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sabato 30 novembre 2019

Libia, nuove accuse di Haftar all'Italia: «Sostiene terroristi»

24 novembre 2019.
TRIPOLI - Nuove accuse all'Italia da parte delle autorità dell'Est della Libia, sotto il comando del generale Khalifa Haftar, dopo che un drone è precipitato nei giorni scorsi a Sud-Est di Tripoli. La Commissione Difesa della Camera dei rappresentanti di Tobruk ha infatti denunciato quello che definisce il sostegno italiano a «bande terroristiche ed estremiste in Libia attraverso il supporto logistico sul terreno e il volo di droni nello spazio aereo libico».
«Avvertiamo la Repubblica italiana che persistendo con questo approccio a sostegno delle milizie l'Italia non avrà alcuna opportunità di partecipare in futuro alla cooperazione con la Libia», si legge nel comunicato diffuso oggi dal sito Libyan Address Journal, vicino ad Haftar, che due giorni fa aveva già pubblicato il monito all'Italia del deputato di Tobruk, Ali al Saidi, molto vicino al generale, a «rispettare la sovranità della Libia».
Libia, nuove accuse di Haftar all'Italia: «Sostiene terroristi»

domenica 21 ottobre 2018

CAOS LIBIA/ Forze speciali russe in Cirenaica, cosa c'è dietro lo "scoop" del Sun?

Tutte le potenze internazionali hanno da tempo un piede sul suolo libico. Ragion per cui non si spiega lo "scoop" del Sun. O forse si spiega benissimo. 
 
Vladimir Putin (LaPresse) 
Vladimir Putin (LaPresse)

La notizia, riportata pochi giorni fa dal The Sun, sulla presenza di agenti del servizio d'intelligence e di membri delle forze speciali russe in due basi militari a Tobruk e Bengasi ha scatenato una serie di polemiche sulle reali intenzioni del Cremlino in Libia. A poco sono valse le smentite di Mosca — e del portavoce del suo alleato in Cirenaica Khalifa Haftar — che ha negato anche il posizionamento di un sistema di difesa anti-missile S300 sul terreno, altra "illazione" del tabloid britannico, basata su fonti dei servizi segreti di Londra. 
Cosa c'è di vero in questa notizia? E quali potrebbero essere i disegni libici di Putin?

mercoledì 19 settembre 2018

CAOS LIBIA: "Non solo Haftar, potrebbe anche tornare Gheddafi"

Bene la conferenza di Roma sulla Libia, però se aspettiamo quella saremo tagliati fuori, dice FAUSTO BILOSLAVO. E non è nemmeno detto che alla fine la spunti Haftar
Khalifa Haftar (LaPresse) 
Khalifa Haftar (LaPresse)
Bene la conferenza di Roma sulla Libia, però se aspettiamo quella saremo tagliati fuori, dice Fausto Biloslavo, inviato di guerra del Giornale. Per ora la tregua tra le milizie sembra reggere, ma non dobbiamo farci illusioni perché "le variabili sono moltissime: dipende da cos'hanno in mente la Francia, lo stesso Haftar, l'Egitto, le milizie. Al momento prevale un atteggiamento di attesa". Perfino Haftar potrebbe non essere l'uomo forte definitivo, dice Biloslavo; "non è escluso che tocchi a Saif al Islam Gheddafi".

