È
un prodotto ben confezionato. Al termine di una vasta operazione
speciale in cui è stata utilizzata un’arma inconfessabile, è bene
inscenare la morte di chi ne è stato il simbolo. È il modo migliore per
cancellarne le tracce nella memoria collettiva. Dopo la morte di Bin
Laden, ecco quella di al-Baghdadi.
Rete Voltaire
| Roma (Italia)
«È
stato come guardare un film», ha detto il presidente Trump dopo aver
assistito alla eliminazione di Abu Bakr al Baghdadi, il Califfo capo
dell’Isis, trasmessa nella Situation Room della Casa Bianca. Qui, nel
2011, il presidente Obama assisteva alla eliminazione dell’allora nemico
numero uno, Osama Bin Laden, capo di Al Qaeda. Stessa sceneggiatura: i
servizi segreti Usa avevano da tempo localizzato il nemico; questi non
viene catturato ma eliminato: Bin Laden è ucciso, al Baghdadi si suicida
o è «suicidato»; il corpo sparisce: quello di Bin Laden sepolto in
mare, quello di al Baghdadi disintegrato dalla cintura esplosiva. Stessa
casa produttrice del film: la Comunità di intelligence, formata da 17
organizzazioni federali. Oltre alla Cia (Agenzia centrale di
intelligence) vi è la Dia (Agenzia di intelligence della Difesa), ma
ogni settore delle Forze armate, così come il Dipartimento di stato e
quello della Sicurezza della patria, ha un proprio servizio segreto.

