18 ottobre 2013
Nella notte tra mercoledì 9 e giovedì 10 ottobre il primo ministro libico, Ali Zeidan, è stato rapito all’albergo Corinthia a Tripoli, la capitale della Libia, da un gruppo di uomini armati. Come si è scoperto qualche ora più tardi, dopo un susseguirsi di notizie confuse e contraddittorie, Zeidan era stato “arrestato” da una milizia legata al ministero dell’Interno, probabilmente all’insaputa del resto del governo. La milizia ha detto di avere agito in risposta alla cattura del sospetto terrorista libico Abu Anas al-Libi compiuta il 5 ottobre a Tripoli dalle forze speciale statunitensi: Zeidan era stato accusato da diversi parlamentari, e da alcuni gruppi armati libici, di avere autorizzato l’operazione degli americani, non rispettando, dissero loro, la sovranità nazionale della Libia.
In ogni guerra, ancora prima della gente, occorre assassinare la verità. Guerra alla libia: 100000 morti, 240000 persone ancora cercate, 78000 dispersi. 10300 donne violentate, 350000 rifugiati.
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domenica 6 ottobre 2013
Celebriamo la nuova guerra santa?
venerdì 18 marzo 2011
Marco Cedolin
Alla fine ce l'abbiamo fatta.
I ruggenti cannoni dell'Occidente, che fremevano da settimane dentro ad un recinto troppo stretto, teleguidati da baliosi generali affamati di eroismo, hanno ricevuto dall'ONU il via libera, sotto forma del viatico a spendersi in nuove gloriose imprese, come già lo furono e lo sono quelle in terra d'Afghanistan e d'Iraq.
Nella tarda serata di ieri il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha infatti approvato con 10 voti favorevoli e 5 astensioni (Germania, India, Brasile, Russia e Cina) una risoluzione che autorizza l'imposizione di una no-fly zone sulla Libia "con tutti i mezzi a disposizione", incluso il ricorso all'uso della forza.
In pratica le armate occidentali, con alla testa Francia e Stati Uniti che più degli altri si sono spesi nel fare pressione nei confronti di quegli stati che manifestavano perplessità, sono da stanotte autorizzate ad usare aerei e missili contro l'esercito di Gheddafi (che altro non è se non l'esercito libico) nella misura e nella maniera che ritengano più opportuna al fine di tutelare l'incolumità delle truppe degli insorti, che nella risoluzione vengono definiti "civili" nonostante abbiano tutti i connotati di un esercito in armi, e in sostanza garantirne il successo militare.
Marco Cedolin
Alla fine ce l'abbiamo fatta.
I ruggenti cannoni dell'Occidente, che fremevano da settimane dentro ad un recinto troppo stretto, teleguidati da baliosi generali affamati di eroismo, hanno ricevuto dall'ONU il via libera, sotto forma del viatico a spendersi in nuove gloriose imprese, come già lo furono e lo sono quelle in terra d'Afghanistan e d'Iraq.
Nella tarda serata di ieri il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha infatti approvato con 10 voti favorevoli e 5 astensioni (Germania, India, Brasile, Russia e Cina) una risoluzione che autorizza l'imposizione di una no-fly zone sulla Libia "con tutti i mezzi a disposizione", incluso il ricorso all'uso della forza.
In pratica le armate occidentali, con alla testa Francia e Stati Uniti che più degli altri si sono spesi nel fare pressione nei confronti di quegli stati che manifestavano perplessità, sono da stanotte autorizzate ad usare aerei e missili contro l'esercito di Gheddafi (che altro non è se non l'esercito libico) nella misura e nella maniera che ritengano più opportuna al fine di tutelare l'incolumità delle truppe degli insorti, che nella risoluzione vengono definiti "civili" nonostante abbiano tutti i connotati di un esercito in armi, e in sostanza garantirne il successo militare.
sabato 5 ottobre 2013
Il partito della guerra
lunedì 28 marzo 2011
Marco Cedolin
Nonostante la sua storia lo caratterizzi come il partito del cerchiobottismo elevato all'ennesima potenza, che vuole cementificare tutto, "ma anche" tutelare l'ambiente, costruire più occcupazione, "ma anche" aumentare la precarietà appoggiando la legge 30, difendere i salari degli operai, "ma anche" gli interessi della FIAT, tutelare i più deboli, ma solo dopo avere tutelato i più forti che li vessano, "finalmente" ha assunto una posizione granitica e assolutamente univoca.
