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venerdì 17 luglio 2015

Il nuovo ascaro degli USA in Medio Oriente: l’ISIS

Scritto il febbraio 16, 2015 by Federico Dezzani

Questa settimana ci occuperemo ovviamente di Libia e lo faremo con due articoli in successione. Nel primo studieremo l’origine dell’ISIS, secondo mostruoso parto dell’intelligence americana dopo Al Qaida, mentre il secondo ripartirà dal nostro pezzo “Libia: sfida Russia-USA?” pubblicato nel novembre 2014, proseguendo sino ai velleitari piani bellici di oggi.

Italiani, all’armi!

L’ISIS infatti rafforza le sue posizioni sulle coste libiche e, stando al piano strategico “The Islamic State 2015” redatto in inglese ad uso e consumo del pubblico occidentale, intende trasformare la “quarta sponda” in una base di lancio missilistica per colpire l’Italia in vista di un’invasione da sud del continente. Roma esce dal letargo libico in cui era caduta e, per bocca dei ministri Roberta Pinotti e Paolo Gentiloni, azzarda l’invio di almeno 5.000 uomini e chiede per sé la guida di una coalizione internazionale.

giovedì 9 luglio 2015

I dannati del mare: prima ti saccheggio, poi ti bombardo e se non basta ti annego

3 luglio 2015

Quello che l’Africa soffre da anni è quello che noi cominciamo a soffrire: non a caso il progetto politico più importante che si discute nel massimo segreto a Bruxelles – il TTIP – è la proposizione di quegli ‘accordi’ per lo sviluppo che hanno devastato altri Continenti
Nel novembre 1989, al suono delle fanfare di tutto l’Occidente ‘democratico’, cadeva il “Muro” per antonomasia, quello di Berlino. Sono passati 26 anni e, nel mondo, di muri ne sono stati eretti più di una ventina: muri di filo spinato, di cemento, di sabbia e pietra, contornati da fossati, elettrificati, guardati a vista da soldati che sparano…
I più conosciuti sono quelli tra Stati Uniti e Messico (dove le “schiene bagnate” centro-americane cercano di entrare nella terra promessa del dollaro), quello tra Israele e Cisgiordania, la barriera di Ceuta e Melilla in Marocco: Ma ve ne sono altri meno noti, come quello recente tra Bulgaria e Turchia eretto per fermare i profughi siriani, quello tra l’Oman e gli Emirati Arabi, quello tra lo Yemen e l’Arabia Saudita, quello tra la Tailandia e la Malaysia e via dicendo.

domenica 5 luglio 2015

L’ITALIA IN GUERRA PER L’AMERICA

29 giugno 2015 di Riccardo Percivaldi

Con un debito alle stelle e una bolla azionaria in imminente fase di deflagrazione, gli Stati Uniti cercano di arrestare il declino del loro impero alimentando una guerra globale permanente. L’aggravarsi dell’eurocrisi compromette inoltre la stabilità del loro sistema di dominio in Europa, infatti senza la moneta unica gli Stati Uniti perderebbero lo strumento principale, dopo la NATO, per tenere al guinzaglio le nazioni europee e piegarle ai ricatti di Washington. Per riportare sotto la protezione euratlantica gli stati servi, gli Usa rispolverano quindi il fantasma di una nuova guerra fredda e seminano il caos in Ucraina, in Africa e in Medio Oriente. In questo contesto si inseriscono anche la minaccia del terrorismo islamico (ISIS) e la recente emergenza sbarchi dal Nord Africa, che mirano a tenere in vita la moribonda Unione Europea, obbligando i governi a cooperare in vista di un possibile intervento militare in Libia. Gli Stati Uniti sperano così di rinserrare i ranghi dell’alleanza atlantica, presupposto indispensabile per uno scontro decisivo contro la Russia.

domenica 28 giugno 2015

Come aumentare il CAOS: Campi profughi in Niger e Tunisia per fermare l’esodo dalla Libia

La "bella" proposta la conosciamo da questo articolo della Stampa.

