficoltà per molte di queste aziende, spesso medie o piccole, che potrebbero trovarsi molto rapidamente sull’orlo del fallimento. Le banche italiane – prosegue – chiedono alle imprese la restituzione dei prestiti concessi per gli investimenti in Libia ma queste, in assenza dell’incasso dei crediti, sono impossibilitate a evadere la richiesta”.

domenica 17 marzo 2013

A tu per tu con… Yvonne Di Vito

Pubblicato il: 10 marzo, 2012

A tu per tu con… Yvonne Di Vito

Guerra di Libia: un anno dopo


a cura di Andrea Fais

Circa un anno fa cominciavano le operazioni militari contro la Libia di Gheddafi, a seguito del consiglio di guerra riunitosi a Parigi per fare un riassunto delle menzogne raccolte nei due mesi precedenti a proposito di quanto stava avvenendo nel Paese mediterraneo. I bombardamenti della Nato sono andati avanti per tutta l’estate fino a settembre inoltrato, distruggendo città, abitazioni civili, scuole, ospedali, condutture idriche, pozzi, cantieri e quant’altro. In base alla risoluzione n. 1973 l’intervento occidentale avrebbe dovuto proteggere la popolazione. In realtà ha provocato migliaia di vittime e la deflagrazione etnica, sociale e politica di una nazione che, prima della guerra, era tra le più prospere dell’Africa. Tu, che per lavoro eri in contatto con alcuni libici e hai conosciuto proprio il Colonnello Gheddafi, sei stata in Libia durante quei travagliati mesi. Un anno dopo qual’è il ricordo personale di quei momenti?
Questa domanda va a toccare un tasto per me dolente. Ho vari ricordi che si accavallano in un mix di sensazioni che vanno dal dolore alla rabbia, dalla nostalgia al senso di impotenza per non aver potuto fare di più in quello che è stato uno degli episodi più bui e scorretti della storia moderna. Prima dell’inizio dell’aggressione, non vedrei altri termini per definirla, avevo già delle idee abbastanza chiare sulla Nato, sulle “pseudo operazioni umanitarie”, e su tutti i loschi interessi che vi girano intorno. Sapevo quanto alcune operazioni degli ultimi anni fossero giustificate solo dall’“oro nero” o da meri interessi di controllo geo-strategico, sapevo quanto alcune situazioni venissero sfruttate ma ero così ingenua da non arrivare ad ipotizzare rivolte costruite. Ero contraria alla guerra perché pensavo che la violenza non avrebbe potuto risolvere alcun problema, neanche laddove vi fosse realmente stato un problema da risolvere, ma in una rivoluzione “costruita” e “sovvenzionata” da una regia occulta è evidente doppiamente quanto tutto sia stato sbagliato fin dall’inizio. Prima che la Libia, un Paese Sovrano, fosse aggredita non avrei mai pensato di vivere in un mondo così malato da portare alla distruzione una nazione con bombe così intelligenti da uccidere migliaia di persone. Ho dei ricordi meravigliosi della Libia e dei Libici, ricordi che porterò sempre nel cuore, insieme a terribili e amari ricordi della mia ultima visita di luglio/agosto 2011. Quando la Libia era libera l’ho visitata in tutte le sue regioni apprezzandone le incredibili bellezze, dal paesaggio del Sahara che toglie il respiro con le sue dune alte centinaia di metri, ai siti patrimonio dell’Umanità come Leptis Magna o Sabratha; ho avuto modo di stringere sinceri rapporti di amicizia con le persone del posto, con alcune ho un legame speciale. I Libici sono ospitali, hanno il cuore puro, sono gioviali e aperti, sono coraggiosi e dignitosi come hanno dimostrato nella loro eroica resistenza.

lunedì 11 marzo 2013

Rosso e nero in Hala Misrati, eroina del Giornalismo mondiale ( ita/Franch).

Rosso e nero in Hala Misrati, eroina del Giornalismo mondiale
Inviato: 2012/03/08
From: Mathaba


Hala Misrati, una giornalista televisiva della Grande Jamahiriya libica, torturata (, il ferimento, stupro) e poi ucciso la data della perdita "anniversario" l'ingresso sulla scena mondiale di Ratti CNT / NATO.
Articolo originale in francese da:http://mathaba.net/news/?x=629992

Muammar Al-Gheddafi: "Ho promesso a mia madre di elevare lo status delle donne in Libia ..."

Rosso e nero in Hala Misrati, eroina del giornalismo libico e mondiale, simbolo universale della donna moderna e veramente libera.