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sabato 14 dicembre 2013

Libia ed i media sirene dell'imperialismo soprattutto le voci cosiddette pacifiste

7 agosto 2011
Libia ed i media sirene dell'imperialismo soprattutto le voci cosiddette pacifiste
Curioso come su "Il Manifesto", voce del giornalismo che si autoproclama dalla parte dei più deboli, che si spaccia per essere "anti-imperialista", alternativo, pacifista si possano leggere delle veline pro-Nato, come questa, che non commento per decenza, non abbia una riga da dedicare alle perdite della Nato o al sostegno delle comunità native americane a Ghedafi, solo per citare alcune "dimenticanze". Ma descrivendo il furto dei tesori di Bengasi si stupisce di come ciò possa accadere, quasi in Libia non stesse avvenendo una guerra di occupazione quale gli Usa ci hanno abituati a subire, come se in merito al furto avvenuto a maggio in una città sotto controllo dei loro "amati" ribelli (non si sa come legittimi rappresentanti del popolo secondo questo giornale ed alcune nazioni imperialiste che riconosce il CNT come unico legittimo interlocutore della nazione libica) la responsabilità fosse italiana, come se "le sanguinose vicende" fossero circoscritte a Bengasi e alla Cirenaica.
Ciò che più mi dispiace è che questo giornale, basandosi su una visione alterata dei fatti, fornisca una narrazione parziale, viziata e stranamente comoda alla strategia imperialista.

venerdì 13 dicembre 2013

La Baia dei Porci di Obama in Libia: aggressione imperialista straccia la Carta dell'ONU

23 marzo 2011
Sempre attento a porre la sua analisi in una adeguata prospettiva storica, con questo articolo Tarpley propone l'ipotesi del tentativo di "balcanizzazione" della Libia da parte dei poteri occidentali.

La Baia dei Porci di Obama in Libia: aggressione imperialista straccia la Carta dell'ONU

di Webster G. Tarpley

Washington DC, 19 marzo - Nei giorni scorsi dei missili cruise statunitensi e britannici insieme ad aerei da combattimento francesi e della NATO hanno partecipato all'Operazion Odyssey Dawn/Operazione Ellamy, un bombardamento neo-imperialista sotto finta copertura umanitaria contro lo Stato sovrano della Libia. Agendo sotto la risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU le forze navali statunitensi nel Mediterraneo il sabato sera (ora locale) hanno sparato 112 missili cruise contro obiettivi che secondo il Pentagono erano collegati al sistema di difesa aerea della Libia. Tuttavia Mohammed al-Zawi, Segretario generale del Parlamento libico, ha detto in una conferenza stampa a Tripoli che il "barbaro attacco armato" e la "aggressione selvaggia" hanno colpito zone con edifici residenziali e uffici, nonché obiettivi militari, riempiendo gli ospedali di Tripoli e Misurata con vittime civili. Zawi ha accusato le potenze straniere di agire per proteggere una cricca di ribelli, che contiene famigerati terroristi. Il governo libico ha reiterato la richiesta alle Nazioni Unite di inviare osservatori internazionali a riferire oggettivamente sugli eventi libici.

giovedì 12 dicembre 2013

Maghreb in fiamme: tra bufale strumentali una rassegna stampa dalla controinformazione

2 marzo 2011
Agg 3/3/2001 Russia Today - conferma bufala dei bombardamenti
Arriva la conferma dall'emittente russa Russia Today: secondo i militari russi, che controllano via satellite la situazione in Libia, gli attacchi aerei con cui il governo di Gheddafi avrebbe crudelmente stroncato le manifestazioni nel paese erano un'invenzione dei media occidentali.

VIDEO- http://video.libero.it/app/play?id=81ac230f8c52f0ee8f3ecde3aebb414b (sottotitoli in italiano)

Gianluca Freda


2/3/2011 ore 14:45
Petrolio: Gheddafi minaccia di sostituire compagnie occidentali con cinesi

mercoledì 11 dicembre 2013

L’ OPERAZIONE LIBIA E LA BATTAGLIA PER IL PETROLIO (PARTE SECONDA)

23 marzo 2011
DI MICHEL CHOSSUDOVSKY


Le implicazioni geopolitiche ed economiche di un intervento militare USA-NATO contro la Libia sono di vasta portata.

