3 settembre 2013
Un esorcista particolare,più simile ad uno strizzacervelli...non si tratta
infatti di cacciare il classico Anticristo dal corpo di indemoniati,ma di
cacciare la stupidità dal cranio di certi bipedi senza piume e a corto di
neuroni.
Tutti siamo,chi più chi meno,depositari di questo dono,ma c'è gente che ha fatto
la fila tre volte per fare il pieno.
L'OLOGRAMMA KERRY
Si fa fatica a pensare che questo personaggio esista veramente,che sia reale....
invece di una proiezione di qualche ospite di un ospedale psichiatrico o
dell'albergo per gentiluomini di San Quintino.
In ogni guerra, ancora prima della gente, occorre assassinare la verità. Guerra alla libia: 100000 morti, 240000 persone ancora cercate, 78000 dispersi. 10300 donne violentate, 350000 rifugiati.
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martedì 7 gennaio 2014
lunedì 6 gennaio 2014
Catturato a Misurata Abou Iyadh, capo di Ansar al Sharia
30 dicembre 2013
ANSA – E’ finita a Misurata, turbolenta città dell’inquieta Libia, la latitanza di Abou Iyadh, capo di Ansar al Sharia tunisina, una formazione che, nata come espressione dell’ala più integralista del movimento salafita, s’è trasformata nel volgere di un anno nel braccio operativo in Nord Africa del terrorismo islamico transnazionale. Ufficialmente, a mettere le mani su Abou Iyadh, in circostanze che non sono ancora chiare, sono state le forze della sicurezza libica, “aiutate” da elementi americani. Una definizione abbastanza scontata, dietro la quale si nasconde uno dei risultati più importanti dell’impegno statunitense in Libia dove, dopo l’attacco al consolato di Bengasi, le agenzie di sicurezza americane hanno schierato gli uomini migliori per la lotta al terrorismo islamico, forti della convinzione che la collocazione baricentrica della Libia nella regione mediterranea ne ha fatto l’obiettivo delle strategia della galassia che si cela dietro la sigla di al Qaida e, per essa, di al Qaida nel Maghreb islamico, sempre più apparentemente affrancata dalla ‘casa madre’ per strategie ed obiettivi.
ANSA – E’ finita a Misurata, turbolenta città dell’inquieta Libia, la latitanza di Abou Iyadh, capo di Ansar al Sharia tunisina, una formazione che, nata come espressione dell’ala più integralista del movimento salafita, s’è trasformata nel volgere di un anno nel braccio operativo in Nord Africa del terrorismo islamico transnazionale. Ufficialmente, a mettere le mani su Abou Iyadh, in circostanze che non sono ancora chiare, sono state le forze della sicurezza libica, “aiutate” da elementi americani. Una definizione abbastanza scontata, dietro la quale si nasconde uno dei risultati più importanti dell’impegno statunitense in Libia dove, dopo l’attacco al consolato di Bengasi, le agenzie di sicurezza americane hanno schierato gli uomini migliori per la lotta al terrorismo islamico, forti della convinzione che la collocazione baricentrica della Libia nella regione mediterranea ne ha fatto l’obiettivo delle strategia della galassia che si cela dietro la sigla di al Qaida e, per essa, di al Qaida nel Maghreb islamico, sempre più apparentemente affrancata dalla ‘casa madre’ per strategie ed obiettivi.
