di:Barbara Maria Vaccani
27 settembre 2013
La Rand Corporation, think tank statunitense, ha pubblicato nel mese di settembre un report dedicato alla minaccia rappresentata dal gruppo terroristico “Al Qaeda in the Islamic Maghreb” (Aqim) nel nord Africa. A gennaio il Council on Foreign Relations, un’istituzione analoga, aveva scritto di Aqim: «Mentre molti esperti suggeriscono che Aqim è la principale minaccia terroristica transnazionale in nord Africa, il rischio che rappresenta per l’Europa e gli Stati Uniti non è chiaro». Secondo gli autori dell’analisi della Rand il dubbio sarebbe ora risolto: Aqim ha dimostrato di essere particolarmente adattabile e resistente alle operazioni di lotta al terrorismo ma non dovrebbe essere in cima alle priorità della strategia americana in materia perché non sono né gli Stati Uniti, né l’Europa ad essere l’obiettivo delle operazioni di Aqim.
In ogni guerra, ancora prima della gente, occorre assassinare la verità. Guerra alla libia: 100000 morti, 240000 persone ancora cercate, 78000 dispersi. 10300 donne violentate, 350000 rifugiati.
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domenica 27 ottobre 2013
sabato 26 ottobre 2013
Ucciso il capo della polizia militare libica
18/10/2013
Il colonnello Ahmed Mustafa Albaragthin deceduto questa mattina a Benghazi.
Continua la scia di sangue a Benghazi, il è nel chaos.
A cadere sotto i colpi di arma da fuoco questa volta è un pezzo grosso delle forze di occupazione della Jamahiriya libica.
Il colonnello Ahmed Mustafa Albaragthin deceduto questa mattina a Benghazi.
Continua la scia di sangue a Benghazi, il è nel chaos.
A cadere sotto i colpi di arma da fuoco questa volta è un pezzo grosso delle forze di occupazione della Jamahiriya libica.
venerdì 25 ottobre 2013
La Libia scivola sul sentiero della Somalia
ottobre 14, 2013
Jurij Zinin New Oriental Outlook 14.10.2013
Lo scandalo in Libia legato alla cattura di Abu Anas al-Libi sembra andare un po’ oltre. L’uomo è accusato dalla Casa Bianca del presunto collegamento con le esplosioni nelle ambasciate statunitensi in Kenya e Tanzania nel 1998, che costarono la vita a 224 persone. In un primo momento il governo libico ha chiesto alle autorità statunitensi spiegazioni sul fatto che un suo cittadino sia stato rapito, ma allo stesso tempo conserva la speranza che i legami strategici tra i due Paesi non siano compromessi da questo fatto. Ma con il tempo la posizione libica ha cominciato a cambiare. La National Forces Alliance (NFA), considerata la forza più liberale del parlamento libico, ha censurato l’azione della Delta Force su suolo straniero quale azione che viola la sovranità della Libia e la Carta delle Nazioni Unite. Infine, il Congresso Nazionale Generale (GNC), che interpreta il ruolo del parlamento ad interim, ha chiesto a Washington di rilasciare immediatamente il rapito.
Jurij Zinin New Oriental Outlook 14.10.2013
Lo scandalo in Libia legato alla cattura di Abu Anas al-Libi sembra andare un po’ oltre. L’uomo è accusato dalla Casa Bianca del presunto collegamento con le esplosioni nelle ambasciate statunitensi in Kenya e Tanzania nel 1998, che costarono la vita a 224 persone. In un primo momento il governo libico ha chiesto alle autorità statunitensi spiegazioni sul fatto che un suo cittadino sia stato rapito, ma allo stesso tempo conserva la speranza che i legami strategici tra i due Paesi non siano compromessi da questo fatto. Ma con il tempo la posizione libica ha cominciato a cambiare. La National Forces Alliance (NFA), considerata la forza più liberale del parlamento libico, ha censurato l’azione della Delta Force su suolo straniero quale azione che viola la sovranità della Libia e la Carta delle Nazioni Unite. Infine, il Congresso Nazionale Generale (GNC), che interpreta il ruolo del parlamento ad interim, ha chiesto a Washington di rilasciare immediatamente il rapito.
