In ogni guerra, ancora prima della gente, occorre assassinare la verità. Guerra alla libia: 100000 morti, 240000 persone ancora cercate, 78000 dispersi. 10300 donne violentate, 350000 rifugiati.
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sabato 3 marzo 2018
Libia: cresce preoccupazione per le persone bloccate da lungo tempo a Tawergha
L’ UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, esprime preoccupazione per le diverse centinaia di famiglie libiche che si trovano in serie difficoltà dopo essere state bloccate da gruppi armati mentre tentavano di fare ritorno verso le proprie case nella città di Tawaregha.
Gli abitanti della comunità di Tawergha vivono nella condizione di sfollati in tutto il paese dal 2011, quando in 40.000 furono costretti a fuggire.
Queste famiglie hanno provato a fare ritorno a Tawaregha, dopo che il decreto del Consiglio di Presidenza del 1 febbraio aveva dato loro il permesso di farlo. Circa 2.000 persone provenienti da varie località della Libia, quali Bani Walid, Tripoli e Bengasi, si sono dirette verso la città ma sono state fermate dai gruppi armati.
mercoledì 8 febbraio 2017
Italia-Libia, un accordo contro i diritti
di Duccio Facchini —
Sostegno militare e risorse finanziarie: è la contropartita
che il Governo Gentiloni si è impegnato a garantire all’esecutivo di
Tripoli in cambio del “blocco” dell’immigrazione dalle coste libiche. Un
salto indietro sancito il 2 febbraio che l’Associazione per gli studi
giuridici sull’immigrazione giudica “vergognoso” e preoccupante
Negli otto articoli del “Memorandum
d’intesa sulla cooperazione nel campo dello sviluppo, del contrasto
all’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani, al contrabbando e
sul rafforzamento della sicurezza delle frontiere tra lo Stato della
Libia e la Repubblica Italiana” sottoscritto a Roma il 2 febbraio
2017, la parola “diritti” compare una sola volta. All’articolo cinque:
“Le Parti si impegnano ad interpretare e applicare il presente
Memorandum nel rispetto degli obblighi internazionali e degli accordi
sui diritti umani di cui i due Paesi siano parte”. Esclusa la
“Convenzione relativa allo statuto dei rifugiati”, firmata a Ginevra nel
luglio 1951 e nella quale non rientra il Paese guidato oggi da Fayez
Mustafa Serraj.
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domenica 27 settembre 2015
ONG europea in Turchia distribuisce manuali a chi vuole immigrare clandestinamente
21 settembre 2015
Su una spiaggia nell’isola greca di Lesbo, giornalisti del canale televisivo Sky News hanno scoperto un piccolo vademecum distribuito ai candidati per l’immigrazione clandestina con suggerimenti, mappe, numeri di telefono e consigli per attraversare illegalmente l’Europa.
Questo manuale distribuito dalla ONG w2eu (“Welcome to Europe” – Benvenuti in Europa) era stato dimenticato da un clandestino tra giubbotti abbandonati e gommoni perforati. In copertina, un giovane uomo su una spiaggia al tramonto, rivolto verso il mare, con i piedi vicino ai remi della barca che servirà per fare la traversata.
Su una spiaggia nell’isola greca di Lesbo, giornalisti del canale televisivo Sky News hanno scoperto un piccolo vademecum distribuito ai candidati per l’immigrazione clandestina con suggerimenti, mappe, numeri di telefono e consigli per attraversare illegalmente l’Europa.
Questo manuale distribuito dalla ONG w2eu (“Welcome to Europe” – Benvenuti in Europa) era stato dimenticato da un clandestino tra giubbotti abbandonati e gommoni perforati. In copertina, un giovane uomo su una spiaggia al tramonto, rivolto verso il mare, con i piedi vicino ai remi della barca che servirà per fare la traversata.
martedì 23 giugno 2015
Da Mare Nostrum all’Unhcr Tutti i soldi buttati in Libia
L'Onu spende 19 milioni per i rifugiati ma non ferma i barconi
Molte parole, tanti fallimenti, troppi morti ma anche un sacco milioni di euro impiegati. L’emergenza immigrazione è dramma umano, tensione politica e sociale, inutili vertici europei, fantomatici piani B e invocazione continua della «comunità internazionale». Come se questa non fosse già presente, come se non avesse in mano i mezzi economici necessari per fare la sua parte sulle coste del Nord Africa utilizzando budget di tutto rispetto. E come se negli ultimi due anni non avesse già utilizzato centinaia di milioni di euro per operazioni che non hanno mai raggiunto il loro obiettivo.