domenica 5 gennaio 2014
Dubbi e timori per i libici addestrati in Occidente
3 dicembre 2013,
Adnkronos/Aki/Washington Post – Sono fino a ottomila le reclute che verranno addestrate da Stati Uniti, Gran Bretagna e Italia per cercare di dare una risposta alla crisi della sicurezza creatasi in Libia dopo la caduta del regime di Muammar Gheddafi e alla miriade di milizie e gruppi tribali restii ad abbandonare le armi o a rispondere alle gerarchie dell’esercito. Si tratta di cinquemila-ottomila uomini, come richiesto dal primo ministro libico Ali Zeidan, che cercheranno di riempire il vuoto della sicurezza proteggendo le sedi del governo e le figure istituzionali. Nell’ottica del presidente americano Barack Obama, questa forza dovrebbe rappresentare il fulcro del nuovo esercito nazionale. Addestrati fuori dalla Libia, nel progetto Usa questi uomini dovranno ”modificare le abitudini e creare nuove alleanze”. Resta comunque il dubbio che piu’ uomini e piu’ armi equivalgano realmente a piu’ sicurezza in un Paese dove ci sono centinaia di gruppi armati, molti dei quali pagati dal governo, e agende politiche contrapposte. Inoltre c’e’ il rischio che l’esclusione degli islamici dall’addestramento guidato dell’Occidente possa scatenare una nuova guerra civile. Alcuni analisti dentro e fuori la Libia temono infatti che una nuova forza possa diventare motivo per gruppi rivali per rafforzare la propria agenda, oppure che si crei un’ulteriore fazione armata tra le altre. Ma gli Stati Uniti e i suoi alleati, che conducono l’addestramento in base a ”standard della Nato”, non sono gli unici in campo per riempire il vuoto della sicurezza in Libia.
Adnkronos/Aki/Washington Post – Sono fino a ottomila le reclute che verranno addestrate da Stati Uniti, Gran Bretagna e Italia per cercare di dare una risposta alla crisi della sicurezza creatasi in Libia dopo la caduta del regime di Muammar Gheddafi e alla miriade di milizie e gruppi tribali restii ad abbandonare le armi o a rispondere alle gerarchie dell’esercito. Si tratta di cinquemila-ottomila uomini, come richiesto dal primo ministro libico Ali Zeidan, che cercheranno di riempire il vuoto della sicurezza proteggendo le sedi del governo e le figure istituzionali. Nell’ottica del presidente americano Barack Obama, questa forza dovrebbe rappresentare il fulcro del nuovo esercito nazionale. Addestrati fuori dalla Libia, nel progetto Usa questi uomini dovranno ”modificare le abitudini e creare nuove alleanze”. Resta comunque il dubbio che piu’ uomini e piu’ armi equivalgano realmente a piu’ sicurezza in un Paese dove ci sono centinaia di gruppi armati, molti dei quali pagati dal governo, e agende politiche contrapposte. Inoltre c’e’ il rischio che l’esclusione degli islamici dall’addestramento guidato dell’Occidente possa scatenare una nuova guerra civile. Alcuni analisti dentro e fuori la Libia temono infatti che una nuova forza possa diventare motivo per gruppi rivali per rafforzare la propria agenda, oppure che si crei un’ulteriore fazione armata tra le altre. Ma gli Stati Uniti e i suoi alleati, che conducono l’addestramento in base a ”standard della Nato”, non sono gli unici in campo per riempire il vuoto della sicurezza in Libia.
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sabato 4 gennaio 2014
30/12/13 – Libia – Terrorismo: decapitata in Libia Ansar al Sharia tunisina
E’ finita a Misurata, turbolenta città dell’inquieta Libia, la latitanza di Abou Iyadh, capo di Ansar al Sharia tunisina: una formazione che, nata come espressione dell’ala più integralista del movimento salafita, s’è trasformata nel volgere di un anno nel braccio operativo in Nord Africa del terrorismo islamico transnazionale. Ufficialmente, a mettere le mani su Abou Iyadh, in circostanze che non sono ancora chiare, sono state le forze della sicurezza libica, “aiutate” da elementi americani. Una definizione abbastanza scontata, dietro la quale si nasconde uno dei risultati più importanti dell’impegno statunitense in Libia dove, dopo l’attacco al consolato di Bengasi, le agenzie di sicurezza americane hanno schierato gli uomini migliori per la lotta al terrorismo islamico, forti della convinzione che la collocazione baricentrica della Libia nella regione mediterranea ne ha fatto l’obiettivo delle strategia della galassia che si cela dietro la sigla di al Qaida e, per essa, di al Qaida nel Maghreb islamico, sempre più apparentemente affrancata dalla ‘casa madre’ per strategie ed obiettivi.
venerdì 3 gennaio 2014
Arrestati militari americani in Libia
Posted: 2013-12-28
From: Mathaba
Misterioso arresto di militari americani in Libia,rilasciati tramite la mediazione di Al Qaeda?