domenica 12 agosto 2018

Attivisti ed istituzioni chiedono la rimozione dell’ambasciatore Perrone

7 agosto 2018
Di Vanessa Tomassini.
Le dichiarazioni dell’ambasciatore d’Italia a Tripoli, Giuseppe Perrone, in una intervista al canale “Libya Channel” circa le elezioni, ha infiammato gli animi libici, facendo trovare d’accordo per la prima volta sia i sostenitori che gli oppositori del passato regime, ma anche i cittadini di Tripolitania, Cirenaica e Fezzan. Apparentemente Perrone non avrebbe detto nulla di preoccupante se non che l’Italia è impegnata a supportare la Libia nel creare le giuste condizioni per le elezioni il prima possibile, aggiungendo che l’emissione di una costituzione solida è la condizione chiave per assicurarsi che le elezioni presidenziali possano effettivamente aiutare la riconciliazione e la stabilità. Il messaggio ha lasciato intendere, ancora una volta, che l’Italia si oppone alle elezioni secondo l’agenda francese, le parti libiche hanno infatti concordato, lo scorso 29 maggio a Parigi, che le elezioni presidenziali e parlamentari dovranno tenersi entro il 10 dicembre. Un’idea che all’Italia proprio non va giù, dopo aver puntato tutto su un Governo non riconosciuto dai libici, quello di Fayez al-Serraj, nascondendosi dietro il fatto che sia quello supportato dalle Nazioni Unite. Così dopo neanche 24 ore dalla trasmissione dell’intervista, diversi libici sono scesi in strada a Tripoli, Zawiya, Sormur, Bengasi e perfino a Sebha, bruciando e calpestando bandiere italiane, dando vita a proteste e reazioni del mondo politico e della società civile per strada e sui social.
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domenica 18 febbraio 2018

LIBIA – Emergenza umanitaria tra conflitto e migrazioni

20 dicembre 2016 (Di Matteo Gatti).

 La crisi umanitaria in Libia, monitorata da enti quali la United Nations Support Mission in Libya (UNSMIL) e lo United Nations Office for the Coordination of Human Affairs (UNOCHA), è esplosa con il conflitto in corso e con lo sviluppo dei flussi migratori nell’area mediterranea. La guerra civile e la derivante instabilità politica hanno dato origine al collasso economico ed istituzionale, delle amministrazioni pubbliche e della giustizia: la conseguenza per la popolazione è lo stato di insicurezza, l’esposizione alla violenza, la negazione dell’accesso ai servizi primari. Agli sfollamenti interni a causa degli scontri si aggiungono gli arrivi da altre nazioni africane di migranti, profughi e richiedenti asilo, tra i quali alcuni hanno l’obiettivo di raggiungere l’Europa e altri intendono fermarsi in Libia.
La guerra civile

Come possiamo apprendere anche da un apposito approfondimento dell’Istituto Affari Internazionali, la frattura politica esistente sin dal 2011 è sfociata nel conflitto civile Tobruk-Tripoli nel luglio 2014, riscontro di dinamiche internazionali e spinte geopolitiche più ampie. La situazione libica è riportata dalla BBC, che nella sua timeline mostra come gli scontri si siano concentrati nelle aree di Bengasi, Tripoli, Derna, Sirte e Ras Lanuf.

martedì 13 febbraio 2018

Cosa sta succedendo in Libia?


Libia

di PANDORA (Federico Rossi) 3/2/18
Il 2018 è appena cominciato e già rappresenta un bivio fondamentale per la Libia, divisa fra una nuova opportunità di pacificazione e un ulteriore aggravarsi del caos. Il 17 dicembre scorso sono infatti scaduti ufficialmente gli Accordi di Shikrat, il trattato firmato in Marocco che aveva dato vita al debole governo di accordo nazionale di Fayez al-Sarraj, e si è aperta la strada alla possibilità di nuove elezioni, che dovrebbero tenersi nel corso di quest’anno. I presupposti per questa tornata elettorale sembrano essere però quanto di più lontano in questo momento, alla luce dello sgretolamento progressivo del territorio libico.
Lo scenario che dipingono i media nazionali offre una visione della Libia divisa più o meno in tre con l’Esercito Nazionale Libico di Haftar da un lato, il Governo di Accordo Nazionale di Sarraj dall’altro e in mezzo trafficanti, milizie e estremisti dello Stato Islamico. Sembra un panorama molto complesso, ma se analizziamo davvero tutti gli attori in gioco scopriamo che in realtà questa è una visione estremamente semplificata, che non ci permette di capire la reale entità delle forze in gioco.

mercoledì 3 gennaio 2018

SPY FINANZA/ Le manovre dietro l'oleodotto esploso in Libia

L'esplosione dell'oleodotto in Libia è un segnale importante. Il Paese mediterraneo è al centro di grandi interessi per i paesi occidentali. MAURO BOTTARELLI
Lapresse 
Lapresse

