In ogni guerra, ancora prima della gente, occorre assassinare la verità. Guerra alla libia: 100000 morti, 240000 persone ancora cercate, 78000 dispersi. 10300 donne violentate, 350000 rifugiati.
È un inviato di guerra di quelli tosti,
Fausto Biloslavo, sempre presente al fronte dove infuria la battaglia,
con le sue cronache. Biloslavo è diventato talmente popolare tra gli
addetti ai lavori e i lettori del Giornale che le sue avventure sono
diventate un fumetto. Si intitola Libia Kaputt. Dalla caduta di Gheddafi
alla bomba migranti (Signs Books, pagg. 96, euro 20).
Venduti milioni di euro di carburante che transitavano per i depositi veneziani
di Rubina Bon , 4 maggio 2018
VENEZIA. Dalla Libia a Porto Marghera attraverso Malta. Milioni di
metri cubi di gasolio hanno seguito la rotta dell’illegalità: dichiarati
di origine saudita pur arrivando dalla Libia, sono stati immessi, dopo
essere stati opportunamente mescolati con altri prodotti, nei nostri
mercati nonostante la scarsissima qualità.
Trafugato dalla raffineria nazionale libica di Zawyia, controllata da
una delle milizie non governative, il carburante prendeva la via
dell’Italia. Augusta in Sicilia, Civitavecchia sulle coste laziali, e
appunto Porto Marghera erano gli approdi delle navi cariche di gasolio
illegale. Un giro d’affari smascherato a fine 2017 dall’indagine della
Finanza, su coordinamento della Procura di Catania, grazie a una
denuncia dell’Eni.
Tra il giugno 2015 e il giugno 2016 sono stati 31 i viaggi illegali documentati,
alcuni anche con rotta su Venezia: complessivamente è stata accertata
la provenienza illecita di 82 milioni di metri cubi di gasolio per un
valore d’acquisto di 27 milioni a fronte di un valore di mercato di 51,
con 11 milioni di Iva evasa. Il tutto orchestrato da un’organizzazione
libica, maltese e italiana finita nell’inchiesta.
Traffico di gasolio dalla Libia, arresti in Maxcombunker
„L'amministratore delegato della Maxcom Bunker è stato arrestato.
Al sodalizio criminale hanno partecipato anche miliziani libici, che
consentivano a navi cisterna di rifornirsi del gasolio proveniente dalle
raffinerie
19 ottobre 2017
Traffico di gasolio dalla Libia, arresti in Maxcombunker
„
Una ditta genovese è finita al centro di un'indagine della
Procura di Catania sul traffico illecito di carburanti dalla Libia.
L'amministratore delegato della Maxcom Bunker, Marco Porta, è finito in
manette; ai domiciliari l'addetto all'ufficio commerciale, Stefano
Cevasco.
I componenti della banda
Su delega di questa Procura distrettuale i Finanzieri del Comando
Provinciale di Catania hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare
nei confronti di 9 soggetti (6 dei quali in carcere e 3 agli arresti
domiciliari) in quanto promotori, organizzatori e partecipi di
un'associazione a delinquere internazionale dedita al riciclaggio di
gasolio libico, illecitamente asportato dalla raffineria libica di
Zawyia (40 chilometri a ovest da Tripoli) e destinato, dopo
miscelazione, a essere immesso nel mercato italiano ed europeo anche
come carburante da autotrazione.
«Si, nomi e cognomi che sono parte della mia inchiesta che va avanti da quasi due anni e che sono stati ripresi dal panel degli esperti dell’ONU del giugno 2017.
