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Visualizzazione post con etichetta arabia saudita. Mostra tutti i post
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sabato 9 novembre 2019

Il Califfo, film Cia tra fiction e realtà

È un prodotto ben confezionato. Al termine di una vasta operazione speciale in cui è stata utilizzata un’arma inconfessabile, è bene inscenare la morte di chi ne è stato il simbolo. È il modo migliore per cancellarne le tracce nella memoria collettiva. Dopo la morte di Bin Laden, ecco quella di al-Baghdadi.
| Roma (Italia)
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«È stato come guardare un film», ha detto il presidente Trump dopo aver assistito alla eliminazione di Abu Bakr al Baghdadi, il Califfo capo dell’Isis, trasmessa nella Situation Room della Casa Bianca. Qui, nel 2011, il presidente Obama assisteva alla eliminazione dell’allora nemico numero uno, Osama Bin Laden, capo di Al Qaeda. Stessa sceneggiatura: i servizi segreti Usa avevano da tempo localizzato il nemico; questi non viene catturato ma eliminato: Bin Laden è ucciso, al Baghdadi si suicida o è «suicidato»; il corpo sparisce: quello di Bin Laden sepolto in mare, quello di al Baghdadi disintegrato dalla cintura esplosiva. Stessa casa produttrice del film: la Comunità di intelligence, formata da 17 organizzazioni federali. Oltre alla Cia (Agenzia centrale di intelligence) vi è la Dia (Agenzia di intelligence della Difesa), ma ogni settore delle Forze armate, così come il Dipartimento di stato e quello della Sicurezza della patria, ha un proprio servizio segreto.

domenica 6 ottobre 2019

Come gli Houthi hanno rovesciato la scacchiera

www.resistenze.org - osservatorio - della guerra - 21-09-19 - n. 721


Come gli Houthi hanno rovesciato la scacchiera

Pepe Escobar | entelekheia.fr
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

19/09/2019

Lo spettacolare attacco del gruppo sciita Yemenita ad Abqaiq evidenzia la netta possibilità di una spinta per scacciare la Casa Reale Saudita dal potere

Siamo gli Houthi e stiamo arrivando. Con il loro spettacolare attacco contro Abqaiq, gli Houthi dello Yemen hanno rovesciato la scacchiera geopolitica nel sud-ovest asiatico (il Medio Oriente) e sono arrivati al punto di introdurre una dimensione completamente nuova: la chiara possibilità di un azione per togliere dal potere la Casa Reale Saudita.

Un contraccolpo che fa male. Gli Houthi - Sciiti zayditi dello Yemen settentrionale - e i Wahhabiti, si odiano da secoli.
Questo punto è assolutamente essenziale per chiunque voglia comprendere l'incredibile complessità delle tribù Houthi e ha il pregio di collocare le turbolenze nei paesi arabi meridionali in un contesto che va ben oltre una semplice guerra per procura tra Iran e Arabia Saudita.

Tuttavia è importante considerare che gli Sciiti arabi della provincia Orientale - che lavorano nelle installazioni petrolifere saudite - sono necessariamente alleati naturali degli Houthi contro Riyadh.

La capacità degli Houthi di colpire - dagli sciami di droni, agli attacchi con missili balistici - è notevolmente migliorata nell'ultimo anno. Non è un caso che gli Emirati Arabi Uniti abbiano sentito da dove provenisse il vento geopolitico e geo-economico: Abu Dhabi si è disimpegnato dalla brutale guerra del principe ereditario Mohammed bin Salman contro lo Yemen e ha iniziato quella che ha descritto come una strategia di "prima la pace".

Ancor prima di Abqaiq, gli Houthi avevano già organizzato diversi attacchi contro le installazioni petrolifere saudite e contro gli aeroporti di Dubai e Abu Dhabi. All'inizio di luglio, il Centro di comando delle operazioni dello Yemen ha organizzato in pompa magna, a Sana'a, un'esposizione di tutta la gamma dei suoi missili balistici e da crociera e di droni.