Novantamila barili di produzione petrolifera in meno al giorno. Chiunque abbia colpito il terminale petrolifero di Sidra, nella Cirenaica libica e non lontano dall'altro hub strategico di Ras Lanuf, sapeva cosa stava facendo. E cosa voleva ottenere. Non a caso, non appena diffusi i primi particolari sull'attacco, nel pomeriggio di martedì, i futures a Wall Street sono schizzati, portando le valutazioni del greggio ai massimi dal 2015, sfiorando quota 60 dollari al barile. Ma c'è di più e di più grave dietro quell'attacco così estemporaneo e devastante. In primis, nella dinamica. 
Chiunque abbia un'infarinatura minima di preparazione militare - basta il servizio di leva - sa che poche attività belliche sono strategiche come la posa di mine, atto che sembra alla base dell'attentato in Libia. Un assalto si può condurre in vari modi, un attentato ancora di più, ma per minare servono strategia, preparazione, uomini e, soprattutto, tempo. Perché devi agire in loco, ovvero dove vuoi attaccare e non è certo facile: non a caso, l'uso di mine è prevalentemente difensivo, ovvero strategia attiva a difesa di un asset che non vuoi che finisca in mano nemica. In nessun modo. Quindi, se si prospetta la malaparata, sei pronto a far saltare tutto. Ma se la tua caserma o la tua raffineria sono facili da minare, quella del nemico meno: per il semplice fatto che, a meno di un'operazione di infiltrazione di primissimo livello, i rischi di essere scoperti sono quantomai elevati. 

mercoledì 27 dicembre 2017

Caccia emiratini stabilmente in Libia?

data: 21-12-2017 a cura di: Andrea Mottola
Nei prossimi mesi il coinvolgimento emiratino in Libia potrebbe vedere un sensibile incremento. Alcune immagini satellitari pubblicate negli ultimi mesi, infatti, mostrano il netto cambiamento, dal punto di vista infrastrutturale, subito da quella che va considerata come una vera e propria “Forward Operating Base” degli EAU in Libia, la base aerea di Khadim. Ciò che fino alla prima metà del 2016 rappresentava poco più di un aeroporto secondario - situato 70 km a sud di Marj, nella parte orientale del Paese – adesso costituisce una base aerea di tutto rispetto, dotata di una pista in asfalto di 3.608 m di lunghezza (per 45 m di larghezza), di una larga area di parcheggio completamente pavimentata e di ben 10 shelter di dimensioni medio piccole, sistemati ai margini della suddetta area, probabilmente destinati ad accogliere il personale presente, tra cui diversi contractor appartenenti alla Academi (ex Blackwater).

lunedì 20 novembre 2017

Haftar, Gheddafi, Salamé: tre uomini chiave per una Libia unita

Il generale che comanda la Cirenaica, il figlio dell'ex rais Saif Al Islam e il nuovo inviato ONU ed ex ministro libanese, potrebbero essere decisivi per una svolta unitaria del paese.

27 giugno 2017 i Alfredo Mantici


Sabato 24 giugno un nuovo tassello si è aggiunto al disegno del generale Khalifa Haftar di conquistare il controllo completo della Libia orientale con l’occupazione pressoché totale della città di Bengasi. Le truppe della Lybian National Army al suo comando, dopo tre anni di dura lotta hanno conquistato il quartiere di Souq Al Hout, una delle ultime posizioni tenute dalla Benghazi Defence Brigade, una milizia islamista che, con l’appoggio finanziario del Qatar, era riuscita nel 2014 ad assumere il controllo della città da cui era partita la alsa rivolta contro Muhammar Gheddafi nel 2011.

La sconfitta degli islamisti di Bengasi probabilmente non è estranea al blocco totale imposto dall’Arabia Saudita, dagli stati del Golfo e dall’Egitto all’Emirato del Qatar, accusato non solo di sostenere il terrorismo islamista e gli estremisti della Fratellanza Musulmana in Nord Africa e Medio Oriente, ma anche di intrattenere ambigui rapporti di cooperazione con il regime sciita degli ayatollah iraniani.

