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Visualizzazione post con etichetta Mali. Mostra tutti i post
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lunedì 2 luglio 2018

Politica in Africa e caos in Libia, tutte le colpe della Francia

Per il generale MARCO BERTOLINI bisogna insistere a bloccare ogni rotta via mare dalla Libia, perché al momento non è possibile inviare forze militari ai confini subsahariani
Il presidente francese Emmanuel Macron (LaPresse) 
Il presidente francese Emmanuel Macron (LaPresse)

Circa l'80% del patrimonio economico dei paesi cosiddetti subsahariani, le ex colonie francesi come il Niger, la Repubblica Centrafricana, il Ghana, il Senegal, il Mali, è gestito direttamente da Parigi in cambio di pseudoaiuti economici. La moneta di riferimento è il franco, cosa che li assoggetta economicamente ancor di più a Parigi. Qui, ci ha detto il generale Marco Bertolini (ex comandante del Coi, a capo di operazioni speciali in Libano, Somalia, Balcani e Afghanistan), la Francia ha migliaia di soldati impegnati in azioni di guerra a favore di una parte piuttosto che l'altra. Per Parigi basta che rimanga il predominio francese: "Qui la Francia non ha mai fatto niente per bloccare i flussi di migranti che si recano in Libia, dopo aver fatto saltare quel tappo che si chiamava Gheddafi e che teneva lontani questi flussi".

sabato 24 febbraio 2018

L’offensiva militare dell’imperialismo in Africa

16 febbraio 2018

di Carlos Lopes Pereira
usarmy toppe“O Militante“, rivista teorica del Partito Comunista Portoghese, n° 352 gennaio-febbraio 2018

Traduzione di Marica Guazzora per Marx21.it

Nel quadro della sua strategia imperialista di dominio mondiale gli Stati Uniti stanno aumentando gli interventi militari in Africa; Mentre provocano l’aumento delle tensioni, creano minacce di guerra in altre zone del pianeta. Gli Stati Uniti e gli alleati, in particolare la Francia, hanno collocato più truppe e armamenti nel continente africano, rinforzando le basi militari, creando nuovi meccanismi di ingerenza, causando l’aggravarsi di conflitti e guerre.

Questa offensiva bellicista in Africa, che da un lato conta sulla connivenza di settori delle classi nazionali e dall’altro affronta l'opposizione e la resistenza dei popoli, crea le condizioni per un ulteriore sfruttamento dei lavoratori e il saccheggio delle risorse naturali, un processo violento di neocolonizzazione che blocca lo sviluppo sovrano dei paesi africani. Sono evidenti gli obiettivi dell’imperialismo: il dominio delle risorse naturali, la conquista di nuovi mercati, il controllo delle posizioni strategiche e la concorrenza con le potenze emergenti, specialmente la Cina.

giovedì 18 gennaio 2018

Forze ed operazioni militari USA in Africa – una rassegna


https://byebyeunclesam.files.wordpress.com/2017/12/171129-a-gg370-135.jpg

15 dicembre 2017
Di Benjamin Cote in esclusiva per SouthFront
L’importanza delle Forze Militari in Africa
Il 4 ottobre 2017, forze nigerine e Berretti Verdi americani sono stati attaccati da militanti islamici durante una missione di raccolta di intelligence lungo il confine con il Mali. Cinquanta combattenti di una affiliata africana dello Stato Islamico hanno attaccato con armi di piccolo calibro, armi montate su veicoli, granate lanciate con razzi e mortai. Dopo circa un’ora nello scontro a fuoco, le forze americane hanno fatto richiesta di assistenza. I jet Mirage francesi hanno fornito uno stretto supporto aereo e i militanti si sono disimpegnati. Gli elicotteri sono arrivati per riportare indietro le vittime per l’assistenza medica.
Quando la battaglia finì quattro Berretti Verdi sono risultati uccisi nei combattimenti e altri due furono feriti. I sergenti maggiori Bryan Black, Jeremiah Johnson, Dustin Wright e il più pubblicizzato di tutte le vittime il sergente La David Johnson sono stati uccisi in missione. Il presidente Trump si è impegnato in uno scontro politicizzato con la vedova di Johnson e la deputata della Florida Federica Wilson in merito alle parole da lui usate in una telefonata consolante.