Molte parole, tanti fallimenti, troppi morti ma anche un sacco milioni di euro impiegati. L’emergenza immigrazione è dramma umano, tensione politica e sociale, inutili vertici europei, fantomatici piani B e invocazione continua della «comunità internazionale». Come se questa non fosse già presente, come se non avesse in mano i mezzi economici necessari per fare la sua parte sulle coste del Nord Africa utilizzando budget di tutto rispetto. E come se negli ultimi due anni non avesse già utilizzato centinaia di milioni di euro per operazioni che non hanno mai raggiunto il loro obiettivo.
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mercoledì 24 dicembre 2014
Arriva dalla Libia la conferma dell'ultima strage di migranti nel Canale di Sicilia.
Arriva dalla Libia la conferma dell'ultima strage di migranti nel Canale di Sicilia. Immagini che in Europa non pubblicherà nessuno. L'Unione Europea chiarisce la portata delle operazioni TRITON di Frontex Plus, ma nessuno ne parla.
8 ottobre 2014 00:32 | Pubblicato da Fulvio Vassallo
Rimane da chiedersi quale sia oggi la effettiva capacità di intervento della guardia costiera libica, dal momento che le motovedette regalateda Maroni a Ghedafi nel 2009 sono fuori uso, qualcuna sarebbe pure rientrata in Italia per manutenzione. Malta non vede e non sente, ma dicono di essere solidali. Una situazione di abbandono in mare che si traduce sempre più spesso in vere e proprie condanne a morte, soprattutto a fronte del ritiro più a nord delle navi di Mare Nostrum, per non parlare dell'operazione Frontex Plus TRITON, che, dal primo novembre, secondo quanto annunciato, non dovrebbe spingersi, nelle operazione di pattugliamento congiunto, più a sud di trenta miglia da Malta e Lampedusa. E dunque le navi che si renderanno disponibili " su base volontaria" con il contributo di diversi paesi dell'Unione Europea, resteranno a 150 miglia almeno ( 270 chilometri) dalla costa libica, qualche aereo andrà più forse più a sud, ma in caso di soccorso dovranno sempre chiedere l'intervento delle navi commerciali. Ammesso che se ne trovino ancora a ridosso delle acque territoriali libiche. Altri corpi di migranti vengono rigettati indietro sulle spiagge libiche, valgono appena una "breve" di cronaca.
8 ottobre 2014 00:32 | Pubblicato da Fulvio Vassallo
Rimane da chiedersi quale sia oggi la effettiva capacità di intervento della guardia costiera libica, dal momento che le motovedette regalateda Maroni a Ghedafi nel 2009 sono fuori uso, qualcuna sarebbe pure rientrata in Italia per manutenzione. Malta non vede e non sente, ma dicono di essere solidali. Una situazione di abbandono in mare che si traduce sempre più spesso in vere e proprie condanne a morte, soprattutto a fronte del ritiro più a nord delle navi di Mare Nostrum, per non parlare dell'operazione Frontex Plus TRITON, che, dal primo novembre, secondo quanto annunciato, non dovrebbe spingersi, nelle operazione di pattugliamento congiunto, più a sud di trenta miglia da Malta e Lampedusa. E dunque le navi che si renderanno disponibili " su base volontaria" con il contributo di diversi paesi dell'Unione Europea, resteranno a 150 miglia almeno ( 270 chilometri) dalla costa libica, qualche aereo andrà più forse più a sud, ma in caso di soccorso dovranno sempre chiedere l'intervento delle navi commerciali. Ammesso che se ne trovino ancora a ridosso delle acque territoriali libiche. Altri corpi di migranti vengono rigettati indietro sulle spiagge libiche, valgono appena una "breve" di cronaca.
