In ogni guerra, ancora prima della gente, occorre assassinare la verità. Guerra alla libia: 100000 morti, 240000 persone ancora cercate, 78000 dispersi. 10300 donne violentate, 350000 rifugiati.
“La sicurezza a Sabha vive una fase di deterioramento. Ci sono
cellule dormienti di Daesh, sostenute dal Consiglio Presidenziale del
Governo di Accordo Nazionale (GNA). Il problema principale, che la città
e il sud in generale, stanno affrontando è l’alleanza tra l’opposizione
chadiana, Isis ed al-Qaeda, che stanno formando una forza armata nella
regione sotto il nome della tribù dei Tebu”. A parlare è l’On. Mohamed Ajdaied, membro del Parlamento libico, la Camera dei Rappresentanti, da Sabha.
Ministro degli Esteri della Libia: diremo no alla base americana
20/2/2019
“Non permetteremo
agli americani di costruire una base in Libia”, ha detto a Sputnik il
ministro degli Esteri della Libia Muhammed Siyalah. Aumentano le voci
nei media libici sulla possibile attivazione delle forze USA
dell’AFRICOM nel sud del paese. Alcuni esperti temono l’apertura di una
base che danneggerebbe la risoluzione della crisi libica.
"I
libici non permetteranno agli americani di creare una base sul
territorio della Libia. Ci sono alcune forze che aiutano ad aumentare le
capacità di combattimento del nostro esercito. Accoglieremo qualsiasi
aiuto per consolidare le nostre forze", ha detto Muhammed Siyalah.
L’Africa ha sempre rappresentato un teatro d’operazioni e banco di
prova per mercenari e Compagnie Militari e di Sicurezza Private (PMSC).
Negli ultimi mesi ed anni, però le loro gesta sono trapelate da ogni
angolo del continente, a ritmi sempre più incalzanti.
Si pensi alla Nigeria e alla guerra contro Boko Haram, alla Libia e
confronto tra milizie locali, all’antiterrorismo nel Sahel, agli
addestratori russi in Repubblica Centrafricana e Sudan, cinesi per la “One Belt One Road” (la via della Seta), ai tedeschi in Ruanda ed ucraini un po’ dappertutto.
Per concludere: Erik Prince, presumibilmente al servizio di ENI ed Exxonmobil in Mozambico (che però hanno smentito categoricamente). Questi alcuni dei tasselli dell’attuale “Scramble for Africa” privato – o meglio, ibrido.
20 agosto 2018
Di Vijay Prashad
18 agosto 2018
La settimana scorsa, il 26 luglio, la Camera dei Rappresentanti degli
Stati Uniti ha approvato la Legge di Autorizzazione della Difesa
Nazionale del 2019, che passerà poi al Senato e alla fine al Presidente
degli Stati Uniti. Vale la pena notare che 139 Democratici, compresa
l’intera dirigenza del Partito Democratico, ha votato a favore di questa
legge che fornisce al governo degli Stati Uniti 717 miliardi di dollari
per le spese militari di un anno. Questo vuol dire 100 miliari in più
di rispetto a quanto è stato speso l’anno scorso (questo è di per sé più
della metà del bilancio militare della Cina). Nessun paese spende tanto
denaro per le sue forze armate come gli Stati Uniti. Ci manca poco ora
prima che il bilancio statunitense per le spese militari supererà il
limite di 1 miliardo di dollari.
Di fatto, molti suggeriscono che se vengono aggiunte le parti
nascoste del bilancio – per la CIA, per l’intelligence militare, per
l’Agenzia per la Sicurezza Nazionale e per le guerre in corso, la soglia
di 1 miliardo di dollari, è stata già superata.