Da due settimane, da quando cioè è stato imposto il blocco a Doha, tutti i flussi di finanziamento clandestino e di sostegno logistico alle milizie che in Libia, Siria e Iraq lottano per l’affermazione del Califfato islamico si sono interrotti. La perdita di Bengasi è una delle prime e più vistose conseguenze di ciò, visto che il generale è alleato privilegiato dell’Egitto del presidente Al Sisi, tra i principali attori regionali della guerra all’Islam salafita e uno degli ispiratori dell’offensiva diplomatico-commerciale contro il Qatar.

Mentre Haftar consolida il suo controllo sulla regione, in nome e per conto della House of Representatives di Tobruk, il parlamento della Cirenaica si ostina a non considerare legittimo il governo retto da Tripoli da Fajez Al Serraj. In questa impasse, le Nazioni Unite hanno deciso di nominare un nuovo inviato speciale nel paese, nel tentativo di dare nuovo impulso al processo di riunificazione delle fazioni che continuano una guerra civile di “bassa intensità” per assumere il pieno controllo della Libia.

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(l’ex inviato ONU in Libia, Martin Kobler)

domenica 22 ottobre 2017

Dal tribunale dell'Onu ai crimini di guerra in Libia: ecco come Ocampo ha aiutato Haftar

Dopo aver diretto le indagini della Corte Penale Internazionale, il giurista argentino si è messo a lavorare per una delle fazioni del conflitto. Quella del generale che controlla la Cirenaica. Ben sapendo degli orrori commessi dai suoi uomini sul campo    
di Stefano Vergine e EIC Network - Indagine di Hanneke Chin-A-Fo, NRC
29 settembre 2017






Dal tribunale dell'Onu ai crimini di guerra in Libia: ecco come Ocampo ha aiutato Haftar 
È stato uno dei magistrati più importanti al mondo: il primo procuratore capo dell'Icc, la Corte penale internazionale de L'Aia, il tribunale creato dall'Onu per giudicare i crimini di guerra. Ma Luis Moreno Ocampo, argentino classe 1952, non è solo questo. Migliaia di documenti ottenuti dalla testata online francese Mediapart e analizzati dal consorzio giornalistico Eic, di cui fa parte L'Espresso, permettono di svelare retroscena inediti sull'uomo che per nove anni ha diretto le più importanti indagini sui crimini di guerra.  A partire dalle sue società offshore , scatole basate in paradisi fiscali e usate per movimentare soldi, anche durante il suo mandato all'Icc.

Studiando le carte, il consorzio giornalistico Eic ha ricostruito una vicenda che interessa da vicino l'Italia. Una storia che riguarda la Libia, nazione che Ocampo conosce bene avendo condotto le indagini che portarono nel giugno del 2011 a spiccare mandati d'arresto contro Muhammar Gheddafi, suo figlio Saif al-Islam e il capo dei servizi segreti militari, Abdullah al Senussi. Una volta lasciato l'incarico al Tribunale de l'Aia, l'avvocato sudamericano si è messo in proprio. Ha ottenuto un contratto da 3 milioni di dollari per offrire consulenza legale all'uomo d'affari libico Hassan Tatanaki, con l'obiettivo ufficiale di portare "la pace nel Paese nordafricano".

domenica 9 aprile 2017

Fayez Al Serraj tenta di prendersi la libica National Oil Company


 Ferretti International e la situazione in Libia

di - 03 aprile 2017
Il 24 marzo scorso Al Serraj ha sciolto il suo ministero del petrolio e ha assunto, formalmente, il controllo diretto della NOC, National Oil Company, la compagnia petrolifera unica dello stato libico.
Nelle more della ferocissima guerra civile seguita alla eliminazione di Gheddafi e del suo regime, la NOC era rimasta sostanzialmente sopra le parti ed era riuscita a garantire, pur nella netta diminuzione della estrazione di petrolio, una parte del guadagno a tutte la parti in causa. E questo accade anche dopo la presa, da parte delle truppe di Khalifa Haftar, dei terminal petroliferi di Es Sider e di Ras Lanuf.
Secondo le previsioni del presidente della NOC, Mustafa Sanalla, l’azienda petrolifera libica potrebbe raggiungere gli 1,25 milioni di barili/giorno alla fine di quest’anno e 1,6 milioni di b/d entro il 2022. Sanalla, in una recente conferenza a Londra, ha dichiarato che tutti i contratti in essere saranno onorati all’interno delle strutture della Banca Centrale di Libia, che si è allineata con il governo del GNA di Al Serraj.

