In ogni guerra, ancora prima della gente, occorre assassinare la verità. Guerra alla libia: 100000 morti, 240000 persone ancora cercate, 78000 dispersi. 10300 donne violentate, 350000 rifugiati.
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giovedì 21 febbraio 2019
mercoledì 3 gennaio 2018
SPY FINANZA/ Le manovre dietro l'oleodotto esploso in Libia
L'esplosione dell'oleodotto in Libia è un
segnale importante. Il Paese mediterraneo è al centro di grandi
interessi per i paesi occidentali. MAURO BOTTARELLI
28 dicembre 2017
Mauro Bottarelli
Lapresse
Novantamila
barili di produzione petrolifera in meno al giorno. Chiunque abbia
colpito il terminale petrolifero di Sidra, nella Cirenaica libica e non
lontano dall'altro hub strategico di Ras Lanuf, sapeva cosa stava
facendo. E cosa voleva ottenere. Non a caso, non appena diffusi i primi
particolari sull'attacco, nel pomeriggio di martedì, i futures a Wall
Street sono schizzati, portando le valutazioni del greggio ai massimi
dal 2015, sfiorando quota 60 dollari al barile. Ma c'è di più e di più
grave dietro quell'attacco così estemporaneo e devastante. In primis,
nella dinamica.
Chiunque abbia
un'infarinatura minima di preparazione militare - basta il servizio di
leva - sa che poche attività belliche sono strategiche come la posa di
mine, atto che sembra alla base dell'attentato in Libia. Un assalto si
può condurre in vari modi, un attentato ancora di più, ma per minare
servono strategia, preparazione, uomini e, soprattutto, tempo. Perché
devi agire in loco, ovvero dove vuoi attaccare e non è certo facile: non
a caso, l'uso di mine è prevalentemente difensivo, ovvero strategia
attiva a difesa di un asset che non vuoi che finisca in mano nemica. In
nessun modo. Quindi, se si prospetta la malaparata, sei pronto a far
saltare tutto. Ma se la tua caserma o la tua raffineria sono facili da
minare, quella del nemico meno: per il semplice fatto che, a meno di
un'operazione di infiltrazione di primissimo livello, i rischi di essere
scoperti sono quantomai elevati.
sabato 18 marzo 2017
Deputato libico: dietro attacchi a porti petroliferi ci sono Italia e Regno Unito
13/3/2017
Il parlamento libico,
riunito nella parte orientale del paese, martedì ha votato per
l’annullamento degli accordi di pace di Skhirat che prevedevano una
soluzione politica in Libia.
Alla vigilia dell'accordo, 70 deputati del parlamento hanno
dichiarato di voler cessare dialogo politico dopo gli attacchi di gruppi
armati in zone petrolifere. L'esercito libico continua a combattere
contro le "Brigate di difesa di Bengasi" e contro altri gruppi per
riprendere il controllo sulle aree dei porti di Ras Lanuf e Es Sidr.
"Come possiamo dialogare con chi combatte
contro i libici, distrugge i pozzi petroliferi e i porti? Per questo
motivo abbiamo deciso di sospendere il dialogo politico" ha detto il
capo del consiglio di sicurezza nazionale del parlamento libico Tarik
al-Jarushi. In una intervista con l'agenzia Sputnik ha detto che i
militanti dei "Fratelli musulmani", "Al-Qaeda" e delle "Brigate di
difesa di Bengasi" hanno unito le forze per attaccare le aree
petrolifere del paese.
Abbiamo richiesto al Consiglio Presidenziale della Libia di fermare
questi attacchi, ma ci hanno detto che questo problema non li riguarda.
Ma questo è chiaramente in contrasto con il loro comportamento, perché
all'inizio degli attacchi il governo di unità nazionale ha nominato il
generale di brigata Idris Buhmada a capo della squadra di protezione
degli impianti petroliferi. Dopo la conferenza stampa tenutasi dopo la
presa di Ras Lanuf, i terroristi hanno passato la gestione del porto a
Buhmada. Questo è una contraddizione molto strana".martedì 11 ottobre 2016
Libia, dove si combatte una guerra mitteleuropea
6 ottobre 2016
TRIPOLI - Khalīfa Belqāsim Ḥaftar è un generale libico, nonché un uomo politico di lunga esperienza. In anni lontani fu un fedele ufficiale del colonnello Muhammar Gheddafi, in seguito a varie vicissitudini belliche è diventato un collaboratore degli Stati Uniti, dove ha vissuto per quasi venti anni, ottenendo anche la cittadinanza. Un fedele alleato dell’Occidente, quindi?
