Di Allain Jules
Mentre i media libici non parlano d’altro che delle nuove rotte della società Libyan Airlines, tra cui quella tra Zintan e Tobruk a est, indiscrezioni annunciano il rilascio di Seif al-Islam Gheddafi. Vero o falso? Né possiamo confermare né smentire.
In ogni guerra, ancora prima della gente, occorre assassinare la verità. Guerra alla libia: 100000 morti, 240000 persone ancora cercate, 78000 dispersi. 10300 donne violentate, 350000 rifugiati.
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domenica 19 aprile 2015
sabato 7 marzo 2015
Libia. Non ripetere l'errore, scriveForeign Affairs. Eppure la prima guerra di AFRICOM fu un successo. (Spunta la carta Saif?)
27/2/2015
Si torna a parlare di Libia sull’onda della minacciosa propaganda di Isis/Daesh/Califfato a suon di video hollywoodiani ( alcuni dei quali peraltro cominciano ad essere smascherati come fake , falsi: ma come essere certi allora che non lo siano anche altri? ).
Si riparla di Libia e addirittura di un nuovo intervento armato ma stranamente, ricostruendo la vicenda che portò all’"uccisione" di Gheddafi e all' instabilità e violenza che durano tutt'oggi, si tende a far passare l’intervento occidentale in Libia del 2011come un’ iniziativa della Francia di Sarkozy. Al quale viene imputato l’esito disastroso, la disintegrazione dello stato libico.
Si torna a parlare di Libia sull’onda della minacciosa propaganda di Isis/Daesh/Califfato a suon di video hollywoodiani ( alcuni dei quali peraltro cominciano ad essere smascherati come fake , falsi: ma come essere certi allora che non lo siano anche altri? ).
Si riparla di Libia e addirittura di un nuovo intervento armato ma stranamente, ricostruendo la vicenda che portò all’"uccisione" di Gheddafi e all' instabilità e violenza che durano tutt'oggi, si tende a far passare l’intervento occidentale in Libia del 2011come un’ iniziativa della Francia di Sarkozy. Al quale viene imputato l’esito disastroso, la disintegrazione dello stato libico.
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sabato 29 novembre 2014
Libia, il golpe soft della Fratellanza musulmana
Laici e liberali estromessi. I giudici dichiarano legittimo l'autoproclamato parlamento islamico. Ma le forze militari bombardano le basi delle milizie.
di Barbara Ciolli 23 Novembre 2014
In Italia hanno fatto molto notizia le bandiere dell'Isis issate in Libia, tra i reduci dall'Iraq e dell'Afghanistan di Derna. Ancora di più si è parlato della liberazione dei due ostaggi connazionali, Marco Vallisa e Gianluca Salviato.
Molta meno eco ha avuto il via libera della Corte suprema libica all'autoproclamato parlamento di Tripoli: e cioè il Consiglio nazionale generale (Cng) piazzato nella capitale dalle Brigate di Misurata, dopo la presa dell'aeroporto e in sfida al parlamento legittimamente eletto, ma esiliato nell'Est, a Tobruk, in fuga da attentati e bombe.
di Barbara Ciolli 23 Novembre 2014
In Italia hanno fatto molto notizia le bandiere dell'Isis issate in Libia, tra i reduci dall'Iraq e dell'Afghanistan di Derna. Ancora di più si è parlato della liberazione dei due ostaggi connazionali, Marco Vallisa e Gianluca Salviato.
Molta meno eco ha avuto il via libera della Corte suprema libica all'autoproclamato parlamento di Tripoli: e cioè il Consiglio nazionale generale (Cng) piazzato nella capitale dalle Brigate di Misurata, dopo la presa dell'aeroporto e in sfida al parlamento legittimamente eletto, ma esiliato nell'Est, a Tobruk, in fuga da attentati e bombe.