domenica 26 marzo 2017

La Russia in Libia, per non commettere l’errore dell’Onu e dei Paesi occidentali

di - 20 marzo 2017 - 12:28

È di pochi giorni fa la notizia, di grande rilievo strategico, secondo la quale alcune dozzine di “contractors” militari russi, forniti dalla ditta RSB Group, sarebbe già operante nell’Est della Libia, per sminare le aree attorno a Bengazi, in una zona che è stata recentemente liberata dai jihadisti per mezzo delle armate di Khalifa Haftar, che appare sempre più come il perno della geopolitica russa in Libia.
D’altra parte, Mosca non vuole affatto compiere l’errore primario che hanno fatto l’ONU e i Paesi occidentali, ovvero quello di scegliere fin dall’inizio il loro “cavallo” nella persona del debole Fajez al Serraj.
Ed infatti il leader di Tripoli è stato invitato in Russia all’inizio del mese di Marzo 2017, e in quella occasione Vladimir Putin gli ha detto chiaramente che Mosca è presente in Libia per porre rimedio alla “barbarica aggressione” dell’ONU e della NATO del 2011, e intende aiutare tutte le parti, il GNA di Serraj come il governo di Khalifa al Gwell e le altre fazioni non jihadiste, per “ricostruire lo stato libico”. Mosca non vuole portare fantasiose “democrazie”, ma ricostruire lo stato unitario libico contro il jihad e con un rapporto favorevole, economico e strategico, con la Federazione Russa.

sabato 18 marzo 2017

Deputato libico: dietro attacchi a porti petroliferi ci sono Italia e Regno Unito

13/3/2017

Il parlamento libico, riunito nella parte orientale del paese, martedì ha votato per l’annullamento degli accordi di pace di Skhirat che prevedevano una soluzione politica in Libia.
Alla vigilia dell'accordo, 70 deputati del parlamento hanno dichiarato di voler cessare dialogo politico dopo gli attacchi di gruppi armati in zone petrolifere. L'esercito libico continua a combattere contro le "Brigate di difesa di Bengasi" e contro altri gruppi per riprendere il controllo sulle aree dei porti di Ras Lanuf e Es Sidr.
"Come possiamo dialogare con chi combatte contro i libici, distrugge i pozzi petroliferi e i porti? Per questo motivo abbiamo deciso di sospendere il dialogo politico" ha detto il capo del consiglio di sicurezza nazionale del parlamento libico Tarik al-Jarushi. In una intervista con l'agenzia Sputnik ha detto che i militanti dei "Fratelli musulmani", "Al-Qaeda" e delle "Brigate di difesa di Bengasi" hanno unito le forze per attaccare le aree petrolifere del paese.
Abbiamo richiesto al Consiglio Presidenziale della Libia di fermare questi attacchi, ma ci hanno detto che questo problema non li riguarda. Ma questo è chiaramente in contrasto con il loro comportamento, perché all'inizio degli attacchi il governo di unità nazionale ha nominato il generale di brigata Idris Buhmada a capo della squadra di protezione degli impianti petroliferi. Dopo la conferenza stampa tenutasi dopo la presa di Ras Lanuf, i terroristi hanno passato la gestione del porto a Buhmada. Questo è una contraddizione molto strana".

venerdì 24 febbraio 2017

I veri Libici festeggiano la RATSvoluzione del 17 febbraio alzando le bandiere verdi

Le celebrazioni della RATSvoluzione, opera della NATO, quella del 17 febbraio 2011 sono state sospese a Beida ed a Tobruk, per timori di attentati, da parte dei "terroristi" salafiti e RATTI vari.

intanto  a Bani Walid il popolo festeggia a suo modo: https://www.facebook.com/abdo.tlib/posts/1857304387818114?pnref=story
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domenica 29 gennaio 2017

RATTI cani e porci in volo sui cieli della Libia occupata

Chi vola nei cieli della Libia?