Stiamo quindi parlando di una associazione mafiosa che dal mio punto di
vista è differente dalla semplice corruzione, che hai all’interno di
altre unità di Guardiacoste. Per quale motivo, la responsabilità
politica e morale è degli stessi italiani o comunque degli europei che
stanno in qualche modo definendo, se non sobillando la linea di
cooperazione con i libici? Questi personaggi potevano essere tagliati
fuori dagli accordi. È vero che in un contesto come quello libico,
quindi in un paese senza Stato, senza esercito e senza governo, trattare
con i trafficanti e con i miliziani è “atto dovuto”. Però è pure vero
che in qualche modo questo diventa atto dovuto se si vuole correre. E
l’Italia ha corso per meri fini elettorali. E con l’Italia l’Europa
tutta perché come sappiamo, l’ascesa dei nazionalismi viene vista come
la minaccia principale alla tenuta democratica dei paesi. I nazionalismi
crescono sulla paura dei migranti ma sappiamo che il problema è in
realtà molto più profondo. Detto ciò quale è la principale critica che
si può fare a questa linea di cooperazione? Sicuramente è un bene
smantellare il network dei trafficanti però non è vero che lo si doveva
necessariamente fare trattando e pagando gli stessi trafficanti che nel
frattempo si sono istituzionalizzati. Io non parlerei necessariamente di
tangenti, perché ho visto sulla stampa internazionale tanti articoli di
denuncia verso gli italiani che avrebbero pagato le tangenti. Per me
non si tratta neanche di tangenti, si tratta di una linea di
cooperazione, per quanto discutibile, ma di una linea di cooperazione
che prevede i finanziamenti agli ex trafficanti come sostegno legittimo
alle autorità. Perché effettivamente Minniti ha lasciato (per usare un
eufemismo) che i trafficanti negli ultimi mesi avessero il tempo e il
modo per istituzionalizzarsi, quindi per schermarsi dietro una brigata
piuttosto che dietro una unità che risponde al Ministero della Difesa o
al Ministero dell’Interno e quindi diventare legittimi beneficiari dei
finanziamenti. La “Brigata 48” che risponde ad Al Ammu (Anas
In Libia una solida filiera di complicità
criminale. La tortura di massa praticata da svariati aguzzini: bande e
organizzazioni criminali, milizie armate e anche coloro che dovrebbero
rappresentare quello Stato che ha firmato gli accordi con l’Italia,
ossia poliziotti e militari. La compra e vendita di migranti per 200-500
dollari vede in primo piano dei fedelissimi del premier Sarraj.
Libia, a Zawiya il capo della Guardia costiera è il boss del traffico di migranti
Inchiesta pubblicata su TRT World: "Anche l'Ue dovrebbe sapere"
Roma, 2 mar. (askanews) - Il boss della tratta di migranti
nella città libica di Zawiya è Abdurahman Al Milad Aka Bija, o
semplicemente Al Bija, 28 anni, che è anche il nuovo comandante della
Guardia costiera della città situata a circa 45 chilometri a Ovest di
Tripoli, diventata da tempo "il quartier generale" del traffico di
esseri umani e del contrabbando di petrolio lungo la costa occidentale
della Libia.
"Era
un colonnello dell'esercito libico. Lui e altri militari sono venuti
armati nella casa dove ci hanno tenuti reclusi per 22 giorni.
Erano i soldati ad aiutare gli scafisti". Dal
Pakistan all'Italia, il viaggio di questo migrante 31enne, che
chiameremo Saif, ha il suo cardine in Libia. Non c'è da
stupirsi: nel 2016, infatti, l'82% degli stranieri sbarcati in Italia
proveniva dalla terra una volta nelle mani di Gheddafi. E non è un caso
se nei giorni scorsi il ministro dell'Interno, Marco Minniti,
è volato a Tripoli per incontrare il presidente del consiglio libico,
Fayez al-Serraj, con l'obiettivo di fermare le imbarcazioni cariche di
migranti. Ma la sfida è piuttosto ardua.
A spiegarlo è
proprio Saif, che la vicenda l'ha vissuta in prima persona. Partito da
Rawalindi, in Pakistan, dopo essere stato un anno a Tripoli decide di
"fuggire verso l'Italia". "Non potevo più stare in Libia - racconta a IlGiornale.it
- la situazione è drammatica, non c'è sicurezza e le tribù si fanno la
guerra. Venivamo fermati, aggrediti, ci chiedevano i documenti e poi
molti soldi per essere liberati dal carcere". Un anno di lavori saltuari
e di inferno. Infine contatta uno scafista a Tripoli e viaggia in taxi
verso Sabrata, il collo di bottiglia di tutto il traffico di esseri
umani. Da qui partono le imbarcazioni dirette in Italia. Ed è qui che
Saif capisce che a gestire il traffico sono, di fatto, i militari
libici. Milizie ed esercito regolare. "Gli stessi scafisti ci hanno
detto che saremmo salpati solo dopo il via libera dei soldati",
racconta.