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giovedì 27 novembre 2014
Libia, i RATTI: " Uccideremo i traditori della rivoluzione"
Tre anni fa la fine del regime. Poi, il caos. «Dovevamo cacciare Gheddafi, tutti insieme». Oggi è guerra aperta tra Cirenaica e Tripolitania. Anche per i pozzi di gas
di Francesco Battistini, inviato in Libia
SHAL GUDA (fronte di Kikla, Libia) Si stacca alle sette, col buio. Quand’è pronto da mangiare. Duemila cartoni da torta con sopra la scritta «sweet» e dentro pastina, montone e cipolle, verdurine tagliate, una mela, il succo di prugna, posate di plastica. Per chi gradisce, anche le patatine appena fritte. I miliziani islamici di Alba libica si danno il cambio ai rondò di Kikla, incappucciano i lanciarazzi, vanno a posteggiare i pick-up in un magazzino di laterizi di fronte al distributore, sullo stradone che viene dall’assedio. Lunghi tavoli di ferro nel capannone, neon bianchi, la capra d’un guerriero legata a una sedia, i racconti della guerra di giornata.
di Francesco Battistini, inviato in Libia
SHAL GUDA (fronte di Kikla, Libia) Si stacca alle sette, col buio. Quand’è pronto da mangiare. Duemila cartoni da torta con sopra la scritta «sweet» e dentro pastina, montone e cipolle, verdurine tagliate, una mela, il succo di prugna, posate di plastica. Per chi gradisce, anche le patatine appena fritte. I miliziani islamici di Alba libica si danno il cambio ai rondò di Kikla, incappucciano i lanciarazzi, vanno a posteggiare i pick-up in un magazzino di laterizi di fronte al distributore, sullo stradone che viene dall’assedio. Lunghi tavoli di ferro nel capannone, neon bianchi, la capra d’un guerriero legata a una sedia, i racconti della guerra di giornata.
sabato 15 novembre 2014
LA CAUSA DELL’INVASIONE CLANDESTINA FU LA GUERRA DI LIBIA. RICORDATE CHI LA VOLLE? CI FURONO 50 MILIONI DI MOTIVI PER INNESCARLA
nota personale: non credete che gheddafi sia morto, è un inganno degli invasori, come tutta la guerra contro la Libia, per il resto questo articolo spiega bene i "rapporti internazionali" veri rapporti in stile mafioso.
LA CAUSA DELL’INVASIONE CLANDESTINA FU LA GUERRA DI LIBIA. RICORDATE CHI LA VOLLE? CI FURONO 50 MILIONI DI MOTIVI PER INNESCARLA
1. CINQUANTA MILIONI DI EURO SBORSATI DA GHEDDAFI PER LA CORSA ALL’ELISEO E LA SOSPETTA ESECUZIONE DEL COLONNELLO SONO I CADAVERI NELL’ARMADIO DI SARKOZY –
2. LA GUERRA DELLA NATO IN LIBIA È SCATTATA IL 19 MARZO 2011 CON UN BOMBARDAMENTO DEI CACCIA FRANCESI SULLE FORZE DI GHEDDAFI, CHE STAVANO PER TRAVOLGERE I RIBELLI –
LA CAUSA DELL’INVASIONE CLANDESTINA FU LA GUERRA DI LIBIA. RICORDATE CHI LA VOLLE? CI FURONO 50 MILIONI DI MOTIVI PER INNESCARLA
1. CINQUANTA MILIONI DI EURO SBORSATI DA GHEDDAFI PER LA CORSA ALL’ELISEO E LA SOSPETTA ESECUZIONE DEL COLONNELLO SONO I CADAVERI NELL’ARMADIO DI SARKOZY –
2. LA GUERRA DELLA NATO IN LIBIA È SCATTATA IL 19 MARZO 2011 CON UN BOMBARDAMENTO DEI CACCIA FRANCESI SULLE FORZE DI GHEDDAFI, CHE STAVANO PER TRAVOLGERE I RIBELLI –
venerdì 9 maggio 2014
RATTI senza premier, una poltrona che scotta
Dopo la fuga di Zeidan e le dimissioni di Al Thinni, l'irruzione nella sede del Congresso Generale Nazionale ha impedito al parlamento di nominare un nuovo primo ministro
30 aprile 2014
Scotta sempre di più la poltrona di primo ministro in Libia. Dopo la sfiducia di Ali Zeidan e l’annuncio delle dimissioni del suo successore Abdullah Al Thinni, ieri sembrava la volta buona per la nomina di un nuovo premier. Al momento del voto decisivo, però, la sede del Congresso Generale Nazionale a Tripoli è stata presa d’assalto da uomini armati che hanno iniziato a sparare in aria ordinando ai deputati di abbandonare l’aula.
