L’immagine di quell’uomo di colore a torso nudo, legato, con la
faccia stravolta, ha fatto il giro del mondo, suscitando commozione e
rabbia contro i lager in Libia, dove i trafficanti di esseri umani
torturano le loro vittime per ricattare le famiglie. E si è commosso
anche il Papa che nelle scorse settimane aveva voluto vedere i video di
questi lager e, di ritorno dall’Irlanda, aveva esortato a “pensarci
bene” prima di rimandare indietro i migranti.
In ogni guerra, ancora prima della gente, occorre assassinare la verità. Guerra alla libia: 100000 morti, 240000 persone ancora cercate, 78000 dispersi. 10300 donne violentate, 350000 rifugiati.
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venerdì 7 settembre 2018
giovedì 6 settembre 2018
Libia. Ma quali foto hanno mostrato al Pontefice?
29/8/2018
“Prima di mostrarli al Pontefice, i video sono stati (da noi) verificati”. Peccato che i redattori de L’Avvenire, prima di presentare come “autentici” i video (e/o i fotogrammi di questi) a Papa Bergoglio non si siano degnati neanche di dare una occhiata a qualche sito italiano (ad esempio il blasonato Butac, che riprende una inchiesta del sito Snopes, corredata da un interessante video) che attesta come, ad esempio, la raccapricciante foto mostrata da L’Avvenire come (“Fermo immagine dal video dei lager libici”) e sbandierata anche da Repubblica (foto n. 3), non rappresenti affatto “migranti torturati nei lager della Libia” bensì tre presunti criminali catturati in Nigeria nel 2017 dalla folla prima di essere consegnati alla polizia. Del resto, non è questa l’unica immagine fake che dovrebbe documentare le torture a richiedenti asilo imprigionati in Libia. Ad esempio, quella, famosissima, dei segni delle frustate sulla schiena è stata creata da un intraprendente nigeriano, esperto in Makeup – tale Hakeem Onilogbo – che crediamo abbia fatto una fortuna vendendo foto raccapriccianti ai media occidentali. Media che si direbbero prendano per buona qualsiasi “documentazione dalla Libia”; come, ad esempio una fustigazione ripresa chissà dove e che viene presentata dalla RAI come “video girato con smartphone di profughi frustati e picchiati in lager libici” o addirittura il farlocchissimo video diffuso dalla CNN nel quale due tizi sorridenti (presunti “richiedenti asilo in Libia”) vengono venduti come “schiavi” da un tizio provvidenzialmente celato da un muro.
“Prima di mostrarli al Pontefice, i video sono stati (da noi) verificati”. Peccato che i redattori de L’Avvenire, prima di presentare come “autentici” i video (e/o i fotogrammi di questi) a Papa Bergoglio non si siano degnati neanche di dare una occhiata a qualche sito italiano (ad esempio il blasonato Butac, che riprende una inchiesta del sito Snopes, corredata da un interessante video) che attesta come, ad esempio, la raccapricciante foto mostrata da L’Avvenire come (“Fermo immagine dal video dei lager libici”) e sbandierata anche da Repubblica (foto n. 3), non rappresenti affatto “migranti torturati nei lager della Libia” bensì tre presunti criminali catturati in Nigeria nel 2017 dalla folla prima di essere consegnati alla polizia. Del resto, non è questa l’unica immagine fake che dovrebbe documentare le torture a richiedenti asilo imprigionati in Libia. Ad esempio, quella, famosissima, dei segni delle frustate sulla schiena è stata creata da un intraprendente nigeriano, esperto in Makeup – tale Hakeem Onilogbo – che crediamo abbia fatto una fortuna vendendo foto raccapriccianti ai media occidentali. Media che si direbbero prendano per buona qualsiasi “documentazione dalla Libia”; come, ad esempio una fustigazione ripresa chissà dove e che viene presentata dalla RAI come “video girato con smartphone di profughi frustati e picchiati in lager libici” o addirittura il farlocchissimo video diffuso dalla CNN nel quale due tizi sorridenti (presunti “richiedenti asilo in Libia”) vengono venduti come “schiavi” da un tizio provvidenzialmente celato da un muro.
