Il generale che comanda la Cirenaica, il figlio dell'ex rais Saif Al
Islam e il nuovo inviato ONU ed ex ministro libanese, potrebbero essere
decisivi per una svolta unitaria del paese.
27 giugno 2017
i Alfredo Mantici
Sabato 24 giugno un nuovo tassello si è aggiunto al disegno del
generale Khalifa Haftar di conquistare il controllo completo della Libia
orientale con l’occupazione pressoché totale della città di Bengasi. Le
truppe della
Lybian National Army al suo comando, dopo tre
anni di dura lotta hanno conquistato il quartiere di Souq Al Hout, una
delle ultime posizioni tenute dalla
Benghazi Defence Brigade,
una milizia islamista che, con l’appoggio finanziario del Qatar, era
riuscita nel 2014 ad assumere il controllo della città da cui era
partita la alsa rivolta contro Muhammar Gheddafi nel 2011.
La sconfitta degli islamisti di Bengasi probabilmente non è estranea
al blocco totale imposto dall’Arabia Saudita, dagli stati del Golfo e
dall’Egitto all’Emirato del Qatar, accusato non solo di sostenere il
terrorismo islamista e gli estremisti della
Fratellanza Musulmana
in Nord Africa e Medio Oriente, ma anche di intrattenere ambigui
rapporti di cooperazione con il regime sciita degli ayatollah iraniani.
Da due settimane, da quando cioè è stato imposto il blocco a Doha,
tutti i flussi di finanziamento clandestino e di sostegno logistico alle
milizie che in Libia, Siria e Iraq lottano per l’affermazione del
Califfato islamico si sono interrotti. La perdita di Bengasi è una delle
prime e più vistose conseguenze di ciò, visto che il generale è alleato
privilegiato dell’Egitto del presidente Al Sisi, tra i principali
attori regionali della guerra all’Islam salafita e uno degli ispiratori
dell’offensiva diplomatico-commerciale contro il Qatar.
Mentre Haftar consolida il suo controllo sulla regione, in nome e per conto della
House of Representatives
di Tobruk, il parlamento della Cirenaica si ostina a non considerare
legittimo il governo retto da Tripoli da Fajez Al Serraj. In questa
impasse, le Nazioni Unite hanno deciso di nominare un nuovo inviato
speciale nel paese, nel tentativo di dare nuovo impulso al processo di
riunificazione delle fazioni che continuano una guerra civile di “bassa
intensità” per assumere il pieno controllo della Libia.
(l’ex inviato ONU in Libia, Martin Kobler)