30 aprile 2014
Scotta sempre di più la poltrona di primo ministro in Libia. Dopo la sfiducia di Ali Zeidan e l’annuncio delle dimissioni del suo successore Abdullah Al Thinni, ieri sembrava la volta buona per la nomina di un nuovo premier. Al momento del voto decisivo, però, la sede del Congresso Generale Nazionale a Tripoli è stata presa d’assalto da uomini armati che hanno iniziato a sparare in aria ordinando ai deputati di abbandonare l’aula.
sabato 3 maggio 2014
Nuova udienza al processo farsa alla Jamahiriya
Posted: 2014-04-27
From: Mathaba
Saif Gaddafi in videoconferenza da Zintan dichiara che il suo avvocato é Dio, Sanussi richiede un avvocato non libico, la corte ne assegna di ufficio. Alle giornaliste presenti in aula é stato imposto l'obbligo del copricapo.
ICC e varie organizzazioni umanitarie dichiarano che il processo non é regolare.
Dio é il mio avvocato.
From: Mathaba
Saif Gaddafi in videoconferenza da Zintan dichiara che il suo avvocato é Dio, Sanussi richiede un avvocato non libico, la corte ne assegna di ufficio. Alle giornaliste presenti in aula é stato imposto l'obbligo del copricapo.
ICC e varie organizzazioni umanitarie dichiarano che il processo non é regolare.
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mercoledì 19 marzo 2014
Zeidan e gli altri «bugiardi di guerra» che nessuno ricorda
13 ottobre 2013
Pochi sanno cosa fece nel 2011 Ali Zeidan, il primo ministro libico «vittima» di un sequestro lampo nei giorni scorsi. I media e i loro giornalisti, ma anche le Organizzazioni non governative e le commissioni Onu, adesso riconoscono che la Libia è allo sfascio e tutto – anche il prezioso petrolio – è in mano a bande armate e islamisti. Ma non rievocano il periodo che precedette la guerra Nato, conclusasi due anni fa dopo sette mesi di bombe.
Come mai la memoria è occultata? Perché tutti questi soggetti dovrebbero ammettere di aver detto o comunque diffuso le menzogne che, per mezzo della guerra Nato, sono la causa del caos violento di oggi.
Scrivono e dicono i media che il premier è stato sequestrato da «uno dei tanti gruppi che esercitano il potere nel paese, diviso fra sfere di influenza di diverse formazioni di ex ribelli e da rivalità per il controllo del monopolio della forza fra ministero dell’Interno e quello della Difesa». E spiegano il sequestro come una ritorsione – istigata da siti estremisti – per la cattura a Tripoli, compiuta dalle forze statunitensi, del sospetto affiliato di al Qaeda Abu Anas al Liby considerato fra gli ideatori degli attacchi ad ambasciate Usa nel lontano 1998.
Pochi sanno cosa fece nel 2011 Ali Zeidan, il primo ministro libico «vittima» di un sequestro lampo nei giorni scorsi. I media e i loro giornalisti, ma anche le Organizzazioni non governative e le commissioni Onu, adesso riconoscono che la Libia è allo sfascio e tutto – anche il prezioso petrolio – è in mano a bande armate e islamisti. Ma non rievocano il periodo che precedette la guerra Nato, conclusasi due anni fa dopo sette mesi di bombe.
Come mai la memoria è occultata? Perché tutti questi soggetti dovrebbero ammettere di aver detto o comunque diffuso le menzogne che, per mezzo della guerra Nato, sono la causa del caos violento di oggi.