Il Ministero saudita della Difesa presenta i droni e i detriti missilistici utilizzati nell'attacco yemenita.

venerdì 4 ottobre 2019

Ininterrotti crimini di guerra vengono commessi in Yemen dalla criminale coalizione saudita, in un vergognoso silenzio globale

Scritto da Enrico Vigna
https://www.yemenpress.org/wp-content/uploads/2019/08/lvl2k20170927084637-696x392.jpg Risultati immagini per yemen guerra

Mentre la coscienza della solidarietà internazionale è attenuata e l’attenzione internazionale langue, sepolta dalla disinformazione o peggio dall’indifferenza, quelle organizzazioni che affermano di essere impegnate per i “diritti umani”, si rivelano estranee o distratte  circa l’eccidio sistematico commesso dalla coalizione americano-saudita e loro complici, contro civili, donne e bambini, sistematicamente e ferocemente da cinque anni, ogni giorno nello Yemen.
Dove sono i cantori del “dirittoumanesimo” globale, gli accusatori di “regimi e stati canaglia” indicati da USA e Israele, i praticanti le varie  “rivoluzioni colorate” in ogni dove ci sono  ingiustizie…tranne dove possono infastidire o contrastare interessi NATO o statunitensi?
Perché non levano le loro voci influenti “mediaticamente ed economicamente”, perché tacciono?
Nello Yemen da cinque si attua anni una guerra soprattutto sulla popolazione che vive in prima linea, sottoposta a attacchi indiscriminati che continuano senza sosta, senza alcuna segnale di discontinuità.
Una guerra che ha prodotto finora 3 milioni 650.000 sfollati, continuamente in crescita.
Una aggressione spietata dove non esiste la parola umanitario, dove il cosiddetto diritto internazionale umanitario che dovrebbe proteggere i civili, all’interno di un conflitto è quotidianamente calpestato nel silenzio, letale, internazionale.

giovedì 11 luglio 2019

Yemen: La strage degli innocenti

Più di 2700 i bambini morti dall’inizio del conflitto.
di Gianluca Vivacqua –
È ormai quasi un lustro che una feroce guerra civile divampa nello Yemen. Il 19 marzo scorso del conflitto tra Houthi e coalizione pro-Hadi a guida saudita è stato festeggiato il quarto anniversario di sangue, ma non era la notizia principale di quel giorno: i media hanno preferito dare maggiore spazio alla vicenda di una massaggiatrice cinese vicina al presidente Trump, Cindy Yang, o al fatto che in Italia la Camera ha approvato la mozione della maggioranza sul memorandum d’intesa con la Cina, per l’adesione alla via della Seta.
Sembra che il destino di questa guerra tanto violenta quanto remota sia ormai sempre più simile a quello del conflitto in Siria, in corso dal 2011.

giovedì 27 giugno 2019

ONU: l'aggressione saudita allo Yemen causerà 500.000 morti entro il 2020

Le Nazioni Unite avvertono che il bilancio delle vittime a causa dell'aggressione dell'Arabia Saudita allo Yemen potrebbe salire a 500.000 nel 2020.


"Se i combattimenti continuano fino al 2022, possiamo aspettarci un totale quasi mezzo milione di morti, tra cui più di 300.000 persone che moriranno di fame, mancanza di assistenza medica e cause correlate", è l'allarme lanciato dal vice segretario generale della Onu per gli affari umanitari, Mark Lowcock.
 

venerdì 21 giugno 2019

Il filtro delle 'Fake news' NewsGuard sotto inchiesta per legami con azienda promoter della propaganda saudita

Saudis
© Reuters/Suhaib Salem
Una nuova App, che pretende di servire da baluardo contro la "disinformazione" aggiungendo "classifiche di fiducia" ai siti di notizie, ha collegamenti a una società di pubbliche relazioni che ha ricevuto quasi 15 milioni di dollari per promuovere informazione pro-Saudita nei media americani, riporta Breitbart.

