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domenica 13 gennaio 2019

Libia: mandato di arresto per alcuni terroristi tra cui Belhaji e Jadran.

Libia. Sei arresti importanti di destabilizzatori del paese
Alcuni accusati di omicidio e sparizioni.
di Vanessa Tomassini –
Il capo dell’ufficio investigativo del procuratore generale libico ha inviato un fascicolo all’Intelligence generale contenente le diverse evidenze che hanno portato la Procura ad emettere un mandato d’arresto per 6 cittadini libici e 31 elementi ricollegabili all’opposizione ciadiana e sudanese. L’iniziativa rappresenta una vera e propria svolta verso la stabilità della Libia. Il procuratore ha infatti raccolto prove ed intercettazioni telefoniche che incastrerebbero Abdelhakim Belhadj, noto combattente islamista ed ora imprenditore e capo del partito conservatore al-Watan, già sospettato di supporto al terrorismo internazionale; Ibrahim al-Jadhran, responsabile materiale dell’attacco alla Mezzaluna petrolifera lo scorso giugno; i capi delle milizie “islamico-rivoluzionarie” Hamdan Ahmed, Shaaban Hadya, Ali al-Houni e Mukhtar Ghazali.

sabato 1 dicembre 2018

Qatar, che fine ha fatto la lista di terroristi stilata da Haftar?

Nel 2017 Tobruk ha fornito i nomi di 75 persone e 9 organizzazioni di Doha con presunti legami ad al Qaeda
26/11/2018 10:57 AM
 Qatar, che fine ha fatto la lista di terroristi stilata da Haftar?
Nei difficili rapporti tra il nostro Paese e il governo libico di Tobruk (non riconosciuto dalla comunità internazionale) potrebbe inserirsi un variabile non del tutto indifferente. In particolare, una lista di soggetti legati al terrorismo islamista contenente 75 nominativi è stata presentata nel giugno 2017 proprio da Tobruk ai quattro Paesi arabi firmatari dell’embargo contro il Qatar, per l’inserimento nel più copioso elenco delle entità connesse con il finanziamento e l’appoggio alle organizzazioni dei network jihadisti.

mercoledì 7 giugno 2017

"Così gli 007 inglesi lasciarono tornare i jihadisti in Libia"

2 giugno 2017

di Lorenzo Forlani
Una politica della "porta girevole", quella che secondo alcune rivelazioni fatte al quotidiano online Middle East Eye avrebbe adottato il Regno Unito nei confronti dei cittadini britannici di origine libica e dei libici in esilio in Gran Bretagna. A partire dal 2011 l'Mi5, il servizio di controspionaggio britannico, avrebbe permesso a questi ultimi di uscire ed entrare dal Paese per unirsi alle rivolte contro Gheddafi, nonostante su alcuni di loro pendessero sospetti su possibili attività terroristiche. Alcuni testimoni - combattenti ribelli attivi oggi in Libia, oppure rientrati in Regno Unito - avrebbero rivelato di essere partiti dall'Inghilterra per unirsi alle rivolte contro Gheddafi, senza essere soggetti ad alcun interrogatorio o indagine. Persone potenzialmente come Salman Abedi, il 22enne autore della strage di Manchester, la cui famiglia era rientrata in Libia per prendere parte alla rivoluzione contro il Rais.
Anche Abedi era rientrato nel Paese nordafricano nel 2011 per poi fare ritorno a Manchester in diverse occasioni. La polizia inglese è certa che Abedi sia parte di un più ampio network, certezza che ha portato all'arresto di numerose persone a lui collegate, incluso il fratello maggiore Ismail. Il fratello minore del kamikaze, Hashem, era stato arrestato invece dalle forze di sicurezza libiche poiché intendeva commettere attentati a Tripoli. In manette per presunti legami con jihadisti era stato anche il padre, Ramadan, uno dei tantissimi libici in esilio il cui rimpatrio sarebbe stato facilitato dal governo inglese per ingrossare le fila dei rivoltosi contro Gheddafi.

martedì 4 novembre 2014

l' ennesimo rapporto di Amnesty International, e le false "verità"

Secondo un rapporto diffuso il 30 ottobre da Amnesty International, le milizie e i gruppi armati che si stanno scontrando da metà luglio nella Libia occidentale stanno commettendo veri e propri crimini di guerra: esecuzioni sommarie, torture, attacchi con razzi grad e artiglieria contro i centri abitati e rappresaglie contro la popolazione civile sulla base dell’origine e della presunta affiliazione politica.