La Libia è tra le più grandi economie petrolifere del mondo, con circa il 3,5% delle riserve mondiali di petrolio, più del doppio di quelle degli Stati Uniti.

L'“Operazione Libia” fa parte della più ampia agenda militare in Medio Oriente e Asia centrale, che consiste nel detenere il controllo e la proprietà aziendale di oltre il 60% delle riserve mondiali di petrolio e gas naturale, compresi gli oleogasdotti.

martedì 10 dicembre 2013

L’ OPERAZIONE LIBIA E LA BATTAGLIA PER IL PETROLIO

INSURREZIONE E INTERVENTO MILITARE: ACCORDO USA-NATO SUL TENTATO COLPO DI STATO ? (PARTE PRIMA)

DI MICHEL CHOSSUDOVSKY

Gli Stati Uniti e la NATO stanno sostenendo un’insurrezione armata in Libia orientale, al fine di giustificare un “intervento umanitario”. Questo non è un movimento di protesta non violento, come in Egitto e Tunisia. Le condizioni in Libia sono profondamente diverse. L’insurrezione armata in Libia orientale è direttamente supportata da potenze straniere. L’insurrezione a Bengasi ha subito issato la bandiera rossa, nera e verde con la mezzaluna e la stella: la bandiera della monarchia di re Idris, che simboleggiava il dominio delle ex potenze coloniali. (Cfr. Manlio Dinucci, Libia-Quando la memoria storica è cancellata, Global Research, 28 Febbraio 2011)

lunedì 9 dicembre 2013

Libia al collasso: Stati Uniti ed alleati intensificano le misure di emergenza

novembre 25, 2013
Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 24/11/2013

Sono passati due anni dall’intervento in Libia della NATO per il cambio di regime. L’organizzazione violò sfacciatamente la risoluzione delle Nazioni Unite per permettere alle forze antigovernative di rovesciare il regime di Gheddafi e gettare il Paese nel caos.

I recenti avvenimenti suscitano crescente preoccupazione
Tre episodi chiaramente collegati hanno focalizzato l’attenzione sulla Libia, ultimamente. Il primo incidente è stata la palese violazione della sovranità della Libia della squadra delle forze speciali statunitensi (SOF) che aveva sequestrato Abu Anas al-Libi, presunto operativo di al-Qaida, il 5 ottobre. Presumibilmente l’azione fu intrapresa con il consenso del governo della Libia. Il secondo incidente è stato senza dubbio la risposta all’operazione delle SOF quando il primo ministro Ali Zaidan fu rapito pochi giorni dopo. Il terzo incidente fu lo stato di emergenza di 48 ore dichiarato nella capitale Tripoli, il 16 novembre, quando migliaia di manifestanti presero d’assalto il quartier generale della milizia di Misurata. Molti i morti e centinaia i feriti. Il primo ministro libico Ali Zaidan aveva detto: “L’esistenza di armi al di fuori dell’esercito e della polizia è pericolosa”, aggiungendo “Tutte le milizie armate devono lasciare Tripoli senza eccezioni”. Secondo il primo ministro libico tutte le milizie devono riunirsi alle forze governative regolari entro il 31 dicembre, altrimenti il governo sospenderà i versamenti ai loro governi regionali.

domenica 8 dicembre 2013

La situazione sempre più precaria della Libia

novembre 18, 2013
“I guerrafondai sono coloro contrari all’intervento internazionale in Libia, e non certo noi che siamo dei costruttori di pace.”
Enrico Letta, assistente del segretario del Partito Democratico, marzo 2011

Il 15 novembre, a Tripoli, una manifestazione contro la milizia di Misurata è stata repressa dai terroristi golpisti misuratini, causando 43 morti e oltre 500 feriti. Il premier Ali Zaidan ordinava alle milizie di lasciare Tripoli. Le violenze erano esplose nel quartiere di Ghargur, dove davanti la locale sede della milizia misuratina si era riunito un centinaio di persone per protestare. I manifestanti marciarono da una moschea alla sede della milizia, scandendo slogan come “Vogliamo un esercito, vogliamo la polizia.”