E' il partito della guerra alla Libia, senza se e senza ma, perchè questa guerra s'ha da fare ed è necessaria tanto quanto il desco e l'uso della toilette.
I suoi rappresentanti che affollano i salottini vip della TV si prodigano con sincero spirito belluino per sostenere la guerra franco/americana e confliggono in battaglie verbali perfino con gli antagonisti del centro destra che di fronte a loro somigliano a schiere di pacifisti, intrisi di buon senso e aneliti di pietà.
Ho visto con i miei occhi donne (ah le quote rosa) del PD infervorarsi con la bava alla bocca contro Sgarbi e Formigoni (ho detto Sgarbi e Formigoni, badate bene) che affermavano quanto le guerre americane fossero sbagliate, a cominciare da quella d'Afghanistan e d'Iraq.....
Marco Cedolin
Nonostante la sua storia lo caratterizzi come il partito del cerchiobottismo elevato all'ennesima potenza, che vuole cementificare tutto, "ma anche" tutelare l'ambiente, costruire più occcupazione, "ma anche" aumentare la precarietà appoggiando la legge 30, difendere i salari degli operai, "ma anche" gli interessi della FIAT, tutelare i più deboli, ma solo dopo avere tutelato i più forti che li vessano, "finalmente" ha assunto una posizione granitica e assolutamente univoca.
E' il partito della guerra alla Libia, senza se e senza ma, perchè questa guerra s'ha da fare ed è necessaria tanto quanto il desco e l'uso della toilette.
I suoi rappresentanti che affollano i salottini vip della TV si prodigano con sincero spirito belluino per sostenere la guerra franco/americana e confliggono in battaglie verbali perfino con gli antagonisti del centro destra che di fronte a loro somigliano a schiere di pacifisti, intrisi di buon senso e aneliti di pietà.
Ho visto con i miei occhi donne (ah le quote rosa) del PD infervorarsi con la bava alla bocca contro Sgarbi e Formigoni (ho detto Sgarbi e Formigoni, badate bene) che affermavano quanto le guerre americane fossero sbagliate, a cominciare da quella d'Afghanistan e d'Iraq.....
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venerdì 4 ottobre 2013
Aiuti agli insorti
giovedì 21 aprile 2011
Marco Cedolin
Già prima che l'insurrezione infiammasse la Cirenaica, manipoli di truppe scelte occidentali, con alla testa gli inglesi dei SAS, operavano segretamente in loco, con lo scopo di addestrare ed organizzare militarmente le fila dei ribelli.
Contemporaneamente, in maniera non ufficiale, alcuni paesi occidentali, Francia e Gran Bretagna in primis, rifornivano gli insorti di armi ed automezzi che avrebbero dovuto consentire loro di marciare vittoriosamente fino a Tripoli.
Ora che la guerra civile in Libia si trascina da settimane, senza che gli insorti abbiano guadagnato metri di terreno o credibilità, nonostante la copertura aerea e la propaganda mediatica gentilmente offerte dall'occidente, s'impone un cambio di strategia.
I paesi occidentali inviano ufficialmente elementi di spicco dei propri eserciti, con il compito di addestrare gli insorti e perfino l'Italia, come annunciato ieri dal ministro La Russa, provvederà a mandare in Libia 10 istruttori militari, nella speranza di trasformare i manipoli di ribelli in rotta, in un'armata senza paura che provveda alla cacciata di Gheddafi......Allo stesso scopo, su richiesta di un fantomatico governo ombra denominato pomposamente Consiglio nazionale degli insorti e prontamente riconosciuto come legittimo dal nostro paese, alcuni stati occidentali stanno apprestandosi a rendere ufficiale anche il rifornimento di armi e mezzi contro pagamento in petrolio, che prima avveniva segretamente, facendolo diventare ovviamente più copioso.