Le immagini satellitari che accompagnano l’uscita del rapporto mettono in evidenza il profondo disprezzo per le vite dei civili da parte di tutte le fazioni coinvolte negli scontri, con razzi indiscriminati e colpi di artiglieria diretti contro aree abitate che hanno danneggiato case, edifici civili, strutture mediche e impianti industriali.

martedì 3 giugno 2014

Libia, una nuova guerra per liberarsi degli islamisti

Alessandro Lattanzio, 20/5/2014

Secondo l’ex-capo dei golpisti del CNT, Mahmud Jibril, “Gli Stati Uniti hanno perseguito una politica di doppiezza in Libia. Il loro obiettivo principale era mettere al potere i fratelli musulmani in Egitto, Libia e Tunisia per contenere il terrorismo, affidando il programma ai suoi alleati regionale Turchia e Qatar. La caduta di Mubaraq contribuì al successo del piano degli Stati Uniti. Ma il Generale Abdalfatah al-Sisi, il ministro della Difesa egiziano che ha tolto di mezzo il presidente egiziano islamista Muhammad Mursi, ha inferto un duro colpo al piano. Il Qatar supportò la rivolta anti-Gheddafi, imponendo l’emiro del Gruppo islamico combattente libico in Afghanistan (LIFG), Abdalhaqim Belhadj, a capo dei rivoluzionari libici. L’emiro del Qatar, Hamad bin Qalifa, rifiutò di disarmare le milizie e di recuperare le armi fornite dal Qatar, su raccomandazione della Francia, che gli islamisti ricevevano all’aeroporto di Bengasi sotto la supervisione di ufficiali dei servizi segreti del Qatar. Perciò ci siamo rivolti al Sudan per avere le armi. Per le sue operazioni, il Qatar assieme a Mustafa Abdaljalil, presidente del CNT, aveva deciso che sarei stato sollevato dalla carica di ministro degli Interni e della Difesa. Mustafa Abdaljalil aveva già “giurato fedeltà al Qatar, nutrendo simpatie per fratelli musulmani. Con mia grande sorpresa, appresi che Abdalhaqim Belhadj fu presentato ai capi di Stato Maggiore della NATO in una riunione della coalizione a Doha, nell’agosto 2011, dove ebbe un briefing sulla situazione militare in Libia, in vista dell’offensiva contro Tripoli. Il comando operativo fu poi trasferito dall’isola di Djarba in Tunisia, sotto l’autorità del partito islamista al-Nahda di Rashid Ghannuchi, uomo del Qatar, a Zintan nel Jabal al-Nafusa, nella Libia occidentale. Infine, l’assalto contro Tripoli fu ritardato di diverse settimane a causa del fatto che il Qatar aveva invocato l’opposizione della NATO a tale operazione quale scusa per l’incapacità nel distruggere le difese della capitale. Quando arrivammo a Tripoli, scoprimmo che 24 dei 28 obiettivi cruciali per paralizzare le difese della capitale furono distrutti. Il Qatar sfruttò il pretesto dell’opposizione della NATO per permettere a Belhadj di entrare per primo”.

giovedì 22 maggio 2014

FERMIAMO IL BOIA BELHAJI

italiano, arabo, inglese, francese.

