Cloro 8 luglio 2013
Dopo che, dal marzo 2011, il popolo libico fu inaspettatamente aggredito dalle forze di coalizione della NATO nella conosciuta maniera secondo la quale un paese viene attaccato militarmente “per proteggerlo” e si fa piazza pulita della sua identità istituzionale, infrastrutturale e umana, la Libia, tuttora in preda ad una guerra sanguinosa, ha celebrato le elezioni.
Poichè con questo blog abbiamo seguito abbastanza da vicino le vicende libiche, ho fatto una piccola ricerca su facebook guidata da un amico . Mi sono aiutata, in mancanza di meglio, con le traduzioni di Bing , con i filmati di Russia TV e dell’agenzia reuter, per cercare di capire in quale clima e con quale stato d’animo quel popolo s’è assoggettato al volere dell’alleanza atlantica. />
Premesso che su facebook ci sono migliaia di gruppi in tutte le lingue dove si rimpiange e si esalta Gheddafi, l’impressione che se ne ricava è che , al di la di ogni credo politico, vi sia un clima di terrore e di sopraffazione generalizzato, piu’ rigido e crudele in alcune parti, piu’ mite in altre. E la pressione del CNT sulla Libia occupata s’è sentita soprattutto durante queste elezioni perchè era importante dare all’occidente un’immagine di “serenità” e di “accondiscendenza” dopo che da mesi che la guerra infuria, nessuno della Libia aveva piu’ parlato.
In ogni guerra, ancora prima della gente, occorre assassinare la verità. Guerra alla libia: 100000 morti, 240000 persone ancora cercate, 78000 dispersi. 10300 donne violentate, 350000 rifugiati.
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mercoledì 30 aprile 2014
martedì 29 aprile 2014
Lo stupro della Libia e la contemporaneità.
Cloro 8 febbraio 2014
In Libia sta ancora consumandosi una guerra che, se è silenziosa per quel che riguarda i mass media, che ne tacciono( salvo sfornare false notizie sulla vita sessuale di Gheddafi) è rumorosissima per quel che riguarda il dolore, le grida, i lamenti che provengono da quella terra martoriata e che non trovano orecchie in questo occidente colpevole di ingordigia capitalistica.
Succede che agli inizi di gennaio, i capi tribu’ del sud della Libia decidano di unirsi per proporre un accordo con i sionisti -principali responsabili dell’attacco del 2011 e oggi veri padroni di quel che resta della Libia- affinchè possano riorganizzarsi politicamente in una federazione di comunità tribali, avente come statuto politico il libretto verde di Gheddafi e i principi costituzionali della Jamayhrya, vale a dire l’assetto fortemente socialista che preesisteva all’attacco militare, ricordiamolo portato con false motivazioni, e all’assassinio del leader Muammar Gheddafi stesso.
In Libia sta ancora consumandosi una guerra che, se è silenziosa per quel che riguarda i mass media, che ne tacciono( salvo sfornare false notizie sulla vita sessuale di Gheddafi) è rumorosissima per quel che riguarda il dolore, le grida, i lamenti che provengono da quella terra martoriata e che non trovano orecchie in questo occidente colpevole di ingordigia capitalistica.
Succede che agli inizi di gennaio, i capi tribu’ del sud della Libia decidano di unirsi per proporre un accordo con i sionisti -principali responsabili dell’attacco del 2011 e oggi veri padroni di quel che resta della Libia- affinchè possano riorganizzarsi politicamente in una federazione di comunità tribali, avente come statuto politico il libretto verde di Gheddafi e i principi costituzionali della Jamayhrya, vale a dire l’assetto fortemente socialista che preesisteva all’attacco militare, ricordiamolo portato con false motivazioni, e all’assassinio del leader Muammar Gheddafi stesso.
lunedì 28 aprile 2014
Libia: ribelli della Cirenaica riaprono terminal ma non fermano la lotta
Scritto da: Aldo Carone 22 aprile 2014
Che in Libia la situazione sia lontana dalla normalità è ormai risaputo. Meno noto è invece ciò che accade in Cirenaica, territorio da cui ancora una volta provengono le minacce alla stabilità ed allo status quo libico del post-Gheddafi. Questo malgrado la situazione relativa ai terminal petroliferi sembri sul punto di sbloccarsi. L’8 aprile infatti la Farnesina ha rilasciato, con i governi di Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti, una dichiarazione congiunta in cui si complimenta con il governo libico per l’accordo raggiunto con alcune milizie ribelli in merito ad alcuni impianti petroliferi della Cirenaica ancora tenuti sotto sequestro.
Che in Libia la situazione sia lontana dalla normalità è ormai risaputo. Meno noto è invece ciò che accade in Cirenaica, territorio da cui ancora una volta provengono le minacce alla stabilità ed allo status quo libico del post-Gheddafi. Questo malgrado la situazione relativa ai terminal petroliferi sembri sul punto di sbloccarsi. L’8 aprile infatti la Farnesina ha rilasciato, con i governi di Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti, una dichiarazione congiunta in cui si complimenta con il governo libico per l’accordo raggiunto con alcune milizie ribelli in merito ad alcuni impianti petroliferi della Cirenaica ancora tenuti sotto sequestro.
domenica 27 aprile 2014
distrutto il Quartier Generale di Ansar Al Sharia a Benghazi
Posted: 2014-04-17
From: Mathaba
Una fortissima esplosione ha colpito la sede del gruppo fondamentalista nel capolugo cirenaico.
