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domenica 23 giugno 2019

Biloslavo, le cronache dalla Libia in un fumetto

- Mer, 19/06/2019



È un inviato di guerra di quelli tosti, Fausto Biloslavo, sempre presente al fronte dove infuria la battaglia, con le sue cronache. Biloslavo è diventato talmente popolare tra gli addetti ai lavori e i lettori del Giornale che le sue avventure sono diventate un fumetto. Si intitola Libia Kaputt. Dalla caduta di Gheddafi alla bomba migranti (Signs Books, pagg. 96, euro 20).

mercoledì 9 maggio 2018

Petrolio connection, gasolio di contrabbando dalla Libia a Porto Marghera

Venduti milioni di euro di carburante che transitavano per i depositi veneziani
 

VENEZIA. Dalla Libia a Porto Marghera attraverso Malta. Milioni di metri cubi di gasolio hanno seguito la rotta dell’illegalità: dichiarati di origine saudita pur arrivando dalla Libia, sono stati immessi, dopo essere stati opportunamente mescolati con altri prodotti, nei nostri mercati nonostante la scarsissima qualità.
Trafugato dalla raffineria nazionale libica di Zawyia, controllata da una delle milizie non governative, il carburante prendeva la via dell’Italia. Augusta in Sicilia, Civitavecchia sulle coste laziali, e appunto Porto Marghera erano gli approdi delle navi cariche di gasolio illegale. Un giro d’affari smascherato a fine 2017 dall’indagine della Finanza, su coordinamento della Procura di Catania, grazie a una denuncia dell’Eni.
Tra il giugno 2015 e il giugno 2016 sono stati 31 i viaggi illegali documentati, alcuni anche con rotta su Venezia: complessivamente è stata accertata la provenienza illecita di 82 milioni di metri cubi di gasolio per un valore d’acquisto di 27 milioni a fronte di un valore di mercato di 51, con 11 milioni di Iva evasa. Il tutto orchestrato da un’organizzazione libica, maltese e italiana finita nell’inchiesta.

un'immagine dello scambio di gasolio...
un'immagine dello scambio di gasolio tra navi

mercoledì 25 ottobre 2017

Traffico di gasolio dalla Libia, arresti in Maxcombunker „Traffico di gasolio scadente dalla Libia, gestito da una ditta genovese“

Traffico di gasolio dalla Libia, arresti in Maxcombunker
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L'amministratore delegato della Maxcom Bunker è stato arrestato. Al sodalizio criminale hanno partecipato anche miliziani libici, che consentivano a navi cisterna di rifornirsi del gasolio proveniente dalle raffinerie


19 ottobre 2017



Traffico di gasolio dalla Libia, arresti in Maxcombunker
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Una ditta genovese è finita al centro di un'indagine della Procura di Catania sul traffico illecito di carburanti dalla Libia. L'amministratore delegato della Maxcom Bunker, Marco Porta, è finito in manette; ai domiciliari l'addetto all'ufficio commerciale, Stefano Cevasco.

I componenti della banda

Su delega di questa Procura distrettuale i Finanzieri del Comando Provinciale di Catania hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 9 soggetti (6 dei quali in carcere e 3 agli arresti domiciliari) in quanto promotori, organizzatori e partecipi di un'associazione a delinquere internazionale dedita al riciclaggio di gasolio libico, illecitamente asportato dalla raffineria libica di Zawyia (40 chilometri a ovest da Tripoli) e destinato, dopo miscelazione, a essere immesso nel mercato italiano ed europeo anche come carburante da autotrazione.

domenica 8 ottobre 2017

E l’Italia contribuisce alla costruzione della mafia in Libia. Conversazione con Nancy Porsia