giovedì 30 ottobre 2014
Tunisia, i profughi della guerra libica nel campo di confine lasciati soli e pronti a partire per l'Europa
Reportage da Ras Jdir, lungo la linea che divide i due paesi dove c'è un campo per rifugiati. In pochi hanno compiuto la scelta dura di restare nella desolazione di Choucha: l'area è stata infatti abbandonata dalle Nazioni Unite e da tutte le organizzazioni internazionali intervenute nei due anni di emergenza
di MAURO MONDELLO 23 ottobre 2014
CHOUCHA (confine Tunisia- Libia) - L'auto percorre l'ultimo tratto di strada in mezzo ad una implacabile tempesta di sabbia. Da almeno 30 chilometri ormai il paesaggio intorno non regala che un'infinita distesa di terra deserta: siamo a pochi passi da Ras Jdir, la linea di frontiera che apre le porte della Libia, in un luogo perduto nel quale, ormai da 3 anni, un centinaio di uomini e donne lottano per sopravvivere. Lo chiamano Choucha, questo pezzo dimenticato di mondo nel Sud profondissimo della Tunisia, un cumulo di tende malmesse, fatte di tela e di stracci, nelle quali vivono gli ultimi profughi della guerra libica.
di MAURO MONDELLO 23 ottobre 2014
CHOUCHA (confine Tunisia- Libia) - L'auto percorre l'ultimo tratto di strada in mezzo ad una implacabile tempesta di sabbia. Da almeno 30 chilometri ormai il paesaggio intorno non regala che un'infinita distesa di terra deserta: siamo a pochi passi da Ras Jdir, la linea di frontiera che apre le porte della Libia, in un luogo perduto nel quale, ormai da 3 anni, un centinaio di uomini e donne lottano per sopravvivere. Lo chiamano Choucha, questo pezzo dimenticato di mondo nel Sud profondissimo della Tunisia, un cumulo di tende malmesse, fatte di tela e di stracci, nelle quali vivono gli ultimi profughi della guerra libica.
sabato 20 settembre 2014
Libia, Unhcr: 600 morti in tre giorni
Unhcr, nel week-end circa 600 tra morti e dispersi
Tra 589 e 639 persone: è il bilancio, dell'Unhcr, delle persone morte o disperse nei cinque naufragi avvenuti nel Mediterraneo durante il week end. Lo apprende l'ANSA. Si tratta di stime, precisa l'Unhcr, non confermate, soprattutto per quanto riguarda i dispersi, perché spesso vengono forniti da testimoni - cioè gli stessi sopravvissuti - e quindi non verificabili. "E' una crisi umanitaria senza precedenti" afferma in un tweet la portavoce in Italia dell'Unhcr, Carlotta Sami.
Naufragio Malta: Oim, per testimoni 500 dispersi
Sarebbero circa 500 i dispersi del naufragio avvenuto la scorsa settimana a 300 miglia al largo di Malta, e a causare l'incidente sarebbero stati gli stessi trafficanti, che - da una seconda imbarcazione - avrebbero di proposito fatto colare a picco il barcone con a bordo i migranti, con i quali era nato un violento scontro". A raccontare la vicenda agli operatori dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) in Sicilia sono stati i due sopravvissuti di nazionalità palestinese.
Tra 589 e 639 persone: è il bilancio, dell'Unhcr, delle persone morte o disperse nei cinque naufragi avvenuti nel Mediterraneo durante il week end. Lo apprende l'ANSA. Si tratta di stime, precisa l'Unhcr, non confermate, soprattutto per quanto riguarda i dispersi, perché spesso vengono forniti da testimoni - cioè gli stessi sopravvissuti - e quindi non verificabili. "E' una crisi umanitaria senza precedenti" afferma in un tweet la portavoce in Italia dell'Unhcr, Carlotta Sami.