NewsGuard e il suo losco comitato consultivo - composto da amanti della verità come Tom Ridge, il primo capo della sicurezza nazionale, ed ex direttore della CIA Michael Hayden - è stato sottoposto a verifica dopo che Microsoft ha annunciato che l'applicazione sarebbe stata integrata nei suoi browser mobili. Un esame più attento degli investitori quotati in borsa della società, tuttavia, ha rivelato nuove ragioni per essere sospettosi di questo autodichiarata crociata contro la propaganda. Come ha scoperto Breitbart, il terzo investitore di NewsGuard, Publicis Groupe, possiede una società di pubbliche relazioni che ha ripetutamente operato con l'Arabia Saudita.

venerdì 31 maggio 2019

Venezuela, Iran: Trump e lo Stato Profondo

Gli accadimenti in Venezuela e l’escalation della tensione fra Washington e Teheran sono stati presentati dalla stampa USA in modo fallace. Le dichiarazioni contraddittorie delle diverse parti negano ogni comprensione degli eventi. Per cui è importante approfondire l’analisi dopo aver verificato i fatti e completare il quadro con la disamina della contrapposizione fra le diverse correnti politiche dei Paesi coinvolti.
| Damasco (Siria)
 
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mercoledì 24 aprile 2019

Crisi libica: Macron gioca alla guerra infischiandosene delle conseguenze

Pubblicato il da

Ancora una volta nella crisi libica è la Francia a giocare un ruolo destabilizzante
crisi libica - Macron e Haftar

Macron continua a rivendicare equidistanza, ma poi esce allo scoperto. Nella crisi libica la sua posizione è chiara: sostiene concretamente Haftar.

L’inizio “sul campo” dell’ennesima crisi libica

Il 04 Aprile 2019 A Tripoli c’è Segretario Generale dell’ONU. È la prima sua visita in Libia ed è, quindi, una visita storica.
È proprio in quelle ore Khalifa Haftar dichiara guerra a Tripoli.
Haftar è ritratto in divisa mentre fa il saluto militare, una posa iconica con la quale vuole sottolineare il carattere autorevole e risolutivo del suo ordine di conquista. «Oggi facciamo tremare la terra sotto i piedi degli ingiusti», ha detto fra l’altro Haftar esortando i propri uomini a «entrare in pace per chi ha voluto la pace». Invita le forze così le milizie di Tripoli ad allearsi con lui e garantisce la sicurezza dei cittadini stranieri. «La sicurezza dei cittadini, i loro beni, i nostri ospiti stranieri di diverse nazionalità, i servizi e le installazioni della capitale sono sotto la vostra responsabilità», dice il generale nel messaggio ai suoi «eroi».

domenica 17 marzo 2019

Nuovi attacchi aerei sauditi nello Yemen uccidono venti donne e un bambino

10 Marzo 2019.
Circa due dozzine di donne e un bambino sono stati uccisi nell’ultimo round di attacchi aerei sauditi nello Yemen, mentre il regime di Riyadh spinge avanti con la sua atroce campagna di bombardamenti indiscriminati contro l’impoverito paese vicino.
Fonti locali, parlando a condizione di anonimato, hanno detto che gli aerei sauditi hanno bombardato edifici residenziali nel villaggio di Talan nel distretto di Kushar nella provincia nordoccidentale di Hajjah nello Yemen, lasciando 20 donne e un bambino morto, secondo quanto riferito dalla rete televisiva al-Masirah in lingua araba.
Le fonti hanno aggiunto che gli attacchi hanno raso al suolo cinque case. La gente del posto era alla ricerca di possibili sopravvissuti sotto le macerie. Anche gli aerei da guerra sauditi avrebbero preso di mira le ambulanze, impedendo a medici e paramedici di raggiungere l’area.
Il leader del movimento Youthi Ansarullah dello Yemen ha recentemente affermato che donne e bambini yemeniti vengono brutalmente uccisi dalle munizioni degli Stati Uniti e da quelle occidentali utilizzate nella campagna.
Parlando in un discorso televisivo trasmesso dal vivo nella capitale yemenita, Sana’a, il 25 febbraio, Abdul-Malik al-Houthi ha detto: “L’obiettivo principale dei nemici dell’Islam, con l’aggressione in corso contro lo Yemen, è quello di avere il pieno controllo su di noi. Tuttavia, il risultato più importante dell’Islam … è quello di proteggerci dalla schiavitù e dallo sfruttamento
“Il nemico ha focalizzato la sua attenzione primaria sulle donne in quanto detengono una posizione importante sia nella famiglia che nella società. L’Islam ci ha portato l’indipendenza e ci ha liberato dalle maglie della dipendenza e del colonialismo “.
Separatamente, in altra zona del paese, decine di miliziani, sponsorizzati dall’Arabia Saudita, fedeli all’ex presidente dello Yemen Abd Rabbuh Mansur Hadi sono stati uccisi e feriti quando una potente esplosione di bomba li ha colpiti mentre cercavano di infiltrarsi in un’area nel distretto di Nihm della provincia centro-occidentale dello Yemen di Sana’a.

