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mercoledì 10 gennaio 2018

Libia. Il ritorno di Saif al-Islam. Ne parliamo con l’avvocato della famiglia Gheddafi


a cura di Vanessa Tomassini –
“Il dottor Saif al-Islam Gheddafi sta bene e apparirà in pubblico e ai media secondo il suo programma per portare tutto il popolo libico ad un tavolo. Lui ora sta discutendo di questo con le tribù. Il vero processo politico è con i libici e le forze patriottiche. Il processo di dialogo a Tunisi, dove si discute sull’accordo di Skhirat, tiene conto delle persone che riconoscono la legittimità delle Nazioni Unite, non del popolo libico. Ciò che sta accadendo viene fatto per interessi personali e per rubare i soldi dei libici, questa non è la reale soluzione e il popolo libico non si aspetta nulla da questo processo. Saif al-Islam Gheddafi gode del grande supporto dei libici e delle tribù. È l’unico in grado di riportare la sicurezza nel Paese”. A dire questo a Notizie Geopolitiche è Khaled al-Zaidy, portavoce e rappresentante legale del dottor Saif al-Islam Gheddafi, il titolo è importante sottolinearlo vista la laurea del figlio preferito del compianto rais, conseguita alla celebre Università di Economia di Londra. L’erede quindi della Jamahiriya araba libica è in buona salute ed è pronto, come era stato anticipato sulle nostre pagine, a riprendere in mano la situazione, ma quello che tutti si stanno chiedendo è come potrà aggirare la condanna della Corte Internazionale di Giustizia di cui, come ci ha ricordato il nostro ambasciatore a Tripoli Perrone, l’Italia è un Paese fondatore. A tal proposito il portavoce della Corte Internazionale (Cpi) ha detto a questo giornale che “i giudici hanno riconosciuto gli sforzi della Libia per ripristinare lo stato di diritto. Tuttavia la Camera ha concluso che la Libia non era in grado di svolgere correttamente il processo a Gheddafi e ha scoperto che le prove presentate non sono sufficienti per ritenere che il tribunale libico e le indagini della CPI possano coprire lo stesso caso. Il 21 maggio 2014 la Camera d’appello Cpi ha confermato la decisione della Camera Preliminare, dichiarando chiuso il caso contro Saif Al-Islam Gheddafi. La Libia ha ancora l’obbligo di cooperare con la Cpi nell’arresto e la consegna immediata del sig. Gheddafi alla Corte”. Abbiamo fatto vedere questo dialogo a Khaled al-Zaidy, che ci ha spiegato la linea difensiva del suo assistito e i prossimi progetti della “Spada dell’Islam”.

martedì 24 ottobre 2017

"I segreti della Corte", il nuovo progetto giornalistico del network EIC

Il consorzio di cui fa parte L'Espresso ha avuto accesso a 40mila documenti riservati sulla Corte Penale Internazionale, il tribunale contro i crimini di guerra basato a l'Aia. Ecco in breve che cosa raccontano le carte
 
di EIC







I segreti della Corte, il nuovo progetto giornalistico del network EIC
The Court Secrets è un nuovo progetto di EIC (European Investigative Collaborations), il network di giornalismo investigativo di cui fa parte L'Espresso, che nei mesi scorsi ha già pubblicato dossier come MaltaFiles e Football Leaks. Questa volta l'inchiesta riguarda Luis Moreno Ocampo, primo procuratore-capo della Corte Penale Internazionale (ICC), il tribunale creato dall'Onu per giudicare i crimini di guerra.

Gli articoli pubblicati dalle testate che partecipano ad EIC sono basati su 40.000 documenti tra cui conti finanziari, cablo diplomatici e corrispondenza. Il tutto verificato attraverso controlli incrociati con fonti aperte. Questi documenti, ottenuti da Mediapart (Francia) e condivisi con i membri di EIC, mettono in luce il modo in cui Ocampo ha profondamente alterato e screditato il Tribunale internazionale, istituito da 124 paesi per perseguire autori di genocidi, crimini contro l'umanità e più in generale crimini di guerra .

lunedì 23 ottobre 2017

Luis Moreno Ocampo e le sue società offshore

L'ex procuratore capo della Corte penale internazionale de l'Aia è stato azionista di quattro sigle registrate in paradisi fiscali. Una delle quali attiva proprio quando l'avvocato argentino guidava le indagini contro i criminali di guerra
 
di Stefano Vergine e EIC Network - Indagine di Sven Becker (Der Spiegel)