Naufragio Malta: Oim, per testimoni 500 dispersi
Sarebbero circa 500 i dispersi del naufragio avvenuto la scorsa settimana a 300 miglia al largo di Malta, e a causare l'incidente sarebbero stati gli stessi trafficanti, che - da una seconda imbarcazione - avrebbero di proposito fatto colare a picco il barcone con a bordo i migranti, con i quali era nato un violento scontro". A raccontare la vicenda agli operatori dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) in Sicilia sono stati i due sopravvissuti di nazionalità palestinese.
martedì 2 settembre 2014
Stop ai controlli davanti alla Libia . Arretra la linea di pattugliamento
Frontex Plus interverrà solo nelle acque dell’area Schengen
28/08/2014
guido ruotolo
roma
È il giorno del disgelo dopo il lungo inverno di incomprensioni e indifferenza. Agli sgoccioli del mandato della Commissione Europea che passerà il testimone ai nuovi commissari il 30 ottobre, ieri a Bruxelles si è realizzato un piccolo grande miracolo.
28/08/2014
guido ruotolo
roma
È il giorno del disgelo dopo il lungo inverno di incomprensioni e indifferenza. Agli sgoccioli del mandato della Commissione Europea che passerà il testimone ai nuovi commissari il 30 ottobre, ieri a Bruxelles si è realizzato un piccolo grande miracolo.
martedì 8 luglio 2014
L'arrivo in Italia via mare: l'immigrazione dalla Libia
01 07 2014
La Libia è un paese di transito o destinazione per molti migranti provenienti da diverse aree geografiche. L’instabilità del paese rende l’immigrazione dalla Libia verso l’Europa molto frequente. Gli immigrati Eritrei che arrivano in Italia via mare partono infatti dal paese nordafricano, dove spesso passano mesi rinchiusi in centri di detenzione subendo violenze, maltrattamenti e, in alcuni casi, come da loro raccontato, torture.
Arrivano in Libia dopo aver attraversato il Sudan, da soli o ceduti dai trafficanti sudanesi a quelli libici. Trascorrono mesi in centri di detenzione e, secondo quello che ci hanno raccontato, sono liberati solo a fronte di pagamento o lavorando in condizioni di sfruttamento. Quando riescono a fuggire da queste situazioni resta da affrontare il mare per arrivare in Europa, rischiando, ancora una volta la propria vita. In altri casi vengono detenuti dai trafficanti in luoghi isolati, stipati per mesi, prima di intraprendere un viaggio verso l’Italia organizzato dai trafficanti stessi con imbarcazioni fatiscenti.
La Libia è un paese di transito o destinazione per molti migranti provenienti da diverse aree geografiche. L’instabilità del paese rende l’immigrazione dalla Libia verso l’Europa molto frequente. Gli immigrati Eritrei che arrivano in Italia via mare partono infatti dal paese nordafricano, dove spesso passano mesi rinchiusi in centri di detenzione subendo violenze, maltrattamenti e, in alcuni casi, come da loro raccontato, torture.
Arrivano in Libia dopo aver attraversato il Sudan, da soli o ceduti dai trafficanti sudanesi a quelli libici. Trascorrono mesi in centri di detenzione e, secondo quello che ci hanno raccontato, sono liberati solo a fronte di pagamento o lavorando in condizioni di sfruttamento. Quando riescono a fuggire da queste situazioni resta da affrontare il mare per arrivare in Europa, rischiando, ancora una volta la propria vita. In altri casi vengono detenuti dai trafficanti in luoghi isolati, stipati per mesi, prima di intraprendere un viaggio verso l’Italia organizzato dai trafficanti stessi con imbarcazioni fatiscenti.
martedì 19 novembre 2013
Libia: Croce Rossa; difficoltà estrema per migranti detenuti, centri affollati senza servizi sanitari
giovedì 14 novembre 2013
Ansa
Migliaia di migranti vivono in condizioni di estrema difficoltà in Libia: è quanto fa sapere il Comitato Internazionale delle Croce Rossa (Cicr) in Libia, secondo cui la maggior parte dei migranti è detenuta in condizioni deplorevoli e senza accesso a servizi sanitari.
Molti centri in cui venivano trattenuti nel sud del Paese sono stati chiusi temporaneamente provocando così il sovraffollamento nel centro di Hamra, nella città occidentale di Gharian, diventato punto di accoglienza per i migranti che arrivano soprattutto da Mali, Niger, Eritrea, Somalia.