«Si, nomi e cognomi che sono parte della mia inchiesta che va avanti da quasi due anni e che sono stati ripresi dal panel degli esperti dell’ONU del giugno 2017. Stiamo quindi parlando di una associazione mafiosa che dal mio punto di vista è differente dalla semplice corruzione, che hai all’interno di altre unità di Guardiacoste. Per quale motivo, la responsabilità politica e morale è degli stessi italiani o comunque degli europei che stanno in qualche modo definendo, se non sobillando la linea di cooperazione con i libici? Questi personaggi potevano essere tagliati fuori dagli accordi. È vero che in un contesto come quello libico, quindi in un paese senza Stato, senza esercito e senza governo, trattare con i trafficanti e con i miliziani è “atto dovuto”. Però è pure vero che in qualche modo questo diventa atto dovuto se si vuole correre. E l’Italia ha corso per meri fini elettorali. E con l’Italia l’Europa tutta perché come sappiamo, l’ascesa dei nazionalismi viene vista come la minaccia principale alla tenuta democratica dei paesi. I nazionalismi crescono sulla paura dei migranti ma sappiamo che il problema è in realtà molto più profondo. Detto ciò quale è la principale critica che si può fare a questa linea di cooperazione? Sicuramente è un bene smantellare il network dei trafficanti però non è vero che lo si doveva necessariamente fare trattando e pagando gli stessi trafficanti che nel frattempo si sono istituzionalizzati. Io non parlerei necessariamente di tangenti, perché ho visto sulla stampa internazionale tanti articoli di denuncia verso gli italiani che avrebbero pagato le tangenti. Per me non si tratta neanche di tangenti, si tratta di una linea di cooperazione, per quanto discutibile, ma di una linea di cooperazione che prevede i finanziamenti agli ex trafficanti come sostegno legittimo alle autorità. Perché effettivamente Minniti ha lasciato (per usare un eufemismo) che i trafficanti negli ultimi mesi avessero il tempo e il modo per istituzionalizzarsi, quindi per schermarsi dietro una brigata piuttosto che dietro una unità che risponde al Ministero della Difesa o al Ministero dell’Interno e quindi diventare legittimi beneficiari dei finanziamenti. La “Brigata 48” che risponde ad Al Ammu (Anas

venerdì 25 agosto 2017

Pianeta migranti. Libia campo di sterminio e mercato di migranti.

In Libia una solida filiera di complicità criminale. La tortura di massa praticata da svariati aguzzini: bande e organizzazioni criminali, milizie armate e anche coloro che dovrebbero rappresentare quello Stato che ha firmato gli accordi con l’Italia, ossia poliziotti e militari. La compra e vendita di migranti per 200-500 dollari vede in primo piano dei fedelissimi del premier Sarraj.

mercoledì 8 marzo 2017

La " democrazia" secondo i RATTI: a Zawiya il capo della Guardia costiera è il boss del traffico di migranti

Libia, a Zawiya il capo della Guardia costiera è il boss del traffico di migranti

Inchiesta pubblicata su TRT World: "Anche l'Ue dovrebbe sapere"

Libia, a Zawiya il capo della Guardia costiera è il boss del traffico di migranti
Roma, 2 mar. (askanews) - Il boss della tratta di migranti nella città libica di Zawiya è Abdurahman Al Milad Aka Bija, o semplicemente Al Bija, 28 anni, che è anche il nuovo comandante della Guardia costiera della città situata a circa 45 chilometri a Ovest di Tripoli, diventata da tempo "il quartier generale" del traffico di esseri umani e del contrabbando di petrolio lungo la costa occidentale della Libia.

lunedì 16 gennaio 2017

"Così sono sbarcato in Italia aiutato dall'esercito della Libia"

Il racconto di un migrante pakistano: "I trafficanti ci hanno detto che erano i soldati a decidere quando saremmo partiti"

martedì 4 novembre 2014

l' ennesimo rapporto di Amnesty International, e le false "verità"

Secondo un rapporto diffuso il 30 ottobre da Amnesty International, le milizie e i gruppi armati che si stanno scontrando da metà luglio nella Libia occidentale stanno commettendo veri e propri crimini di guerra: esecuzioni sommarie, torture, attacchi con razzi grad e artiglieria contro i centri abitati e rappresaglie contro la popolazione civile sulla base dell’origine e della presunta affiliazione politica.


Le immagini satellitari che accompagnano l’uscita del rapporto mettono in evidenza il profondo disprezzo per le vite dei civili da parte di tutte le fazioni coinvolte negli scontri, con razzi indiscriminati e colpi di artiglieria diretti contro aree abitate che hanno danneggiato case, edifici civili, strutture mediche e impianti industriali.

