LA LIBIA DI GHEDDAFI: LA LIBIA CHE NON SI LEGGE SUI GIORNALI
Testimonianza di un tecnico ENI (anno 2011)
Sono stato in Libia, da lavoratore, fino al 21 febbraio scorso
quando, costretto dagli eventi, ho dovuto abbandonarla con l’ultimo volo
di linea Alitalia.
Ho avuto modo di conoscere gran parte del Paese, da Tripoli a
Bengasi, a Ras Lanuf a Marsa El Brega a Gadames, non frequentando gli
ambienti dorati, ovattati e distaccati dei grandi alberghi, ma vivendo
da lavoratore tra lavoratori e a quotidiano contatto con ambienti
popolari, sempre riscontrando cordialità e sentimenti di amicizia per
certi versi inaspettati e sorprendenti. Non era raro per strada sentirsi
chiedere di poter fare assieme una fotografia da chi si accorgeva di
stare incrociando degli italiani, peraltro numerosissimi anche per le
tantissime imprese che vi operavano, dalle più grandi (ENI,
Finmeccanica, Impregilo ecc.) alle più piccole (infissi, sanitari,
rubinetterie, arredamenti ecc.), in un ambiente favorevolissimo, direi
familiare…
Da quello che ho potuto constatare il tenore di vita libico era
abbastanza soddisfacente: il pane veniva praticamente regalato, 10 uova
costavano l’equivalente di 1 euro, 1 kg di pesce spada circa 5 euro, un
litro di benzina circa 10 centesimi di euro; la corrente elettrica era
di fatto gratuita; decine e decine di migliaia di alloggi già costruiti e
ancora in costruzione per garantire una casa a tutti (150-200 m2 ad
alloggio….); l’acqua potabile portata dal deserto già in quasi tutte le
città con un’opera ciclopica, in via di completamento, chiamata “grande
fiume”; era stata avviata la costruzione della ferrovia ad alta velocità
e appaltato il primo lotto tra Bengasi e il confine egiziano della
modernissima autostrada inserita nell’accordo con l’Italia; tutti erano
dotati di cellulari, il costo delle chiamate era irrisorio, la
televisione satellitare era presente sostanzialmente in ogni famiglia e
nessun programma era soggetto a oscuramento, così come internet alla
portata di tutti, con ogni sito accessibile, compreso i social network
(Facebook e Twitter), Skype e la comunicazione a mezzo e-mail.
Dalla fine dell’embargo la situazione, anche “democratica”, era
migliorata tantissimo e il trend era decisamente positivo: i libici
erano liberi di andare all’estero e rientrare a proprio piacimento e un
reddito era sostanzialmente garantito a tutti.
Quando sono scoppiati i primi disordini, la sensazione che tutti lì
abbiamo avuto è stata quella che qualcuno stava fomentando rivalità mai
sopite tra la regione di Bengasi e la Tripolitania, così come le notizie
che rilanciavano le varie emittenti satellitari apparivano palesemente
gonfiate quando non addirittura destituite da ogni fondamento: fosse
comuni, bombardamenti di aerei sui dimostranti ecc.