La Quinta Colonna dell’Impero in Africa: il Marocco
di Aidan O’Brien
13 marzo 2017 Dublino
Nel 1984 il Marocco ha voltato la spalle all’Africa perché
l’Organizzazione dell’Unità Africana si è rifiutata di appoggiare la sua
conquista del 1975 del Sahara occidentale. Nei decenni successivi il
Marocco ha seguito l’esempio dell’apartheid di Israele e ha guardato
soltanto verso l’Europa e l’America. Per esempio, il Marocco ha fatto
richiesta (e non è riuscito) a entrare nella Comunità Economica Europea
nel 1987. Oggi (fin dal 2008), invece, è considerato un vicino
“avanzato” dell’UE. In campo militare, nel 1994 è diventato un partner
della NATO e nel 2004 un importante alleato degli Stati Uniti non-NATO.
In altre parole, il Marocco ha fatto qualsiasi cosa ha potuto per
essere un uomo bianco onorario: ha violentato” spudoratamente parte
dell’Africa e ha guardato dall’alto in basso l’uomo nero. E l’uomo
bianco lo ha ricompensato facendovi investimenti.
Il
Comando Africa degli USA (AFRICOM), creato nel 2007 per rivaleggiare
con le controparti della struttura militare geopolitica, Comando
Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) e Comando Meridionale (SOUTHCOM),
come versione moderna della Compagnia delle Indie Orientali inglese
assegnata a un continente, si è rivelato un gigantesco fallimento e
spreco totale di denaro dei contribuenti. L’AFRICOM, a differenza degli
equivalenti a Tampa, Miami, Honolulu e Stoccarda, non è mai riuscito ad
avere un proprio quartier generale ma è stato costretto a condividerlo a
Stoccarda con l’US European Command (EUCOM). AFRICOM si trova nelle
Kelley Barracks, l’ex-quartier generale del 5° comando trasmissioni
della Luftwaffe nazista. L’AFRICOM non ha responsabilità sull’Egitto,
che ricade sotto l’egida del CENTCOM. Sebbene alcuni Paesi africani
offrissero il quartier generale all’AFRICOM, la maggioranza dei membri
dell’Unione Africana si oppose alla presenza militare statunitense
permanente nel continente africano. Un luogo pianificato era vicino la
città portuale di Tan Tan, nel sud del Marocco, al confine con
l’ex-colonia spagnola del Sahara Occidentale, occupata dai marocchini.
In realtà, Tan Tan è posta strategicamente tra due ex-colonie spagnole,
Sahara occidentale e l’ex-enclave spagnola di Ifni. I piani abortiti per
la base di Tan Tan furono spinti tra il servizio d’intelligence
militare e la Direzione Generale per la Sicurezza Estera (DGED) del
Marocco e l’Ufficio della Difesa dell’ambasciata USA a Rabat.
15 dicembre 2017
Di Benjamin Cote in esclusiva per SouthFront L’importanza delle Forze Militari in Africa
Il 4 ottobre 2017, forze nigerine e Berretti Verdi americani sono stati
attaccati da militanti islamici durante una missione di raccolta di
intelligence lungo il confine con il Mali. Cinquanta combattenti di una
affiliata africana dello Stato Islamico hanno attaccato con armi di
piccolo calibro, armi montate su veicoli, granate lanciate con razzi e
mortai. Dopo circa un’ora nello scontro a fuoco, le forze americane
hanno fatto richiesta di assistenza. I jet Mirage francesi hanno fornito
uno stretto supporto aereo e i militanti si sono disimpegnati. Gli
elicotteri sono arrivati per riportare indietro le vittime per
l’assistenza medica.
Quando la battaglia finì quattro Berretti Verdi sono risultati uccisi
nei combattimenti e altri due furono feriti. I sergenti maggiori Bryan
Black, Jeremiah Johnson, Dustin Wright e il più pubblicizzato di tutte
le vittime il sergente La David Johnson sono stati uccisi in missione.
Il presidente Trump si è impegnato in uno scontro politicizzato con la
vedova di Johnson e la deputata della Florida Federica Wilson in merito
alle parole da lui usate in una telefonata consolante.
(aggiornato il 21 gennaio alle ore 8,45)
Il presidente Barack Obama conclude in modo spettacolare 9 anni di
sua amministrazione con un raid aereo in Libia eseguito dai bombardieri
“stealth” B-2 Spirit fatti decollare e atterrare dopo ripetuti
rifornimenti in volo direttamente dalla loro base in Missouri.