Chi è Haftar
Tornato il Libia nel 2011 in occasione della deposizione di Gheddafi, dopo varie peripezie viene nominato tenente generale dell’esercito afferente al Consiglio generale di transizione. Nel 2014 tenta un colpo di stato, sventato. Nel mese successivo, in un clima connotato dalla lotta fratricida per il potere, assalta Bengasi da solo, per espellere le forze fondamentaliste asserragliate. Nel 2015, grazie al sostegno del generale Al Sisi, viene nominato ministro della Difesa e capo di Stato Maggiore del governo cirenaico di Tobruk. Il personaggio, pittoresco, è tornato agli onori della cronaca libica in questi giorni.
TRIPOLI - Khalīfa Belqāsim Ḥaftar è un generale libico, nonché un uomo politico di lunga esperienza. In anni lontani fu un fedele ufficiale del colonnello Muhammar Gheddafi, in seguito a varie vicissitudini belliche è diventato un collaboratore degli Stati Uniti, dove ha vissuto per quasi venti anni, ottenendo anche la cittadinanza. Un fedele alleato dell’Occidente, quindi?
Chi è Haftar
Tornato il Libia nel 2011 in occasione della deposizione di Gheddafi, dopo varie peripezie viene nominato tenente generale dell’esercito afferente al Consiglio generale di transizione. Nel 2014 tenta un colpo di stato, sventato. Nel mese successivo, in un clima connotato dalla lotta fratricida per il potere, assalta Bengasi da solo, per espellere le forze fondamentaliste asserragliate. Nel 2015, grazie al sostegno del generale Al Sisi, viene nominato ministro della Difesa e capo di Stato Maggiore del governo cirenaico di Tobruk. Il personaggio, pittoresco, è tornato agli onori della cronaca libica in questi giorni.
lunedì 10 ottobre 2016
Libia, quando cadrà davvero Sirte?
4 ottobre 2016
Domenica 2 ottobre a Sirte, tra il quartiere di Sawawa e il porto, le forze libiche di Misurata hanno perso almeno otto uomini per mano degli ultimi miliziani dello Stato Islamico che combattono ancora in città. La notizia ha avuto meno risalto rispetto alla contestuale uccisione del fotoreporter olandese Jeroen Oerlemans, centrato da un cecchino nei combattimenti sulla collina di Water Tank, dov’è in corso da settimane l’operazione Al-Bunyan Al-Marsoos (“Solida struttura”).
Nondimeno, gli scontri e le imboscate giornaliere dimostrano come le ultime sacche di resistenza dello Stato Islamico a Sirte riescano ancora a far fronte all’avanzata del braccio armato del governo tripolino, che non riesce a schiacciare definitivamente gli uomini di Al Baghdadi, nonostante due mesi di assedio e nonostante il supporto aereo della coalizione internazionale: solo dal primo agosto a oggi, gli americani hanno concentrato sopra le roccaforti del Califfato ben 201 incursioni aeree, all’interno della cornice dell’operazione Odyssey Lightning.
Domenica 2 ottobre a Sirte, tra il quartiere di Sawawa e il porto, le forze libiche di Misurata hanno perso almeno otto uomini per mano degli ultimi miliziani dello Stato Islamico che combattono ancora in città. La notizia ha avuto meno risalto rispetto alla contestuale uccisione del fotoreporter olandese Jeroen Oerlemans, centrato da un cecchino nei combattimenti sulla collina di Water Tank, dov’è in corso da settimane l’operazione Al-Bunyan Al-Marsoos (“Solida struttura”).
Nondimeno, gli scontri e le imboscate giornaliere dimostrano come le ultime sacche di resistenza dello Stato Islamico a Sirte riescano ancora a far fronte all’avanzata del braccio armato del governo tripolino, che non riesce a schiacciare definitivamente gli uomini di Al Baghdadi, nonostante due mesi di assedio e nonostante il supporto aereo della coalizione internazionale: solo dal primo agosto a oggi, gli americani hanno concentrato sopra le roccaforti del Califfato ben 201 incursioni aeree, all’interno della cornice dell’operazione Odyssey Lightning.
venerdì 16 settembre 2016
Libia: Haftar controlla 4 porti di petrolio, tolti allʼesercito di Sarraj
12 settembre 2016
Le forze armate del generale di Tobruk hanno conquistato Zueitina, Brega, Sidra e Ras Lanuf
Le forze armate del generale di Tobruk hanno conquistato Zueitina, Brega, Sidra e Ras Lanuf
"Le forze
armate libiche legate al generale Khalifa Haftar di Tobruk hanno preso
il controllo dei porti petroliferi di Zueitina, Brega, Sidra e Ras
Lanuf", sottraendoli alle guardie fedeli al governo di unità nazionale
di Sarraj, sostenuto dall'Onu. Lo scrive il portale Alwasat, citando un
comunicato delle forze armate secondo cui "i porti sono ora sotto il
controllo totale dell'esercito libico che li hanno messi in sicurezza".