 23 gennaio 2017

L’agenzia Intelligence Online ha pubblicato diversi materiali riguardanti dei piloti mercenari che probabilmente lavoravano per Erik Prince, fondatore ed ex capo della compagnia militare privata Blackwater.


I piloti decollano dalla base di Al-Khadim e pilotano aerei AT-802. L'AT-802 è un aereo agricolo prodotto negli anni 90 dalla compagnia Air Tractor, progettato per la spruzzatura di fertilizzanti e pesticidi. Ma c'è anche una variante militare dell'aereo denominata AT-802U, progettata nel 2009 come cacciabombardiere leggero il quale è in servizio presso l'aviazione della Colombia e degli Emirati Arabi Uniti.

giovedì 26 gennaio 2017

Haftar sulla portaerei Kuznetsov: Putin “sbarca” in Libia

12 gennaio 2017

Roma, 13 gen. (askanews) - Il generale libico Khalifah Belqasim Haftar "ha firmato un accordo" con Mosca per l'installazione di una base militare in Libia. A scriverlo oggi è al Quds al Arabi, quotidiano panarabo di proprietà del Qatar, Paese che sostiene l'ex governo islamista di Salvezza nazionale di Tripoli.

Non solo ma la stessa testata, in un editoriale pubblicato oggi sul suo sito on-line, parla di "prossime manovre della marina militare russa" nelle acque del mediterraneo davanti alle coste libiche che avrebbe l'obbiettivo di "testare eventuali reazioni dei Paesi occidentali, troppo preoccupati di non impantanarsi" nel caos del Paese Nordafricano. 

Mercoledì scorso, il generale Haftar ha visitato l'incrociatore russo Kuznetsov. Il comandante del sedicente esercito nazionale libico è stato accolto a bordo dal Vice Ammiraglio V. N. Sokolov e una volta sul vascello si è collegato in videoconferenza con il Ministro della Difesa della Federazione Russa Sergei Shoigu, come ha fatto sapere in un comunicato il ministero
della Difesa russo. (segue)
Il comandante dell’esercito nazionale che fa capo all’Assemblea dei deputati di Tobruk, Khalifa Haftar, ha visitato ieri la portaerei russa Admiral Kuznetsov dove è giunto probabilmente con un elicottero della Marina russa durante la fase di rientro verso la base di Severomorsk dell’ammiraglia della flotta russa  dalla missione effettuata nelle acque siriane.
In video conferenza dalla portaerei Haftar ha discusso con il ministro della Difesa di Mosca, Serghei Shoigu, della lotta al terrorismo in Medio Oriente. Lo ha reso noto il servizio stampa del ministero della Difesa russo in un comunicato. La Kuznetsov, disimpegnata dalle operazioni in Siria, fa parte della Flotta del Nord e sta tornando alla sua base. Nel corso della visita, ad Haftar sono stati consegnati medicinali di prima necessità per i militari libici e la popolazione  della Cirenaica.

mercoledì 18 gennaio 2017

Libia, tutti gli errori del Governo: caos e milizie jihadiste preoccupano l'Italia „Libia, solo Roma è rimasta con Serraj: caos e milizie in rivolta contro l'Italia

Libia, tutti gli errori del Governo: caos e milizie jihadiste preoccupano l'Italia
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Due governi un contro l'altro armato, decine di milizie e la riapertura dell'ambasciata italiana definita come "una nuova occupazione": per il governo Gentiloni-Alfano il paese nordafricano rischia di trasformarsi in una polveriera (e di diventare terra di conquista per Isis)


13 gennaio 2017
 
Libia, tutti gli errori del Governo: caos e milizie jihadiste preoccupano l'Italia
„

Le autorità di Tobruk, nell'est della Libia, si scagliano contro la riapertura dell'ambasciata italiana a Tripoli definendola una "nuova occupazione". L'ambasciatore Giuseppe Perrone aveva presentato le sue credenziali martedì scorso al Consiglio Presidenziale insediato a Tripoli sotto la guida del premier Fayez al Sarraj, sostenuto dall'Onu.  "Una nave militare italiana, carica di soldati e munizioni, è entrata nelle acque territoriali libiche - ha detto il 'governo' guidato da Abdullah al-Thani e al quale fa riferimento il generale Khalifa Haftar- si tratta di una chiara violazione della carta delle Nazioni Unite e una forma di ripetuta aggressione".