Marco Cedolin
Già prima che l'insurrezione infiammasse la Cirenaica, manipoli di truppe scelte occidentali, con alla testa gli inglesi dei SAS, operavano segretamente in loco, con lo scopo di addestrare ed organizzare militarmente le fila dei ribelli.
Contemporaneamente, in maniera non ufficiale, alcuni paesi occidentali, Francia e Gran Bretagna in primis, rifornivano gli insorti di armi ed automezzi che avrebbero dovuto consentire loro di marciare vittoriosamente fino a Tripoli.
Ora che la guerra civile in Libia si trascina da settimane, senza che gli insorti abbiano guadagnato metri di terreno o credibilità, nonostante la copertura aerea e la propaganda mediatica gentilmente offerte dall'occidente, s'impone un cambio di strategia.
I paesi occidentali inviano ufficialmente elementi di spicco dei propri eserciti, con il compito di addestrare gli insorti e perfino l'Italia, come annunciato ieri dal ministro La Russa, provvederà a mandare in Libia 10 istruttori militari, nella speranza di trasformare i manipoli di ribelli in rotta, in un'armata senza paura che provveda alla cacciata di Gheddafi......Allo stesso scopo, su richiesta di un fantomatico governo ombra denominato pomposamente Consiglio nazionale degli insorti e prontamente riconosciuto come legittimo dal nostro paese, alcuni stati occidentali stanno apprestandosi a rendere ufficiale anche il rifornimento di armi e mezzi contro pagamento in petrolio, che prima avveniva segretamente, facendolo diventare ovviamente più copioso.
giovedì 3 ottobre 2013
A loro non importa se è tutto falso. Si tratta di una verità superiore!
6/5/2013
Di William Blum
«Siamo venuti, abbiamo visto, è morto». — così la Segretaria di Stato USA, Hillary Clinton, ridacchiando, mentre parlava del depravato assassinio di Muammar Gheddafi.
Immaginiamo Osama bin Laden o qualche altro leader islamico che, parlando dell’11 settembre, ridacchiano: «Siamo venuti, abbiamo visto, 3.000 morti…ah-ah».
La Clinton e i suoi soci criminali della NATO possono farsi anche una bella risata per quanto hanno ingannato il mondo.
Di William Blum
«Siamo venuti, abbiamo visto, è morto». — così la Segretaria di Stato USA, Hillary Clinton, ridacchiando, mentre parlava del depravato assassinio di Muammar Gheddafi.
Immaginiamo Osama bin Laden o qualche altro leader islamico che, parlando dell’11 settembre, ridacchiano: «Siamo venuti, abbiamo visto, 3.000 morti…ah-ah».
La Clinton e i suoi soci criminali della NATO possono farsi anche una bella risata per quanto hanno ingannato il mondo.
mercoledì 2 ottobre 2013
Il "Grande Oriente" di Obama
13/5/2013
Di Manlio Dinucci
Per 236 anni gli USA hanno difeso ovunque la democrazia: lo ha assicurato Hillary Clinton al Cairo. Occorre quindi cancellare dalla storia gli oltre 160 interventi militari all’estero effettuati dall’imperialismo USA fino agli anni ’40; le guerre della guerra fredda in Corea, Vietnam, Laos, Cambogia, Libano; i colpi di stato orchestrati dalla Cia in Guatemala, Indonesia, Brasile, Cile, Argentina; le guerre del dopo guerra fredda in Iraq, Somalia, Jugoslavia, Afghanistan. Lo stesso impegno, garantisce la Clinton, viene portato avanti dall’amministrazione Obama.