Nel mirino dei bombardieri dell’Usaf due campi dell’Isis in Libia, a
poco più di 40 chilometri a sudovest di Sirte, l’ex roccaforte del
Califfato in Libia espugnata dai miliziani di Misurata e dai loro
alleati poco più di un mese or sono dopo oltre sette mesi di assedio.
Ai bombardieri B-2 erano affiancati alcuni droni, Global Hawk
decollati dalla base italiana di Sigonella col compito di sorvegliare
gli obiettivi e MQ-9 Reaper che avrebbero lanciato anche alcuni missili
Hellfire. L’attacco è avvenuto nella notte tra il 18 e il 19 gennaio
come ha riferito il portavoce del Pentagono, Peter Cook, spiegando che
si stanno ancora valutando i risultati.
Nell’operazione sarebbe stato coinvolto anche il Comando Forze
Speciali statunitensi (USSOCOM) con uomini e velivoli U-28A, già
segnalati in Libia in appoggio alle milizie di Misurata nella battaglia
di Sirte.
“In Libia, il nostro Comando militare per l’Africa (AFRICOM) ha
condotto raid aerei contro due campi del Daesh a sud di Sirte e le prime
stime indicano che gli attacchi hanno portato alla morte di più di 80
miliziani” ha affermato Cook mentre fonti militari citate dai media
americani parlano di 90 terroristi uccisi.
L’operazione “Odissey Lightning”, l’intervento aereo statunitense in
Libia contro il Califfato che da inizio agosto del 2016 ha totalizzato
circa 500 incursioni (per lo più eseguite da droni MQ-9 Reaper decollati
da Sigonella, cacciabombardieri AV-8B Harrier ed elicotteri AH-1Z Super
Cobra dei Marines decollati dalla portaelicotteri da assalto anfibio
Wasp e poi dalla nave per operazioni anfibie San Antonio), sembra quindi
aver compiuto il suo ultimo raid a meno che l’Amministrazione Trump non
decida di continuare le operazioni nell’ex colonia italiana. Ipotesi da
non scartare considerato che il nuovo presidente ha sempre detto di
voler potenziare la lotta ai jihadisti.
Tra le vittime dell’ultimo attacco ai due campi a sudovest di Sirte –
assicurano le autorità Usa – non ci dovrebbero essere civili: “Ne’
donne ne’ bambini”. L’azione si è svolta infatti in una zona remota e
desertica del Paese, dove si trovano altri due campi usati dai jihadisti
ma al momento vuoti. All’operazione ha partecipato anche un
cacciatorpediniere dalla US Navy equipaggiato con i missili da crociera
Tomahawk ma non si sarebbe reso necessario il suo intervento. “Gli Stati
Uniti sono pronti a dare ulteriore sostegno alle autorità libiche
impegnate nello sforzo per contrastare la minaccia terroristica” ha
dichiarato Cook.
Il raid è stato compiuto appena un mese dopo dall’annuncio della fine
delle operazioni militari americane in Libia in cui il Pentagono si era
però riservato di effettuare successivi interventi mirati se la
situazione sul terreno lo avesse richiesto.
“Questi raid sono una misura preventiva per bloccare i
entatividell’organizzazione terroristica” dello Stato Islamico “di
riunire i suoi esponenti con l’obiettivo di sferrare un nuovo attacco
contro la città e altre zone della Libia” si legge in un comunicato del
Consiglio presidenziale del governo di concordia nazionale libico
guidato da Fayez al-Serraj.
Prima di lasciare la Casa Bianca Obama ha “salutato” anche le milizie
ex qaediste siriane di Jabhat Fateh al-Sham (già noto come Frinte
al-Nusra) con un raid aereo effettuato pare da un bombardiere B-52 che
avrebbe sganciato 14 bombe uccidendo almeno 100 miliziani un campo di
addestramento nella provincia di Idlib che era operativo dal 2013.