martedì 11 luglio 2017

Alla stazione di Bamako sulla via per la Libia, “No foto, piacere Modibo” GALLERY

da nostro inviato in Mali Vincenzo Giardina
BAMAKO (Mali) – Chiedere sempre il permesso, altrimenti può finir male. La regola d’oro per scattar foto vale ancora di più alla Gare de Bamako, la stazione degli autobus dei migranti che ripartono per il Burkina Faso e il Niger sulla via della Libia.
Prima che comincino le piogge un bagno di umanità, sudore e tubi di scappamento.

domenica 8 gennaio 2017

Chi ha pagato per partire, deve partire per sempre

3 gennaio 2017

Volevano che facesse la preghiera come loro. Lui non voleva e ha chiesto scusa a Dio per tradirlo con altre parole sotto la minaccia di un’arma.  Il gommone era pronto e non c’era tempo e preghiere da perdere. I 150 candidati erano pronti al viaggio. Ognuno aveva pagato 1000 euro ai passeurs che, invece di imbarcarsi con loro, hanno obbligato il più sveglio di loro a diventare capitano della nave di sabbia. Junior ha cercato di desistere ma invano. Chi ha pagato per partire deve partire per sempre. Una pistola lo aveva convinto a salpare con gli altri dopo la preghiera. Erano le tre di mattina di un giorno svegliatosi per caso in Libia. Dopo un paio di mesi in un ghetto a Tripoli era finalmente arrivato il momento tanto atteso.

venerdì 23 dicembre 2016

Mine, Unmas: “Non solo Libia, è allarme in Africa”


mine

ROMA – “Libia, Mali e Sudan, sono questi i Paesi africani dove bisogna impegnarsi di più“: a parlare con la Dire è Abigail Hartley, capo della sezione politica di Unmas, l’agenzia delle Nazioni Unite che coordina il contrasto alle mine antiuomo. Il colloquio comincia dall’ultimo rapporto dell’International Campaign to Ban Landimines (Icbl).
Un documento allarmante, che conferma un incremento del 25 per cento del numero dei morti e dei feriti causati dalle mine e dagli ‘Ied’, acronimo inglese per ordigni improvvisati. Secondo Hartley, l’incremento è dovuto a più fattori. Pesa anzitutto l’impiego sempre più diffuso degli ‘Ied’, responsabili di circa il 20 per cento delle 6461 vittime del 2015.

giovedì 10 novembre 2016

il regime di occupazione in Libia costringe con la forza gli immigrati a venire in italia

Chi segue questo blog , ed altri, sa che il fenomeno dell' immigrazione è in gran parte costruito a tavolino, sa che si fanno le guerre anche per provocare esodi biblici, di disperati da portare in europa, per spopolare l'africa in modo da saccheggiarla meglio, ecco un altro esempio, con interviste, video ad alcuni immigrati, venuti dalla Libia,

Video – Libia, svuota carceri: polizia imbarca migranti sui barconi con la forza, gratis

lunedì 3 ottobre 2016

Gli Usa sapevano dei missili antiaerei in Siria, Iraq e Libia

Inviato il 30 marzo 2015 il rapporto sui missili antiaerei trasportabili a spalla in mano ai terroristi. La Cia tentò di acquistarli nel 2013

