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domenica 12 agosto 2018

Attivisti ed istituzioni chiedono la rimozione dell’ambasciatore Perrone

7 agosto 2018
Di Vanessa Tomassini.
Le dichiarazioni dell’ambasciatore d’Italia a Tripoli, Giuseppe Perrone, in una intervista al canale “Libya Channel” circa le elezioni, ha infiammato gli animi libici, facendo trovare d’accordo per la prima volta sia i sostenitori che gli oppositori del passato regime, ma anche i cittadini di Tripolitania, Cirenaica e Fezzan. Apparentemente Perrone non avrebbe detto nulla di preoccupante se non che l’Italia è impegnata a supportare la Libia nel creare le giuste condizioni per le elezioni il prima possibile, aggiungendo che l’emissione di una costituzione solida è la condizione chiave per assicurarsi che le elezioni presidenziali possano effettivamente aiutare la riconciliazione e la stabilità. Il messaggio ha lasciato intendere, ancora una volta, che l’Italia si oppone alle elezioni secondo l’agenda francese, le parti libiche hanno infatti concordato, lo scorso 29 maggio a Parigi, che le elezioni presidenziali e parlamentari dovranno tenersi entro il 10 dicembre. Un’idea che all’Italia proprio non va giù, dopo aver puntato tutto su un Governo non riconosciuto dai libici, quello di Fayez al-Serraj, nascondendosi dietro il fatto che sia quello supportato dalle Nazioni Unite. Così dopo neanche 24 ore dalla trasmissione dell’intervista, diversi libici sono scesi in strada a Tripoli, Zawiya, Sormur, Bengasi e perfino a Sebha, bruciando e calpestando bandiere italiane, dando vita a proteste e reazioni del mondo politico e della società civile per strada e sui social.
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giovedì 19 aprile 2018

Sequestri e rapimenti, ecco la Libia dopo Gheddafi

9 aprile 2018
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Sono centinaia le persone rapite e sequestrate dalle bande armate in Libia dopo la caduta di Gheddafi. Il numero esatto delle persone scomparse è sconosciuto alle autorità benché, come acclarato dalle organizzazioni per i diritti umani, il fenomeno è in costante crescita, in particolare modo dal 2014 ad oggi. Un dramma che ci dice cos’è la Libia contemporanea a seguito della caduta del Colonnello.
Come racconta Al-Monitor, nonostante i rapimenti sempre più all’ordine del giorno, gli attivisti sostengono che le autorità libiche facciano troppo poco per contrastare il fenomeno. Ahmed al-Sherkse, il fondatore di Allebya for Democracy and Human Rights (Adhr), organizzazione della società civile fondata a febbraio a sostegno delle famiglie che vogliono riabbracciare i propri cari, ha affermato che la sua associazione sta facendo pressioni importanti sul capo Consiglio presidenziale libico a Tripoli, Fayez al-Sarraj, per mettere in campo tutte le azioni necessarie al fine di ritrovare le persone sequestrate e rapite.

martedì 17 aprile 2018

La Libia piange i tre bambini al-Shershari scomparsi dal 2015: trovati assassinati

di Vanessa Tomassini –
Sui social è arrivato il cordoglio anche dell’ambasciata d’Italia a Tripoli, che si è stretta intorno alla famiglia al-Shershari da due anni col fiato sospeso per la scomparsa dei suoi tre figli. I tre bambini sono stati ritrovati ieri, uccisi, nella zona di Abu Issa tra Sorman e al-Zawiya nella parte nord-occidentale della Libia. Per le tre anime innocenti era stato richiesto un riscatto di 20 milioni di dinari libici nel dicembre del 2015. Le indagini sui corpi hanno rivelato che i bambini sono stati uccisi già due anni fa. In questi due anni i genitori non hanno mai smesso di cercarli con ogni mezzo.

giovedì 1 febbraio 2018

L’associazione Vittime della Nato in Libia lotta contro l’impunità dei potenti

28 gennaio 2018

Dalla guerra in Iraq nel 1991 a oggi, nessun tribunale internazionale ha mai processato e giudicato i vincitori delle guerre di aggressione condotte dall’Occidente e dagli alleati del Golfo. E dire che la guerra di aggressione è bandita in modo assoluto dalla carta delle nazioni unite ed è considerata il «crimine internazionale supremo» sin dall’epoca del tribunale di Norimberga (che però giudicò solo i vinti).

Alcune volte gli Stati presi di mira hanno provato a reagire ricorrendo a istanze internazionali (si pensi alla Jugoslavia durante i bombardamenti Nato del 1999); altre volte erano i cittadini danneggiati a provare le strade dei tribunali internazionali, sul lato penale e civile. Il primo non ha mai sortito effetti; per il secondo, alle vittime civili – «effetti collaterali» – afghane, irachene, pakistane sono stati elargiti risibili risarcimenti a cura dei responsabili, si vedano gli Usa con gli abitanti dei villaggi sterminati dai droni. Troppo poco, decisamente.