mercoledì 5 settembre 2018
Vergognosa speculazione: il mainstream utilizza il terremoto per diffondere fake news sul Venezuela
23/8/2018

di Fabrizio Verde
Il Venezuela è stato colpito da un forte terremoto, di intensità 7.7 della scala Richter, avvertito in diverse zone del paese e finanche nel nord della Colombia. L’evento naturale ha dato la stura a tutta una serie di fake news volte a colpire il governo bolivariano. Una vera e propria opera di speculazione e sciacallaggio portata avanti dal circuito informativo mainstream italico, proprio in una fase dove il governo Maduro è impegnato nell’implementazione di importanti misure in campo economico volte a superare l’assedio finanziario, aggirare le sanzioni statunitensi, portare il paese al completo recupero della propria economia. Insomma, vincere la guerra economica.
Una vera e propria opera di speculazione e sciacallaggio portata avanti dal circuito informativo mainstream italico, proprio in una fase dove il governo Maduro è impegnato nell’implementazione di importanti misure in campo economico

di Fabrizio Verde
Il Venezuela è stato colpito da un forte terremoto, di intensità 7.7 della scala Richter, avvertito in diverse zone del paese e finanche nel nord della Colombia. L’evento naturale ha dato la stura a tutta una serie di fake news volte a colpire il governo bolivariano. Una vera e propria opera di speculazione e sciacallaggio portata avanti dal circuito informativo mainstream italico, proprio in una fase dove il governo Maduro è impegnato nell’implementazione di importanti misure in campo economico volte a superare l’assedio finanziario, aggirare le sanzioni statunitensi, portare il paese al completo recupero della propria economia. Insomma, vincere la guerra economica.
martedì 4 settembre 2018
John McCain e i suoi laudatori in vita e in morte
di Fabrizio Poggi
Chi sia stato John McCain, è stato detto in maniera concisa e puntuale da più parti; le parole con cui i socialdemocristiani nostrani lo hanno accompagnato nel suo ultimo viaggio sono state riportate quel tanto che basta per definire l'uno e gli altri.
Forse non guasta sapere con chi si siano trovati in compagnia gli italici ostensori di cotanto eroe. Senza scomodare le lagrime sparse dai pupilli ucraini del defunto senatore yankee, a partire dal neonazista speaker della Rada Andrej Parubij, alle latitudini in cui maggiormente si sono apprezzati gli sforzi di tale “eroe” (per la cronaca, i vietnamiti, pur ricordandone la figura, hanno sempre smentito le sue dichiarazioni secondo cui sarebbe stato torturato durante la prigionia) “in difesa del mondo libero dall'aggressione russa”.
Chi sia stato John McCain, è stato detto in maniera concisa e puntuale da più parti; le parole con cui i socialdemocristiani nostrani lo hanno accompagnato nel suo ultimo viaggio sono state riportate quel tanto che basta per definire l'uno e gli altri.
Forse non guasta sapere con chi si siano trovati in compagnia gli italici ostensori di cotanto eroe. Senza scomodare le lagrime sparse dai pupilli ucraini del defunto senatore yankee, a partire dal neonazista speaker della Rada Andrej Parubij, alle latitudini in cui maggiormente si sono apprezzati gli sforzi di tale “eroe” (per la cronaca, i vietnamiti, pur ricordandone la figura, hanno sempre smentito le sue dichiarazioni secondo cui sarebbe stato torturato durante la prigionia) “in difesa del mondo libero dall'aggressione russa”.
lunedì 3 settembre 2018
CAOS LIBIA: Il piano di Macron ha scatenato il tutti contro tutti
Scontro a Tripoli fra forze fedeli a
Serraj e milizie avversarie, si registrano anche dei morti. Qual è la
posizione del presidente francese Macron?