Campi profughi in Niger e Tunisia per fermare l’esodo dalla Libia
Intesa Roma-Londra sul piano. L’operazione anti-scafisti appesa alla risoluzione Onu
24/06/2015 paolo mastrolilli inviato a new york
Nel lungo periodo, l’Italia punta ad affrontare l’emergenza migranti con interventi strutturali finanziati dall’Unione europea e finalizzati soprattutto a farli restare a casa, anche creando campi di accoglienza in Tunisia e Niger per fare il filtro prima dell’arrivo sulle coste nordafricane. Nel breve vorrebbe la risoluzione Onu necessaria per passare alla fase due e tre della missione contro i trafficanti, ma per questo potrebbe essere costretta ad aspettare un paio di mesi, perché ormai il testo è legato alla mediazione di Bernardino Leon per creare un governo di unità nazionale in Libia, che nel migliore dei casi non porterà risultati prima della fine del Ramadan.

venerdì 26 giugno 2015

LA RUSSIA, LA CINA E LA GUERRA CONTRO L'EGEMONIA DEL DOLLARO

Postato il Martedì, 16 giugno @ 06:55:00 BST di davide

DI MICHAEL HUDSON E THE SAKER

counterpunch.org

Le contraddizioni interne della politica estera USA: la Cina e la lotta all’egemonia del dollaro. Un lungo serrato e illuminante dialogo tra il prof. Michael Hudson e The Saker

Saker: Pare che l’Ucraina sarà forzata a dichiarare default ma che sarà più un default “tecnico”, rispetto che uno effettivo. C’é pure chi sostiene che la decisione della Rada (parlamento) di consentire a Yatseniuk di decidere a chi spetta essere pagato e chi dovrà aspettare rappresenta in pratica un “default tecnico” già di per sè. Ma esiste davvero qualcosa come un “default tecnico”? e se si, in che cosa differisce, in termini delle conseguenze concrete per l’Ucraina, rispetto a un default classico?

martedì 16 giugno 2015

EMAIL INTERCETTATE METTONO ALLA LUCE LA FIGURA DI GEORGE SOROS COME BURATTINAIO DELLA SITUAZIONE UCRAINA

Postato il Mercoledì, 03 giugno @ 16:15:41 BST di davide

DI TYLER DURDEN

zerohedge.com

Giusto un paio di giorni dopo che George Soros aveva avvisato che la terza guerra mondiale sarebbe stata imminente a meno che Washington non avesse ceduto nei confronti della Cina riguardo l’inclusione nel paniere di valute dell’FMI, il collettivo di hacker CiberBerkut ha individuato il miliardario come il vero burattinaio alle spalle della situazione ucraina. In tre compromettenti documenti, presumibilmente estratti da una corrispondenza tra il manager di hedge fund e il presidente ucraino Poroshenko, Soros tira fuori “Una strategia globale a breve-medio termine per la nuova Ucraina”, esprime la sua sicurezza che gli USA forniranno all’Ucraina l’appropriato sostegno militare letale, “con lo stesso livello di sofisticazione nelle armi di difesa per contrapporsi alle forze nemiche” ed infine spiega che “la prima priorità di Poroshenko deve essere riprendere il controllo dei mercati finanziari”, nella quale assicura che il presidente potrà avere l’aiuto della FED aggiungendo “Sono pronto a chiamare Jack Lew del Tesoro USA per sondare la sua opinione circa l’accordo sullo swap”.

giovedì 11 giugno 2015

Libia, Julian Assange svela i piani dell'Europa: "Guerra terrestre". L'Espresso rivela documenti riservati dell'Ue

Umberto de giovannangeli 26/6/2015

Quei documenti segreti svelano una verità scottante che ministri, premier e capi di Stato europei hanno provato a mascherare. Altro che “nessuna operazione terrestre” e solo “pattugliamenti navali rafforzati”. La realtà è un’altra e a svelarla sono alcuni documenti “secretati” dell’Unione europea . WikiLeaks svela carte riservate dell’Ue. Che indicano l’unica strada percorribile, con mille rischi, di cui l’Huffington Post aveva raccontato nelle scorse settimane: operazioni terrestri per fermare gli scafisti in Libia. Fonti diplomatiche e analisti militari ascoltati dall’Hp avevano convenuto su un fatto: per combattere davvero i trafficanti di esseri umani e i loro alleati jihadisti, non bastano qualche nave, drone, o elicotteri, occorre predisporre piani di “bonifica del territorio” con soldati a terra, e tanti: almeno 60mila a rotazione per una guerra che non sarà breve né indolore. Così è.