sabato 8 febbraio 2014

Dichiarazione del Movimento nazionale popolare di Libia

febbraio 1, 2014

Eventi politico-militari in Libia nel gennaio 2014
Il 9 gennaio elementi armati della tribù Tubu di Murzuq avevano assaltato la stazione di polizia di Tragan, a 140 km a sud di Sabha, per scovare e uccidere il capo della brigata al-Haq, Mansur al-Aswad, vicecomandante militare di Sabha, in rappresaglia per i crimini commessi dalla sua milizia, Abu Sayf, negli scontri del 2012, sempre a Sabha. Il 18 gennaio, un gruppo della Resistenza aveva occupato la base aerea di Taminhant, a 30 km ad est di Sabha, lasciandola poi alle truppe Tubu del Consiglio militare di Murzuq, guidato dal colonnello Barqa Warduqo, per poi riconsegnarla alle unità della Resistenza. Il 16 gennaio precedente, elementi della 25.ma Brigata, composta da Tubu e che controllava la centrale elettrica di Sarir, nell’oasi di Jalu, Massala e gli impianti petroliferi al-Shula nella Libia orientale, subivano un agguato dove tre soldati furono uccisi. Il comandante Muhammad Salah riteneva che gli aggressori fossero gli stessi che nel dicembre 2013 tentarono di assaltare Sarir, in cui cinque di loro furono uccisi. Gli operai della centrale di Sarir smisero di recarsi al lavoro, causando blackout a Tripoli e a Bengasi. Presso Agheila, sulla costa nord-occidentale della Libia, la milizia di Zawiya si scontrava con la tribù Warshafana. Gli islamisti di Misurata e i miliziani di Zintan intervenivano in supporto dei miliziani di Zawiya, il 20 gennaio, ma dovettero ritirarsi il 21 gennaio dopo aver subito 18 morti ad opera della guerriglia dei Warshafana filo-Jamahiriya. Scontri per il controllo dell’oasi di Qufra, tra Tubu e i Zuwaya del CNT, si ebbero sempre il 20 gennaio. Altri scontri venivano registrati anche a Zintan, Jamil, Raqdalin, Surman, Misurata, Abu Isa, Harish, Zahra, Tarhuna, Bani Walid, Sirte, Aghedabia, Marsa al-Briga, Ras Lanuf, Bin Jawad, al-Uqaylat, Saluq, Tobruq e nei quartieri di Abu Salim e Ain Zara a Tripoli. Scontri a fuoco a Bengasi, presso il palazzo di giustizia, mentre l’incendio nella centrale elettrica di Muzdawzha provocava dei blackout. L’ambasciata libica a Cairo alzava la bandiera della Jamahiriya e il personale riconosceva il sostegno alla Resistenza e chiedeva aiuto alle autorità di sicurezza egiziane.

giovedì 8 agosto 2013

Libia, brigate armate occupano i porti, crolla del 70% l' export di petrolio

2 agosto 2013.
La reazione del ministro del Petrolio: «La situazione non è più tollerabile, l’azione delle brigate potrebbe portarci al disastro»

L’export di petrolio libico è crollato del 70 per cento dopo che alcune milizie armate sono riuscite a occupare e chiudere cinque dei sei porti del paese. Se solo martedì Tripoli aveva esportato 1,4 milioni di barili, oggi appena 330 mila. Abdulbari Al-Arusi, ministro del Petrolio, ha dichiarato che «la situazione non è più tollerabile»: «L’azione delle brigate potrebbe portarci al disastro».

mercoledì 29 maggio 2013

Libia: Impianto ENI di Mellitah sotto attacco.

20/5/2013
Un attacco contro i colonizzatori o una guerra fraticida tra ratti?



Un importantissimo impianto petrolifero di proprieta' dell' ENI e' stato attaccato questa mattina da un folto gruppo di uomini armati.
L'impianto sorge a circa 20 chilometri a ovest della citta' di Zawia ed è gestito da una joint venture tra il colosso statale italiano e la National Oil Company.

Durante l'attacco sono rimasti feriti diversi soldati di guardia all'impianto, tra questi anche il Colonnello Gomaa Abdel Jalil, capo del battaglione in questione.