28 agosto 2018 Marco Bertolini
28 agosto 2018 Marco Bertolini
Carri armati a Tripoli (LaPresse)
Il numero dei morti è incerto, si è
parlato di otto civili e diversi feriti, ma la situazione è
incandescente. Ieri mezzi corazzati delle truppe fedeli a Serraj sono
scesi nelle strade di Tripoli mentre pezzi di artiglieria pesante
venivano dispiegati a posti di blocco tra la zona a sudest dell'ex
capitale libica e il campo di Yarmouk a sud. Milizie non precisate hanno
infatti cercato di attaccare il centro cittadino. "La situazione al
momento è fluida" ci ha detto in questa intervista il generale Marco
Bertolini "ed è difficile dire chi abbia fatto cosa e per quale motivo".
Sicuramente, ha aggiunto, Serraj è in forte difficoltà, e il piano di
elezioni nazionali previste a dicembre dal presidente francese Macron
potrebbe essere uno dei motivi di questa nuova instabilità".
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tripoli
domenica 2 settembre 2018
Libia: ennesimo scontro tra RATTI a Tripoli
27 agosto 2018.
Ancora una volta i RATTI che occupano la Libia si scontrano tra
loro, questo è uno degli articoli che si trovano sui media italiani: http://www.repubblica.it/esteri/2018/08/27/news/libia_violenti_scontri_tra_milizie_a_tripoli-205041237/?refresh_ce
TRIPOLI – La situazione torna ad infiammarsi in Libia, dove secondo quanto riportato da Lybian Express milizie
rivali si stanno scontrando in varie zone di Tripoli. Testimoni
riferiscono di mezzi corazzati sulle strade e posti di blocco presidiati
da pezzi di artiglieria pesante. Gli scontri, secondo le fonti,
interessano l’intersezione di Wadi Al-Rabee, a sud-est di Tripoli e poi
quelle di Al-Khaila e il campo di Yarmouk a sud. Le autorità hanno messo
in stato di allerta tutti gli ospedali e le cliniche private, invitando
a prestare immediato soccorso ai feriti. E perfino Reporter senza
Frontiere ha lanciato un appello ai giornalisti sul campo perché
esercitino la massima attenzione
sabato 1 settembre 2018
Se non capiamo la lotta di classe, non capiamo niente
di Ken Loach e Lorenzo Marsili – 21 agosto 2018
Il regista cinematografico britannico Ken Loach è una delle voci più celebrate del cinema del nostro tempo. Un artista profondamente impegnato e uno di un pugno di registi a essere insignito due volte della prestigiosa Palma d’Oro. Il lavoro di Loach affronta spesso temi sociali e politici. La sua opera ha attraversato la guerra civile spagnola (Terra e Libertà), lo sciopero degli addetti alle pulizie di Los Angeles (Pane e Rose), l’occupazione dell’Iraq (L’Altra Verità), la guerra d’indipendenza irlandese (Il vento che accarezza l’erba) e il lato coercitivo dello stato sociale (Io, Daniel Blake). Mentre la cosiddetta “rivolta populista” ha innescato un grande dibattito sul ruolo delle disuguaglianze economiche e dell’esclusione sociale, Ken Loach è stato uno dei più grandi narratori della coscienza della classe lavoratrice e delle sue trasformazioni sotto il neoliberismo.
Il regista cinematografico britannico Ken Loach è una delle voci più celebrate del cinema del nostro tempo. Un artista profondamente impegnato e uno di un pugno di registi a essere insignito due volte della prestigiosa Palma d’Oro. Il lavoro di Loach affronta spesso temi sociali e politici. La sua opera ha attraversato la guerra civile spagnola (Terra e Libertà), lo sciopero degli addetti alle pulizie di Los Angeles (Pane e Rose), l’occupazione dell’Iraq (L’Altra Verità), la guerra d’indipendenza irlandese (Il vento che accarezza l’erba) e il lato coercitivo dello stato sociale (Io, Daniel Blake). Mentre la cosiddetta “rivolta populista” ha innescato un grande dibattito sul ruolo delle disuguaglianze economiche e dell’esclusione sociale, Ken Loach è stato uno dei più grandi narratori della coscienza della classe lavoratrice e delle sue trasformazioni sotto il neoliberismo.
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