I Comitati rivoluzionari internazionali sono impegnati nel tentativo di avere Abdulakim Belhadj imprigionato ed andare a processo a La Haye,davantialla Corte Internazionale di Giustizia per gli atti personali di omicidio , tortura e assassinio di prigionieri dell'esercito libico della Jamahiriya, detenuti dai suoi ratti, milizie e traditori . Abbiamo già due libici che hanno sporto denuncia a un giudice francese contro Belhadj , ma abbiamo bisogno di maggiori libici che erano in carcere dopo la guerra del 2011 e sono stati torturati da lui o dai suoi ordini a venire in Francia e testimoniare contro Abdulakim Belhadj , possiamo ottenere un visto francese per farlo . Vi preghiamo di aiutarci se sei stato detenuto illegalmente dopo la guerra e sei stato torturato personalmente o ha assistito ad atti di tortura o di assassinio di prigionieri. Abbiamo bisogno di almeno 10 persone disposte a venire in Francia e testimoniare contro l'uomo e lo hanno messo sulla lista rossa dell'Interpol di persone giá saltate per crimini contro l'umanità . Aiutaci lo mettiamo via in prigione fino alla fine della sua vita . Contattaci: cld.france @ outlook.fr

venerdì 16 maggio 2014

Il terrorismo visto da Washington

5 maggio 2014
La relazione del Dipartimento di Stato sul terrorismo nel mondo è un intreccio di contraddizioni e sbalorditive omissioni.

- di Thierry Meyssan -
La relazione annuale del Dipartimento di Stato sul terrorismo nel mondo è un intreccio di contraddizioni che brilla per le sue omissioni. A leggerlo, la Siria è il centro mondiale del terrorismo, ma nessun siriano ne è stato vittima nel corso dell’anno. Perciò, la Siria non è toccata dal terrorismo, ne è al contrario il principale e più vecchio sostegno nel mondo. Thierry Meyssan ha letto per voi questa strabiliante opera di propaganda.
DAMASCO (Siria) – Il Dipartimento di Stato ha pubblicato in data 30 aprile 2014 il suo rapporto annuale sul terrorismo nel mondo.

domenica 9 febbraio 2014

La Libia da Gheddafi ad Al Qaida: terrorismo, CIA e militarizzazione dell’Africa

Un articolo di Marc Vandepitte
Gli Stati Uniti sono davvero in guerra contro il terrorismo in Africa, o piuttosto lo suscitano per utilizzarlo a loro vantaggio ? Inchiesta di Marc Vandepitte.

7 novembre 2013
Stato debolissimo

L’11 ottobre il Primo Ministro libico è stato brutalmente rapito, per poi essere liberato nel giro di qualche ora. Questo sequestro è sintomatico della situazione del paese. Il 12 ottobre un’auto bomba è esplosa vicino alle ambasciate della Svezia e della Finlandia. Una settimana prima l’ambasciata russa era stata evacuata dopo essere stata invasa da uomini armati. Un anno fa era successo lo stesso all’ambasciata statunitense. L’ambasciatore e tre collaboratori vi avevano trovato la morte. Altre ambasciate erano state in precedenza prese di mira.

venerdì 3 gennaio 2014

Arrestati militari americani in Libia

Posted: 2013-12-28
From: Mathaba
Misterioso arresto di militari americani in Libia,rilasciati tramite la mediazione di Al Qaeda?
Un vero e proprio giallo si è consumato ieri in Libia.

Di certo c'è stato l'arresto di soldati americani vicino Sebratha ma molti sono i misteri che circondano l'accaduto.

La versione ufficiale indica che l'arresto di 4 membri dell'ambasciata americana a Tripoli sia avvenuto perchè i militari erano privi di documenti di riconoscimento.

martedì 13 agosto 2013

La CIA trafficante d’armi tra Qatar, Libia e Siria.