mercoledì 24 aprile 2013

Ecco perché la crisi siriana dura così a lungo

This is why the Syrian crisis has lasted so long: leaked documents proves the conspiracy and involvement of Qatar sending mercenaries and weapons in Syria, with the complicity of NATO who control the Libyan ports ~~~ Ecco perché la crisi siriana dura così a lungo: documenti trapelati rivelano la cospirazione e coinvolgimento del Qatar nell’invio di mercenari e armi in Siria, con la complicità NATO che controlla i porti libici ~ (Eng-Ita-Arab)

qatar-to-secret-arab

venerdì 29 marzo 2013

Libia, venti detenuti torturati per ore

di Riccardo Noury - 9 Giugno 2012

La Libia è ancora lontana dal ripristino dello stato di diritto. L'ultimo episodio, accertato da Amnesty International, è avvenuto nella prigione di Ain Zara, già nota ai tempi di Gheddafi. 20 detenuti sono stati picchiati e torturati con bastoni e tubi di gomma. E le denunce non si fermano



Riccardo Noury La settimana che si sta concludendo dimostra ancora una volta quanto la Libia sia lontana dal ripristino dello stato di diritto e del controllo delle autorità centrali: occupato l'aeroporto internazionale di Tripoli (nella foto), rinviate le elezioni, l'attentato a Bengasi e, per quello che riguarda in particolare questo post, la scoperta di nuovi casi di tortura.

giovedì 14 febbraio 2013

CHI SONO I VERI MERCENARI IN LIBIA

Almeno 40 incursori delle SAS inglesi e altrettanti legionari francesi. Più un centinaio di istruttori egiziani, una ventina forniti dal Qatar e dagli Emirati Arabi Uniti, una dozzina di bulgari e, dulcis in fundo, una decina di italiani. In tutto 300 uomini, forse di più. Sono questi i numeri reali, stimati al ribasso, delle forze speciali “alleate” che stanno aiutando i ribelli libici ed hanno già avuto un ruolo determinante nella conquista di Misurata, Zintan, Zawiya, e Tripoli. A rivelarli è un rapporto appena uscito del Royal United Services Institute (RUSI) di Londra,

lunedì 28 gennaio 2013

Una “rivoluzione verde” pro-Gheddafi abbatterà il CNT?

da Franklin Lamb
15 Gennaio 2012         (trad. di Levred per GilGuySparks)
TRIPOLI — Questo osservatore è rimasto sbalordito alla fine della settimana scorsa quando, durante una riunione in un paese del Maghreb con tre alti ex funzionari libici, tra centinaia attualmente in clandestinità e alcuni che si stanno organizzando in paesi confinanti con la Libia, uno di loro, in maniera seria, mi ha chiesto, “Crede che ci sarà presto una controrivoluzione nella Jamarariya (stato delle masse)?”
Il motivo per cui ero così sorpreso è che stavo per porre ai miei ospiti quella stessa domanda. Stavo pensando che con tutta la loro sicurezza e di fronte a visitatori seri, alcuni occidentali, che venivano e andavano e sussurravano che i segnalati gruppi del Fronte di Liberazione della Libia lungo il Seral potrebbero fare qualche progresso, dopo che non si era sentito molto su di loro recentemente.
Naturalmente questo osservatore non ha la minima idea se la “rivoluzione verde” di cui si è molto parlato, sia forte o possa rovesciare l’attuale governo creato e imposto dalla NATO.

lunedì 14 gennaio 2013

Resistenza Libica [15.11.2011]

  • Resistenza Libica [15.11.2011]
- ALGERIA ISP / Zawiyah – 40 ribelli sono morti ad Al Zawiyah
Secondo Zangetna  a Zawiyah c’erano pesanti combattimenti tra i mujaheddin della tribù Warchfana, aiutati da altre tribù, contro i ribelli. Il saldo è di 40 ribelli uccisi a Zawiyah. L’Esercito della Resistenza del verde ha requisito diversi pick-up e munizioni. I combattenti dell’Esercito di Liberazione, hanno avuto 10 soldati feriti.
http://www.algeria-isp.com/depeches/politique-libye/201111-D1631/libye-rebelles-tues-zawiya-warchfana-novembre-2011.html

domenica 13 gennaio 2013

Resistenza Libica [13.11.2011]

  • Ieri battaglie nella maggior parte delle città occidentali della Libia [13.11.2011] trad. di Vera Zasulich per GilGuySparks
1) Fronte di Al Zawiyah: scontri con armi pesanti tra la libera coraggiosa tribù Warchfana e i banditi della NATO/CNT/ALQAEDA  delle regioni occidentali, che hanno provocato la morte di 3 della truppa del Martire Gheddafi, ma sono stati anche uccisi e catturati molti dei banditi della NATO/CNT/ALQAEDA. Quei ratti ora stanno cercando di negoziare il modo di rilasciare i loro ostaggi o scambiarli, ma la risposta è stata “sangue contro sangue e non negoziati”.
2) Fronte di Yafren: combattenti della resistenza verde hanno attaccato ieri la caserma a Yafren e hanno ucciso 4 banditi della NATO/CNT/ALQAEDA, e ottenuto da lì le armi leggere e medie e munizioni (questa informazione è disponibile anche sulle pagine web dei ratti).