mercoledì 10 giugno 2015

Politi al Diariodelweb: la vera emergenza? Scongiurare la terza guerra mondiale

Giulia Pozzi mercoledì 3 giugno 2015 - 19:00

ROMA - Nelle «puntate» precedenti ci ha parlato di terrorismo, Isis, immigrazione, missione in Libia. Quest'oggi, in occasione dell'ultimo appuntamento in esclusiva per il DiariodelWeb, l'illustre analista politico e strategico Alessandro Politi spiega ai nostri lettori quali sono le crisi internazionali che più dovremmo temere. Perché forse, ormai assuefatti al vocabolario «emergenziale» usato dai media in merito a fenomeni quali l'immigrazione e il terrorismo, corriamo il rischio di non accorgerci delle emergenze che, seppur più silenziosamente, si preparano a scombussolare gli equilibri mondiali in modo più sostanziale.

sabato 6 giugno 2015

Iraq, i piloti americani accusano: "Non ci autorizzano a colpire l'Isis"

Alcuni piloti impegnati nella guerra contro l'Isis si lamentano della burocrazia che ne ostacola la capacità operativa: "Per ottenere l'autorizzazione a colpire ci vuole un'ora"

Giuseppe De Lorenzo - Gio, 28/05/2015 - 18:15
Feroci polemiche nell'avizione americana. I piloti che stanno combattendo contro l'Isis si lamentano della burocrazia che gli impedisce di essere efficaci.

Lungaggini inspiegabili che fanno scappare i terroristi appena individuati: "Ci sono stati momenti in cui avevo gruppi dell'Isis nel mirino ma non avevo l'autorizzazione a colpire", ha detto il pilota di un F-18 a Fox News.

venerdì 5 giugno 2015

Ma perché l’America NON vuole distruggere l’Isis? ( perchè lo ha creato).

29 maggio 2015

di Marcello Foa -

Chi osserva con disincanto le vicende in Medio Oriente lo ha capito da tempo: l’America che negli anni Duemila ha lanciato una guerra feroce – e decisamente sproporzionata – ad Al Qaida, ora appare molto svogliata contro una minaccia ben più concreta: quella dell’Isis.

Come ho documentato da tempo, l’Isis un paio di anni fa è stato usato, armato e finanziato da Arabia Saudita, Emirati Arabi e dagli stessi Stati Uniti nel tentativo di abbattere il regime di Assad. Grazie anche a quei finanziamenti l’Isis si è ampliato, si è rafforzato ed è partito alla conquista di larghe parti dell’Iraq e ha infiltrato i suoi jihadisti in altri Paesi, fino alla Libia.

lunedì 25 maggio 2015

Hilary Clinton rivela l’agenda occulta del Nuovo Ordine Mondiale

15 maggio 2015

di José Javier Esparza –

Uno scomodo velo di silenzio è stato calato sulle sorprendenti parole pronunciate di recente da Hilary Clinton. Forse la signora ha parlato più di quanto fosse conveniente.
“I codici culturali profondamente radicati, le credenze religiose e le fobie strutturali devono essere modificate. I governi devono utilizzare i loro strumenti e le risorse coercitive per ridefinire i dogmi religiosi tradizionali”.

Queste parole Hilary Clinton le ha pronunciate pubblicamente e senza sotterfugi, nel corso di un convegno pro abortista ed hanno lasciato più di una persona con la bocca aperta.

sabato 23 maggio 2015

L’offensiva della Nato globale

By Manlio Dinucci
Global Research, May 05, 2015
ilmanifesto.info

L’Organizzazione del Trat­tato del Nord Atlan­tico non ha più con­fini. In Europa – dopo essersi estesa a sette paesi dell’ex Patto di Var­sa­via, tre dell’ex Urss e due della ex Jugo­sla­via (demo­lita con la guerra nel 1999) – sta incor­po­rando l’Ucraina.

Le forze armate di Kiev, che da anni par­te­ci­pano alle ope­ra­zioni Nato in diverse aree (Bal­cani, Afgha­ni­stan, Iraq, Medi­ter­ra­neo, Oceano Indiano), ven­gono sem­pre più inte­grate in quelle dell’Alleanza sotto comando Usa. Il 24 aprile è stato fir­mato un accordo che le inqua­dra di fatto nella rete di comando, con­trollo e comu­ni­ca­zione Nato.

venerdì 22 maggio 2015

I droni dei serial killer

L’arte della guerra
By Manlio Dinucci
Global Research, April 30, 2015
ilmanifesto.info

