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sabato 7 giugno 2014

" Napolitano ex fascista, pericolo per la democrazia”

25 maggio 2014

La London Review of Books condanna Re Giorgio
“Napolitano è un pericolo per la democrazia in Italia”: parole e musica non di un Beppe Grillo qualsiasi ma della prestigiosa London Review of Books, dove storici e ricercatori britannici hanno condannato l’operato di Re Giorgio. A cui staranno già fischiando le orecchie: avviso di sfratto in corso. L’avviso di sfratto a Giorgio Napolitano arriva da Londra, regno dell’alta finanza europea, per mezzo della prestigiosa rivista London Review of Books. Gli storici e i ricercatori inglesi, accademici di statura internazionale, che compongono il board della rivista hanno ospitato e recensito il nuovo saggio di Perry Anderson, storico di fama mondiale, la cui conclusione è inequivocabile: “Giorgio Napolitano è la vera minaccia per la democrazia italiana”.

Altro che il salvatore della patria, altro che “roccia su cui fondare la Terza Repubblica”, come scrivono i pennivendoli di fiducia. Secondo Anderson,

venerdì 6 giugno 2014

AFRICA: nuovi richiamini dell’11 settembre

25 maggio 2014

Le manovre di Obama e dell’imperialismo franco-anglosassone per riprendersi l’Africa sfuggita nel secolo scorso ai colonialisti. E intanto, Madame Pinotti…

“Un impero fondato dalla guerra deve mantenersi con la guerra” (Charles de Montesquieu)
“Coloro che non si muovono, non si accorgono delle loro catene. (Rosa Luxemburg)
“E’ compito di coloro che pensano di non stare dalla parte dei giustizieri” (Albert Camus)
E c’è pure la Pinotti con gli anfibi
Grandi manovre del neocon Obama e dell’imperialismo franco-anglosassone per riprendersi l’Africa sfuggita nel secolo scorso ai predatori colonialisti. Madame Pinotti in orgasmo, già eccitata dai preliminari con i nazisti di Ucraina, è pronta a fornire al prosseneta-capo i suoi gigolò in uniforme.

giovedì 5 giugno 2014

Italia, Europa e Stati Uniti. I disastri della politica occidentale nel mondo

22 maggio 2014
(Talal Khrais- Beirut) – Si riparla di Libia. Forse non abbiamo mai smesso di parlarne ma la stampa italiana è ritornata a occuparsi di Tripoli e Bengasi perché si è resa conto che il paese del dopo Gheddafi è ripiombato nel caos. Forse dal caos, tra un colpo di stato e l’altro, come ricorda il giornalista Gian Micalessin su Il Giornale, non è mai uscito neanche per un istante. L’Italia è complice di quel disastro, responsabile di essersi fatta coinvolgere nella guerra franco britannica che con la democrazia e la libertà aveva poco a che fare. Oggi la Libia è un paese martoriato, senza pace e diviso da lotte interne tra varie fazioni. L’assetto tribale della società ha prodotto la dissoluzione dello stato, con gruppi, in feroce contrapposizione tra loro, che hanno il controllo su zone diverse. Gli interessi, a partire da quelli petroliferi della Cirenaica, sono enormi. L’Occidente, Francia in testa, non è un soggetto disinteressato in questa vicenda.

mercoledì 4 giugno 2014

LISTA UFFICIALE DEI PARTECIPANTI BILDERBERG DEL 29 MAGGIO 2014. DECIDERANNO IL DESTINO DELL MONDO

28 maggio 2014.

•DEU Achleitner, Paul M. Presidente del Consiglio di Sorveglianza, Deutsche Bank AG
•DEU Ackermann, Josef ex CEO, Deutsche Bank AG
•GBR Agius, Marcus Non-Executive Chairman, PA Consulting Group
•FIN Alahuhta, Matti membro del Consiglio, KONE; Presidente, Università di Aalto Foundation
•GBR Alexander, Helen Presidente, UBM plc
•USA Alexander, Keith B. L’ex comandante, Cyber Command degli Stati Uniti; L’ex direttore della National Security Agency
•USA Altman, Roger C. Presidente Esecutivo, Evercore
•FIN Apunen, Matti Director, Finnish Business and Policy Forum EVA
•DEU Asmussen, Jörg Segretario di Stato del Lavoro e degli Affari Sociali
•HUN Bajnai, Gordon ex primo ministro; Partito Leader, Together 2014
•GBR Balls, Edward M. Ombra Cancelliere dello Scacchiere
•PRT Balsemão, Francisco Pinto Presidente, Impresa SGPS
•FRA Baroin, François membro del Parlamento (UMP); Sindaco di Troyes
•FRA Baverez, Nicolas Partner, Gibson, Dunn & Crutcher LLP
•USA Berggruen, Nicolas Presidente, Berggruen Institute on Governance
•ITA Bernabè, Franco Presidente, FB Group SRL