Questa mattina un violentissimo attacco ha distrutto il quartier generale del gruppo estremista Ansar al Sharia.
Una fortissima esplosione ha colpito la sede del gruppo fondamentalista nel capolugo cirenaico.
Questa mattina un violentissimo attacco ha distrutto il quartier generale del gruppo estremista Ansar al Sharia.
sabato 26 aprile 2014
Il primo scaglione di soldati libici ( RATTI ) lascia Cassino
Dopo il disastro fatto in Libia, i morti, feriti, dispersi, addestriamo anche la nuova generazione dei RATTI di domani, ecco l' articolo che lo dice, in tono trionfalistico.
Il primo scaglione di soldati libici lascia Cassino, il comandante: “Merito vostro se Libia tornasse ad essere sicura”
Cassino (Fr)
17 aprile 2014 ore 12:49
Il primo scaglione di militari libici in fase di addestramento presso le caserme dell’Esercito italiano lascia Cassino.
La cerimonia del transfer of authority (TOA) tra l’80° Reggimento Addestramento Volontari e l’8° Reggimento Bersaglieri si terrà domani, presso la caserma “Capone”, all’interno del comprensorio militare di Persano (Sa), alla presenza del Generale di Divisione Giovanni Manione, Comandante della Scuola di Fanteria.
Il primo scaglione di soldati libici lascia Cassino, il comandante: “Merito vostro se Libia tornasse ad essere sicura”
Cassino (Fr)
17 aprile 2014 ore 12:49
Il primo scaglione di militari libici in fase di addestramento presso le caserme dell’Esercito italiano lascia Cassino.
La cerimonia del transfer of authority (TOA) tra l’80° Reggimento Addestramento Volontari e l’8° Reggimento Bersaglieri si terrà domani, presso la caserma “Capone”, all’interno del comprensorio militare di Persano (Sa), alla presenza del Generale di Divisione Giovanni Manione, Comandante della Scuola di Fanteria.
venerdì 25 aprile 2014
LE MENZOGNE DEGLI USA: LA NATO NON SE SE ANDRA’ DALL’AFGHANISTAN
16 aprile 2014.
Doveva essere “l’ultimo atto di redenzione” della guerra contro il terrore degli USA, la promessa elettorale di un Barak Obama che nel 2012 accusava Mitt Romney di non avere un calendario per portare a casa le truppe dall’#Afganistan. Ora il presidente statunitense vuole mantenere in quel paese circa 16.000 soldati in forma ufficiale, e non si sa quante altre migliaia sotto quali nomi e quali incarichi, e prolungare ancor più quella che è stata la guerra più lunga del paese. Alla fine, Obama soffre di quello che i greci chiamavano akrasia, debolezza della volontà.
Il nuovo presidente del paese invaso e occupato dovrà legalizzare lo status di colonia che Washington gli ha preparato. Né il presunto assassinio di Bin Laden in Pakistan, né la rivelazione (del segreto di cui tutti parlavano) del presidente Hamid Karzai, quest’uomo della CIA, del fatto che “Al Qaeda è un mito”, hanno fatto sì che gli USA smettessero di sottostimare l’intelligenza di chi li ascolta.
“Non possiamo lasciare adesso l’Afganistan. Ha bilioni di dollari in minerali” disse il generale David Petraeus, smontando i motivi umanitari (salvare gli afgani dagli integralisti talebani) o di sicurezza (salvare l’umanità dai terroristi di Al Qaeda) dell’invasione. Alla tentazione delle risorse naturali dell’Asia Centrale si aggiungono la posizione strategica del paese, che per secoli ha fatto da cerniera tra Cina, Russia, Iran e India. Oltretutto, ora che gli USA stanno perdendo il Pakistan, l’Afganistan è il territorio ideale per diventare il punto di appoggio delle loro forze armate in questa zona. Non ci metteranno molto a cambiare idea e a pentirsi!
Postilla del Patto Strategico
Doveva essere “l’ultimo atto di redenzione” della guerra contro il terrore degli USA, la promessa elettorale di un Barak Obama che nel 2012 accusava Mitt Romney di non avere un calendario per portare a casa le truppe dall’#Afganistan. Ora il presidente statunitense vuole mantenere in quel paese circa 16.000 soldati in forma ufficiale, e non si sa quante altre migliaia sotto quali nomi e quali incarichi, e prolungare ancor più quella che è stata la guerra più lunga del paese. Alla fine, Obama soffre di quello che i greci chiamavano akrasia, debolezza della volontà.
Il nuovo presidente del paese invaso e occupato dovrà legalizzare lo status di colonia che Washington gli ha preparato. Né il presunto assassinio di Bin Laden in Pakistan, né la rivelazione (del segreto di cui tutti parlavano) del presidente Hamid Karzai, quest’uomo della CIA, del fatto che “Al Qaeda è un mito”, hanno fatto sì che gli USA smettessero di sottostimare l’intelligenza di chi li ascolta.
