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sabato 20 settembre 2014

Libia, Unhcr: 600 morti in tre giorni

Unhcr, nel week-end circa 600 tra morti e dispersi

Tra 589 e 639 persone: è il bilancio, dell'Unhcr, delle persone morte o disperse nei cinque naufragi avvenuti nel Mediterraneo durante il week end. Lo apprende l'ANSA. Si tratta di stime, precisa l'Unhcr, non confermate, soprattutto per quanto riguarda i dispersi, perché spesso vengono forniti da testimoni - cioè gli stessi sopravvissuti - e quindi non verificabili. "E' una crisi umanitaria senza precedenti" afferma in un tweet la portavoce in Italia dell'Unhcr, Carlotta Sami.

Naufragio Malta: Oim, per testimoni 500 dispersi

Sarebbero circa 500 i dispersi del naufragio avvenuto la scorsa settimana a 300 miglia al largo di Malta, e a causare l'incidente sarebbero stati gli stessi trafficanti, che - da una seconda imbarcazione - avrebbero di proposito fatto colare a picco il barcone con a bordo i migranti, con i quali era nato un violento scontro". A raccontare la vicenda agli operatori dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) in Sicilia sono stati i due sopravvissuti di nazionalità palestinese.

venerdì 19 settembre 2014

Libia, da Tobruk i RATTI chiedono aiuto alla "Comunità internazionale"

15/9/2014
lo apprendiamo da questo articolo:Libia, da Tobruk l’esecutivo chiede aiuto alla Comunità internazionale

Non soltanto Iraq, Siria e Gaza. Anche la Libia, vive in questi mesi, giorni difficili. Il caos politico, lo scontro tra le milizie avversarie e tra queste e il governo centrale. Fuggiti dalla capitale per motivi di sicurezza l’esecutivo e il parlamento libico si sono trasferiti a Tobruk. E’ qui che nel fine settimana si è tenuto un incontro con alcuni rappresentanti di Niger, Chad, Tunisia, Algeria, Sudan e, appunto, Egitto. Ai quali il governo centrale ha chiesto aiuto per riportare l’ordine nel Paese.

giovedì 18 settembre 2014

I terroristi di Libya Dawn stanno fuggendo da Benghazi

Posted: 2014-09-11
From: Mathaba
Secondo testimoni nella città di Benghazi i miliziani di Libya Dawn stanno abbandonando i check point da loro controllati nel capoluogo della Cirenaica in vista della oramai prossima entrata in città delle truppe di Operation Dignity.

mercoledì 17 settembre 2014

Perchè la Francia ha tanta fretta di reintervenire in Libia

negli ultimi giorni, in rete si è tornato a parlare della libia, a sproposito come al solito,qualche ministro e qualche scribacchino ha "scoperto" che la Libia potrebbe essere terreno fertile per l' ISIS ( che loro stessi hanno creato ). Non è stato necessario cercare molto in rete per trovare certe risposte, ecco ad esempio un articolo apparso su il foglio.

Parigi alla seconda guerra di Libia
La Francia prepara un intervento internazionale contro i jihadisti

di Daniele Raineri | 11 Settembre 2014 ore 06:30

martedì 16 settembre 2014

Questa e' Hillary Clinton: la nonna dell'Isil

Giovedì, 04 Settembre 2014 20:53
Hillary Clinton s’appassiona nel cambiare la storia in modo da mettersi nella miglior luce possibile. Da First Lady affermò nel 1996 di aver schivato il fuoco dei cecchini durante una visita a Sarajevo, capitale lacerata dalla guerra civile di Bosnia-Erzegovina.
Fu una buona trovata ed inizialmente fu elogiata per il suo “eroismo sotto il fuoco” da un comunicato tipicamente servile. Tuttavia, la storia era falsa. La signora Clinton non è mai finita sotto il fuoco dei cecchini. Aveva mentito. E le bugie dell’ex e potenziale candidata presidenziale non si fermano in Bosnia. Secondo una persona vicina all’ex-First Lady, il suo primo libro importante, “Living History”, era pieno di così tante bugie e mezze verità che dovrebbe essere venduto nella collana “fiction”. La signora Clinton rifiuta l’accusa che la sua politica destabilizzasse Libia e Siria, comportando la nascita dello Stato Islamico dell’Iraq e Levante (o, com’è anche chiamato, Stato Islamico d’Iraq e Sham (SIIS) o Stato islamico (“al-Dawlah”). Tirapiedi idolatri di Clinton e falchi neo-conservatori definiscono tali accuse “teoria del complotto”, il dispregiativo favorito da coloro che soffrono per il fallimento fattuale. Infatti, Clinton si vanta dell’esecuzione extragiudiziale del leader libico Muammar Gheddafi, di cui ridacchiò “Siamo venuti, abbiamo visto ed è morto”, insieme alla sua promessa di spodestare il presidente siriano Bashar al-Assad, dopo averlo lodato pubblicamente nel marzo 2011, fornendo la prova delle sue continue menzogne, modificando i fatti per soddisfare i propri scopi.

lunedì 15 settembre 2014

Crisi in Medio Oriente, l'ambiguo ruolo del Qatar che gioca su due tavoli

di Mario Platero 23 agosto 2014
Il futuro: a Doha nel 2022 dovrebbe giocarsi la Coppa del Mondo di calcio. Il presente: a Doha nel 2014 si finanzia Hamas, vi sono stati sospetti di aiuti all'Isis e interferenze fino alla rottura nel negoziato fra israeliani e palestinesi in Egitto.
In questa gravissima crisi in Medio Oriente, il Qatar, stato ricchissimo e piccolissimo del Golfo, non aiuta. Il gap fra l'accogliere una manifestazione pacifica come la Coppa del Mondo e alimentare differenze e acrimonie in Medio Oriente è forte e andrà risolto al più presto. Anche perché il tradizionale contrasto che da sempre esprime il Qatar fra manifestazioni di apertura e di chiusura è persino cresciuto sotto la leadership dell'emiro Tamin Bin Hamad Al Thani.

domenica 14 settembre 2014

Libia, le aziende italiane ferme

Grandi opere e pmi bloccate. L'Eni resiste. Ma la Camera italo-libica non si arrende: «Serve agire subito».

di Barbara Ciolli
Incendiate le piste di Tripoli, la battaglia si è spostata a Bengasi.
ARIA DI GUERRA CIVILE. Si sa poco, sempre meno della Libia: poche foto, i dispacci ufficiali delle agenzie con notizie sempre più allarmanti, tipo le ambasciate chiuse e i voli da e verso l'estero sospesi, con gli aggiornamenti sulle decine di morti in «scontri», classificati di routine. Tanto poi, miracolosamente, come in effetti succede, le forniture di petrolio verso l'Italia procedono regolari, senza contraccolpi.
Nessuno ha il coraggio di scrivere che in Libia è riesplosa la guerra civile come nel 2011, meglio attendere con prudenza gli sviluppi. Gli interessi dell'Italia a Tripoli sono troppo importanti, maggiori di quelli degli altri Paesi europei. Non a caso l'ambasciata italiana è l'unica tra le europee rimasta aperta, in un clima emergenziale, nella fase più acuta dei combattimenti senza acqua, né elettricità per i collegamenti.
LE PMI BLOCCATE. Tutto, tranne l'Eni, è fermo, raccontano a Lettera43.it gli imprenditori italiani che hanno sedi e impianti nell'ex Jamahiriya.