Secondo un rapporto diffuso il 30 ottobre da Amnesty International, le milizie e i gruppi armati che si stanno scontrando da metà luglio nella Libia occidentale stanno commettendo veri e propri crimini di guerra: esecuzioni sommarie, torture, attacchi con razzi grad e artiglieria contro i centri abitati e rappresaglie contro la popolazione civile sulla base dell’origine e della presunta affiliazione politica.
Le immagini satellitari che accompagnano l’uscita del rapporto mettono in evidenza il profondo disprezzo per le vite dei civili da parte di tutte le fazioni coinvolte negli scontri, con razzi indiscriminati e colpi di artiglieria diretti contro aree abitate che hanno danneggiato case, edifici civili, strutture mediche e impianti industriali.
Eventi politico-militari in Libia nel gennaio 2014
Il 9 gennaio elementi armati della tribù Tubu di Murzuq avevano assaltato la stazione di polizia di Tragan, a 140 km a sud di Sabha, per scovare e uccidere il capo della brigata al-Haq, Mansur al-Aswad, vicecomandante militare di Sabha, in rappresaglia per i crimini commessi dalla sua milizia, Abu Sayf, negli scontri del 2012, sempre a Sabha. Il 18 gennaio, un gruppo della Resistenza aveva occupato la base aerea di Taminhant, a 30 km ad est di Sabha, lasciandola poi alle truppe Tubu del Consiglio militare di Murzuq, guidato dal colonnello Barqa Warduqo, per poi riconsegnarla alle unità della Resistenza. Il 16 gennaio precedente, elementi della 25.ma Brigata, composta da Tubu e che controllava la centrale elettrica di Sarir, nell’oasi di Jalu, Massala e gli impianti petroliferi al-Shula nella Libia orientale, subivano un agguato dove tre soldati furono uccisi. Il comandante Muhammad Salah riteneva che gli aggressori fossero gli stessi che nel dicembre 2013 tentarono di assaltare Sarir, in cui cinque di loro furono uccisi. Gli operai della centrale di Sarir smisero di recarsi al lavoro, causando blackout a Tripoli e a Bengasi. Presso Agheila, sulla costa nord-occidentale della Libia, la milizia di Zawiya si scontrava con la tribù Warshafana. Gli islamisti di Misurata e i miliziani di Zintan intervenivano in supporto dei miliziani di Zawiya, il 20 gennaio, ma dovettero ritirarsi il 21 gennaio dopo aver subito 18 morti ad opera della guerriglia dei Warshafana filo-Jamahiriya. Scontri per il controllo dell’oasi di Qufra, tra Tubu e i Zuwaya del CNT, si ebbero sempre il 20 gennaio. Altri scontri venivano registrati anche a Zintan, Jamil, Raqdalin, Surman, Misurata, Abu Isa, Harish, Zahra, Tarhuna, Bani Walid, Sirte, Aghedabia, Marsa al-Briga, Ras Lanuf, Bin Jawad, al-Uqaylat, Saluq, Tobruq e nei quartieri di Abu Salim e Ain Zara a Tripoli. Scontri a fuoco a Bengasi, presso il palazzo di giustizia, mentre l’incendio nella centrale elettrica di Muzdawzha provocava dei blackout. L’ambasciata libica a Cairo alzava la bandiera della Jamahiriya e il personale riconosceva il sostegno alla Resistenza e chiedeva aiuto alle autorità di sicurezza egiziane.
2 agosto 2013.
La reazione del ministro del Petrolio: «La situazione non è più tollerabile, l’azione delle brigate potrebbe portarci al disastro»
L’export di petrolio libico è crollato del 70 per cento dopo che alcune milizie armate sono riuscite a occupare e chiudere cinque dei sei porti del paese. Se solo martedì Tripoli aveva esportato 1,4 milioni di barili, oggi appena 330 mila. Abdulbari Al-Arusi, ministro del Petrolio, ha dichiarato che «la situazione non è più tollerabile»: «L’azione delle brigate potrebbe portarci al disastro».