A Washington ormai è un «macabro rituale»: una volta al mese membri del Congresso, facenti parte delle commissioni sull’intelligence, vanno al quartier generale della Cia a «visionare i filmati di persone che saltano in aria, colpite dagli attacchi dei droni in Pakistan e altri paesi». Lo riporta «The New York Times» (25 aprile), sottolineando che questa «parvenza di supervisione» serve a far apparire «un rigoroso controllo, da parte del Congresso, sul programma di uccisioni mirate». Programma che «la Casa Bianca continua a sostenere», promovendo ai più alti ranghi i funzionari della Cia che lo hanno costruito dieci anni fa, «alcuni dei quali sono stati anche alla guida dei programmi sull’uso della tortura nelle prigioni segrete».

giovedì 21 maggio 2015

Missione impossibile per la Ue, non per la Nato

By Manlio Dinucci
Global Research, April 24, 2015
ilmanifesto.info

«Identificazione, cattura e distruzione sistematica delle imbarcazioni utilizzate dai trafficanti di esseri umani, smantellamento della loro rete, sequestro dei loro beni»: questo è il compito della missione Pesd (Politica europea di sicurezza e difesa) che l’Alto rappresentante Ue Federica Mogherini è incaricata di approntare. Compito molto chiaro, resta solo da vedere come realizzarlo. Il paragone con altre missioni, tipo quella Atalanta formalmente diretta contro la pirateria nell’area del Corno d’Africa, cui partecipa la marina militare italiana, è inconsistente: nell’Oceano Indiano si tratta di impedire che agili imbarcazioni, con sopra pochi armati, abbordino le navi mercantili; nel Mediterraneo si tratta di individuare e distruggere nei porti libici le imbarcazioni prima che siano utilizzate dai trafficanti, o di catturarle se hanno già preso il mare.

venerdì 15 maggio 2015

Ma gli Stati Uniti stanno facendo le guerre per Israele?

AUTORE: Linda S.Heard

Tradotto da Tradotto da Mauro Manno




Molti nel mondo musulmano e altrove si stanno facendo questa domanda: Quali sono le vere ragioni che hanno spinto gli Stati Uniti ad invadere l’Iraq e li spingono oggi a volere il rovesciamento dei governi di Siria e Iran? Malgrado tutte le loro pose grandiose, in verità, l’Iraq, la Siria e l’Iran non hanno mai rappresentato una minaccia diretta agli Stati Uniti. In termini molto semplici, sono troppo lontani dal nostro paese. E allora perché gli Stati Uniti sono così desiderosi di sacrificare tante vite umane e tanti denari per cambiare i regimi di quei paesi solo perché non gli piacciono?
Le teorie abbondano. In testa alla lista c’è la ricerca degli USA del petrolio, una risorsa non rinnovabile, in via di diminuzione.

giovedì 14 maggio 2015

Ritorno di fiamma libico-tunisino

By Manlio Dinucci
Global Research, March 24, 2015
ilmanifesto.info

L’attacco ter­ro­ri­stico in Tuni­sia, che ha mie­tuto anche vit­time ita­liane, è stret­ta­mente col­le­gato alla cao­tica situa­zione della Libia, sot­to­li­neano ambienti gover­na­tivi e media. Mer­co­ledì sera per­fino Obama ha rico­no­sciuto, giu­sta­mente, che la respon­sa­bi­lità della nascita dell’Is è degli Usa per la guerra all’Iraq — pre­si­dente era George W. Bush. Dimen­ti­cando però che anche il caos in Libia, e sotto la sua pre­si­denza, è stato pro­vo­cato dalla guerra della Nato che, esat­ta­mente quat­tro anni fa, ha demo­lito lo Stato libico.

lunedì 11 maggio 2015

La balcanizzazione del Sudan: il ridisegno del Medio Oriente e Africa del Nord

Piccola nota: avete notato che dopo l' agressione alla Libia, dove il Sudan ha partecipato con i suoi soldati regolari, a fianco dei RATTI/ribelli,( ed anche questo lo sanno in pochissimi) non si parla più dei fantomatici "crimini" del governo Sudanese? ma vediamo cosa è previsto per il Sudan in questo interessante articolo.

By Mahdi Darius Nazemroaya
Global Research, January 25, 2011
Il Sudan è una nazione diversa e un paese che rappresenta la pluralità dell’Africa delle varie tribù, clan, etnie, gruppi religiosi. Tuttavia l’unità del Sudan è in questione, mentre si parla di nazioni unificanti e del giorno della creazione degli Stati Uniti d’Africa attraverso l’Unione africana.
La ribalta è per il referendum del gennaio 2011 in Sud Sudan. L’amministrazione Obama ha annunciato ufficialmente che sostiene la separazione del Sudan meridionale dal resto del Sudan.