3) Fronte di Ghariyan: dopo aver saputo degli scontri ad Al Zawiya, la gente da AL Asabiaa ha preso le loro armi e le auto e ha proceduto veso ogni ingresso, il risultato è stato numerosi uccisi della NATO/CNT/ALQAEDA (nessun numero esatto) e da Kakla 10 catturati nella porta occidentale di Al Assabiaa.
4) Fronte di Tripoli: forti e feroci combattimenti intorno Janzour e Assarii vicino Serraj hanno avuto luogo ieri sera, sono state usate  armi 14.5, e anche nella Piazza Verde, e Abu Mechmacha Avenue, vicino al cimitero Sidi Mnidher.
5) Fronte di Misurata: dimissioni del presidente del consiglio locale di Misurata, dopo che era stato preso d’assalto da manifestanti mascherati e lui era stato gettato in una stanza separata (questa informazione è disponibile anche sulle pagine web dei banditi della NATO/CNT/ALQAEDA). [Jazira Chuibekova & B BKR Sami]
6 / Imaya – Diversi banditi dalla città portuale di Zawiyah hanno detto che almeno due dei loro compagni banditi sono stati uccisi dal fuoco di combattenti della resistenza libica, che sorvegliavano un’area a Imaya, tra Zawiyah e la capitale.
  • Si segnalano violenti scontri tra diverse fazioni dei ribelli

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  • Amichevole Algeria-Tunisia: un minuto di silenzio per il colonnello Gheddafi[13.11.2011] trad. Levred per GilGuySparks
    ALGERIA ISP / Secondo il quotidiano algerino El Nahar, durante la partita amichevole tra la nazionale d’Algeria e la squadra tunisina allo stadio di Blida Tchaker Mustapha, il pubblico di Algerini è venuto con striscioni a rendere omaggio alla guida Muammar Gheddafi, con il famoso slogan “Zenga Zenga” e il famoso discorso del capo libico Omar Mukhtar “Noi non ci arrenderemo mai .. vinceremo o moriremo“.
    Il pubblico ha inneggiato al leader libico, lungo tutta la partita per confermare l’impegno della grande maggioranza degli algerini verso il martire colonnello Muammar Gheddafi, soprattutto dopo il modo degradante del suo assassinio da parte della NATO e dei ribelli.
    L’interazione del pubblico si è estesa a convertire il minuto di silenzio per la morte del Segretario Generale della Federazione del Nord Africa, in un momento di silenzio in memoria del martire colonnello Muammar Gheddafi. Spettatori algerini e tunisini hanno sventolato bandiere verdi allo stadio di Blida Tchaker Mustapha. Durante il minuto di silenzio, il pubblico ha cantato “Ouhhhho Gheddafi, Gheddafi Ouhhhho”.
http://www.algeria-isp.com/actualites/politique-libye/201111-A7050/libye-merci-aux-spectateurs-algeriens-stade-tchaker-vous-nous-fait-honneur-novembre-2011.html
… qui l’omaggio dei tifosi al Martire Muammar Gheddafi:

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Fonte:http://gilguysparks.wordpress.com/2011/11/13/resistenza-libica-13-11-2011/

domenica 6 gennaio 2013

Scontri a Tripoli: Combattimenti ribelli contro ribelli.