Phil Greaves Global Research, 9 agosto 2013

Un articolo di Jake Tapper della CNN ha riportato il “Bengasi-Gate” sotto i riflettori dei media degli Stati Uniti. L’articolo afferma che “decine” di agenti della CIA erano a Bengasi la notte dell’attacco, e che la CIA fa di tutto per sopprimerne i dettagli o che siano resi pubblici. Il rapporto sostiene che la CIA è impegnata in tentativi “senza precedenti” di soffocare fughe di notizie e d’”intimidire” i dipendenti pur di tenere nascosti i segreti di Bengasi, presumibilmente arrivando a cambiare i nomi degli agenti della CIA e “disperdendoli” nel Paese. Si sospetta che ciò abbia un unico e definito scopo, nascondere la colpevolezza della CIA nel fornire armi a noti estremisti in Libia e Siria. Inoltre, l’articolo della CNN allude alla fornitura di “missili terra-aria” della CIA da Bengasi ai ribelli in Siria, ma questo potrebbe essere solo la punta dell’iceberg. L’articolo prosegue affermando: “Fonti della CNN ora dicono che decine di persone che lavorano per la CIA fossero presenti quella notte, e che l’agenzia fa di tutto per assicurarsi che qualsiasi cosa stesse facendo, rimanga un segreto. La CNN ha appreso che la CIA era coinvolta in quello che una fonte definisce un tentativo senza precedenti di far sì che i segreti di Bengasi dell’agenzia di spionaggio non siano mai resi pubblici. Da gennaio, alcuni agenti della CIA, coinvolti in missioni dell’agenzia in Libia, sono sottoposti a frequenti esami al poligrafo, anche mensili, secondo una fonte con profonda conoscenza del funzionamento dell’agenzia. L’obiettivo dell’esame, secondo le fonti, è scoprire se qualcuno ne parla ai media o al Congresso. Ciò viene descritto come pura intimidazione, con la minaccia che ogni fuga di notizie non autorizzata di un dipendente della CIA ne comporterebbe la fine della carriera. Speculazioni a Capitol Hill comprendono anche la possibilità che le agenzie statunitensi che operavano a Bengasi, stessero segretamente inviando missili terra-aria dalla Libia, attraverso la Turchia, ai ribelli siriani.”

venerdì 14 giugno 2013

Libia, ecco chi orienta le sorti della rivoluzione

Cresce la tensione anche in funzione anti-francese dopo l’intervento di Hollande in Mali

Libia, ecco chi orienta le sorti della rivoluzione

Arturo Varvelli
Dietro l’attentato all’ambasciata francese la saldatura tra miliziani salafiti e il jihad globale
Tripoli. L’attacco all’ambasciata francese con un’autobomba
L’attentato di ieri ai danni dell’ambasciata francese a Tripoli è solo l’ultimo di una serie di incidenti che testimoniano una crescente presenza di elementi jihadisti in Libia e una maggiore radicalizzazione di alcuni gruppi salafiti.

mercoledì 15 maggio 2013

La disastrosa situazione libica

‘La liberazione’ della Libia è stata in realtà un’invasione condotta da forze speciali statunitensi ed era parte di una filosofia simile a quella che Bush aveva per l’invasione dell’Iraq
Gulf News
[03.05.2013] di Luc Debieuvre   (trad. di B. Vanzetti per GilGuySparks)
La Libia è ancora un paese? Un’unità geografica ex coloniale, forse sì. Ma poco più: non c’è un apparato statale, nessuna autorità diversa da quella di qualche leader tribale. Si aggiunga a ciò, non c’è sicurezza. In questi giorni a Tripoli l’accerchiamento degli edifici di vari ministeri da parte delle milizie dimostra solamente il fatto che un altro stato arabo nazionale è stato distrutto, per la grande gioia dei neoconservatori che sopravvivono negli Stati Uniti i quali non hanno sicuramente imparato nulla dall’invasione dell’Iraq nel 2003.
AQ Benghazi
L’Iraq è diventato un campo di battaglia sanguinoso. Le province libiche della Cirenaica, di Tripoli e del Fezzan vanno ora per la propria strada, in quella che è diventata una divisione di fatto. Sarà la Siria a essere la prossima sulla lista?

giovedì 18 aprile 2013

Mustapha Abdeljalil si è rifugiato in Tunisia


Mustapha Abdeljalil si è rifugiato in Tunisia 15/1/2013 (ita/franch).