Scrivono e dicono i media che il premier è stato sequestrato da «uno dei tanti gruppi che esercitano il potere nel paese, diviso fra sfere di influenza di diverse formazioni di ex ribelli e da rivalità per il controllo del monopolio della forza fra ministero dell’Interno e quello della Difesa». E spiegano il sequestro come una ritorsione – istigata da siti estremisti – per la cattura a Tripoli, compiuta dalle forze statunitensi, del sospetto affiliato di al Qaeda Abu Anas al Liby considerato fra gli ideatori degli attacchi ad ambasciate Usa nel lontano 1998.
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venerdì 31 gennaio 2014
La base aerea di Tamenhint saldamente in mano alla Resistenza Verde
Posted: 2014-01-24
From: Mathaba
Il governo di occupazione libico non è in grado di contrattaccare, si espande a macchia d'olio la liberazione del Paese.
Per stessa ammissione del governo di occupazione libico la base aerea di Tamanhint nei pressi della città di Sebha è saldamente in mano alla Green Resistance.
Anche ampie zone della stessa città di Sebha come praticamente tutta la fascia meridionale del Paese sono ora state liberate.
From: Mathaba
Il governo di occupazione libico non è in grado di contrattaccare, si espande a macchia d'olio la liberazione del Paese.
Per stessa ammissione del governo di occupazione libico la base aerea di Tamanhint nei pressi della città di Sebha è saldamente in mano alla Green Resistance.
Anche ampie zone della stessa città di Sebha come praticamente tutta la fascia meridionale del Paese sono ora state liberate.
lunedì 20 gennaio 2014
Libia. A due anni dalla "liberazione". Cosa ha portato la guerra della Nato
•Lunedì, 18 Novembre 2013 15:40
•Enrico Vigna
A poco piu’ di due anni dalla “liberazione” dal “regime” di Gheddafi, imposta dalla cosiddetta “ coalizione dei volonterosi” occidentale ( leggasi, al di la’ di retoriche e demagogie, paesi aggressori e NATO) puo’ essere illuminante, per capire di quante menzogne e falsita’ mediatiche ci nutrono, fare un punto sulla situazione nel paese e sul livello di violenza e terrore nella realta’ della vita quotidiana del popolo libico. Soprattutto puo’ aiutare a riflettere sulle manipolazioni usate per fare le “guerre umanitarie” e per i diritti umani, e appurarne i risultati nel concreto della vita dei popoli.
•Enrico Vigna
A poco piu’ di due anni dalla “liberazione” dal “regime” di Gheddafi, imposta dalla cosiddetta “ coalizione dei volonterosi” occidentale ( leggasi, al di la’ di retoriche e demagogie, paesi aggressori e NATO) puo’ essere illuminante, per capire di quante menzogne e falsita’ mediatiche ci nutrono, fare un punto sulla situazione nel paese e sul livello di violenza e terrore nella realta’ della vita quotidiana del popolo libico. Soprattutto puo’ aiutare a riflettere sulle manipolazioni usate per fare le “guerre umanitarie” e per i diritti umani, e appurarne i risultati nel concreto della vita dei popoli.
lunedì 23 dicembre 2013
La Libia " liberata" va in pezzi
Prima a staccarsi da Tripoli potrebbe essere la Cirenaica. Ma scalpitano anche i berberi e la città-stato di Misurata. Per non parlare degli ultrà islamici...
18-12-20139:08
di Fausto Biloslavo
La Libia si sta dissolvendo. La Cirenaica, regione orientale del paese grande 820 mila chilometri quadrati (Italia: 301 mila), è la prima che potrebbe staccarsi da Tripoli. A novembre è nato un autoproclamato governo, non riconosciuto da Tripoli. Il «premier» cirenaico Abd al-Rabu al-Barassi ufficialmente rivendica solo una forte autonomia federalista, però la vera partita secessionista si gioca sulle risorse energetiche. Non a caso, il 10 novembre è nata la Libya oil and gas corp, per vendere autonomamente gli idrocarburi locali (60 per cento delle risorse libiche). Il governo centrale ha minacciato di bombardare qualsiasi petroliera che si avvicini alle coste senza l’autorizzazione di Tripoli.