“Non possiamo lasciare adesso l’Afganistan. Ha bilioni di dollari in minerali” disse il generale David Petraeus, smontando i motivi umanitari (salvare gli afgani dagli integralisti talebani) o di sicurezza (salvare l’umanità dai terroristi di Al Qaeda) dell’invasione. Alla tentazione delle risorse naturali dell’Asia Centrale si aggiungono la posizione strategica del paese, che per secoli ha fatto da cerniera tra Cina, Russia, Iran e India. Oltretutto, ora che gli USA stanno perdendo il Pakistan, l’Afganistan è il territorio ideale per diventare il punto di appoggio delle loro forze armate in questa zona. Non ci metteranno molto a cambiare idea e a pentirsi!
Postilla del Patto Strategico
giovedì 24 aprile 2014
La menzogna libica
10 aprile 2014.
- di Dean Henderson -
Il golpe del 2011 in Libia sarà ricordato in due modi. In primo luogo, ha segnato l’usurpazione e l’infiltrazione della primavera araba da parte delle agenzie d’intelligence occidentali e del Consiglio di cooperazione del Golfo. In secondo luogo, e peggio, rappresenta la distruzione della nazione più moderna e riuscita dell’Africa, nota dal 1977 al suo popolo come Jamahiriya Araba Socialista del Popolo Libico. Mentre ancora la propaganda degli illuminati si crogiola tra notizie fasulle che fanno rivivere la caricatura del “pazzo Gheddafi”, i loro giornalisti rigurgitato le psyops della CIA, i noti falsi sui “massacri e bombardamenti”. L’elemento più significativo del loro misero repertorio erano le bandiere rosse, verdi e nere tirate fuori dai “ribelli” di Bengasi, la bandiera della monarchia di re Idris. Ben presto nacque anche una banca centrale privata. La Libia era una colonia italiana dal 1911 fino al 1951, quando re Idris fu messo sul trono dagli inglesi. Firmò trattati con Gran Bretagna (1953), Stati Uniti (1954) e Italia (1956) permettendo a questi Paesi di stabilire basi militari, come la base aerea Wheelus nei pressi di Tripoli. Subito Exxon Mobil, British Petroleum e Agip ebbero enormi concessioni petrolifere. Re Idris era assai impopolare tra i libici poiché vendeva il loro Paese alle compagnie petrolifere estere. Le proteste furono represse assai brutalmente e la rivolta sotterranea crescente incluse molti delle forze armate. Nel 1969 un incruento colpo di Stato fu effettuato da poche decine di ufficiali che si facevano chiamare “ufficiali liberi”, sull’esempio di Gamal Nasser in Egitto. Nasser aveva guidato la ribellione che depose il re egiziano Faruq nel 1952. L’architetto del colpo di Stato libico del 1969 che pose fine alla monarchia di re Idris era un capitano dell’esercito di nome Muammar Gheddafi.
- di Dean Henderson -
Il golpe del 2011 in Libia sarà ricordato in due modi. In primo luogo, ha segnato l’usurpazione e l’infiltrazione della primavera araba da parte delle agenzie d’intelligence occidentali e del Consiglio di cooperazione del Golfo. In secondo luogo, e peggio, rappresenta la distruzione della nazione più moderna e riuscita dell’Africa, nota dal 1977 al suo popolo come Jamahiriya Araba Socialista del Popolo Libico. Mentre ancora la propaganda degli illuminati si crogiola tra notizie fasulle che fanno rivivere la caricatura del “pazzo Gheddafi”, i loro giornalisti rigurgitato le psyops della CIA, i noti falsi sui “massacri e bombardamenti”. L’elemento più significativo del loro misero repertorio erano le bandiere rosse, verdi e nere tirate fuori dai “ribelli” di Bengasi, la bandiera della monarchia di re Idris. Ben presto nacque anche una banca centrale privata. La Libia era una colonia italiana dal 1911 fino al 1951, quando re Idris fu messo sul trono dagli inglesi. Firmò trattati con Gran Bretagna (1953), Stati Uniti (1954) e Italia (1956) permettendo a questi Paesi di stabilire basi militari, come la base aerea Wheelus nei pressi di Tripoli. Subito Exxon Mobil, British Petroleum e Agip ebbero enormi concessioni petrolifere. Re Idris era assai impopolare tra i libici poiché vendeva il loro Paese alle compagnie petrolifere estere. Le proteste furono represse assai brutalmente e la rivolta sotterranea crescente incluse molti delle forze armate. Nel 1969 un incruento colpo di Stato fu effettuato da poche decine di ufficiali che si facevano chiamare “ufficiali liberi”, sull’esempio di Gamal Nasser in Egitto. Nasser aveva guidato la ribellione che depose il re egiziano Faruq nel 1952. L’architetto del colpo di Stato libico del 1969 che pose fine alla monarchia di re Idris era un capitano dell’esercito di nome Muammar Gheddafi.
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