Mustapha-Abdeljalil-s-est-refugie-en-TunisieAbdeljalil ha incontrato, in segreto, Rashid Ghannouchi e Marzouki, chiedendo di concedergli rifugio in Tunisia, dove una parte della famiglia già si trova. Marzouki sarebbe favorevole, ma non Ghannouchi, che è in stretta collaborazione con il suo amico Abdelhakim Belhaj, l’ex braccio destro di bin Ladin, il soldato di BHL, attuale uomo forte della Libia e principale mercenario del Qatar in Siria. A meno che non paghi un riscatto per la fornitura di ulteriori fondi ad al-Nahda!
Prima di aver tradito la Libia, Mustapha Abdeljalil, ex presidente del Consiglio nazionale di transizione (CNT), ha visitato la scorsa settimana la Tunisia, dove spera di sistemarsi sentendosi minacciati nel suo paese. Potendo lasciare la Libia quando è stato colpito dal divieto di espatrio a priori, per via del caso Abdelfattah Younis, il generale fellone che fu assassinato dai terroristi di Abdelhakim Belhaj, agli ordini del Qatar e che, secondo le nostre informazioni, è stato liquidato da elementi gheddafisti. A priori, perché il tribunale militare di Bengasi l’ha accusato, il 13 dicembre, “di abuso di potere e tentata disgregazione dell’unità nazionale”, e che nel contesto del caso in specie dovrebbe comparire al tribunale militare il 20 febbraio! Dei traditori e burattini di Stati Uniti, Qatar, Israele, Turchia e Francia che parlano di unità nazionale! A dire il vero, questa causa contro Mustapha Abdeljalil dichiara guerra tra i vari protagonisti della tragedia libica, ciascuno agendo sotto la guida dei Fratelli musulmani, o dei wahabiti, o ancora di al-Qaida.

giovedì 14 marzo 2013

Il “giornalista” Paul Conroy, agente operativo del MI6

Pubblicato il: 7 marzo, 2012

Il “giornalista” Paul Conroy, agente operativo del MI6

Réseau Voltaire  6 marzo 2012
Presentato come reporter del Sunday Times, Paul Conroy, che è appena fuggito dall’Emirato Islamico di Bab Amr, è un agente dell’MI6 britannico.
In questa foto, lo vediamo in Libia (con il giubbotto antiproiettile blu), con i leader di al-Qaida alla sua destra Mahdi al-Harati (con il giubbotto antiproiettile nera) e Abdelhakim Belhaj (in giacca mimetica).
- Mahdi al-Harati ha sposato una donna irlandese e ha vissuto a Dublino. Paul Conroy è nordirlandese, ed è cresciuto a Liverpool.
Secondo l’ex premier Jose Maria Aznar, Mahdi al-Harati è ancora ricercato in Spagna per il suo coinvolgimento negli attentati di Madrid dell’11 marzo 2004.
Nel 2010, con la barba e l’accurata copertura più di una ONG, Mahdi al-Harati era stato infiltrato dall’MI6 nella “Freedom Flotilla“, che cercava di portare aiuti umanitari a Gaza.

sabato 23 febbraio 2013

La Libia, gli Stati Uniti e l’Islamismo.

Un articolo di Giordano Merlicco
La Libia, gli Stati Uniti e l’Islamismo
Washington provera’ a indurre i futuri governi islamisti nordafricani a confermare l’allineamento dei precedenti. E gli islamisti potrebbero garantire un consenso sociale che né Ben Ali né Mubarak potevano assicurare.
6 dicembre 2011
Durante gli anni in cui è stato al potere, contro Muhammar el Gheddafi e la sua Giamahiria è stata formulata ogni sorta di accusa; come osservò Andreotti “la demonizzazione di Gheddafi è (…) quasi universale. Non c’è avvenimento al mondo e specialmente in Africa -salvo forse i terremoti- che non si attribuisca all’azione diretta o indiretta del Colonnello” [1]. L’unica accusa che, forse, non è stata formulata contro Gheddafi è quella di essere un integralista islamico. Di sicuro il Colonnello ha combattuto gli integralisti, che da parte loro hanno fieramente ricambiato l’inimicizia. Più volte durante la guerra il Colonnello ha individuato in gruppi islamisti sostenuti dall’esterno il vero motore della rivolta di Bengasi e già nel 1997 egli aveva affermato che “se la rivoluzione libica cadesse nelle mani degli islamisti, i fondamentalisti potrebbero dominare tutto il Nord Africa”, aggiungendo che a suo giudizio non era interesse degli europei favorire un tale esito [2].