18-12-20139:08
di Fausto Biloslavo
La Libia si sta dissolvendo. La Cirenaica, regione orientale del paese grande 820 mila chilometri quadrati (Italia: 301 mila), è la prima che potrebbe staccarsi da Tripoli. A novembre è nato un autoproclamato governo, non riconosciuto da Tripoli. Il «premier» cirenaico Abd al-Rabu al-Barassi ufficialmente rivendica solo una forte autonomia federalista, però la vera partita secessionista si gioca sulle risorse energetiche. Non a caso, il 10 novembre è nata la Libya oil and gas corp, per vendere autonomamente gli idrocarburi locali (60 per cento delle risorse libiche). Il governo centrale ha minacciato di bombardare qualsiasi petroliera che si avvicini alle coste senza l’autorizzazione di Tripoli.
martedì 24 settembre 2013
8000 detenuti nelle carceri segrete delle milizie libiche
18/9/2013
Non esistono diritti umani nella Libia occupata in mano ai mercenari al soldo delle potenze coloniali.
La situazione nella Jamahiriya occupata e' catastrofica, non esiste nessuna legge al di fuori della legge delle armi e del terrore.
Il Paese e' in mano ai mercenari delle varie milizie che controllano le varie zone della Libia, ogni gruppo ''governa'' il proprio territorio con la violenza, le torture e gli omicidi.
Non esistono diritti umani nella Libia occupata in mano ai mercenari al soldo delle potenze coloniali.
La situazione nella Jamahiriya occupata e' catastrofica, non esiste nessuna legge al di fuori della legge delle armi e del terrore.
Il Paese e' in mano ai mercenari delle varie milizie che controllano le varie zone della Libia, ogni gruppo ''governa'' il proprio territorio con la violenza, le torture e gli omicidi.
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giovedì 12 settembre 2013
Don’t forget Libya …. anche se della Libia i media non vogliono occuparsi più
4 settembre 2013
Della Libia si è parlato sempre meno dopo la caduta di Gheddafi, quasi che dall’intervento occidentale fosse emerso un paese in pace e prosperità. In realtà, la cronaca quotidiana è fitta di scontri fra milizie, furti e rapimenti, conflitti tribali, tensioni fra l’esecutivo e l’Assemblea nazionale, oltre a continui annunci del processo a Saif Al Islam Gheddafi, in barba ai divieti della Corte Penale Internazionale.
(Vedere Storify continuamente aggiornato)
La notizia del tutto inattesa è che la Libia - fra i massimi esportatori del miglior greggio su piazza ai tempi di Gheddafi - oggi è costretta ad acquistare all’estero energia per le forniture basilari ai cittadini. (Vedere il Sole24h). Le esportazioni di greggio sono crollate del 70% , la disponibilità è bloccata da uno sciopero iniziato per ragioni salariali. Così pareva all’inizio, ma la vicenda si è rivelata più complessa e ambigua: ci sono di mezzo l’avidità e l’assenza del senso dello stato. I libici si sono sentiti nazione dalla rivoluzione gheddafiana del 1969 fino al 2011, per scivolare poi nella condizione di un insieme di regioni che mal si sopportano.
Della Libia si è parlato sempre meno dopo la caduta di Gheddafi, quasi che dall’intervento occidentale fosse emerso un paese in pace e prosperità. In realtà, la cronaca quotidiana è fitta di scontri fra milizie, furti e rapimenti, conflitti tribali, tensioni fra l’esecutivo e l’Assemblea nazionale, oltre a continui annunci del processo a Saif Al Islam Gheddafi, in barba ai divieti della Corte Penale Internazionale.
(Vedere Storify continuamente aggiornato)
La notizia del tutto inattesa è che la Libia - fra i massimi esportatori del miglior greggio su piazza ai tempi di Gheddafi - oggi è costretta ad acquistare all’estero energia per le forniture basilari ai cittadini. (Vedere il Sole24h). Le esportazioni di greggio sono crollate del 70% , la disponibilità è bloccata da uno sciopero iniziato per ragioni salariali. Così pareva all’inizio, ma la vicenda si è rivelata più complessa e ambigua: ci sono di mezzo l’avidità e l’assenza del senso dello stato. I libici si sono sentiti nazione dalla rivoluzione gheddafiana del 1969 fino al 2011, per scivolare poi nella condizione di un insieme di regioni che mal si sopportano.