giovedì 24 ottobre 2013
La disintegrazione della Libia
ottobre 10, 2013
Polina Lavrenteva, Rete Voltaire, Mosca (Russia), 9 ottobre 2013
Nel 2011, Thierry Meyssan assicurava che non vi era alcuna primavera araba in Libia, che la popolazione non si era rivoltata contro Muammar Gheddafi, ma che gli occidentali usavano il movimento separatista della Cirenaica. Due anni dopo, il gioco è fatto: Tripoli ha perso il controllo di Cirenaica e Fezzan, come hanno osservato gli inviati speciali delle Nazioni Unite. La ricchezza del Paese è ora solo nelle mani delle bande e delle multinazionali statunitensi.
Polina Lavrenteva, Rete Voltaire, Mosca (Russia), 9 ottobre 2013
Nel 2011, Thierry Meyssan assicurava che non vi era alcuna primavera araba in Libia, che la popolazione non si era rivoltata contro Muammar Gheddafi, ma che gli occidentali usavano il movimento separatista della Cirenaica. Due anni dopo, il gioco è fatto: Tripoli ha perso il controllo di Cirenaica e Fezzan, come hanno osservato gli inviati speciali delle Nazioni Unite. La ricchezza del Paese è ora solo nelle mani delle bande e delle multinazionali statunitensi.
mercoledì 23 ottobre 2013
Unione Africana in pasto al lupo ICC
15/10/2013
I capi di stato africani non hanno avuto il coraggio di liberarsi dal giogo della Corte Penale Internazionale.
Poteva essere un giorno storico ma così non è stato.
Gli stati africani non hanno avuto il coraggio di spezzare le catene che li lega alla Corte Penale Internazionale.
L'unione Africana si è riunita pochi giorni fa proprio per discutere dei rapporti futuri con la ICC a causa dei processi pendenti soprattutto per il Presidente del Kenya Kenyatta (e del suo vice Ruto).
I capi di stato africani non hanno avuto il coraggio di liberarsi dal giogo della Corte Penale Internazionale.
Poteva essere un giorno storico ma così non è stato.
Gli stati africani non hanno avuto il coraggio di spezzare le catene che li lega alla Corte Penale Internazionale.
L'unione Africana si è riunita pochi giorni fa proprio per discutere dei rapporti futuri con la ICC a causa dei processi pendenti soprattutto per il Presidente del Kenya Kenyatta (e del suo vice Ruto).
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martedì 22 ottobre 2013
come l’élìte globale governa il mondo.
14 ottobre 2013 by Domenico Proietti (ita+english)
La ‘Snowden’ della Banca Mondiale ci rivela come l’elite globale governa il mondo.
Tradotto e riadattato da Fractions Of Reality.
Karen Hudes si è laureato alla Yale Law School e ha lavorato nel dipartimento legale della Banca mondiale per più di 20 anni. Fino a quando non è stata licenziata, per aver rivelato la corruzione all’interno della Banca Mondiale, ha ricoperto la carica di Consulente Senior. Era in una posizione unica per comprendere esattamente come le le elite globali governino il mondo. Le informazioni che si è decisa di rivelare al pubblico sono assolutamente incredibili. Secondo la Hudes, l’élite utilizza un nucleo molto ristretto di istituzioni finanziarie e mega-società per dominare il pianeta. L’obiettivo è il controllo. Vogliono tutti noi cittadini, schiavi per conseguenza del debito. Vogliono tutti i nostri governi schiavi del debito e vogliono che tutti i nostri politici sia schiavi degli ingenti contributi finanziari che vengono incanalati nelle loro campagne. Dal momento che l’elite è propietario di tutte le grandi aziende dei media, i media mainstream non ci informano sul motivo per cui il nostro sistema finanziario non funziona.
La ‘Snowden’ della Banca Mondiale ci rivela come l’elite globale governa il mondo.