Si sta muovendo con coraggio contro l’impunità Khaled el Hamedi, cittadino libico, fondatore dell’associazione Vittime della Nato. Un bombardamento dell’operazione Unified Protector sterminò la sua famiglia il 20 giugno 2011 a Sorman. Dalle macerie furono estratti i corpi maciullati della moglie Safae Ahmed Azawi, incinta, dei suoi due figli piccoli Khaled e Alkhweldi, della nipote Salam, della zia Najia, del cugino Mohamed; uccisi anche i bambini dei suoi vicini di casa e due lavoratori. Abbiamo rivolto alcune domande al legale di Khaled, Jan Fermon, che sta preparando una conferenza stampa a Bruxelles, il 29 gennaio.
famiglia uccisa dalla nato

venerdì 30 settembre 2016

Libia, “se vedi la barca, devi salpare o ti uccidono”. Così i trafficanti costringono i migranti a partire per l’Italia

Per l'Organizzazione Internazionale delle Migrazioni, molti dei profughi che sbarcano in Italia sono stati costretti a salpare con la forza: l'ipotesi è che sia un modo per conservare il mito secondo cui le barche con cui si affronta il Mediterraneo siano sicure. A volte sono gli stessi datori di lavoro a consegnare i loro dipendenti stranieri ai trafficanti, che poi li costringono a prendere il mare. E anche famiglie e pezzi dello Stato si organizzano per il business
di | 23 settembre 2016 

giovedì 20 giugno 2013

Don Zerai accusa: “In Libia un lager con le insegne dell’Europa”

di Emilio Drudi        9/6/2013

“C’è un lager a Burshada, in Libia, con la targa dell’Unione Europea e dell’Oim, l’Organizzazione intergovernativa per l’emigrazione. Nell’indifferenza generale. Del governo di Tripoli come delle cancellerie europee”. E’ l’ennesima accusa di don Mussie Zerai, portavoce dell’agenzia Habeshia. Un’accusa pesante, ma il sacerdote eritreo, da anni in prima linea per la difesa dei diritti dei profughi e dei migranti, si dice pronto a confermarla di fronte a chiunque e in qualsiasi sede, politica o giudiziaria che sia. Citando testimonianze, segnalazioni e presentando una serie di foto impressionanti. La stessa documentazione, con immagini altrettanto agghiaccianti, è disponibile per altri due lager: Bursan e Sabha.

venerdì 11 gennaio 2013

Libyan Resistence Chronicles 1.0.3

  • Libyan Resistence Chronicles 1.0.3
  • Libia – Un convoglio di 30 camion pick-up attaccato dai ribelli dell’Esercito di Liberazione della Libia (8 novembre 2011)

sabato 15 settembre 2012

il Grande Gheddafi.

di Pepe Escobar
19.08.2011
È notte tarda a Tripoli e il Grande Gheddafi sta sorseggiando un White Russian, fuma qualche prodotto magrebino di prima scelta e sta sintonizzando lo schieramento di TV al plasma nella sua tenda nella fortezza di Bab al-Aziziyah. Ma neppure una succulenta infermiera ucraina potrebbe pacificare la sua anima irrequieta.

Rimane sbigottito di fronte alle storie che vengono propinate da quella sbobba alfabetica occidentale, conosciuta come “informazione”; giurano che Muammar Gheddafi è “assediato”, “esausto”, che “cerca una via di uscita”, che “si sta preparando a scappare” (in Tunisia) e che è “solo una questione di tempo” prima che il suo regime “collassi”.
Tutto questo avviene perché una manica di barbari beduini appoggiati dalle bombe della North Atlantic Treaty Organization (NATO) ha deciso di pisciargli sul tappeto.

lunedì 10 settembre 2012

I maggiori mezzi d’informazione hanno falsificato i rapporti sulla Libia


August 18th, 2011
by Stephen Lendman
Traduzione:levred
I principali media si specializzano in quello che sanno fare meglio: rovesciare la verità (sinonimo di cattiva fiction), non fare ciò che i giornalisti sono tenuti a fare, il loro lavoro, e in particolare coprire le guerre imperiali per il dominio e per le sostanziose spoliazioni.
Con il Consiglio nazionale di transizione (NTC) di Libya che cade a pezzi e le forze ribelli allo sbando, i titoli di oggi, riportati da una indipendente non-a-letto-con*  giornalisti ed altre fonti, smentiscono la verità  (*n.d.t. gioco di parole  un-bed-with con unbedded  giornalismo che compila i reports seguendo le veline rilasciate dalle unità  militari sul campo).
Il 16 agosto il diario libico di  Lizzie Phelan “ha chiarito le ultime notizie spazzatura dei media sulla Libia”, dicendo:
Le forze di Gheddafi hanno liberato la città di Misurata “finora in mano ai ribelli”. “La scorsa notte, l’esercito libico si è spostato nel centro della città, e ora i ribelli sono intrappolati fra Misurata e Tawergha”. Circa tre quarti della città  son al sicuro, compreso il suo porto, ” che è stato un’ancora di salvezza” per il trasporto ai ribelli di armi e di altre forniture.
Circa 200 tribù  (includendo le quattro più grandi che comprendono la metà della popolazione) hanno partecipato  ad una conferenza stampa, il portavoce dei media della Libia, il Dr. Ibrahim Moussa, lo ha confermato. Le quattro principali, tra cui Warfalla, Tarhouna, Zlitan e Washafana, tutte stanno in appoggio a Gheddafi.
“I leader tribali hanno inoltre hanno anche confermato che Zawiya e Sorman sono sicure, in contrasto con le asserzioni
(false)  dei giornalisti stranieri (un-bed-with)  a Tripoli e Djerba (Tunisia) che [hanno sostenuto] fossero state prese dai ribelli.”
Inoltre, le affermazioni che i ribelli controllino  Ghuriyan non sono vere. Scontri ancora in corso proseguono.