lunedì 14 gennaio 2019

Bambini soldato del Darfur combattono per i sauditi nello Yemen

di Guido Keller –
Dopo la denuncia del New York Times di qualche giorno fa dell’impiego da parte della coalizione a guida saudita nello Yemen di bambini soldato importati dal Darfur, continuano a fioccare video e testimonianze che mettono in imbarazzo i vertici militari e la stessa casa reale Saud. Nel suo articolo David D. Kirkpatrick ha riportato quanto riferitogli da miliziani sudanesi, arrivando ad indicare in 480 dollari il soldo di un 14enne sudanese senza esperienza impiegato nel conflitto dello Yemen, stipendio puntualmente pagato in ryal, mentre uno con esperienza porterebbe a casa 530 dollari. A queste somme si aggiungerebbero tra i 185 e i 285 dollari per ogni mese in cui vi è un impiego diretto nei combattimenti, cioè in prima linea, oltre all’una tantum di circa 10mila dollari versati nella Faisal Islamic Bank of Sudan, in parte di proprietà dei sauditi.
Secondo il rapporto del Nyt i minorenni reclutati soprattutto in Darfur e nelle altre regioni povere del Sudan ed arruolati come soldati sarebbero fra il 20 e il 40 per cento dei 14mila sudanesi impiegati nel conflitto dello Yemen, iniziato nel gennaio 2015 con il golpe degli houthi e che è già costato decine di migliaia di vittime soprattutto civili, epidemie e carestie.

giovedì 10 gennaio 2019

Il Regno Unito complice degli stati che esportano il terrore: analista

2 gennaio 2019

Il governo del Regno Unito dovrebbe essere ritenuto responsabile per la diffusione delle attività terroristiche nel paese e altrove in Occidente, lo dice un analista politico di Londra dopo un nuovo attacco terroristico avvenuto nella città britannica di Manchester che ha ferito tre persone.
“Quando si verifica un attacco terroristico o persino un apparente attentato terroristico nel Regno Unito, dobbiamo porci la domanda quali siano le forze psicologiche e politiche che portano le persone a pensare di avere il diritto di uccidere gli altri”, ha detto William Shakespeare in un intervista a Press TV mercoledì.
Shakespeare ha detto che la maggior parte degli attacchi terroristici effettuati nel Regno Unito e altrove in questi giorni “provengono da una fonte che può essere identificata”, aggiungendo che la fonte specifica risiede in ideologie come “Wahabismo, Takfirisim e Salafismo, che è centrato in Arabia Saudita ”.
L’esperto ha detto che il Regno Unito è stato in realtà responsabile degli scoppi di terrorismo in Occidente in quanto il Regno Unito sostiene l’Arabia Saudita e l’esportazione di armi a questo regime che si rende responsabile della diffusione di queste ideologie fanatiche e delle loro “conseguenze” di atti di terrorisismo in altre parti del mondo.

domenica 23 dicembre 2018

Yemen, una guerra senza tregua. Catastrofe umanitaria

28/11/2018

Nello Yemen dopo 3 anni di guerra si contano oltre 15000 morti e quasi venti milioni di persone sono in condizioni tali da richiedere aiuti e assistenza. «E l'Italia continua a fornire armi a chi alimenta il conflitto» denuncia Amnesty International.