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lunedì 2 settembre 2013
La balcanizzazione della Libia e' compiuta
26 marzo 2012
Il Cnt insiste, la Libia è una. Ma la realtà è ben latra cosa. Martedì l’ultimo leader senussita in vita nel territorio libico, “erede” della tribù che ottenne la corona libica nel 1951 con Idris I (fino alla rivoluzione capeggiata dal giovane Muammar Gheddafi nel 1969), Ahmed Zubair al Senussi, ha tagliato corto: la divisione del Paese è già una realtà e il Cnt nega l’evidenza. Qualche settimana fa, a Bengasi, in migliaia tra rappresentanti delle tribù e comandanti delle milizie libiche hanno proclamato la semi-indipendenza della Cirenaica in una cerimonia ufficiale. Un Congresso del popolo ha ratificato il Consiglio provvisorio per la Barqa (Cirenaica, ndr) e ha dichiarato l’autonomia dal governo centrale di Tripoli chiedendo il ritorno al sistema federale abrogato nel 1963. I secessionisti hanno nominato loro leader lo sceicco Ahmed Zubair al Senussi (foto), che martedì ha indirizzato un chiaro messaggio ai nuovi amministratori libici: “Il Cnt di Tripoli ci attacca perché chiediamo l’autonomia, ma il federalismo in Libia è già una realtà solo che nessuno lo dice”. Parlando al giornale libico New Quryna, al Senussi ha spiegato che “in realtà in Libia oggi ci sono già due regioni che hanno piena autonomia, quelle di Misurata e Zenten. Misurata si gestisce come se fosse una regione federale o uno stato a parte, gestisce i voli aerei senza dare conto al Cnt di Tripoli. Le sue milizie impediscono inoltre l’ingresso in città ai suoi stessi abitanti fuggiti durante la rivoluzione contro Muammar Gheddafi”.
Il Cnt insiste, la Libia è una. Ma la realtà è ben latra cosa. Martedì l’ultimo leader senussita in vita nel territorio libico, “erede” della tribù che ottenne la corona libica nel 1951 con Idris I (fino alla rivoluzione capeggiata dal giovane Muammar Gheddafi nel 1969), Ahmed Zubair al Senussi, ha tagliato corto: la divisione del Paese è già una realtà e il Cnt nega l’evidenza. Qualche settimana fa, a Bengasi, in migliaia tra rappresentanti delle tribù e comandanti delle milizie libiche hanno proclamato la semi-indipendenza della Cirenaica in una cerimonia ufficiale. Un Congresso del popolo ha ratificato il Consiglio provvisorio per la Barqa (Cirenaica, ndr) e ha dichiarato l’autonomia dal governo centrale di Tripoli chiedendo il ritorno al sistema federale abrogato nel 1963. I secessionisti hanno nominato loro leader lo sceicco Ahmed Zubair al Senussi (foto), che martedì ha indirizzato un chiaro messaggio ai nuovi amministratori libici: “Il Cnt di Tripoli ci attacca perché chiediamo l’autonomia, ma il federalismo in Libia è già una realtà solo che nessuno lo dice”. Parlando al giornale libico New Quryna, al Senussi ha spiegato che “in realtà in Libia oggi ci sono già due regioni che hanno piena autonomia, quelle di Misurata e Zenten. Misurata si gestisce come se fosse una regione federale o uno stato a parte, gestisce i voli aerei senza dare conto al Cnt di Tripoli. Le sue milizie impediscono inoltre l’ingresso in città ai suoi stessi abitanti fuggiti durante la rivoluzione contro Muammar Gheddafi”.
mercoledì 14 agosto 2013
Il destino incerto del regime USA-NATO in Libia.