20/5/2013
Un attacco contro i colonizzatori o una guerra fraticida tra ratti?
Un importantissimo impianto petrolifero di proprieta' dell' ENI e' stato attaccato questa mattina da un folto gruppo di uomini armati.
L'impianto sorge a circa 20 chilometri a ovest della citta' di Zawia ed è gestito da una joint venture tra il colosso statale italiano e la National Oil Company.
Durante l'attacco sono rimasti feriti diversi soldati di guardia all'impianto, tra questi anche il Colonnello Gomaa Abdel Jalil, capo del battaglione in questione.
This is why the Syrian crisis has lasted so long: leaked documents proves the conspiracy and involvement of Qatar sending mercenaries and weapons in Syria, with the complicity of NATO who control the Libyan ports ~~~ Ecco perché la crisi siriana dura così a lungo: documenti trapelati rivelano la cospirazione e coinvolgimento del Qatar nell’invio di mercenari e armi in Siria, con la complicità NATO che controlla i porti libici ~ (Eng-Ita-Arab)
La Libia è ancora lontana dal ripristino dello stato di diritto. L'ultimo episodio, accertato da Amnesty International, è avvenuto nella prigione di Ain Zara, già nota ai tempi di Gheddafi. 20 detenuti sono stati picchiati e torturati con bastoni e tubi di gomma. E le denunce non si fermano
La settimana che si sta concludendo dimostra ancora una volta quanto la Libia sia lontana dal ripristino dello stato di diritto e del controllo delle autorità centrali: occupato l'aeroporto internazionale di Tripoli (nella foto), rinviate le elezioni, l'attentato a Bengasi e, per quello che riguarda in particolare questo post, la scoperta di nuovi casi di tortura.
Almeno 40 incursori delle SAS inglesi e altrettanti legionari francesi. Più un centinaio di istruttori egiziani, una ventina forniti dal Qatar e dagli Emirati Arabi Uniti, una dozzina di bulgari e, dulcis in fundo, una decina di italiani. In tutto 300 uomini, forse di più. Sono questi i numeri reali, stimati al ribasso, delle forze speciali “alleate” che stanno aiutando i ribelli libici ed hanno già avuto un ruolo determinante nella conquista di Misurata, Zintan,Zawiya, e Tripoli. A rivelarli è un rapporto appena uscito del Royal United Services Institute (RUSI) di Londra,
da Franklin Lamb 15 Gennaio 2012 (trad. di Levred per GilGuySparks)
TRIPOLI — Questo osservatore è rimasto sbalordito alla fine della settimana scorsa quando, durante una riunione in un paese del Maghreb con tre alti ex funzionari libici, tra centinaia attualmente in clandestinità e alcuni che si stanno organizzando in paesi confinanti con la Libia, uno di loro, in maniera seria, mi ha chiesto, “Crede che ci sarà presto una controrivoluzione nella Jamarariya (stato delle masse)?”
Il motivo per cui ero così sorpreso è che stavo per porre ai miei ospiti quella stessa domanda. Stavo pensando che con tutta la loro sicurezza e di fronte a visitatori seri, alcuni occidentali, che venivano e andavano e sussurravano che i segnalati gruppi del Fronte di Liberazione della Libia lungo il Seral potrebbero fare qualche progresso, dopo che non si era sentito molto su di loro recentemente.
Naturalmente questo osservatore non ha la minima idea se la “rivoluzione verde” di cui si è molto parlato, sia forte o possa rovesciare l’attuale governo creato e imposto dalla NATO.