domenica 3 luglio 2016

Oltre la Libia il caos Sahel e l’islam africano dopo Gheddafi

Per la storia, quasi certamente il britannico Cameron e il francese Sarkozy saranno incolpati del disastro Libia per l’avventata ‘liberazione’ da Gheddafi. Tempi e modi dell’evento. Non per rivalutare il vecchio tiranno, ma per ciò che è venuto dopo. La devastazione del Sahel come seguito ha radice alla guerra del 2011, una guerra che si trasforma subito nel caos che perdura ancora oggi.
Tuereg armi cop
Se la Libia, dopo i numerosi Vertici organizzati dall’ONU, è guidata da tre Governi con i rispettivi ministri e registra oltre 1.700 milizie in lotta fra loro, non è da meno il Sahel, divenuto terreno di scontro privilegiato.
La caduta del regime gheddafiano provoca l’immediato ritorno dei tuareg, il contrabbando dell’ armamento saccheggiato dalle caserme libiche e una serie di conflitti in tutto il Sahel, iniziando dal vicino Mali.

lunedì 14 dicembre 2015

Sarkozy, BHL, NATO dietro gli attacchi terroristi in Tunisia e Mali


gheddafidi Olivier Ndenkop 7 dic2015.- Martedì 24 novembre 2015,
 un attacco terroristico, il terzo del genere rivendicato dal Daesh, ha preso di mira un autobus della guardia presidenziale, uccidendo 12 persone in Tunisia. 24 ore dopo l’attacco kamikaze, il governo tunisino ha deciso di chiudere il suo confine con la Libia. Per il presidente Beji Caid Essebsi, le cose sono chiare: i colpevoli di questa barbarie, qualunque sia la loro nazionalità, provengono dalla Libia, dove, dopo l’assassinio di Gheddafi, migliaia vengono addestrati ed equipaggiati, per andare a seminare la morte in tutto il Nord Africa e oltre. Quando Gheddafi era vivo, nessuno poteva azzardarsi a montare una base di addestramento per la jihad in questo eldorado particolarmente sicuro e sorvegliato giorno e notte da un esercito che era tra i più attrezzati del continente. Gli assassini di Gheddafi sono dunque responsabili dell’aumento della Jihad che colpisce il Nord dell’Africa.

giovedì 9 luglio 2015

I dannati del mare: prima ti saccheggio, poi ti bombardo e se non basta ti annego

3 luglio 2015

Quello che l’Africa soffre da anni è quello che noi cominciamo a soffrire: non a caso il progetto politico più importante che si discute nel massimo segreto a Bruxelles – il TTIP – è la proposizione di quegli ‘accordi’ per lo sviluppo che hanno devastato altri Continenti
Nel novembre 1989, al suono delle fanfare di tutto l’Occidente ‘democratico’, cadeva il “Muro” per antonomasia, quello di Berlino. Sono passati 26 anni e, nel mondo, di muri ne sono stati eretti più di una ventina: muri di filo spinato, di cemento, di sabbia e pietra, contornati da fossati, elettrificati, guardati a vista da soldati che sparano…
I più conosciuti sono quelli tra Stati Uniti e Messico (dove le “schiene bagnate” centro-americane cercano di entrare nella terra promessa del dollaro), quello tra Israele e Cisgiordania, la barriera di Ceuta e Melilla in Marocco: Ma ve ne sono altri meno noti, come quello recente tra Bulgaria e Turchia eretto per fermare i profughi siriani, quello tra l’Oman e gli Emirati Arabi, quello tra lo Yemen e l’Arabia Saudita, quello tra la Tailandia e la Malaysia e via dicendo.

mercoledì 10 dicembre 2014

Libia, l’esempio per eccellenza delle crisi senza fine

16 gennaio 2014
dopo tre anni dall'invasione NATO la Libia racchiude due esempi estremamente significativi.

Il primo riguarda la deriva reazionaria e caotica che hanno intrapreso le Primavere Arabe del Nord Africa, dove movimenti islamici più o meno moderati hanno sfruttato l’ondata rivoluzionaria per accedere al potere e immediatamente dopo trasformarsi in nuovi regimi di repressione, rulli compressori degli spazi democratici faticosamente conquistati.