“Lo smantellamento di questo campo di addestramento interrompe le
operazioni e scoraggia gli estremisti islamici e i gruppi
dell’opposizione siriana ad aderire o cooperare con al Qaeda sul terreno
di battaglia” ha detto il comandante dell’US Navy Jeff Davis, portavoce
del Pentagono.
L’osservatorio siriano per i diritti umani ha riferito della morte di
almeno 40 miliziani mentre un portavoce di Jabhat Fateh al-Sham ha
confermato ad al-Jazeera che i morti sarebbero dozzine.
Foto: Getty Images, NBC News e AFP
Tripoli - Il premier del governo di accordo nazionale di Tripoli,Fayez al Serraj, ha chiesto agli Stati Uniti
di rafforzare l'assistenza militare contro Isis ( ufficialmente). Questo l'esito
dell'incontro tra Serraj e il capo del comando militare Usa per l'Africa
(Africom), generale Thomas Waldhauser, e l'inviato speciale Usa in
Libia, Jonathan Winer, a Stoccarda, in Germania. I raid aerei Usa,
iniziati su richiesta di Serraj il primo agosto sarebbero dovuti
concludersi dopo 30 giorni. La richiesta del premier del governo,
recentemente bocciato dal Parlamento di Tobruk ma considerato
dall'Occidente e dall'Onu l'unico interlocutore, sembra aprire la strada
ad un prolungamento dell'impegno americano in Libia.
Da qualche settimana il Washington Post e il New York Times stanno
conducendo con grandi mezzi una sottile operazione: scagionare Hillary
Clinton, allora segretaria di Stato, di quel che ha fatto in Libia.
Hillary è la candidata preferita dell’Establishment, specie ora che si
deve assolutamente evitare che alla Casa Bianca vada Trump. Se le cose
sono andate così male e la Libia è oggi uno stato fallito, è colpa di
una serie di fortuite e sfortunate circostanze; lei, la Cltinon, ha
deciso l’intervento per proteggere i civili libici dalla strage che
stava compiendo il loro dittatore.
Per fortuna s’è formata in Usa un gruppo civico di base, la Citizen
Commission on Benghazi (CCB). Lo scopo di questi cittadini: stabilire la
verità su quanto accadde a Bengasi l’11 settembre 2012, quando fu
attaccata la sede distaccata dell’ambasciata americana e i terroristi
massacrarono l’ambasciatore Chris Stevens e tre difensori, Marines. La
loro indagine (cito) “ha dimostrato che Gheddafi era un nostro alleato
di fatto nella guerra al terrorismo islamico…e come l’amministrazione
Obama e Hillary Clinton decisero di sostenere ribelli legati ad Al
Qaeda, invece che tenere negoziati di tregua con Gheddafi, ciò che
avrebbe portato alla sua abdicazione e alla transizione pacifica del
potere”. Sotto, i morti di Bengasi
Oltre a Sigonella e Trapani Birgi, anche la
piccola isola dovrebbe essere coinvolta nelle operazioni anti
terrorismo. «Nei bunker della seconda guerra mondiale possono essere
custoditi gli elicotteri più imponenti». Un piano studiato da mesi,
anche grazie al monitoraggio dei mezzi statunitensi partiti da
Fontanarossa
«Per mesi, almeno una volta al giorno dall'aeroporto Fontanarossa di Catania e da Pantelleria si sono levati aerei spia americani per
monitorare vaste aree del Nord Africa». Il lavoro di raccolta
informazioni sulla mutevole situazione tra Libia, Tunisia e Algeria, di
cui parla il giornalista e attivista Antonio Mazzeo, adesso
potrebbe essere finito. Superato da una fase che è già operativa - in
Libia è presente un gruppo di agenti dell'Aise, i servizi segreti per la
sicurezza esterna - e che potrebbe portare, nel giro di qualche
settimana, a un vero e proprio intervento militare guidato
dall'Italia, che potrebbe portare sul campo un contingente che va dai
tremila ai settemila uomini. Un piano in cui la Sicilia riveste un ruolo
strategico: Trapani Birgi, Sigonella e Pantelleria sarebbero al centro delle operazioni.