Tradotto e riadattato da Fractions Of Reality.
Karen Hudes si è laureato alla Yale Law School e ha lavorato nel dipartimento legale della Banca mondiale per più di 20 anni. Fino a quando non è stata licenziata, per aver rivelato la corruzione all’interno della Banca Mondiale, ha ricoperto la carica di Consulente Senior. Era in una posizione unica per comprendere esattamente come le le elite globali governino il mondo. Le informazioni che si è decisa di rivelare al pubblico sono assolutamente incredibili. Secondo la Hudes, l’élite utilizza un nucleo molto ristretto di istituzioni finanziarie e mega-società per dominare il pianeta. L’obiettivo è il controllo. Vogliono tutti noi cittadini, schiavi per conseguenza del debito. Vogliono tutti i nostri governi schiavi del debito e vogliono che tutti i nostri politici sia schiavi degli ingenti contributi finanziari che vengono incanalati nelle loro campagne. Dal momento che l’elite è propietario di tutte le grandi aziende dei media, i media mainstream non ci informano sul motivo per cui il nostro sistema finanziario non funziona.
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lunedì 21 ottobre 2013
Di cosa l'Italia deve vergognarsi
6/10/2013
Di Manlio Dinucci
«Vergogna e orrore»: questi termini usa il presidente della repubblica Napolitano a proposito della tragedia di Lampedusa. Più propriamente dovrebbero essere usati per definire la politica dell’Italia nei confronti dell’Africa, in particolare della Libia da cui proveniva il barcone della morte. I governanti che oggi si battono il petto sono gli stessi che hanno contribuito a questa e ad altre tragedie dei migranti.
Prima il governo Prodi sottoscrive, il 29 dicembre 2007, l’Accordo con la Libia di Gheddafi per «il contrasto ai flussi migratori illegali». Poi, il 4 febbraio 2009, il governo Berlusconi lo perfeziona con un protocollo d'attuazione. L'accordo prevede pattugliamenti marittimi congiunti davanti alle coste libiche e la fornitura alla Libia, di concerto con l’Unione europea, di un sistema di controllo militare delle frontiere terrestri e marittime. Viene a tale scopo costituito un Comando operativo interforze italo-libico. La Libia di Gheddafi diviene così la frontiera avanzata dell’Italia e della Ue per bloccare i flussi migratori dall’Africa. Migliaia di migranti dell’Africa subsahariana, bloccati in Libia dall’accordo Roma-Tripoli, sono costretti a tornare indietro nel deserto, condannati molti a sicura morte. Senza che nessuno a Roma esprima vergogna e orrore.
Di Manlio Dinucci
«Vergogna e orrore»: questi termini usa il presidente della repubblica Napolitano a proposito della tragedia di Lampedusa. Più propriamente dovrebbero essere usati per definire la politica dell’Italia nei confronti dell’Africa, in particolare della Libia da cui proveniva il barcone della morte. I governanti che oggi si battono il petto sono gli stessi che hanno contribuito a questa e ad altre tragedie dei migranti.
Prima il governo Prodi sottoscrive, il 29 dicembre 2007, l’Accordo con la Libia di Gheddafi per «il contrasto ai flussi migratori illegali». Poi, il 4 febbraio 2009, il governo Berlusconi lo perfeziona con un protocollo d'attuazione. L'accordo prevede pattugliamenti marittimi congiunti davanti alle coste libiche e la fornitura alla Libia, di concerto con l’Unione europea, di un sistema di controllo militare delle frontiere terrestri e marittime. Viene a tale scopo costituito un Comando operativo interforze italo-libico. La Libia di Gheddafi diviene così la frontiera avanzata dell’Italia e della Ue per bloccare i flussi migratori dall’Africa. Migliaia di migranti dell’Africa subsahariana, bloccati in Libia dall’accordo Roma-Tripoli, sono costretti a tornare indietro nel deserto, condannati molti a sicura morte. Senza che nessuno a Roma esprima vergogna e orrore.
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