venerdì 8 febbraio 2013

Giornalisti britannici sono accusati da un gruppo di miliziani di spionaggio in Libia (ITA-ENG)


The Guardian
[04.03.2012] di Chris Stephen        (trad. di Vera Zasulich per GilGuySparks)
Due giornalisti britannici, arrestati il mese scorso da un gruppo di una milizia libica, in diretta sfida all’autorità del nuovo governo del paese, sono stati accusati di spionaggio.
La milizia ha inscenato a tarda notte una conferenza stampa in un hotel di Tripoli per svelare ciò che essi hanno definito essere prove di attività improprie.
Gareth Montgomery-Johnson, di 36 anni, e il giornalista Nicholas Davies, di 37, che lavorano per la Press TV iraniana di proprietà statale, sono stati arrestati il 23 febbraio da una milizia di Misurata con sede a Tripoli.
Il dr. Fortia Suleiman, membro di Misrata del Consiglio Nazionale di Transizione che governa la Libia, ha detto che la milizia aveva l’autorizzazione del governo per detenere gli uomini perché [i miliziani] rappresentavano la “Rivoluzione del 17 febbraio“, data in cui è iniziata la rivoluzione libica lo scorso anno.
Faraj al-Swehli

mercoledì 30 gennaio 2013

Libia: L’Occidente si dichiara proprietario di Al-Brega e Ras Lanuf

  • Libia: L’Occidente si dichiara proprietario di Al-Brega e Ras Lanuf
[23.01.2012] trad di B. Durruti per GilGuySparks
Gli aggressori occidentali che stanno occupando la Libia, hanno richiesto rinforzi davanti alla situazione d’emergenza che è iniziata nel paese. Il dr. Yosef Shakir ha dichiarato che le città di Al-Brega e Ras Lanuf nel golfo di Sirte si son dichiarate proprietà dell’occidente con controlli francesi che non lasciano passare alcun libico, sia ribelle o della Jamahiriyah. Forze speciali della NATO controllano le città.
Misratah e Bengasi si trovano in stato di massima allerta, garantendo posti di blocco e punti di accesso alla città. Pesanti scontri.

venerdì 21 settembre 2012

Libyan Chronicles 8.0

“Per quanto critiche possano essere la situazione e le circostanze in cui vi trovate, non disperate; è proprio nelle occasioni in cui c’è tutto da temere che non bisogna temere niente; è quando siamo circondati da pericoli di ogni tipo che non dobbiamo averne paura; è quando siamo senza risorse che dobbiamo contare su tutte; è quando siamo sorpresi che dobbiamo sorprendere il nemico.” (Sun Tzu -L’arte della guerra)
“Nella società degli spettacoli il vero non è che un momento del falso” Guy Debord
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  • Su RT il giornalista Richard Spenser dice che c’è un’altra guerra che sta per cominciare in Libya, and quella è tra i ribelli pe chi sarà al comando dopo la caduta di Gheddafi.
“Credo che ciò che gli Stati Uniti abbiano compiuto sia quello di stabilire una prossima guerra civile in Libia, che noi abbiamo finanziato. Avremmo formato un certo numero di persone che andranno ad uccidersi a vicenda tra loro”, ha detto. “Non dobbiamo essere ingenui bambini e pensare che questi ribelli siano piccoli simpatici paesani che vogliono la democrazia e la libertà e Macdonald. Questa è chiaramente una possibilità per loro di ottenere il potere, di emanare forse qualche vendetta contro un vecchio nemico, ma soprattutto per loro di essere al comando. Stanno per combattersi a vicenda per il controllo [del paese] per i prossimi mesi e anni“.
http://rt.com/files/news/street-fighting-rebels-gaddafi-951/richard-spencer-23.flv
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  • CNN segnala saccheggi caotici dei ‘ribelli’ a Tripoli (in città la polizia è bombardata dalla Nato se tenta di fermarli