In Egitto un anno di mandato presidenziale di Morsi e della Fratellanza Islamica é stato sufficiente a trasformare l’esercito nell’apparente unico salvatore della nazione dal caos e dal pericolo teocratico. Il recente annuncio del Generale Sisi riguardante la sua volontà di partecipare alle prossime elezioni Presidenziali é stato accolto con entusiasmo dalla metà della popolazione che teme lo scoppio della guerra civile, compresi i movimenti più radicali e di sinistra che si posero alla guida dell’ondata di cambiamento democratico nei primi giorni della rivoluzione.

mercoledì 5 novembre 2014

Sbarcati dalla Libia, ora i profughi lavorano per la comunità

Sulzano, i dodici richiedenti asilo politico per tutta la mattina hanno pulito le vie e i giardinetti del paese

di Milla Prandelli
Sulzano (Brescia), 30 ottobre 2014 - Alfa, Pamusa, Alì, Usmane e altri otto ragazzi provenienti da Gambia, Mali, Nigeria e Senegal sono stati fortunati, perché a Sulzano hanno trovato quella che ieri ci hanno raccontato essere la loro “nuova” famiglia italiana, ovvero i volontari del locale circolo di Legambiente. Ospiti all’albergo Alpino, i dodici richiedenti asilo politico ieri per tutta mattina hanno pulito le vie e i giardinetti del paese dove sono arrivati dopo essere partiti dalla Libia qualche mese fa. «Sulzano e soprattutto i volontari ci hanno accolto molto bene – racconta Pamusa, 18 anni – per questo motivo abbiamo deciso di impegnarci. Quando ci hanno chiesto di aiutarli a pulire alcune aree del Comune abbiamo accettato tutti. Speriamo che questo ci faccia conoscere anche gli altri abitanti. Qui ci è stata data una casa. Siamo grati a tutti».

giovedì 9 ottobre 2014

Nuovo naufragio al largo della Libia. Si temono 100 morti

Dispersi decine di migranti africani che tentavano la traversata. Un anno fa la tragedia in cui morirono oltre 350 persone. Il Papa: «L’Europa apra le porte»

2/10/2014 TRIPOLI
Altre decine di vite, si teme oltre 100, sono state spezzate dall’ennesimo naufragio a poche miglia dalle coste libiche. A bordo dell’imbarcazione, hanno raccontato un’ottantina di sopravvissuti, erano in oltre 180, in gran parte di origine africana.

mercoledì 17 settembre 2014

Perchè la Francia ha tanta fretta di reintervenire in Libia

negli ultimi giorni, in rete si è tornato a parlare della libia, a sproposito come al solito,qualche ministro e qualche scribacchino ha "scoperto" che la Libia potrebbe essere terreno fertile per l' ISIS ( che loro stessi hanno creato ). Non è stato necessario cercare molto in rete per trovare certe risposte, ecco ad esempio un articolo apparso su il foglio.

Parigi alla seconda guerra di Libia
La Francia prepara un intervento internazionale contro i jihadisti

di Daniele Raineri | 11 Settembre 2014 ore 06:30

lunedì 4 agosto 2014

Da Paesi europei 100 milioni di euro ad Al Qaida

29 luglio 2014
LO RIVELA INCHIESTA DEL NYT

BAMAKO, Mali – Il denaro riempiva tre valigie: 5.000.000 di euro.

Il funzionario tedesco incaricato di consegnare questo carico è arrivato a bordo di un aereo militare quasi vuoto ed è stato portato ad un incontro segreto con il presidente del Mali.