La balcanizzazione del Sudan è quello che è veramente in gioco. Per anni i dirigenti ed i funzionari del Sud Sudan sono stati sostenuti dagli USA e dall’Unione europea.

mercoledì 6 maggio 2015

La vendetta del piano Yinon? Panorama di caos nel mondo arabo

30/6/2014

Global Research.

Il Medio Oriente e il Nordafrica sono stati trasformati in un arco d’instabilità, che parte dall’Iraq e dal Golfo Persico, e arriva fino alla Libia e la Tunisia. In quasi ogni angolo del mondo arabo e del Medio Oriente sembrano esserci caos e violenza, e il massacro non sembra aver fine.
C’è un Paese, nella regione, che però brilla di soddisfazione. Tel Aviv ha ottenuto carta bianca dall’instabilità di cui, insieme a Washington, è l’artefice. Il caos tutt’intorno ha permesso a Israele di procedere con ulteriori annessioni di territorio palestinese in Cisgiordania, mentre pretende di discutere di pace con l’Autorità palestinese dell’irrilevante Mahmoud Abbas. Ciò che gli serve, ora, è una guerra degli Stati Uniti contro l’Iran e i suoi alleati.

domenica 3 maggio 2015

La grande ipocrisia

22 aprile 2015 di Alain Goussot*

L’ipocrisia del cosiddetto mondo civilizzato è assoluta, le ‘buone coscienze’ si dicono dispiaciute oppure propongono soluzioni – vedi sparare sui barconi, combattere gli scafisti (come?) – che sono peggiori del dramma in atto. Quello che viene nascosto e non viene detto all’opinione pubblica europea e italiana è quali sono le cause di questa fuga dall’Africa e dal Medio-Oriente.

Basta vedere da dove provengono i profughi che tentano di arrivare sulle coste italiane e greche: Corno dell’Africa (Somalia, Eritrea e Etiopia), Sudan, Nigeria, Mali , Iraq, Siria, Palestina. Stupisce il fatto che nessuno giornalista italiano si ponga la domanda: ma in Somalia, Eritrea e Etiopia non ci siamo stati noi per quasi un secolo? E poi con il dittatore Siad Barre e i militari Etiopi non abbiamo fatto affari, e quali risultati ha avuto l’intervento militare americano in Somalia bel 1991/1992? Gli shabaab somali sono nati in quel caos provocato dall’intervento italo-americano! In Nigeria sappiamo che la questione della guerra civile e interetnica e di Boko Haram nasce anche dalla presenza del petrolio nel più grande paese dell’Africa nera, petrolio sfruttato dalle multinazionali euro-americane, eppure la popolazione vive in una povertà assoluta. In Mali c’è una guerra civile e la rivolta armata dei tuareg e dei gruppi islamisti provengono dalla Libia dopo la distruzione dello Stato libico in seguito ai bombardamenti francesi, inglesi e statunitensi. L’Iraq è stato distrutto dalle guerre Usa, la Siria è al collasso con milioni di profughi perché gli Stai uniti con i loro alleati sauditi hanno armato e finanziato i gruppi di opposizione armata, compreso l’Isis; per abbattere Assad e accerchiare ai suoi confini il ‘nemico’ russo.

sabato 2 maggio 2015

LIBIA. Le 1.700 milizie che Occidente e Golfo hanno fatto proliferrare

Un’Europa colpevole cerca a Tripoli la causa dell’emergenza rifugiati. Dietro, l’intervento militare in Libia, e l’armamento di centinaia di fazioni che puntano al potere. L’Onu annuncia il dialogo tra i parlamenti rivali, ma sul terreno è guerra civile.

21 aprile 2015
della redazione

Roma, 21 aprile 2015, Nena News – La Libia torna sulla bocca di tutti insieme alla guerra civile che sta insanguinando il post-Gheddafi. Le autorità europee e i ministri degli Stati membri fanno a gara in questi giorni nell’indicare in Tripoli la causa delle stragi in mare, dopo il massacro di 900 migranti di domenica scorsa. Intervenire in Libia è il mantra, se non si risolve il conflitto interno a Tripoli l’emergenza rifugiati non cesserà.