"Per proteggere le persone e la loro ricchezza contro
la corruzione, il vostro esercito ha condotto un'operazione grandiosa e
ha imposto il suo controllo totale ai porti petroliferi di Zueitina,
Ras Lanuf, Sidra e Brega", riferisce il comunicato delle forze di
Haftar.
lunedì 25 luglio 2016
Maghreb Confidential sulla Libia: “con gli attacchi agli impianti petroliferi di Sidra e Ras Lanuf l’ISIS vuole alimentare la rivalità tra Haftar e Jadhran”.
11/01/2016 15:33
Secondo quanto riportato dal sito web Maghreb Confidential, “gli attacchi condotti il 4 e il 5 gennaio dall’ISIS contro i porti di Sidra (As Sidr) e Ras Lanuf
non miravano tanto a sabotare la produzione libica di petrolio, quanto
ad esacerbare la rivalità tra i suoi nemici naturali, Khalifa Haftar e
Ibrahim Jadhran”. Secondo la breve analisi pubblicata il 7 gennaio dal
sito francese “specializzato sugli eventi del Maghreb”, “l’offensiva
dell’ISIS avrà un impatto ridotto sulla già pesantemente debilitata
produzione di petrolio della Libia”, dal momento che “i due terminal
attaccati sono rimasti chiusi per oltre un anno a causa di un precedente
attacco condotto dalle forze dell’operazione Alba della Libia”, la coalizione di milizie affiliate al governo di Tripoli.
sabato 30 gennaio 2016
Libia: crollo della produzione petrolifera, i conti non tornano e regna ancora il caos
Scritto il 25 gennaio 2016 alle 7:02.
Sono almeno 68 i
miliardi di dollari che la Libia ha perso dal 2013 in poi in mancate
rimesse petrolifere. Il dato è stato diffuso dalla National Oil
Corporation (Noc), la società libica che gestisce il settore
petrolifero, e fa riferimento in particolare alla chiusura nel corso di
questo periodo di 75 campi e ai blocchi portuali. Esso dà anche la
misura del caos e dell’anarchia che regnano in tante zone del paese e
che stanno consentendo all’Isis di avanzare dalla roccaforte di Sirte
verso zone stratregiche come i terminal petroliferi di Ras Lanuf e
Sidra.
“L’economia è a punto molto critico – ha detto al Finanzial Times, Mustafa Sanalla, presidente della Noc – e le relazioni tra i due governi (quello di Tripoli e quello di Tobruk, ndr) sono molto tese. Tutto ciò ha avuto effetti sull’industria petrolifera”.
“L’economia è a punto molto critico – ha detto al Finanzial Times, Mustafa Sanalla, presidente della Noc – e le relazioni tra i due governi (quello di Tripoli e quello di Tobruk, ndr) sono molto tese. Tutto ciò ha avuto effetti sull’industria petrolifera”.
domenica 4 gennaio 2015
Libia, spaccata in due e alla deriva
Alberto Negri 27 dicembre 2014
MIX ESPLOSIVO La guerra tra le fazioni è per il controllo delle risorse energetiche
L’Occidente non ha ancora capito come muoversi
Davanti alla Libia è come se ci fosse da oltre tre anni uno schermo fatto di ipocrisia, indifferenza e proclami velleitari che la rende invisibile alla comunità internazionale. Se dalla sponda Sud nelle ultime 24 ore non fossero arrivati sulle nostre coste oltre 1.200 profughi, salvati dalla Marina Militare, forse si sarebbe persino perduta all’orizzonte la collocazione geografica dell’ex colonia che sta affondando nella guerra civile. C’è da chiedersi se la Libia stessa valga ancora qualche cosa, visto il crollo delle quotazioni del petrolio sui sui mercati. Non è da escludere neppure questo cinico e miope calcolo di costi e benefici per giustificare un’apparente mancanza di iniziative e di strategia.