Abayomi Azikiwe, Global Research, 11 giugno 2013
Dopo più di due anni dalla vera e propria guerra del Pentagono e della NATO contro lo Stato nordafricano della Libia, il regime insediatosi del Congresso Nazionale Generale oggi chiede aiuto ai suoi padroni neo-coloniali. In un comunicato stampa del segretario generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, il capo di questa alleanza militare imperialista ha indicato che il governo filo-occidentale di Tripoli ha richiesto assistenza sulla sicurezza. Un gruppo di cosiddetti “esperti” dovrebbe partire il più presto possibile e riferire alla NATO a fine giugno, “in modo da poter decidere la via da seguire“, ha detto Rasmussen. Il funzionario della NATO ha anche detto che tre principi dovrebbero guidare qualsiasi aiuto fornito dalla NATO. Secondo il comunicato emesso dalla NATO il 4 giugno, questi principi dovrebbero “includere una forte titolarità libica, fornendo consulenza nei settori in cui la NATO ha competenza, come la costruzione di istituzioni della sicurezza. E in terzo luogo vorrei sottolineare che non si tratta dello schieramento di truppe in Libia. Se siamo impegnati in attività di formazione, tali attività potrebbero svolgersi fuori dalla Libia“, ha detto il segretario generale. (Comunicato stampa della NATO, 4 giugno)
Dopo più di due anni dalla vera e propria guerra del Pentagono e della NATO contro lo Stato nordafricano della Libia, il regime insediatosi del Congresso Nazionale Generale oggi chiede aiuto ai suoi padroni neo-coloniali. In un comunicato stampa del segretario generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen, il capo di questa alleanza militare imperialista ha indicato che il governo filo-occidentale di Tripoli ha richiesto assistenza sulla sicurezza. Un gruppo di cosiddetti “esperti” dovrebbe partire il più presto possibile e riferire alla NATO a fine giugno, “in modo da poter decidere la via da seguire“, ha detto Rasmussen. Il funzionario della NATO ha anche detto che tre principi dovrebbero guidare qualsiasi aiuto fornito dalla NATO. Secondo il comunicato emesso dalla NATO il 4 giugno, questi principi dovrebbero “includere una forte titolarità libica, fornendo consulenza nei settori in cui la NATO ha competenza, come la costruzione di istituzioni della sicurezza. E in terzo luogo vorrei sottolineare che non si tratta dello schieramento di truppe in Libia. Se siamo impegnati in attività di formazione, tali attività potrebbero svolgersi fuori dalla Libia“, ha detto il segretario generale. (Comunicato stampa della NATO, 4 giugno)
mercoledì 7 agosto 2013
Libya: condannato a morte Ahmed Ibrahim.
31/7/2013
Vergognosa condanna per un ministro della Jamahiriya.
Una Corte di Misurata ha emesso una condanna a morte per Ahmed Ibrahim, ministro dell'Informazione ed Educazione nella Jamahiriya.
L'accusa e' di aver ''incitato alla violenza contro i manifestanti del movimento 17 Febbraio''.
Vergognosa condanna per un ministro della Jamahiriya.
Una Corte di Misurata ha emesso una condanna a morte per Ahmed Ibrahim, ministro dell'Informazione ed Educazione nella Jamahiriya.
L'accusa e' di aver ''incitato alla violenza contro i manifestanti del movimento 17 Febbraio''.
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sabato 3 agosto 2013
Vent’anni di trame – Così Sarkozy fregò Gheddafi (e l’Italia)
13 giugno 2013.
Le Monde: Nicolas trascinò l’Europa in guerra per nascondere gli aiuti del Colonnello. Ora cerca di cancellare le prove.
di: Fausto Biloslavo
I servizi segreti sono alla caccia di settanta scatoloni pieni di cassette audio e video che contengono le registrazioni degli incontri e delle telefonate fra il defunto colonnello Gheddafi ed i dignitari di mezzo mondo, quando veniva trattato con i guanti bianchi.
Il primo a doversi preoccupare degli scottanti contenuti delle registrazioni è l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy, come sostiene il quotidiano le Monde che è tornato sul finanziamento libico alla campagna elettorale di Sarkozy nel 2007.