Ufficialmente, la Germania aveva stanziato il denaro come aiuto umanitario per i poveri del Mali.

sabato 14 giugno 2014

Niger e Fezzan, i nuovi teatri operativi del jihad

Mercoledì, 24 Luglio, 2013
Per spiegare l’attuale situazione nel sud della Libia e in Niger si potrebbe ricorrere alla classica interpretazione delle relazioni internazionali come “palla da biliardo”. Secondo questa gli stati reagirebbero nell’arena internazionale esattamente come su un tavolo da biliardo rispondendo agli stimoli esterni. L’instabilità del Mali e dell’area saheliana è stata in buona misura il risultato dell’intervento militare in Libia del 2011. Gruppi tuareg che non si sentivano rassicurati dalla nuova sistemazione politica del paese hanno finito per confluire nei movimenti indipendentisti del Mali, mentre il contemporaneo afflusso di armi provenienti dai depositi del regime di Muammar Gheddafi ha accresciuto il potere dei gruppi islamico-radicali nel nord del Mali e in tutta l’area del Sahel e del Sahara. Le rivolte tuareg e islamiste hanno favorito le condizioni affinché ci fosse un colpo di stato in Mali nel marzo del 2012. A sua volta, questa situazione ha portato alle premesse per l’intervento della Francia e dell’Ecowas in Mali nel gennaio scorso. Questo ha permesso di riportare condizioni stabili di “facciata” nel paese e indire le elezioni, persistendo in realtà ancora tutte le motivazioni di rischio precedenti.

lunedì 9 giugno 2014

Africa, metà del Continente è in guerra. Il pericolo è l’estremismo islamico

23 maggio 2014
24 Stati (su 54) e 146 tra milizie-guerrigliere, gruppi separatisti e gruppi anarchici coinvolti. Sono questi i numeri impressionanti delle guerre e delle crisi in Africa, il continente più tormentato e povero del mondo. Le zone calde sono il Mali (guerra contro i tuareg e militanti islamici), la Nigeria (guerra contro i militanti islamici), la Repubblica Centrafricana (guerra civile), la Repubblica Democratica del Congo (guerra contro i gruppi ribelli), la Somalia (guerra contro i militanti islamici), il Sudan (guerra contro i gruppi ribelli) e il Sud Sudan (guerra civile). Poi ci sono le aree più vicine all’Europa, quelle del nord che si affacciano sul Mediterraneo. Sono gli Stati coinvolti in qualche modo nelle primavere arabe, espressione un po’ ambigua con la quale si indicano le rivolte popolari che hanno portato alla caduta di capi di Stato come Mubarak (Egitto) e Gheddafi (Libia). In entrambi i casi la caduta dei due uomini forti non è bastata a garantire un processo di pacificazione della società e, dopo un periodo di apparente calma, i paesi sono ripiombati nel caos.

venerdì 6 giugno 2014

AFRICA: nuovi richiamini dell’11 settembre

25 maggio 2014

Le manovre di Obama e dell’imperialismo franco-anglosassone per riprendersi l’Africa sfuggita nel secolo scorso ai colonialisti. E intanto, Madame Pinotti…

“Un impero fondato dalla guerra deve mantenersi con la guerra” (Charles de Montesquieu)
“Coloro che non si muovono, non si accorgono delle loro catene. (Rosa Luxemburg)
“E’ compito di coloro che pensano di non stare dalla parte dei giustizieri” (Albert Camus)
E c’è pure la Pinotti con gli anfibi
Grandi manovre del neocon Obama e dell’imperialismo franco-anglosassone per riprendersi l’Africa sfuggita nel secolo scorso ai predatori colonialisti. Madame Pinotti in orgasmo, già eccitata dai preliminari con i nazisti di Ucraina, è pronta a fornire al prosseneta-capo i suoi gigolò in uniforme.

mercoledì 26 marzo 2014

"Così l'Italia fa fare affari alle milizie islamiste"

I pericoli sulla rotta dalla Libia. Un funzionario rivela: "Traffico d'uomini in mano a un capo filo Al Qaida". GUARDA IL REPORTAGE

Gian Micalessin - Gio, 20/03/2014 - 08:44
da Tripoli

«Dall'inizio dell'anno gli sbarchi in Italia hanno raggiunto livelli senza precedenti (14mila ad oggi ndr). In Libia stanno arrivando frotte di clandestini e migranti provenienti da zone dell'Estremo Oriente che in precedenza non avevano alcun interesse per queste rotte.

E dietro a quelli già sbarcati ci sono quelli in attesa.