«Il 2016 si annuncia molto complicato a livello internazionale, con
tensioni diffuse anche vicino a casa nostra. L’Italia c’è e farà la sua
parte, con la professionalità delle proprie donne e dei propri uomini e
insieme all’impegno degli alleati»: così Matteo Renzi ha comunicato agli
iscritti del Pd la prossima guerra a cui parteciperà l’Italia, quella
in Libia, cinque anni dopo la prima.
Il piano è in atto: forze speciali Sas – riporta «The Daily Mirror» –
sono già in Libia per preparare l’arrivo di circa 1000 soldati
britannici. L’operazione – «concordata da Stati uniti, Gran Bretagna,
Francia e Italia» – coinvolgerà circa 6000 soldati e marine statunitensi
ed europei con l’obiettivo di «bloccare circa 5000 estremisti islamici,
che si sono impadroniti di una dozzina dei maggiori campi petroliferi
e, dal caposaldo Isis di Sirte, si preparano ad avanzare fino alla
raffineria di Marsa al Brega, la maggiore del Nordafrica». La gestione
del campo di battaglia, su cui le forze Sas stanno istruendo non meglio
identificati «comandanti militari libici», prevede l’impiego di «truppe,
carrarmati, aerei e navi da guerra».
La guerra è alle porte. Non arriva con l’avanzata delle bandiere nere dell’Isis ma con quelle della Nato. E si fa largo sul fronte ucraino come su quello mediterraneo. Così le forze di reazione rapida passano da tredici a quarantamila uomini. Si prepara l’ “inevitabile” intervento in Libia e s’intensifica l’utilizzo dei droni con la scusa di combattere i trafficanti di esseri umani. A fine settembre, poi, comincia la più grande esercitazione militare dal tempo della caduta del muro di Berlino. Coinvolgerà 35 mila soldati Nato, 200 aerei e 50 navi da guerra. Sarà pilotata dalla nuova base di Lago Patria a Napoli. Giochiamo in casa e giochiamo con il fuoco. Come credente nel Dio della vita, scrive Alex Zanotelli, non posso accettare un sistema di morte pagato da miliardi di persone impoverite. Come seguace di Gesù di Nazareth non posso accettare che il mio paese faccia parte della Nato. A settembre, durante l’esercitazione, dobbiamo farci sentire
La "bella" proposta la conosciamo da questo articolo della Stampa.
Campi profughi in Niger e Tunisia per fermare l’esodo dalla Libia
Intesa Roma-Londra sul piano. L’operazione anti-scafisti appesa alla risoluzione Onu
24/06/2015 paolo mastrolilli inviato a new york
Nel lungo periodo, l’Italia punta ad affrontare l’emergenza migranti con interventi strutturali finanziati dall’Unione europea e finalizzati soprattutto a farli restare a casa, anche creando campi di accoglienza in Tunisia e Niger per fare il filtro prima dell’arrivo sulle coste nordafricane. Nel breve vorrebbe la risoluzione Onu necessaria per passare alla fase due e tre della missione contro i trafficanti, ma per questo potrebbe essere costretta ad aspettare un paio di mesi, perché ormai il testo è legato alla mediazione di Bernardino Leon per creare un governo di unità nazionale in Libia, che nel migliore dei casi non porterà risultati prima della fine del Ramadan.
Si torna a parlare di Libia sull’onda della minacciosa propaganda di Isis/Daesh/Califfato a suon di video hollywoodiani ( alcuni dei quali peraltro cominciano ad essere smascherati come fake , falsi: ma come essere certi allora che non lo siano anche altri? ).
Si riparla di Libia e addirittura di un nuovo intervento armato ma stranamente, ricostruendo la vicenda che portò all’"uccisione" di Gheddafi e all' instabilità e violenza che durano tutt'oggi, si tende a far passare l’intervento occidentale in Libia del 2011come un’ iniziativa della Francia di Sarkozy. Al quale viene imputato l’esito disastroso, la disintegrazione dello stato libico.