Ansa
Migliaia di migranti vivono in condizioni di estrema difficoltà in Libia: è quanto fa sapere il Comitato Internazionale delle Croce Rossa (Cicr) in Libia, secondo cui la maggior parte dei migranti è detenuta in condizioni deplorevoli e senza accesso a servizi sanitari.
Molti centri in cui venivano trattenuti nel sud del Paese sono stati chiusi temporaneamente provocando così il sovraffollamento nel centro di Hamra, nella città occidentale di Gharian, diventato punto di accoglienza per i migranti che arrivano soprattutto da Mali, Niger, Eritrea, Somalia.
martedì 12 novembre 2013
MIGRANTI | DALLA LIBIA ALL’ITALIA SUI BARCONI PAGATI COI SOLDI DELL’ONU
Scritto da Arrigo d'Armiento on 1 novembre 2013.
Da tempo ci si domandava come e dove i poveri migranti trovano i soldi per pagare a caro prezzo, anche quello della vita, il passaggio sui barconi degli scafisti dalla Libia all’Italia. C’è la risposta: in molti casi i soldi glieli dà l’Onu. Magari incosapevolmente, ma glieli dà.
Ecco come racconta la faccenda Fausto Biloslavo sul Giornale: “L`Onu finanzia i migranti per sistemarsi in Tunisia e molti di loro utilizzano i soldi per imbarcarsi sulle coste libiche verso l`Italia. Sembra assurdo, ma l`agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite (Unhcr) «aiuta», suo malgrado, l`arrivo dei clandestini sulle nostre coste. Lo ha rivelato un servizio del Tg2 andato in onda mercoledì sera sull`ex campo profughi di Choucha, che nel 2011 era stato allestito dall`Unhcr in Tunisia.
Da tempo ci si domandava come e dove i poveri migranti trovano i soldi per pagare a caro prezzo, anche quello della vita, il passaggio sui barconi degli scafisti dalla Libia all’Italia. C’è la risposta: in molti casi i soldi glieli dà l’Onu. Magari incosapevolmente, ma glieli dà.
Ecco come racconta la faccenda Fausto Biloslavo sul Giornale: “L`Onu finanzia i migranti per sistemarsi in Tunisia e molti di loro utilizzano i soldi per imbarcarsi sulle coste libiche verso l`Italia. Sembra assurdo, ma l`agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite (Unhcr) «aiuta», suo malgrado, l`arrivo dei clandestini sulle nostre coste. Lo ha rivelato un servizio del Tg2 andato in onda mercoledì sera sull`ex campo profughi di Choucha, che nel 2011 era stato allestito dall`Unhcr in Tunisia.
lunedì 5 agosto 2013
Ridateci indietro le nostre vite.
| Ridateci indietro le nostre vite. Choucha, manifestazioni dei rifugiati (Tunisia, aprile 2013) | |
“Unhcr non e’ un’agenzia di viaggio” e’ il laconico commento di Ursula Aboubacar, rappresentante dell’ Alto Commissariato per i rifugiati in Tunisia chiudendo di fatto ogni porta alla richiesta dei rifugiati e dei diniegati di Choucha che i loro dossier vengano riesaminati. Choucha, campo rifugiati in mezzo al deserto tunisino, nove chilometri dalla frontiera di Ras-Jadir, attraversata nel 2011 da circa 1 milione di persone in fuga da conflitto libico: nel campo, aperto alla fine del febbraio 2011 per accogliere libici e “third-country nationals”, oggi dopo il picco record di 22000 presenze nel marzo del 2011 rimangono circa 900 persone, di cui 230 “diniegati” della protezione internazionale da Unhcr e divenuti di conseguenza “migranti economici”, ovvero migranti irregolari, sul territorio tunisino. Altri 150 si trovano invece nella paradossale situazione di essere rifugiati sulla carta e scartati nei fatti: ufficialmente sono stati riconosciuti “rifugiati” ma sono stati esclusi dal meccanismo che prevede il reinsediamento in un Paese terzo (resettlement). Il che significa, anche per loro, assenza di ogni protezione e diritto, visto che la Tunisia non ha fino a oggi una politica di asilo. | |
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