MIX ESPLOSIVO La guerra tra le fazioni è per il controllo delle risorse energetiche
L’Occidente non ha ancora capito come muoversi
Davanti alla Libia è come se ci fosse da oltre tre anni uno schermo fatto di ipocrisia, indifferenza e proclami velleitari che la rende invisibile alla comunità internazionale. Se dalla sponda Sud nelle ultime 24 ore non fossero arrivati sulle nostre coste oltre 1.200 profughi, salvati dalla Marina Militare, forse si sarebbe persino perduta all’orizzonte la collocazione geografica dell’ex colonia che sta affondando nella guerra civile. C’è da chiedersi se la Libia stessa valga ancora qualche cosa, visto il crollo delle quotazioni del petrolio sui sui mercati. Non è da escludere neppure questo cinico e miope calcolo di costi e benefici per giustificare un’apparente mancanza di iniziative e di strategia.
sabato 3 gennaio 2015
Libia di nuovo nel caos. Ma il petrolio non risale
di Sissi Bellomo 28 dicembre 2014
Il ritorno delle forniture dalla Libia aveva avuto un peso non indifferente nell’innescare nei mesi scorsi la discesa di prezzo del petrolio. Ora il paese nordafricano è ripiombato nel caos e la sua produzione di greggio si è ridotta a 352mila barili al giorno dai circa 900mila di ottobre (prima del 2011 erano 1,6 milioni). Ma quello che poteva essere un buon freno al crollo delle quotazioni del barile è stato guardato con freddezza dai mercati, ormai evidentemente dominati da forze ribassiste.
Santo Stefano - e per di più di venerdì - con molti operatori occidentali ancora in vacanza, la seduta è stata caratterizzata da alta volatilità e volumi di scambio più che dimezzati rispetto al solito. Ma i movimenti di prezzo non sono stati poi così vistosi: il Brent, che si era spinto in rialzo di circa l’1%, a sfiorare 61 $/bbl, ha poi chiuso in leggera flessione, sotto 60 $. Stesso copione per il Wti, salito dapprima a 56,59 $, per poi ripiegare poco sopra 55 $.
Il ritorno delle forniture dalla Libia aveva avuto un peso non indifferente nell’innescare nei mesi scorsi la discesa di prezzo del petrolio. Ora il paese nordafricano è ripiombato nel caos e la sua produzione di greggio si è ridotta a 352mila barili al giorno dai circa 900mila di ottobre (prima del 2011 erano 1,6 milioni). Ma quello che poteva essere un buon freno al crollo delle quotazioni del barile è stato guardato con freddezza dai mercati, ormai evidentemente dominati da forze ribassiste.
Santo Stefano - e per di più di venerdì - con molti operatori occidentali ancora in vacanza, la seduta è stata caratterizzata da alta volatilità e volumi di scambio più che dimezzati rispetto al solito. Ma i movimenti di prezzo non sono stati poi così vistosi: il Brent, che si era spinto in rialzo di circa l’1%, a sfiorare 61 $/bbl, ha poi chiuso in leggera flessione, sotto 60 $. Stesso copione per il Wti, salito dapprima a 56,59 $, per poi ripiegare poco sopra 55 $.
venerdì 2 gennaio 2015
Libia, razzi degli islamisti: 3 serbatoi di petrolio in fiamme a Sidra
26 dicembre 2014
In Libia si sono estese ad altri due serbatoi di petrolio le fiamme partire ieri da un’altra maxi-cisterna centrata da un razzo lanciato dagli islamisti della coalizione dell’alba (Fajir) contro ill piu’ grande deposito petrolifero libico, quello di Sidra, vicino al terminal di Ras Lanuf. Lo riferisce il portavoce della sicurezza locale, nella turbolenta regione orientale della Cirenaiza, Ali al-Hassi, sottolineando il rischio che l’incendio possa propagarsi ad altri serbatoi.
In Libia si sono estese ad altri due serbatoi di petrolio le fiamme partire ieri da un’altra maxi-cisterna centrata da un razzo lanciato dagli islamisti della coalizione dell’alba (Fajir) contro ill piu’ grande deposito petrolifero libico, quello di Sidra, vicino al terminal di Ras Lanuf. Lo riferisce il portavoce della sicurezza locale, nella turbolenta regione orientale della Cirenaiza, Ali al-Hassi, sottolineando il rischio che l’incendio possa propagarsi ad altri serbatoi.
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