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giovedì 15 gennaio 2015

MI5, MI6 e la morte di al-Liby negli USA: UK, al-Qaida, al-Shabab e Lee Rigby

Murad Makhmudov e Lee Jay, Modern Tokyo Times, 5 gennaio 2015

MI5 e MI6 inglesi saranno profondamente sollevati dalla fortunosa morte di Anas al-Liby negli USA. La sua morte sarà stata accolta con un sospiro di sollievo sul processo che stava per avere luogo a New York. Dopo tutto, MI5 e MI6 avevano profondi legami con Anas al-Liby e altri terroristi internazionali. Naturalmente, il Regno Unito non è unico in ciò. Tuttavia, la brutale morte di Lee Rigby e la realtà degli innumerevoli terroristi di tale nazione spediti in Siria è un’ulteriore prova che c’è del marcio nel cuore della comunità d’intelligence. Pertanto, l’annuncio della morte di Anas al-Liby occulterà le molte ratlines terroristiche nel cuore della dirigenza inglese.

lunedì 9 dicembre 2013

Libia al collasso: Stati Uniti ed alleati intensificano le misure di emergenza

novembre 25, 2013
Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 24/11/2013

Sono passati due anni dall’intervento in Libia della NATO per il cambio di regime. L’organizzazione violò sfacciatamente la risoluzione delle Nazioni Unite per permettere alle forze antigovernative di rovesciare il regime di Gheddafi e gettare il Paese nel caos.

I recenti avvenimenti suscitano crescente preoccupazione
Tre episodi chiaramente collegati hanno focalizzato l’attenzione sulla Libia, ultimamente. Il primo incidente è stata la palese violazione della sovranità della Libia della squadra delle forze speciali statunitensi (SOF) che aveva sequestrato Abu Anas al-Libi, presunto operativo di al-Qaida, il 5 ottobre. Presumibilmente l’azione fu intrapresa con il consenso del governo della Libia. Il secondo incidente è stato senza dubbio la risposta all’operazione delle SOF quando il primo ministro Ali Zaidan fu rapito pochi giorni dopo. Il terzo incidente fu lo stato di emergenza di 48 ore dichiarato nella capitale Tripoli, il 16 novembre, quando migliaia di manifestanti presero d’assalto il quartier generale della milizia di Misurata. Molti i morti e centinaia i feriti. Il primo ministro libico Ali Zaidan aveva detto: “L’esistenza di armi al di fuori dell’esercito e della polizia è pericolosa”, aggiungendo “Tutte le milizie armate devono lasciare Tripoli senza eccezioni”. Secondo il primo ministro libico tutte le milizie devono riunirsi alle forze governative regolari entro il 31 dicembre, altrimenti il governo sospenderà i versamenti ai loro governi regionali.

venerdì 6 dicembre 2013

La spinta estremista di Ansar al-Sharia

In Libia e Tunisia le organizzazioni salafite stanno ponendo una grave minaccia alla stabilità dei vari Stati.
Andrea Ranelletti
Venerdì 29 Novembre 2013, 16:09

L’aggravamento del fenomeno jihadista nel Maghreb e la nascita di altri nuclei salafiti armati in conflitto con i vari Stati in cui operano sono due delle maggiori ragioni di preoccupazione per una regione alle prese con il tentativo di ricostruire tessuti sociali sfibrati e dar forma a istituzioni nuove. Così, mentre al-Qaeda nel Maghreb Islamico continua a fungere da ombrello e attore coesivo per un ampio numero di brigate e cellule estremiste attive nell’area, in Tunisia e Libia cresce per dimensioni la minaccia di Ansar al-Sharia.

mercoledì 27 novembre 2013

Libia: la guerra a casa nostra. Prepariamoci a una nuova “missione di pace”.

Pubblicato da Libertates sabato, 23 novembre 2013.
I disordini non sono mai cessati dalla caduta del colonnello Gheddafi, ma si amplificano ad intermittenza. Milizie, gruppi armati di signori della guerra e di aspiranti leader economici spargono sempre più sangue tra i civili, periodicamente aprono il fuoco contro persone che manifestano e invocano la pace e la scioglimento dei gruppi paramilitari.

mercoledì 6 novembre 2013

La Libia è in mano alle milizie armate?

Sono moltissime, arruolate dai vari ministeri del governo ora sono fuori controllo, e a rapire il primo ministro Zeidan è stata una di loro
18 ottobre 2013
Nella notte tra mercoledì 9 e giovedì 10 ottobre il primo ministro libico, Ali Zeidan, è stato rapito all’albergo Corinthia a Tripoli, la capitale della Libia, da un gruppo di uomini armati. Come si è scoperto qualche ora più tardi, dopo un susseguirsi di notizie confuse e contraddittorie, Zeidan era stato “arrestato” da una milizia legata al ministero dell’Interno, probabilmente all’insaputa del resto del governo. La milizia ha detto di avere agito in risposta alla cattura del sospetto terrorista libico Abu Anas al-Libi compiuta il 5 ottobre a Tripoli dalle forze speciale statunitensi: Zeidan era stato accusato da diversi parlamentari, e da alcuni gruppi armati libici, di avere autorizzato l’operazione degli americani, non rispettando, dissero loro, la sovranità nazionale della Libia.

venerdì 25 ottobre 2013

La Libia scivola sul sentiero della Somalia

ottobre 14, 2013
Jurij Zinin New Oriental Outlook 14.10.2013

Lo scandalo in Libia legato alla cattura di Abu Anas al-Libi sembra andare un po’ oltre. L’uomo è accusato dalla Casa Bianca del presunto collegamento con le esplosioni nelle ambasciate statunitensi in Kenya e Tanzania nel 1998, che costarono la vita a 224 persone. In un primo momento il governo libico ha chiesto alle autorità statunitensi spiegazioni sul fatto che un suo cittadino sia stato rapito, ma allo stesso tempo conserva la speranza che i legami strategici tra i due Paesi non siano compromessi da questo fatto. Ma con il tempo la posizione libica ha cominciato a cambiare. La National Forces Alliance (NFA), considerata la forza più liberale del parlamento libico, ha censurato l’azione della Delta Force su suolo straniero quale azione che viola la sovranità della Libia e la Carta delle Nazioni Unite. Infine, il Congresso Nazionale Generale (GNC), che interpreta il ruolo del parlamento ad interim, ha chiesto a Washington di rilasciare immediatamente il rapito.

domenica 6 ottobre 2013

La Libia è in mano alle milizie armate?

18 ottobre 2013
Nella notte tra mercoledì 9 e giovedì 10 ottobre il primo ministro libico, Ali Zeidan, è stato rapito all’albergo Corinthia a Tripoli, la capitale della Libia, da un gruppo di uomini armati. Come si è scoperto qualche ora più tardi, dopo un susseguirsi di notizie confuse e contraddittorie, Zeidan era stato “arrestato” da una milizia legata al ministero dell’Interno, probabilmente all’insaputa del resto del governo. La milizia ha detto di avere agito in risposta alla cattura del sospetto terrorista libico Abu Anas al-Libi compiuta il 5 ottobre a Tripoli dalle forze speciale statunitensi: Zeidan era stato accusato da diversi parlamentari, e da alcuni gruppi armati libici, di avere autorizzato l’operazione degli americani, non rispettando, dissero loro, la sovranità nazionale della Libia.