Luis Moreno Ocampo e le sue società offshore
Il 15 agosto 2012, due mesi dopo aver lasciato il posto di procuratore capo presso la Corte Penale Internazionale, l'avvocato argentino Luis Moreno Ocampo riceve un bonifico da 50 mila dollari sul suo conto presso la banca olandese Abn Amro. Il denaro arriva dalla Svizzera, ma a ordinare il trasferimento è stata la Tain Bay Corporation, una società registrata a Panama. Non sarà l'ultimo bonifico proveniente dal Centro America. Nei mesi successivi, sempre via Svizzera, la società panamense trasferisce infatti altri 140mila dollari sul conto di Ocampo. Chi si nasconde dietro la Tain Bay Corporation? Secondo i documenti ottenuti da Mediapart e analizzati dal consorzio di giornalismo investigativo Eic, rappresentato in Italia da L'Espresso, dietro la Tain Bay Corporation ci sono Ocampo e sua moglie. E questa non è l'unica società offshore dell'ex procuratore della Corte internazionale de l'Aia.

domenica 22 ottobre 2017

Dal tribunale dell'Onu ai crimini di guerra in Libia: ecco come Ocampo ha aiutato Haftar

Dopo aver diretto le indagini della Corte Penale Internazionale, il giurista argentino si è messo a lavorare per una delle fazioni del conflitto. Quella del generale che controlla la Cirenaica. Ben sapendo degli orrori commessi dai suoi uomini sul campo    
di Stefano Vergine e EIC Network - Indagine di Hanneke Chin-A-Fo, NRC
29 settembre 2017






Dal tribunale dell'Onu ai crimini di guerra in Libia: ecco come Ocampo ha aiutato Haftar 
È stato uno dei magistrati più importanti al mondo: il primo procuratore capo dell'Icc, la Corte penale internazionale de L'Aia, il tribunale creato dall'Onu per giudicare i crimini di guerra. Ma Luis Moreno Ocampo, argentino classe 1952, non è solo questo. Migliaia di documenti ottenuti dalla testata online francese Mediapart e analizzati dal consorzio giornalistico Eic, di cui fa parte L'Espresso, permettono di svelare retroscena inediti sull'uomo che per nove anni ha diretto le più importanti indagini sui crimini di guerra.  A partire dalle sue società offshore , scatole basate in paradisi fiscali e usate per movimentare soldi, anche durante il suo mandato all'Icc.

Studiando le carte, il consorzio giornalistico Eic ha ricostruito una vicenda che interessa da vicino l'Italia. Una storia che riguarda la Libia, nazione che Ocampo conosce bene avendo condotto le indagini che portarono nel giugno del 2011 a spiccare mandati d'arresto contro Muhammar Gheddafi, suo figlio Saif al-Islam e il capo dei servizi segreti militari, Abdullah al Senussi. Una volta lasciato l'incarico al Tribunale de l'Aia, l'avvocato sudamericano si è messo in proprio. Ha ottenuto un contratto da 3 milioni di dollari per offrire consulenza legale all'uomo d'affari libico Hassan Tatanaki, con l'obiettivo ufficiale di portare "la pace nel Paese nordafricano".

giovedì 3 ottobre 2013

A loro non importa se è tutto falso. Si tratta di una verità superiore!

6/5/2013
Di William Blum

«Siamo venuti, abbiamo visto, è morto». — così la Segretaria di Stato USA, Hillary Clinton, ridacchiando, mentre parlava del depravato assassinio di Muammar Gheddafi.
Immaginiamo Osama bin Laden o qualche altro leader islamico che, parlando dell’11 settembre, ridacchiano: «Siamo venuti, abbiamo visto, 3.000 morti…ah-ah».
La Clinton e i suoi soci criminali della NATO possono farsi anche una bella risata per quanto hanno ingannato il mondo.

martedì 26 febbraio 2013

La lotta dietro le quinte per il destino di Saif al-Islam Gheddafi

Un articolo di Alexander Mezyaev
La lotta dietro le quinte per il destino di Saif al-Islam Gheddafi
I procedimenti legali contro Saif al-Islam Gheddafi, figlio di Muammar Gheddafi, si sono sviluppati durante una insolita situazione che non ha precedenti nella storia della Corte Penale Internazionale (ICC). Il fatto è che la Corte stessa sta facendo ogni sforzo per distruggere il caso, e così non affrontare l’ imputato.
26 maggio 2012
Tutto cominciò pochi giorni fa con una strana fuga di notizie dalla ICC tramite una fonte ufficiale: il sito internet della Corte Penale Internazionale.
I due documenti [1] furono resi pubblici ma sparirono senza nessuna spiegazione poche ore dopo. Riguardavano il rapporto della delegazione della ICC che visitò Saif al-Islam a Zintan. Le domande cambiano posto durante la lettura del testo: sta diventando chiaro il motivo per cui sono state tolte dalla visione pubblica. Ma la domanda salta fuori: perchè sono state rese pubbliche? Si potrebbe credere a qualche scontro tra due forze all’ interno della Corte. Una di queste non si era mai rivelata prima...