Di Manlio Dinucci
Per 236 anni gli USA hanno difeso ovunque la democrazia: lo ha assicurato Hillary Clinton al Cairo. Occorre quindi cancellare dalla storia gli oltre 160 interventi militari all’estero effettuati dall’imperialismo USA fino agli anni ’40; le guerre della guerra fredda in Corea, Vietnam, Laos, Cambogia, Libano; i colpi di stato orchestrati dalla Cia in Guatemala, Indonesia, Brasile, Cile, Argentina; le guerre del dopo guerra fredda in Iraq, Somalia, Jugoslavia, Afghanistan. Lo stesso impegno, garantisce la Clinton, viene portato avanti dall’amministrazione Obama.
martedì 1 ottobre 2013
L'Italia ritorna sulla "quarta sponda"
26/6/2013
Di Manlio Dinucci
Nell’incontro col premier Letta durante il G8, il presidente Obama «ha chiesto una mano all’Italia per risolvere le tensioni in Libia». E Letta, da scolaro modello, ha tirato fuori dalla cartella il compito già fatto: “un piano italiano per la Libia”. Il ministro Bonino, fiera di tanto onore, giura: «Ce la metteremo tutta, la Libia è un paese che storicamente conosciamo bene». Non c’è dubbio. L’Italia la occupò nel 1911, soffocando nel sangue la rivolta popolare, usando negli anni ’30 armi chimiche contro le popolazioni che resistevano, internando 100.000 persone in campi di concentramento. E, quando dopo trent’anni perse la colonia, sostenne re Idris per mantenere i privilegi coloniali. Caduto Idris, si accordò con Gheddafi per avere accesso alle riserve energetiche della Repubblica libica ma, quando la macchina bellica USA/NATO si è mossa nel 2011 per demolire lo stato libico, il governo italiano ha stracciato, col consenso bipartisan del parlamento, il Trattato di amicizia firmato tre anni prima con Tripoli, fornendo basi e forze militari per la guerra. Una storia di cui essere fieri. Che continua con il piano italiano per la “transizione democratica” della Libia, dove – è costretto ad ammettere lo stesso Consiglio di sicurezza dell’ONU – si verificano «continue detenzioni arbitrarie, torture ed esecuzioni extragiudiziarie». In gioco, spiega la Bonino, c’è «non solo l’interesse dei libici ma il nostro interesse nazionale»: da qui «il fermo impegno del governo italiano per la stabilità del paese nordafricano».
Di Manlio Dinucci
Nell’incontro col premier Letta durante il G8, il presidente Obama «ha chiesto una mano all’Italia per risolvere le tensioni in Libia». E Letta, da scolaro modello, ha tirato fuori dalla cartella il compito già fatto: “un piano italiano per la Libia”. Il ministro Bonino, fiera di tanto onore, giura: «Ce la metteremo tutta, la Libia è un paese che storicamente conosciamo bene». Non c’è dubbio. L’Italia la occupò nel 1911, soffocando nel sangue la rivolta popolare, usando negli anni ’30 armi chimiche contro le popolazioni che resistevano, internando 100.000 persone in campi di concentramento. E, quando dopo trent’anni perse la colonia, sostenne re Idris per mantenere i privilegi coloniali. Caduto Idris, si accordò con Gheddafi per avere accesso alle riserve energetiche della Repubblica libica ma, quando la macchina bellica USA/NATO si è mossa nel 2011 per demolire lo stato libico, il governo italiano ha stracciato, col consenso bipartisan del parlamento, il Trattato di amicizia firmato tre anni prima con Tripoli, fornendo basi e forze militari per la guerra. Una storia di cui essere fieri. Che continua con il piano italiano per la “transizione democratica” della Libia, dove – è costretto ad ammettere lo stesso Consiglio di sicurezza dell’ONU – si verificano «continue detenzioni arbitrarie, torture ed esecuzioni extragiudiziarie». In gioco, spiega la Bonino, c’è «non solo l’interesse dei libici ma il nostro interesse nazionale»: da qui «il fermo impegno del governo italiano per la stabilità del paese nordafricano».
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