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sabato 7 maggio 2016

Noi, “verità per Regeni”. Mentre Hollande fa’ grandi affari

Maurizio Blondet, 28 aprile 2016

Dunque, siamo ai ferri corti con l’Austria. La Boldrini ha tuonato, atteggiando la nobile boccuccia a furioso patrittismo anti-imperiale.  Forse manderemo truppe al Brennero (un déjà vu): i telegiornali soffiano sul fuoco, gli ascoltatori  Rai sono infiammati di odio per gli egoisti viennesi, fascisti, che non obbediscono a papa Francé.   Con l’Egitto siamo già praticamente in guerra – “Verità per Regeni”, lo chiede  la mamma del medesimo con tutti i media – anche se proprio adesso che (su ordine Usa) andiamo in guerra in Libia, ci sarebbe utile essere amici di Al Sisi. Il quale ha appena mandato al generale Haftar – suo protetto in Libia, anche se gli Usa lo hanno messo sotto embargo –   1050 veicoli militari, per la maggior parte furgoncini Toyota di  quelli che fanno meraviglie con una mitragliatrice pesante binata piazzata sul cassone, ma anche  mezzi blindati, già verniciati con colori mimetici.  Sembra che Haftar con questi mezzi attaccherà i terroristi islamici di Derna, Bengasi, a dell’ISIS nella Sirte.  Sarebbe opportuno sapere prima   del nostro intervento  se Haftar è nostro amico o nostro nemico, se in Libia ce lo troviamo contro o al nostro fianco, se gli americani ci sbattono contro i terroristi che armano loro, con cui colludono dai tempi della Clinton al Dipartimento di Stato.

venerdì 6 maggio 2016

11 Settembre: l’uomo di Washington accusa Israele

Maurizio Blondet, 29 aprile 2016

Accusa   i neocon con nomi e  cognomi:  Paul Wolfowitz allora  viceministro al Pentagono, l’israelo-americano Michael Chertoff, il rabbino Dov Zakheim (numero 3 al Pentagono) di essersi infiltrati nel governo Bsh jr. e di aver organizzato, su istigazione di Israele,  il mega attentato dell’11 Settembre 2001.
E non è un complottista marginale: è stato  un alto funzionario del Dipartimento di Stato da Nixon a Carter a Bush-padre, esperto in guerra psicologica,  attore in operazioni coperte (come l’uccisione di Moro) per conto degli Stati Uniti. Membro fino al 2012 del Council on Foreign Relations, quindi dell’élite dell’Establisment.  Né lo si può accusare di avere come motivazione l’antisemitismo: i suoi genitori erano ebrei russo-polacchi fuggiti alla Shoah, lui ha scritto persino una biografia di sua “mamma yiddish”, Teodora.  E’ Steve Pieczenik.
Una vecchia conoscenza  anche per l’Italia, come vedremo.
Steve Pieczenik ha detto tutto il 21 aprile 2016, intervistato da Alex Jones, creatore del sito InfoWars: il video-intervista, di 47 minuti, è stato diffuso, probabilmente non a caso,  nel pieno  della campagna  americana  per incolpare la monarchia saudita del mega-attentato dell’11 Settembre, con la minaccia di pubblicare le 28 pagine del  rapporto della Commissione Senatoriale  sul 9/11, segretate da Bush jr. proprio perché mostrerebbero il coinvolgimento dei sauditi ai più alti livelli.
Steve Pieczenik corregge: sì, c’è stato la cooperazione di “agenti sauditi”, ma il mandante principale è Israele,  insiste nell’intervista.  Egli si dichiara disposto a testimoniare sotto giuramento davanti a un tribunale federale e rivelare lì le sue fonti, fra cui (dice) “un generale”.
Preferisce vecchie foto...
Preferisce  sue vecchie foto…

giovedì 5 maggio 2016

Marò uccisi in agguato in Libia? Roma smentisce. Tutto previsto.

Maurizio Blondet, 30 aprile 2016

Convoglio militare italo-britannico cade in agguato in Libia

Lo ha affermato il sito ebraico DEBKA, notoriamente vicino al Mossad.
Rapida traduzione:
“Il convoglio di Marines italiani,  con le forze speciali britanniche e le truppe libiche era in viaggio dalla città nord-occidentale di Misurata verso la roccaforte ISIS di Sirte, che si trova 273 chilometri a sud-est, quando è caduto in un’imboscata e duramente colpito dalle forze ISIS.
“Ci sono stati uccisi e feriti fra le  truppe italiane, mentre  mancano informazioni se ci sono state vittime inglesi. Alcuni rapporti dicono che membri delle forze occidentali sono stati fatti prigionieri da ISIS, ma devono ancora essere identificati.
E ‘possibile che eventuali ostaggi  siano in mano alle  “Forze Armate libiche”, una milizia comandata dal generale Khalifa Belqasim Haftar, un libico che ha la cittadinanza americana”.
 [vero che Haftar è americano.  La frase di DEBKA è ambigua, vuole incolparlo.  Può avere i suoi motivi. Nota di Blondet]

mercoledì 4 maggio 2016

Libia, i potenti alle grandi manovre

26 aprile 2016 di Michele Paris
Il vertice di lunedì a Hannover tra il presidente americano Obama e i leader di Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia, ha contribuito a fare maggiore luce sui progetti occidentali per un nuovo intervento militare in Libia a cinque anni dalla campagna di bombardamenti risoltasi con la devastazione dell’economia e della società del paese nord-africano. Le preoccupazioni dei governi che stanno predisponendo i piani di intervento questa volta riguarderebbero principalmente il flusso di migranti provenienti dal territorio libico e diretti verso l’Europa.