Yemen, una guerra senza tregua. Catastrofe umanitaria
Amnesty International raccoglie le adesioni a un appello che indirizza al ministro per gli Affari Esteri Enzo Moavero Milanesi, chiedendo che faccia pressione perchè l'Italia smetta subito di vendere armi all'Arabia Saudita, a capo di una coalizione che alimenta il conflitto nello Yemen.
Guerra senza tregua
«Dal 25 marzo 2015 una coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita e sostenuta da Stati Uniti e Regno Unito, ha lanciato attacchi aerei contro il gruppo armato huthi in Yemen - spiega Amnesty International - I civili stanno sopportando il peso di questo sanguinoso conflitto. Intrappolati nei combattimenti a terra tra gli huthi e le forze filogovernative, e sotto il fuoco dei bombardamenti da parte delle forze della coalizione guidata dall’Arabia Saudita, uomini, donne e bambini sono stati sottoposti a orribili violazioni dei diritti umani, nonché a crimini di guerra, da tutte le parti coinvolte nel conflitto».

mercoledì 19 dicembre 2018

Yemen, leader Houthi chiede di mettere fine a operazioni militari

Un esponente di primo piano dei rivoluzionari yemeniti Houthi ha chiesto alla propria leadership di sospendere le operazioni militari e di cessare il lancio di razzi contro l'Arabia Saudita dopo che l'inviato speciale Onu, Martin Griffiths, ha annunciato una sua visita a San'a questa settimana in vista dei colloqui di pace in Svezia.
Mohammed Ali al-Houthi, leader dell'Alto comitato rivoluzionario e influente capo politico, ha scritto su Twitter di volere che il proprio gruppo annunci "di essere pronto a sospendere e cessare tutte le operazioni militari", invitando "tutti i funzionari Houthi a emettere direttive per mettere fine al lancio di missili e droni contro i Paesi attaccanti ... così da togliere loro ogni motivo per portare avanti la loro aggressione e il loro assedio". I Un esponente di primo piano dei rivoluzionari yemeniti Houthi ha chiesto alla propria leadership di sospendere le operazioni militari e di cessare il lancio di razzi contro l'Arabia Saudita dopo che l'inviato speciale Onu, Martin Griffiths, ha annunciato una sua visita a San'a questa settimana in vista dei colloqui di pace in Svezia.

sabato 1 dicembre 2018

Qatar, che fine ha fatto la lista di terroristi stilata da Haftar?

Nel 2017 Tobruk ha fornito i nomi di 75 persone e 9 organizzazioni di Doha con presunti legami ad al Qaeda
26/11/2018 10:57 AM
 Qatar, che fine ha fatto la lista di terroristi stilata da Haftar?
Nei difficili rapporti tra il nostro Paese e il governo libico di Tobruk (non riconosciuto dalla comunità internazionale) potrebbe inserirsi un variabile non del tutto indifferente. In particolare, una lista di soggetti legati al terrorismo islamista contenente 75 nominativi è stata presentata nel giugno 2017 proprio da Tobruk ai quattro Paesi arabi firmatari dell’embargo contro il Qatar, per l’inserimento nel più copioso elenco delle entità connesse con il finanziamento e l’appoggio alle organizzazioni dei network jihadisti.

venerdì 23 novembre 2018

Chi è Haftar? Il ritratto di Alberto Negri sul generalissimo “americano” traditore di Gheddafi che piace anche ai russi


di Alberto Negri* - Tiscali


Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Con questo dilemma alla Nanni Moretti, con cui ha tenuto in sospeso tutti fino all’ultimo il generale Haftar si è guadagnato in questi giorni più titoli di giornali e tv di Trump e Putin. Gli americani il loro uomo in Libia in fondo ce l’hanno già da tempo, anche se è alleato della Russia, dei francesi e dell’Egitto del generale Al Sisi. Khalifa Haftar è la vera star del vertice sulla Libia. Ma Haftar è cittadino americano da 20 anni e ha vissuto anche a Langley, in Virginia, sede della Cia. In poche parole l’uomo forte della Cirenaica è “l’amico americano”, anche se lui in tutti i modi cerca di attenuare questi legami.