- ALGERIA ISP / Zawiyah – 40 ribelli sono morti ad Al Zawiyah Secondo Zangetna a Zawiyah c’erano pesanti combattimenti tra i mujaheddin della tribù Warchfana, aiutati da altre tribù, contro i ribelli. Il saldo è di 40 ribelli uccisi a Zawiyah. L’Esercito della Resistenza del verde ha requisito diversi pick-up e munizioni. I combattenti dell’Esercito di Liberazione, hanno avuto 10 soldati feriti. http://www.algeria-isp.com/depeches/politique-libye/201111-D1631/libye-rebelles-tues-zawiya-warchfana-novembre-2011.html
Ieri battaglie nella maggior parte delle città occidentali della Libia [13.11.2011] trad. di Vera Zasulich per GilGuySparks
1) Fronte di Al Zawiyah: scontri con armi pesanti tra la libera coraggiosa tribù Warchfana e i banditi della NATO/CNT/ALQAEDA delle regioni occidentali, che hanno provocato la morte di 3 della truppa del Martire Gheddafi, ma sono stati anche uccisi e catturati molti dei banditi della NATO/CNT/ALQAEDA. Quei ratti ora stanno cercando di negoziare il modo di rilasciare i loro ostaggi o scambiarli, ma la risposta è stata “sangue contro sangue e non negoziati”.
2) Fronte di Yafren: combattenti della resistenza verde hanno attaccato ieri la caserma a Yafren e hanno ucciso 4 banditi della NATO/CNT/ALQAEDA, e ottenuto da lì le armi leggere e medie e munizioni (questa informazione è disponibile anche sulle pagine web dei ratti).
3) Fronte di Ghariyan: dopo aver saputo degli scontri ad Al Zawiya, la gente da AL Asabiaa ha preso le loro armi e le auto e ha proceduto veso ogni ingresso, il risultato è stato numerosi uccisi della NATO/CNT/ALQAEDA (nessun numero esatto) e da Kakla 10 catturati nella porta occidentale di Al Assabiaa.
4) Fronte di Tripoli: forti e feroci combattimenti intorno Janzour e Assarii vicino Serraj hanno avuto luogo ieri sera, sono state usate armi 14.5, e anche nella Piazza Verde, e Abu Mechmacha Avenue, vicino al cimitero Sidi Mnidher.
5) Fronte di Misurata: dimissioni del presidente del consiglio locale di Misurata, dopo che era stato preso d’assalto da manifestanti mascherati e lui era stato gettato in una stanza separata (questa informazione è disponibile anche sulle pagine web dei banditi della NATO/CNT/ALQAEDA). [Jazira Chuibekova & B BKR Sami]
6 / Imaya – Diversi banditi dalla città portuale di Zawiyah hanno detto che almeno due dei loro compagni banditi sono stati uccisi dal fuoco di combattenti della resistenza libica, che sorvegliavano un’area a Imaya, tra Zawiyah e la capitale.
Amichevole Algeria-Tunisia: un minuto di silenzio per il colonnello Gheddafi[13.11.2011] trad. Levred per GilGuySparks
ALGERIA ISP / Secondo il quotidiano algerino El Nahar, durante la partita amichevole tra la nazionale d’Algeria e la squadra tunisina allo stadio di Blida Tchaker Mustapha, il pubblico di Algerini è venuto con striscioni a rendere omaggio alla guida Muammar Gheddafi, con il famoso slogan “Zenga Zenga” e il famoso discorso del capo libico Omar Mukhtar “Noi non ci arrenderemo mai .. vinceremo o moriremo“. Il pubblico ha inneggiato al leader libico, lungo tutta la partita per confermare l’impegno della grande maggioranza degli algerini verso il martire colonnello Muammar Gheddafi, soprattutto dopo il modo degradante del suo assassinio da parte della NATO e dei ribelli. L’interazione del pubblico si è estesa a convertire il minuto di silenzio per la morte del Segretario Generale della Federazione del Nord Africa, in un momento di silenzio in memoria del martire colonnello Muammar Gheddafi. Spettatori algerini e tunisini hanno sventolato bandiere verdi allo stadio di Blida Tchaker Mustapha. Durante il minuto di silenzio, il pubblico ha cantato “Ouhhhho Gheddafi, Gheddafi Ouhhhho”.
Scontri a Tripoli: Combattimenti ribelli contro ribelli [02.11.2011] trad. di Levred per GilGuySparks
Tra le forze del CNT rimanenti a Tripoli per proteggere i civili dai pericolosi lealisti di Gheddafi, ci sono le irriducibili brigate di montagna di Az Zawiyah e le irriducibili brigate di Misurata vendicatrici dell’assedio e cacciatrici degli abitanti di Tawergha. Entrambe sembrano condividere una passione per le esecuzioni sommarie, le crudeltà verso i prigionieri, e per un disprezzo particolare per i neri, della Libia e dell’estero. Uno scontro a fuoco il 14 ottobre nel distretto di Abu Salim ha fatto guadagnare due lealisti morti e 27 arrestati, tra cui quattro “mercenari africani”.