I principali reports dei media mentono, anche se sacche di resistenza dei ribelli rimangono. Tuttavia, sono “isolati e circondati dall’esercito libico e dalle tribù”.
I rapporti falsificati dei media  principali sono in netto contrasto alle affermazioni delle “tribù libiche  che,  naturalmente, conoscono la loro terra profondamente”.

sabato 25 agosto 2012

Libyan Cronicles 3.0

  • Cuba Information TV “Manipolazione e apologia dell’intervento in Libya”
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giovedì 23 agosto 2012

La verità non sarà teletrasmessa

16 Agosto 2011 da lizziephelan
traduzione di Levred
Mentre i giornalisti che soffrono di claustrofobia all’interno dell’hotel Rixos a Tripoli, pubblicano i loro sogni che i servi dell’imperialismo (i ribelli / ratti) hanno preso Zawiya, Ghuriyan e Sorman, essi ignorano un momento decisivo nella crisi.
Questo è la liberazione della zona di Misratah fino ad ora in mano ai ribelli. La notte scorsa l’esercito libico si è spostato nel centro della città e ora i ribelli sono intrappolati tra Misratah e Tawergha. Il 75 per cento della città è stato assicurato incluso il porto, che è stata un’ancora di salvezza per i ribelli per ricevere spedizioni di armi e altri rifornimenti, oltre ad essere una via di trasporto fondamentale per loro.
Lo ha confermato oggi il portavoce del governo Dr. Ibrahim Moussa in una conferenza stampa dai leader tribali di oltre 200 tribù libiche. Questo include quattro dei leader di quattro delle più grandi tribù libiche che costituiscono la metà della popolazione libica: Warfalla, Tarhouna, Zlitan, Washafana. Hanno tutti sostenuto il leader Muammar Gheddafi.

domenica 1 luglio 2012

L' infanticidio, "nuova tattica" della NATO. Il massacro di Sorman.

Per una volta, Thierry Meyssan non fornisce una fredda analisi degli sviluppi geopolitici. Racconta i fatti di cui è testimone: la storia del suo amico, l’ingegnere Khaled K. Al-Hamedi. Una storia di orrore e di sangue in cui la NATO incarna il ritorno della barbarie.

Rete Voltaire | Tripoli (Libia)

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L’International Organization for Peace, Care and Relief (IOPCR) è particolarmente attiva in Algeria, Iran, Sudan e Palestina. Porta soccorso alle vittime di disastri naturali e conflitti armati. La sua azione esemplare a Gaza e in Cisgiordania è salutata d tutti. Qui Khaled el-Hamedi riceve la medaglia del coraggio dalle mani del primo ministro Ismail Haniyeh. Ha ricevuto la stessa decorazione da Mahmoud Abbas.
Era una festa di famiglia alla libica Jamahiriya. Tutti erano venuti a celebrare il terzo compleanno del piccolo Al-Khweldy. Nonni, fratelli e sorelle, cugini affollavano la casa di Sorman, 70 chilometri ad ovest della capitale, un grande parco in cui sono state costruite le ville degli uni e degli altri, delle semplici case a un piano.
Nessun sfarzo, ma la semplicità del popolo del deserto. Un ambiente pacifico e unito. Il nonno, maresciallo Al-Hamed Al-Khweldy, vi allevava uccelli: "Questo è un eroe della rivoluzione che ha partecipato al rovesciamento della monarchia e alla liberazione del Paese dallo sfruttamento coloniale. Siamo tutti orgogliosi di lui. Il figlio, Khaled Al-Hamed, Presidente dell’IOPCR, una delle più grandi organizzazioni umanitarie arabe, vi alleva cervi. Una trentina bambini correvano in tutte le direzioni tra gli animali.

giovedì 28 giugno 2012

UN MILIONE IN MARCIA PER GHEDDAFI

DI TIMOTHY BANCROFT-HINCHEY
Pravda.Ru
Lo scorso venerdì un milione di cittadini libici sono scesi nelle strade di Tripoli per marciare in favore del loro Fratello Leader Muammar Gheddafi e contro il terrorismo dalla precisione criminale scagliato sulla popolazione libica dalla NATO e dai terroristi che stanno proteggendo. Ma dove si può leggere questa storia?