Un vero e proprio giallo si è consumato ieri in Libia.
Di certo c'è stato l'arresto di soldati americani vicino Sebratha ma molti sono i misteri che circondano l'accaduto.
La versione ufficiale indica che l'arresto di 4 membri dell'ambasciata americana a Tripoli sia avvenuto perchè i militari erano privi di documenti di riconoscimento.
From: Mathaba
Misterioso arresto di militari americani in Libia,rilasciati tramite la mediazione di Al Qaeda?
Un vero e proprio giallo si è consumato ieri in Libia.
Di certo c'è stato l'arresto di soldati americani vicino Sebratha ma molti sono i misteri che circondano l'accaduto.
La versione ufficiale indica che l'arresto di 4 membri dell'ambasciata americana a Tripoli sia avvenuto perchè i militari erano privi di documenti di riconoscimento.
giovedì 2 gennaio 2014
Sulle bombe a grappolo investimenti per 24 miliardi di dollari in tre anni
di Cristina Amoroso
Le bombe a grappolo, le cluster bombs, le micidiali armi da guerra che uccidono e feriscono migliaia di civili innocenti, sia al momento del loro utilizzo che nei mesi ed anni successivi, lasciando una scia di morte dietro di sé, una volta rimaste inesplose sul terreno, le sub-munizioni rilasciate dalle cluster bombs diventano vere e proprie mine antipersona.
Le bombe a grappolo, le cluster bombs, le micidiali armi da guerra che uccidono e feriscono migliaia di civili innocenti, sia al momento del loro utilizzo che nei mesi ed anni successivi, lasciando una scia di morte dietro di sé, una volta rimaste inesplose sul terreno, le sub-munizioni rilasciate dalle cluster bombs diventano vere e proprie mine antipersona.
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mercoledì 1 gennaio 2014
L’Africa si sta svuotando
di Mauro Indelicato
La propria terra è per ogni uomo, un qualcosa di sacro, un rapporto viscerale che si instaura con la cultura in cui è nato, cresciuto, nel quale si è formato e con il quale trova, a partire dalla propria famiglia, quel collante di solidarietà e fratellanza che gli garantirà per sempre una protezione quasi materna; sì perché la terra, è come una madre: ti coccola, ti fa crescere, magari ad un certo punto non vai d’accordo con lei, ma quando vai via la rimpiangi e non vedi l’ora di ritornare tra le proprie braccia.
Tutto questo oggi viene messo in discussione e viene negato a diversi popoli; viene negato ai palestinesi, i quali vivono in una propria terra ma controllati a vista da un altro popolo arrivato lì da poco più di 60 anni, viene negato anche a chi possibilmente vive nella propria terra ma non può sfruttarla, come in quelle nazioni le cui risorse naturali vengono sistematicamente saccheggiate dalle multinazionali.
La propria terra è per ogni uomo, un qualcosa di sacro, un rapporto viscerale che si instaura con la cultura in cui è nato, cresciuto, nel quale si è formato e con il quale trova, a partire dalla propria famiglia, quel collante di solidarietà e fratellanza che gli garantirà per sempre una protezione quasi materna; sì perché la terra, è come una madre: ti coccola, ti fa crescere, magari ad un certo punto non vai d’accordo con lei, ma quando vai via la rimpiangi e non vedi l’ora di ritornare tra le proprie braccia.
Tutto questo oggi viene messo in discussione e viene negato a diversi popoli; viene negato ai palestinesi, i quali vivono in una propria terra ma controllati a vista da un altro popolo arrivato lì da poco più di 60 anni, viene negato anche a chi possibilmente vive nella propria terra ma non può sfruttarla, come in quelle nazioni le cui risorse naturali vengono sistematicamente saccheggiate dalle multinazionali.
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