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venerdì 29 novembre 2013

LIBIA DI GHEDDAFI: COSA AVEVA RAGGIUNTO E COSA È STATO DISTRUTTO

di Michel Chossudovsky

“Non c’è un domani” sotto la ribellione di Al Qaeda sponsorizzata dalla NATO.

Mentre si insediava un governo ribelle “a favore della democrazia”, il paese è stato distrutto.



CONTRO IL FONDALE DI UNA GUERRA DI PROPAGANDA, I SUCCESSI ECONOMICI E SOCIALI DELLA LIBIA DEGLI ULTIMI TRENT’ANNI HANNO BRUTALMENTE MUTATO DIREZIONE:



La [Jamahiriya Araba Libica] aveva un alto livello di vita e un robusto apporto calorico pro capite, pari a 3144 chilocalorie. Il paese ha fatto passi avanti in campo sanitario e, dal 1980, i tassi di mortalità infantile sono calati da 70 a 19 nascite su 100.000 nel 2009. L’aspettativa di vita è passata da 61 a 74 anni nello stesso lasso di tempo (FAO, Roma Libya, Country Profile)).

domenica 17 marzo 2013

A tu per tu con… Yvonne Di Vito

Pubblicato il: 10 marzo, 2012

A tu per tu con… Yvonne Di Vito

Guerra di Libia: un anno dopo


a cura di Andrea Fais

Circa un anno fa cominciavano le operazioni militari contro la Libia di Gheddafi, a seguito del consiglio di guerra riunitosi a Parigi per fare un riassunto delle menzogne raccolte nei due mesi precedenti a proposito di quanto stava avvenendo nel Paese mediterraneo. I bombardamenti della Nato sono andati avanti per tutta l’estate fino a settembre inoltrato, distruggendo città, abitazioni civili, scuole, ospedali, condutture idriche, pozzi, cantieri e quant’altro. In base alla risoluzione n. 1973 l’intervento occidentale avrebbe dovuto proteggere la popolazione. In realtà ha provocato migliaia di vittime e la deflagrazione etnica, sociale e politica di una nazione che, prima della guerra, era tra le più prospere dell’Africa. Tu, che per lavoro eri in contatto con alcuni libici e hai conosciuto proprio il Colonnello Gheddafi, sei stata in Libia durante quei travagliati mesi. Un anno dopo qual’è il ricordo personale di quei momenti?
Questa domanda va a toccare un tasto per me dolente. Ho vari ricordi che si accavallano in un mix di sensazioni che vanno dal dolore alla rabbia, dalla nostalgia al senso di impotenza per non aver potuto fare di più in quello che è stato uno degli episodi più bui e scorretti della storia moderna. Prima dell’inizio dell’aggressione, non vedrei altri termini per definirla, avevo già delle idee abbastanza chiare sulla Nato, sulle “pseudo operazioni umanitarie”, e su tutti i loschi interessi che vi girano intorno. Sapevo quanto alcune operazioni degli ultimi anni fossero giustificate solo dall’“oro nero” o da meri interessi di controllo geo-strategico, sapevo quanto alcune situazioni venissero sfruttate ma ero così ingenua da non arrivare ad ipotizzare rivolte costruite. Ero contraria alla guerra perché pensavo che la violenza non avrebbe potuto risolvere alcun problema, neanche laddove vi fosse realmente stato un problema da risolvere, ma in una rivoluzione “costruita” e “sovvenzionata” da una regia occulta è evidente doppiamente quanto tutto sia stato sbagliato fin dall’inizio. Prima che la Libia, un Paese Sovrano, fosse aggredita non avrei mai pensato di vivere in un mondo così malato da portare alla distruzione una nazione con bombe così intelligenti da uccidere migliaia di persone. Ho dei ricordi meravigliosi della Libia e dei Libici, ricordi che porterò sempre nel cuore, insieme a terribili e amari ricordi della mia ultima visita di luglio/agosto 2011. Quando la Libia era libera l’ho visitata in tutte le sue regioni apprezzandone le incredibili bellezze, dal paesaggio del Sahara che toglie il respiro con le sue dune alte centinaia di metri, ai siti patrimonio dell’Umanità come Leptis Magna o Sabratha; ho avuto modo di stringere sinceri rapporti di amicizia con le persone del posto, con alcune ho un legame speciale. I Libici sono ospitali, hanno il cuore puro, sono gioviali e aperti, sono coraggiosi e dignitosi come hanno dimostrato nella loro eroica resistenza.