Oltre ad un combattente di Zintan che alla fine di ottobre aveva ucciso con un colpo una donna che aveva osato sollevare il velo e discutere con lui, piccola sorpresa, sono stati costretti a combattere un’altra battaglia, l’altro giorno - all’ospedale Mitiga di Tripoli in mano ai ribelli. Contro i colleghi nemici di Gheddafi, non contro i lealisti. Dopo il racconto fornito da fonti ospedaliere e dal CNT, si può capire perché hanno dovuto agire.
Secondo la Associated Press, le linee di battaglia sono state elaborate durante un combattimento dalle origini misteriose tra gruppi di ribelli rivali, a quanto pare nella tarda giornata di domenica 30.
“Per quanto critiche possano essere la situazione e le circostanze in cui vi trovate, non disperate; è proprio nelle occasioni in cui c’è tutto da temere che non bisogna temere niente; è quando siamo circondati da pericoli di ogni tipo che non dobbiamo averne paura; è quando siamo senza risorse che dobbiamo contare su tutte; è quando siamo sorpresi che dobbiamo sorprendere il nemico.” (Sun Tzu -L’arte della guerra)
“Nella società degli spettacoli il vero non è che un momento del falso” (Guy Debord)
“Ci siamo seduti dalla parte del torto perchè tutti gli altri posti erano occupati” (Bertold Brecht)
ALGERIA ISP / Secondo il sito Zangetna ieri, l’ospedale di Zawiya ha ricevuto 30 corpi di ribelli uccisi sul fronte di Bani-Walid. Quando i ribelli di Zawiya hanno visto i corpi, si sono diretti direttamente alla prigione di Godaúm e si sono vendicati, uccidendo 30 prigionieri fedeli a Gheddafi e gettando i loro corpi sulla strada. Lo stesso giorno, l’arrivo all’ospedale di Zawiya di un gran numero di vittime di ribelli portati dal fronte da sei ambulanze. Durante l’arrivo dei ribelli morti e feriti in ospedale, c’era un volontario fedele a Gheddafi portato per le cure, una volta che hanno visto l’arrivo dei 30 corpi di ribelli, si sono vendicati uccidendolo a bruciapelo davanti ad un suo amico, quest’ultimo ha avuto un attacco di cuore ed è attualmente in terapia intensiva. I ribelli hanno trascorso la giornata visitando la città in auto con altoparlanti chiedendo alle persone di donare sangue a causa dell’aumento del numero di feriti.
La liberazione libica continua con l’ingresso in guerra delle tribù algerine [03.10.2011] trad. di Vera Zasulich per GilGuySparks
Le zone più a sud della Libia sono saldamente sotto il controllo delle forze libiche e alleate. Combattimenti continuano a Tripoli, nel nord-est e nel nord-ovest della Libia. Tribù algerine sono entrate in ciò che i capi delle tribù algerine chiamano “La guerra per la liberazione del Nord Africa”. Le corporation degli organi d’informazione occidentali continuano il loro blackout dei media, mentre la NATO riferisce di avere svolto 40 sortite aeree. dal Dott. Christof Lehmann
Nsnbc sta cercando di portare ai suoi lettori un informazione equilibrata sulla guerra di Libia, che contiene sia un’analisi approfondita e giorno per giorno i rapporti. Ieri nsnbc ricevuto una e-mail da una famiglia libica espatriata in Europa, che ringraziava nsnbc per la consegna di giorno in giorno degli aggiornamenti sulla situazione sul terreno in Libia. Con la comunicazione tra Europa e Libia che sta diventando problematica nel migliore dei casi e elementare o inesistente nel peggiore dei casi, i nostri rapporti giornalieri sono spesso tutta l’informazione che le famiglie hanno a disposizione che può dare almeno qualche indicazione sulla situazione dei loro cari. Abbiamo promesso di trasmettere questa grazie a tutti gli altri media indipendenti che coprono il conflitto.