14/12/2014
Il ministro Gentiloni paventa nuovi interventi militari a Tripoli, d’accordo con gli Stati Uniti
Dopo quasi tre anni di silenzio in cui i mass-media della Nato hanno cercato di nascondere i disastri prodotti dalla guerra "anti-italiana" alla Libia (caos, guerra civile, povertà, immigrazione e terrorismo), giornali e tv sono tornati a parlare del disastro libico, facendo da sponda al ministro degli Esteri Gentiloni, che in tandem con il Segretario di Stato statunitense Kerry, ha già paventato la possibilità di nuovi interventi militari (non solo in Libia, ma anche in Siria).
Il caos che sta sconvolgendo la Libia, il Nord Africa, il Medio Oriente, tutto il Mediterraneo e, ormai, anche l'Europa, si combatte ritrovando un dialogo con Mosca. Solo in questo modo sarà possibile per l'Italia e l'Europa trovare una strada di rinascita e riscossa. Senza un sussulto di sovranità è impensabile uscire da questa crisi economica, sociale, culturale e valoriale che sta affamando il nostro popolo ed uccidendo la nostra civiltà.
3 giugno 2014
Obama e la nuova strategia “Take it to the Morgue – Quietly”.
- di Pepe Escobar * -
“Credo nell’eccezionalismo americano con ogni fibra del mio essere“. Sentito direttamente dalla bocca del leone, il Presidente USA – Barack Obama.
Il resto sono dettagli: dettagli mortali, come l’essere “al centro” della eccezionale visione del mondo dei militari USA – come il fatto che il Pentagono si riserva “il potere di lanciare attacchi unilaterali se gli interessi dell’America sembrano subire una minaccia diretta” – comele otto/nove guerre per procura che vanno avanti senza che se ne veda la fine - ma l’ammissione più sorprendente è che il “fulcro” della politica estera USA d’ora in poi sarà “frenare l’aggressione” di Russia e Cina.
Le manovre di Obama e dell’imperialismo franco-anglosassone per riprendersi l’Africa sfuggita nel secolo scorso ai colonialisti. E intanto, Madame Pinotti…
“Un impero fondato dalla guerra deve mantenersi con la guerra” (Charles de Montesquieu)
“Coloro che non si muovono, non si accorgono delle loro catene. (Rosa Luxemburg)
“E’ compito di coloro che pensano di non stare dalla parte dei giustizieri” (Albert Camus)
E c’è pure la Pinotti con gli anfibi
Grandi manovre del neocon Obama e dell’imperialismo franco-anglosassone per riprendersi l’Africa sfuggita nel secolo scorso ai predatori colonialisti. Madame Pinotti in orgasmo, già eccitata dai preliminari con i nazisti di Ucraina, è pronta a fornire al prosseneta-capo i suoi gigolò in uniforme.
La Repubblica Algerina ha rispedito al mittente con esito negativo la richiesta americana di stabilire una base militare sul suo territorio, nell'ambito della strategia yankee di infiltrazione del Continente Nero e di provocazione continua tramite gruppi islamici estremisti creati, riforniti e manipolati dalla CIA (vedi Boko Haram in Nigeria et simili...).
Il governo Usa ha creato il suo 'Comando Africano' nel 2008 e ha pensato bene di insediarlo sul territorio italiano nella base vicentina di Dal Molin; nonostante le enormi manifestazioni di protesta della popolazione locale, col beneplacito di ogni esecutivo di "centrodestrasinistra".
Posted: 2014-04-23
From: Mathaba
A meno di 30km dalla capitale libica i terroristi di Al Qaeda controllano una base militare.
Camp 27 rappresenta a pieno il caos che imperversa nella Libia occupata di oggi.
Questa ex base militare del governo libico prende il suo nome dalla distanza che la divide dalla capitale Tripoli, sono infatti solo 27 i chilometri di distanza.
Nell'estate del 2012 fu occupata dai Berretti Verdi dell'esercito degli Stati Uniti con lo scopo di creare in quel sito strategico un accademia per addestrare un corpo d'elite dell'esercito libico.