martedì 24 luglio 2018

Origini della collusione wahhabita-sionista

Numidia
La Cause Du Peuple
gio, 22 nov 2012 09:34 UTC
saudisraele
Alla fine del XVIII.mo secolo, al culmine delle conquiste coloniali, gli imperialisti britannici crearono due forze distruttive apparentemente antagoniste, il sionismo da una parte, il wahhabismo o salafismo dall'altra. Applicavano così il motto "divide et impera". Se i sionisti sono la spada dell'imperialismo, gli islamisti ne sono gli ausiliari, gli harkis. Il sionismo è una calamità imposta dall'esterno al mondo arabo. Il wahhabismo è una degenerazione endogena inoculata agli arabi in modo che per primo attacchino i musulmani sunniti: turchi e gli altri arabi. Rashid Ghannouchi ha detto che i salafiti sono i "suoi figli", essendo il padre del salafismo in Tunisia. Quindi evitate di dover distinguere tra salafismo, wahabismo e islamismo: sono la stessa razza.

venerdì 29 giugno 2018

Circuito di morte nel «Mediterraneo allargato»

È uno strano traffico quello che solca il Mediterraneo: in una direzione, armi che vanno verso l’Africa e il Medio Oriente; nell’altra, rifugiati vittime di quelle armi. Stranamente, i responsabili politici europei fingono di ignorare la causa principale di queste migrazioni.
| Roma (Italia)
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I riflettori politico-mediatici, focalizzati sui flussi migratori Sud-Nord attraverso il Mediterraneo, lasciano in ombra altri flussi: quelli Nord-Sud di forze militari e armi attraverso il Mediterraneo. Anzi attraverso il «Mediterraneo allargato», area che, nel quadro della strategia Usa/Nato, si estende dall’Atlantico al Mar Nero e, a sud, fino al Golfo Persico e all’Oceano Indiano.
Nell’incontro col segretario della Nato Stoltenberg a Roma, il premier Conte ha sottolineato la «centralità del Mediterraneo allargato per la sicurezza europea», minacciata dall’«arco di instabilità dal Mediterraneo al Medio Oriente». Da qui l’importanza della Nato, alleanza sotto comando Usa che Conte definisce «pilastro della sicurezza interna e internazionale». Completo stravolgimento della realtà.

venerdì 24 novembre 2017

“Un piccolo intervento vittorioso”


Analisi dell’intervento dell’Arabia Saudita nello Yemen
Vojna Istorija Politika 
Intervento nello Yemen
La guerra nello Yemen è poco coperta dai media mondiali, la cui attenzione è attirata dai combattimenti in Siria e Iraq. Tuttavia, l’aggressione scatenata dalla coalizione a guida saudita contro la repubblica è uno dei più grandi conflitti armati del nostro tempo e ha messo in pericolo la vita di milioni di cittadini della repubblica. L’intervento nello Yemen fu il risultato della rivolta degli huti che rovesciò il presidente pro-sauditi Hadi nel gennaio 2015 e concluse un’alleanza con i sostenitori dell’ex-presidente Salah, dalla cui parte c’era l’esercito dello Yemen. Il 15 febbraio, gli huthi lanciarono l’assalto ad Aden, nel sud del Paese e nuova capitale delle forze fedeli ad Hadi. Il 21 febbraio, Hadi fuggì da Sana ad Aden, che però fu quasi completamente presa dagli huti il 25 marzo. Hadi fu costretto a fuggire dal Paese. L’avvento al potere degli huti, che professavano l’islam sciita e stabilirono immediatamente relazioni amichevoli con l’Iran, destò l’allarme nella vicina Arabia Saudita. Riyadh non poté perdonare i vicini per il rovesciamento del fantoccio Hadi. All’inizio di febbraio iniziò il trasferimento di truppe al confine con lo Yemen. La situazione fu aggravata dal fatto che le province yemenite che confinavano con l’Arabia Saudita erano abitate da sciiti, che, influenzato dai correligionari yemeniti, erano pronti alla rivolta contro Riyadh. Hadi si appellò ai sauditi e parlando alla Lega araba chiese l’ingresso di truppe straniere nello Yemen al fine di riprendere il potere. Quindi, il presidente in fuga divenne essenzialmente un collaborazionista dei sauditi.

lunedì 20 novembre 2017

Haftar, Gheddafi, Salamé: tre uomini chiave per una Libia unita

Il generale che comanda la Cirenaica, il figlio dell'ex rais Saif Al Islam e il nuovo inviato ONU ed ex ministro libanese, potrebbero essere decisivi per una svolta unitaria del paese.

