Translate

Visualizzazione post con etichetta regeni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta regeni. Mostra tutti i post

venerdì 17 giugno 2016

VERITA' PER GIULIO REGENI. RICHIAMARE L'AMBASCIATORE A LONDRA ? E' IL MINIMO

Postato il Venerdì, 10 giugno @ 17:47:07 BST di davide

DI FEDERICO DEZZANI
federicodezzani.altervista.org
A distanza di quattro mesi dalla morte di Giulio Regeni, la procura di Roma ha finalmente imboccato il filone inglese delle indagini, concentrandosi sull’attività svolta dal dottorando italiano per conto dell’Università di Cambridge: la rogatoria internazionale si è però infranta contro l’omertà dell’ateneo, che ha classificato le ricerche di Regeni al Cairo come “confidenziali”. La pista inglese è molto solida, come testimonia il traffico delle celle telefoniche concomitante alla scomparsa ed al ritrovamento del cadavere di Regeni: sempre più elementi avvalorano l’ipotesi dell’operazione sporca per sabotare i rapporti italo-egiziani. Di fronte all’omertà ed ai tentativi di depistaggio inglesi, urgono azioni drastiche e tempestive: richiamare l’ambasciatore a Londra? È il minimo.


Dagli amici mi guardi Iddio…
La lentezza è una delle principali accuse rinfacciate alla giustizia italiana, insieme a quella di svolgere le indagini con un tempismo spesso sospetto: rallentando o velocizzando un’inchiesta, scegliendo con cura quando inviare avvisi di garanzia e mandati di comparazione, la magistratura è sovente accusata di imprimere un connotato tutto politico al suo lavoro. Anche nelle indagini sull’omicidio di Giulio Regeni, è lecito porsi qualche interrogativo sull’azione degli inquirenti: non vogliamo accusare i pubblici ministeri, sia ben chiaro. Diciamo soltanto che la Procura di Roma, cui è spettato d’ufficio il caso Regeni, potrebbe aver ricevuto pressioni ad agire in un determinato momento, anziché in un altro.

sabato 7 maggio 2016

Noi, “verità per Regeni”. Mentre Hollande fa’ grandi affari

Maurizio Blondet, 28 aprile 2016

Dunque, siamo ai ferri corti con l’Austria. La Boldrini ha tuonato, atteggiando la nobile boccuccia a furioso patrittismo anti-imperiale.  Forse manderemo truppe al Brennero (un déjà vu): i telegiornali soffiano sul fuoco, gli ascoltatori  Rai sono infiammati di odio per gli egoisti viennesi, fascisti, che non obbediscono a papa Francé.   Con l’Egitto siamo già praticamente in guerra – “Verità per Regeni”, lo chiede  la mamma del medesimo con tutti i media – anche se proprio adesso che (su ordine Usa) andiamo in guerra in Libia, ci sarebbe utile essere amici di Al Sisi. Il quale ha appena mandato al generale Haftar – suo protetto in Libia, anche se gli Usa lo hanno messo sotto embargo –   1050 veicoli militari, per la maggior parte furgoncini Toyota di  quelli che fanno meraviglie con una mitragliatrice pesante binata piazzata sul cassone, ma anche  mezzi blindati, già verniciati con colori mimetici.  Sembra che Haftar con questi mezzi attaccherà i terroristi islamici di Derna, Bengasi, a dell’ISIS nella Sirte.  Sarebbe opportuno sapere prima   del nostro intervento  se Haftar è nostro amico o nostro nemico, se in Libia ce lo troviamo contro o al nostro fianco, se gli americani ci sbattono contro i terroristi che armano loro, con cui colludono dai tempi della Clinton al Dipartimento di Stato.