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lunedì 2 luglio 2018

Politica in Africa e caos in Libia, tutte le colpe della Francia

Per il generale MARCO BERTOLINI bisogna insistere a bloccare ogni rotta via mare dalla Libia, perché al momento non è possibile inviare forze militari ai confini subsahariani
Il presidente francese Emmanuel Macron (LaPresse) 
Il presidente francese Emmanuel Macron (LaPresse)

Circa l'80% del patrimonio economico dei paesi cosiddetti subsahariani, le ex colonie francesi come il Niger, la Repubblica Centrafricana, il Ghana, il Senegal, il Mali, è gestito direttamente da Parigi in cambio di pseudoaiuti economici. La moneta di riferimento è il franco, cosa che li assoggetta economicamente ancor di più a Parigi. Qui, ci ha detto il generale Marco Bertolini (ex comandante del Coi, a capo di operazioni speciali in Libano, Somalia, Balcani e Afghanistan), la Francia ha migliaia di soldati impegnati in azioni di guerra a favore di una parte piuttosto che l'altra. Per Parigi basta che rimanga il predominio francese: "Qui la Francia non ha mai fatto niente per bloccare i flussi di migranti che si recano in Libia, dopo aver fatto saltare quel tappo che si chiamava Gheddafi e che teneva lontani questi flussi".

martedì 8 settembre 2015

Acqua “privata” in Africa: la lotta della Nigeria contro la Banca Mondiale

Il nuovo colonialismo in Africa non sta solo derubando il continente delle terre, si sta anche impadronendo delle risorse primarie, tra cui l’acqua. I fondi della Banca Mondiale sono legati a doppio filo alle privatizzazioni e molti governi ormai, corrotti o con il cappio al collo, condannano le popolazioni a una nuova schiavitù.
di Redazione - 13 Agosto 2015

Non bastavano il Mali, il Sud Africa (6 Corporation hanno contratti), il Ghana (dove dopo la privatizzazione il costo dell’acqua è aumentato del 95% e un terzo della popolazione non ha accesso ad acqua pulita), la Namibia. Ora la Banca Mondiale preme sulla Nigeria per permettere a una partnership pubblico-privata di mantenere e ampliare la gestione dell’erogazione dell’acqua aumentandone i costi. Ma la popolazione si sta opponendo con tutte le sue forze. La capitale Lagos, che conta 21 milioni di abitanti, è il “boccone” che le Corporations si sono servite in tavola e bramano il resto della preda.

domenica 10 maggio 2015

"Legalizzare l'immigrazione", ordina Rothschild...

Maurizio Blondet
effedieffe.com
"Legalizzare l'immigrazione", lo ordinano i Rothschild...
Quello qui sopra è il titolo che è apparso su Libération, ed è la soluzione che il giornale francese – posseduto dalla famiglia Rothschild – propone traendo spunto dalla nota «tragedia del Mediterraneo». Interessante coincidenza, anche il New York Times si china, dall’altra parte dell’oceano, sul destino dei poveri morti negri. Sparge e una lacrima, e poi si domanda: Who is to blame?, di chi è la colpa? E si risponde: «I politici europei puntano il dito sui trafficanti e pongono l’accento sulla soluzione militare; ma ciò che spinge gli immigranti nelle braccia dei criminali son proprio le politiche dell’Unione Europea, che tratta l’immigrazione non come una necessità umana ma come una questione penale da reprimere... da 30 anni stanno costruendo la fortezza europea».

domenica 14 luglio 2013

Profughi della guerra libica, dall’Italia in Germania: indesiderati, protestano ad Amburgo.

09 luglio 2013
Profughi della guerra libica, dall’Italia in Germania: indesiderati, protestano ad Amburgo.
Circa 300 immigrati fuggiti dalla Libia vivono in un limbo legale divisi tra Germania e Italia; proteste della società civile e dell’opposizione in loro favore.


Quando due anni fa è scoppiata la rivoluzione in Libia, in migliaia sono fuggiti dal Paese in cerca di sicurezza e di occupazione altrove. Molti profughi si sono diretti verso l’isola di Lampedusa, ma le autorità italiane hanno poi chiuso le strutture di accoglienza, dando agli immigranti qualche centinaio di euro per andarsene.
Circa 300 africani provenienti da Togo, Ghana e Costa d’Avorio sono giunti ad Amburgo due mesi fa e almeno 80 di loro si sono stanziati presso una chiesa. I corrispondenti di France24 li hanno intervistati in una chiesa di Amburgo dove organizzazioni non governative hanno improvvisato un centro di accoglienza dove gli immigrati possono alloggiare. Ma la legge non è dalla loro parte, in quanto secondo le autorità tedesche spetterebbe all’Italia occuparsi di loro. Il permesso temporaneo, che le autorità italiane hanno fornito per poter lasciare l’Italia, permette loro di muoversi entro l’Unione europea ma non di stabilirsi e lavorare in uno dei Paesi Shengen. La chiesa di San Pietro ad Amburgo ha deciso quindi di aprire le porte a questi immigrati anche in protesta contro la durezza delle autorità tedesche. Sieghard Wilm, prete di San Pietro, dichiara: “Chiudere gli occhi su questo problema non è in alcun modo una soluzione […] le autorità tedesche stanno facendo come le tre scimmiette: non vedo, non parlo, non sento. È inaccettabile”.