Nel marzo 2011, poche ore prima dei bombardamenti della Nato sulla Libia, Muammar Gheddafi rilasciava a il Giornale l’ultima intervista della sua vita ad una testata italiana. Alla domanda sull’interventismo francese che ha spinto in guerra mezza Europa, compreso il nostro Paese, rispondeva: «Penso che Sarkozy ha un problema di disordine mentale. Ha detto delle cose che possono saltar fuori solo da un pazzo». E per ribadire il concetto si sporgeva verso chi scrive battendosi il dito indice sulla tempia, come si fa per indicare i picchiatelli.
Nel marzo 2011, poche ore prima dei bombardamenti della Nato sulla Libia, Muammar Gheddafi rilasciava a il Giornale l’ultima intervista della sua vita ad una testata italiana. Alla domanda sull’interventismo francese che ha spinto in guerra mezza Europa, compreso il nostro Paese, rispondeva: «Penso che Sarkozy ha un problema di disordine mentale. Ha detto delle cose che possono saltar fuori solo da un pazzo». E per ribadire il concetto si sporgeva verso chi scrive battendosi il dito indice sulla tempia, come si fa per indicare i picchiatelli.
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sabato 8 giugno 2013
Processo al figlio di Gheddafi, in Libia o all'Aja
Processo al figlio di Gheddafi, in Libia o all'Aja
Si attende la decisione della CPI in merito all'ammissibilità del caso contro Saif Al-Islam Gheddafi. Scontro tra difensori dei diritti umani ed esperti di giustizia internazionale
di Manuela Melandri* - AFFARI INTERNAZIONALI
Roma, 13 aprile 2013, Nena News - Nelle prossime settimane è attesa la decisione della Corte penale internazionale (Cpi) in merito all'ammissibilità del caso contro Saif Al-Islam Gheddafi, figlio dell'ex-leader libico Muammar Gheddafi. Si dovrà decidere se il processo contro Saif Gheddafi dovrà tenersi all'Aia o a Tripoli. Il punto ha scatenato un dibattito molto acceso tra difensori dei diritti umani ed esperti di giustizia internazionale.
Roma, 13 aprile 2013, Nena News - Nelle prossime settimane è attesa la decisione della Corte penale internazionale (Cpi) in merito all'ammissibilità del caso contro Saif Al-Islam Gheddafi, figlio dell'ex-leader libico Muammar Gheddafi. Si dovrà decidere se il processo contro Saif Gheddafi dovrà tenersi all'Aia o a Tripoli. Il punto ha scatenato un dibattito molto acceso tra difensori dei diritti umani ed esperti di giustizia internazionale.
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martedì 14 maggio 2013
L’Oman concede asilo ad alcuni membri della famiglia Gheddafi
MUSCAT – L’Oman ha concesso asilo ad alcuni membri della famiglia di Muammar Gheddafi, due dei quali sono ricercati dall’Interpol, ha dichiarato lunedì un funzionario dell’Oman. 
La mossa arriva in coordinamento tra il governo libico e il governo algerino a seguito di un impegno da parte della famiglia Gheddafi che non utilizzerà l’Oman come base per attività politiche o mediatiche.
La mossa arriva in coordinamento tra il governo libico e il governo algerino a seguito di un impegno da parte della famiglia Gheddafi che non utilizzerà l’Oman come base per attività politiche o mediatiche.
sabato 11 maggio 2013
Saif al Islam Gaddafi vs Zintan court
3/5/2013
Il figlio della Guida della Jamahiriya Muammar Gaddafi sotto giudizio del tribunale di Zintan in un processo farsa
Nella giornata di Giovedi' e' ripresa l'udinza contro Saif Al Islam, figlio quarantenne della Guida della Jamahiriya Muammar Gaddafi.
In questo processo Saif e' accusato di ''tentata fuga'' dal carcere della citta' di Zintan da dove si trova illegalmente imprigionato dalla sua cattura nel 2011.
In questo processo Saif e' accusato di ''tentata fuga'' dal carcere della citta' di Zintan da dove si trova illegalmente imprigionato dalla sua cattura nel 2011.
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