martedì 3 maggio 2016

Libia – Lunga vita al Re: perché la restaurazione della monarchia in Libia si adatta ai bisogni dell’Occidente

26 marzo 2016

Sputnik News, 25 marzo 2016
L’analista politico statunitense Phil Butler racconta nel suo articolo per il New Eastern Outlook che il principe Mohammed el-Senussi è uno dei figli di Sayyid Hasan ar-Rida al-Mahdi el-Senussi, principe ereditario del Regno di Libia dall’ottobre 1956 al settembre 1969, quando la monarchia fu abolita.
Il 1° settembre 1969 un gruppo di ufficiali dell’esercito libico, tra cui il colonnello Muammar Gheddafi, rovesciò re Idris di Libia e pose fine al governo de facto del principe ereditario.
È interessante notare che è stato l’erede “legittimo” al trono, il principe Mohammed, a richiedere aiuto, nella sua intervista ad Al-Jazeera English il 24 febbraio 2011, alla comunità internazionale per rimuovere dal potere il leader libico Muammar Gheddafi.

lunedì 2 maggio 2016

Il sostegno occidentale ai ribelli in Libia è stato un appoggio diretto e deliberato ad al Qaeda

10 marzo 2016

Si parla molto della Libia in questi giorni ma ancora oggi non vengono chiarite le motivazioni che nel 2011 hanno condotto all’intervento Nato in Libia. Cosa è accaduto, perché ci troviamo oggi in questa situazione di caos nel paese nord-africano?… Balbettando i leader occidentali dicono che bisogna completare la democrazia in Libia , che l’intervento armato dell’occidente fu ‘un errore’, ma non un errore in sè: fu un errore ‘non aver accompagnato i libici nel ‘periodo di transizione’, di averli lasciati soli’.
Vedremo di seguito che questo non sarebbe stato comunque possibile, giacchè il consiglio Nazionale di Transizione libico era formato da membri di al Qaeda ed affiliati e l’occidente ne era perfettamente a conoscenza perchè li aveva scelti.
Già da all’ora lo dicevamo a seguito di numerose eclatanti evidenze che venivano colpevolmente sottaciute dai media mainstream di intattenimento.
Già da allora lo diceva uno studio condotto di J.FELTER e B. Fishman,  due analisti dell’Accademia Militare di West Point. Lo studio si chiama Al Aa’ida Foreign Fighter in Iraq. A first Look at the Sinjar Record (Harmony Project, Combating Terrorism Center, Department of Social Science, US Academy, West Point, NY, December 2007)
Ve ne proponiamo alcuni contenuti da una sintesi scritta sempre nel 2011 dal giornalista investigativo G.Tarpley che riprendende lo studio di West Point.
Vietato Parlare – Patrizio Ricci

domenica 1 maggio 2016

Libia. Vera storia della jihadista Hillary Clinton, mezzana del caos.

9 marzo 2016

Da qualche settimana il Washington Post e il New York Times stanno conducendo con grandi mezzi una sottile operazione: scagionare Hillary Clinton, allora segretaria di Stato, di quel che ha fatto in Libia. Hillary è la candidata preferita dell’Establishment, specie ora che si deve assolutamente evitare che alla Casa Bianca vada Trump.   Se le cose sono andate così male e la Libia è oggi uno stato fallito, è colpa di una serie di fortuite e sfortunate circostanze; lei, la Cltinon, ha deciso l’intervento per proteggere i civili libici dalla strage che stava compiendo il loro dittatore.
Per fortuna s’è formata in Usa un gruppo civico di base, la Citizen Commission on Benghazi (CCB). Lo scopo di questi cittadini: stabilire la verità su quanto accadde a Bengasi l’11 settembre 2012, quando fu attaccata la sede distaccata dell’ambasciata americana e i terroristi massacrarono l’ambasciatore Chris Stevens e tre difensori, Marines. La loro indagine (cito) “ha dimostrato che Gheddafi era un nostro alleato di fatto nella guerra al terrorismo islamico…e come l’amministrazione Obama e Hillary Clinton decisero di sostenere  ribelli legati ad Al Qaeda, invece che tenere negoziati di tregua con Gheddafi,  ciò che avrebbe portato alla sua abdicazione e alla transizione pacifica del potere”.
Sotto, i morti di Bengasi
Sotto, i morti di Bengasi