  • Scontri a Tripoli: Combattimenti ribelli contro ribelli
    [02.11.2011] trad. di Levred per GilGuySparks
Tra le forze del CNT rimanenti a Tripoli per proteggere i civili dai pericolosi lealisti di Gheddafi, ci sono le irriducibili brigate di montagna di Az Zawiyah e le irriducibili brigate di Misurata vendicatrici dell’assedio e cacciatrici degli abitanti di Tawergha. Entrambe sembrano condividere una passione per le esecuzioni sommarie, le crudeltà verso i prigionieri, e per un disprezzo particolare per i neri, della Libia e dell’estero. Uno scontro a fuoco il 14 ottobre nel distretto di Abu Salim ha fatto guadagnare due lealisti morti e 27 arrestati, tra cui quattro “mercenari africani”.
Oltre ad un combattente di Zintan che alla fine di ottobre aveva ucciso con un colpo una donna che aveva osato sollevare il velo e discutere con lui, piccola sorpresa, sono stati costretti a combattere un’altra battaglia, l’altro giorno -  all’ospedale Mitiga di Tripoli in mano ai ribelli. Contro i colleghi nemici di Gheddafi, non contro i lealisti. Dopo il racconto fornito da fonti ospedaliere e dal CNT, si può capire perché hanno dovuto agire.
Secondo la Associated Press, le linee di battaglia sono state elaborate durante un combattimento dalle origini misteriose tra gruppi di ribelli rivali, a quanto pare nella tarda giornata di domenica 30.

domenica 25 novembre 2012

Libyan Chronicles 13.3.3

“Per quanto critiche possano essere la situazione e le circostanze in cui vi trovate, non disperate; è proprio nelle occasioni in cui c’è tutto da temere che non bisogna temere niente; è quando siamo circondati da pericoli di ogni tipo che non dobbiamo averne paura; è quando siamo senza risorse che dobbiamo contare su tutte; è quando siamo sorpresi che dobbiamo sorprendere il nemico.” (Sun Tzu -L’arte della guerra)
“Nella società degli spettacoli il vero non è che un momento del falso”
(Guy Debord)
“Ci siamo seduti dalla parte del torto perchè tutti gli altri posti erano occupati” (Bertold Brecht)
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  • Libia – Notizie da Zawiya
    [10.10.2011]
ALGERIA ISP / Secondo il sito Zangetna ieri, l’ospedale di Zawiya ha ricevuto 30 corpi di ribelli uccisi sul fronte di Bani-Walid.
Quando i ribelli di Zawiya hanno visto i corpi, si sono diretti direttamente alla prigione di Godaúm e si sono vendicati, uccidendo 30 prigionieri fedeli a Gheddafi e gettando i loro corpi sulla strada.
Lo stesso giorno, l’arrivo all’ospedale di Zawiya di un gran numero di vittime di ribelli portati dal fronte da sei ambulanze.
Durante l’arrivo dei ribelli morti e feriti in ospedale, c’era un volontario fedele a Gheddafi portato per le cure, una volta che hanno visto l’arrivo dei 30 corpi di ribelli, si sono vendicati uccidendolo a bruciapelo davanti ad un suo amico, quest’ultimo ha avuto un attacco di cuore ed è attualmente in terapia intensiva.
I ribelli hanno trascorso la giornata visitando la città in auto con altoparlanti chiedendo alle persone di donare sangue a causa dell’aumento del numero di feriti.
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giovedì 15 novembre 2012

La liberazione libica continua con l’ingresso in guerra delle tribù algerine

La liberazione libica continua con l’ingresso in guerra delle tribù algerine
[03.10.2011] trad. di Vera Zasulich per GilGuySparks
Le zone più a sud della Libia sono saldamente sotto il controllo delle forze libiche e alleate. Combattimenti continuano a Tripoli, nel nord-est e nel nord-ovest della Libia. Tribù algerine sono entrate in ciò che i capi delle tribù algerine chiamano “La guerra per la liberazione del Nord Africa”. Le corporation degli organi d’informazione occidentali continuano il loro blackout dei media, mentre la NATO riferisce di avere svolto 40 sortite aeree.
dal Dott. Christof Lehmann
Nsnbc sta cercando di portare ai suoi lettori un informazione equilibrata sulla guerra di Libia, che contiene sia un’analisi approfondita e giorno per giorno i rapporti. Ieri nsnbc ricevuto una e-mail da una famiglia libica espatriata in Europa, che ringraziava nsnbc per la consegna di giorno in giorno degli aggiornamenti sulla situazione sul terreno in Libia. Con la comunicazione tra Europa e Libia che sta diventando problematica nel migliore dei casi e elementare o inesistente nel peggiore dei casi, i nostri rapporti giornalieri sono spesso tutta l’informazione che le famiglie hanno a disposizione che può dare almeno qualche indicazione sulla situazione dei loro cari. Abbiamo promesso di trasmettere questa grazie a tutti gli altri media indipendenti che coprono il conflitto.
Xavier Driencourt