27 giugno 2017 i Alfredo Mantici


Sabato 24 giugno un nuovo tassello si è aggiunto al disegno del generale Khalifa Haftar di conquistare il controllo completo della Libia orientale con l’occupazione pressoché totale della città di Bengasi. Le truppe della Lybian National Army al suo comando, dopo tre anni di dura lotta hanno conquistato il quartiere di Souq Al Hout, una delle ultime posizioni tenute dalla Benghazi Defence Brigade, una milizia islamista che, con l’appoggio finanziario del Qatar, era riuscita nel 2014 ad assumere il controllo della città da cui era partita la alsa rivolta contro Muhammar Gheddafi nel 2011.

La sconfitta degli islamisti di Bengasi probabilmente non è estranea al blocco totale imposto dall’Arabia Saudita, dagli stati del Golfo e dall’Egitto all’Emirato del Qatar, accusato non solo di sostenere il terrorismo islamista e gli estremisti della Fratellanza Musulmana in Nord Africa e Medio Oriente, ma anche di intrattenere ambigui rapporti di cooperazione con il regime sciita degli ayatollah iraniani.

Da due settimane, da quando cioè è stato imposto il blocco a Doha, tutti i flussi di finanziamento clandestino e di sostegno logistico alle milizie che in Libia, Siria e Iraq lottano per l’affermazione del Califfato islamico si sono interrotti. La perdita di Bengasi è una delle prime e più vistose conseguenze di ciò, visto che il generale è alleato privilegiato dell’Egitto del presidente Al Sisi, tra i principali attori regionali della guerra all’Islam salafita e uno degli ispiratori dell’offensiva diplomatico-commerciale contro il Qatar.

Mentre Haftar consolida il suo controllo sulla regione, in nome e per conto della House of Representatives di Tobruk, il parlamento della Cirenaica si ostina a non considerare legittimo il governo retto da Tripoli da Fajez Al Serraj. In questa impasse, le Nazioni Unite hanno deciso di nominare un nuovo inviato speciale nel paese, nel tentativo di dare nuovo impulso al processo di riunificazione delle fazioni che continuano una guerra civile di “bassa intensità” per assumere il pieno controllo della Libia.

SWITZERLAND-LIBYA-CONFLICT-RIGHTS-UN 
(l’ex inviato ONU in Libia, Martin Kobler)

mercoledì 15 novembre 2017

L’Arabia Saudita tappa la bocca all’Occidente con i suoi contratti miliardari di acquisto armi



10 novembre 2017

Il mutismo dell’Occidente davanti all’aggressione saudita allo Yemen suscita inquietudine per il fatto che Rijad si compra anche il silenzio con i contratti miliardari che sottoscrive per acquisto di armi dai paesi occidentali.
Persino il giornale statunitense The Washington Post, in un suo articolo pubblicato il Giovedì, censura il silenzio sorprendente dei paesi occidentali circa le aggressioni del regime saudita allo Yemen, che hanno causato una catastrofe umanitaria nel paese più povero del mondo arabo.
Il giornale indica chiaramente che, mentre l’Organizzazione delle nazioni Unite (ONU), così come le agenzie internazionali di assistenza umanitaria, hanno lanciato allarmi per i crimini del regime saudita nello Yemen (bombardamenti indiscriminati su scuole, ospedali, mercati e abitazioni civili), i responsabili politici in grande maggioranza statunitensi ed europei sono rimasti muti per non incrinare i rapporti con l’Arabia Saudita.