giovedì 22 dicembre 2016

Libia: Egitto e Francia concordi su sostegno ai 2 RATgoverni di occupazione, l' un contro l'altro armati

Sembra una contraddizione, un gioco di parole, ed invece:

Speciale difesa: Libia, Egitto e Francia concordi su sostegno a esercito Haftar e Guardia presidenziale
Il Cairo, 12 dic 15:30 - (Agenzia Nova) - Egitto e Francia concordano sulla necessità di sostenere l'autoproclamato esercito nazionale libico (Lna), guidato dal generale Khalifa Haftar, e la guardia presidenziale contro le milizie islamiste in Libia. E' quanto si afferma in un comunicato del ministero degli Esteri egiziano diffuso al termine di un incontro tra il titolare della diplomazia egiziana, Sameh Shoukry e il ministro della Difesa francese, Jean-Yves Le Drian, in Bahrein, a margine del "Manama Dialogue", incontro internazionale dedicato alle sfide regionali. Dopo aver elogiato gli sforzi fatti dall'Egitto per la pace tra le diverse fazioni libiche, Le Drian ha concordato con Shoukry sulla necessità di impedire alle milizie in Libia di ottenere armi attraverso canali internazionali o regionali.

martedì 13 dicembre 2016

Nella Libia "liberata" dall’Isis resa dei conti tra RATTI

Gli islamisti cacciati da Sirte. Al Sarraj dovrà trattare con Haftar

L’ultimo blocco di edifici nel quartiere di Ghiza Bahriya è stato espugnato, Sirte è stata riconquistata e l’Isis non governa più neanche un metro quadrato della Libia. Le battaglie di Aleppo e in Iraq hanno fatto passare in secondo piano la fine di una lotta durata sette mesi, condotta dalle milizie di Misurata alleate del governo di Fayez al-Sarraj. Ma l’eliminazione della provincia libica è il primo passo verso la distruzione del Califfato. Restano la capitale siriana, Raqqa, e quella irachena, Mosul.

Ascesa e caduta
L’ascesa dei seguaci di Abu Bakr al-Baghdadi è stata folgorante, la loro caduta lentissima. Gli islamisti hanno preso Sirte nel febbraio del 2015, nel vuoto di potere che aveva creato lo scontro fra i governi di Tripoli e Tobruk.
Poi hanno imposto il loro regime del terrore. Hanno cercato di conquistare i terminal petroliferi verso Est e poi hanno attaccato Misurata, lo scorso maggio. Sono stati fermati a 90 chilometri dalla città. Ed è stato l’inizio della loro fine. 

giovedì 8 dicembre 2016

Libia: le molte facce del caos

1 dicembre 2016

Se ci si interroga sulla situazione della Libia la parola che emerge immediatamente nel pensiero è “caos” ma questo caos ha molteplici facce e migliaia di attori interni, esterni , palesi e occulti che muovendosi disordinatamente, spesso sotto la pressione di fatti contingenti e apparentemente senza un progetto, sia pur di massima, contribuiscono a che nessuna possibilità di stabilizzazione del paese possa intravedersi, nemmeno in un lontano orizzonte.
Quando ci siamo riproposti di dare un quadro della situazione nella nostra Ex colonia, dirimpettaia a sud della Sicilia, l’intenzione era quella di risalire alla fine dell’aggressione occidentale, conclusasi con la tragica morte del colonnello Gheddafi, per ripercorrere poi l’evoluzione del quadro in questi 5 anni.
Ben presto però ci siamo resi conto che la complessità del panorama militare e politico, stante i continui voltafaccia  degli attori, la nascita di nuovi protagonisti, la moltitudine dei comprimari e delle comparse, che apparivano e scomparivano dalla scena, avrebbe richiesto, per dare un quadro della evoluzione durante 5 anni, ben più di un articolo, ma diversi volumi, solo a voler  fare una analisi molto superficiale.