martedì 3 giugno 2014

Libia, una nuova guerra per liberarsi degli islamisti

Alessandro Lattanzio, 20/5/2014

Secondo l’ex-capo dei golpisti del CNT, Mahmud Jibril, “Gli Stati Uniti hanno perseguito una politica di doppiezza in Libia. Il loro obiettivo principale era mettere al potere i fratelli musulmani in Egitto, Libia e Tunisia per contenere il terrorismo, affidando il programma ai suoi alleati regionale Turchia e Qatar. La caduta di Mubaraq contribuì al successo del piano degli Stati Uniti. Ma il Generale Abdalfatah al-Sisi, il ministro della Difesa egiziano che ha tolto di mezzo il presidente egiziano islamista Muhammad Mursi, ha inferto un duro colpo al piano. Il Qatar supportò la rivolta anti-Gheddafi, imponendo l’emiro del Gruppo islamico combattente libico in Afghanistan (LIFG), Abdalhaqim Belhadj, a capo dei rivoluzionari libici. L’emiro del Qatar, Hamad bin Qalifa, rifiutò di disarmare le milizie e di recuperare le armi fornite dal Qatar, su raccomandazione della Francia, che gli islamisti ricevevano all’aeroporto di Bengasi sotto la supervisione di ufficiali dei servizi segreti del Qatar. Perciò ci siamo rivolti al Sudan per avere le armi. Per le sue operazioni, il Qatar assieme a Mustafa Abdaljalil, presidente del CNT, aveva deciso che sarei stato sollevato dalla carica di ministro degli Interni e della Difesa. Mustafa Abdaljalil aveva già “giurato fedeltà al Qatar, nutrendo simpatie per fratelli musulmani. Con mia grande sorpresa, appresi che Abdalhaqim Belhadj fu presentato ai capi di Stato Maggiore della NATO in una riunione della coalizione a Doha, nell’agosto 2011, dove ebbe un briefing sulla situazione militare in Libia, in vista dell’offensiva contro Tripoli. Il comando operativo fu poi trasferito dall’isola di Djarba in Tunisia, sotto l’autorità del partito islamista al-Nahda di Rashid Ghannuchi, uomo del Qatar, a Zintan nel Jabal al-Nafusa, nella Libia occidentale. Infine, l’assalto contro Tripoli fu ritardato di diverse settimane a causa del fatto che il Qatar aveva invocato l’opposizione della NATO a tale operazione quale scusa per l’incapacità nel distruggere le difese della capitale. Quando arrivammo a Tripoli, scoprimmo che 24 dei 28 obiettivi cruciali per paralizzare le difese della capitale furono distrutti. Il Qatar sfruttò il pretesto dell’opposizione della NATO per permettere a Belhadj di entrare per primo”.

lunedì 2 giugno 2014

Libia e energia: l’Italia e l’UE osservano con ansia

Scritto da: Nicola Costanzo 27 maggio 2014

Ieri l’ex premier Libico Mahmud Jibril, in un’intervista a Al Arabiya, ha dichiarato di appoggiare il generale Khalifa Haftar, augurandosi che il popolo libico si unisca nella lotta contro i fondamentalisti. Esternazioni che gettano ulteriore benzina sul fuoco che sta nuovamente divampando in Libia e che preoccupano in particolar modo l’Italia.

Nella storia recente, gli avvenimenti di Tripoli hanno infatti sempre avuto fondamentale importanza per Roma: la rivoluzione che portò Gheddafi al potere, la guerra del Kippur, lo shock petrolifero e la destituzione dello stesso Colonnello nel 2011. Il filo conduttore che accomuna tutti questi episodi e che unisce inevitabilmente i destini dei due Paesi è sempre stato la dipendenza energetica dell’Italia dalla Libia. Un rapporto che ha portato Roma a intessere stretti legami con Tripoli: basti pensare alle trattative condotte da Moro negli anni ’70 con Gheddafi per non lasciare l’Italia a corto di petrolio e alla visita del Colonnello nell’agosto del 2010 sotto il governo Berlusconi.

domenica 1 giugno 2014

Libia e (in)sicurezza: la tempesta prima della quiete? o il contrario?

Scritto da: Aldo Carone 27 maggio 2014
Ritenta, sarai più fortunato. Deve aver pensato a questa massima il Generale libico Khalifa Haftar quando nelle giornate tra venerdì 16 e domenica 18 maggio ha provato a replicare il golpe già tentato nel mese di febbraio. In tale occasione il Ministro della Difesa, Abdulah al-Thani, dichiarava che il colpo di Stato era stato sventato e faceva sapere che erano già stati emessi i mandati d’arresto per i protagonisti della vicenda. “La situazione a Tripoli è sotto controllo”, aggiungeva poi il premier libico Ali Zeidan.

Quello che non è chiaro è come Haftar abbia avuto la possibilità di replicare quanto già avvenuto tre mesi fa. Certo è, tuttavia, che da febbraio alcune cose in Libia sono cambiate. Ad esempio l’Occidente potrebbe aver perso la pazienza nei confronti di istituzioni troppo deboli che non riescono ad imporsi sulle milizie islamiche, soprattutto nell’Est del Paese. Un chiaro segnale in tal senso è la presa di posizione dell’ambasciatore ONU in Libia a favore di Haftar. Ma non solo. Da febbraio, infatti, il consenso attorno al Generale dissidente ha iniziato a montare anche negli ambienti militari, fino al punto che interi reparti dell’aviazione libica hanno preso posizione in suo favore.