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sabato 14 maggio 2016

Libia, le Guardie petrolifere accusano: "Haftar punta a controllare tutti i giacimenti"

Le milizie responsabili della sicurezza della "mezzaluna petrolifera" libica, a lungo neutrali nella disputa tra Tripoli e Tobruk, avvertono del rischio di "una guerra civile" e accusano il generale libico.

Tripoli, 8 maggio 2016 - Khalifa Haftar punta ai campi petroliferi del paese. Le Guardie petrolifere guidate da Ibrahim Jadran accusano il generale dell'esercito libico di aver orchestrato un piano per controllare i terminal e i campi di estrazione in Libia.

venerdì 13 maggio 2016

Strage di Ustica: “sono stati i libici”. Un’altra bufala de "La Stampa" per affrettare la guerra

5/5/2016 Francesco Santoianni

“Toglieremo il Segreto di Stato sulle stragi”. Forse il primo a profferire questa buffonata è stato Oliviero Diliberto, nel 1999 ministro della Giustizia, a proposito – udite! udite! – della strage di Portella delle Ginestre, avvenuta nel 1947. Ovviamente, anche per quella strage non si sono trovati i famosi documenti da desecretare. Ora ci riprova Renzi, dando la stura a La Stampa e al suo incredibile articolo: “La Libia dietro Ustica e Bologna”

“Tutto nasce da una direttiva di Matteo Renzi, che ha fatto togliere il segreto a decine di migliaia di documenti sulle stragi italiane. Nel mucchio, i consulenti della commissione d’inchiesta sul caso Moro hanno trovato una pepita d’oro: un cablo del Sismi, da Beirut. (...) Ebbene, partendo da quel cablo cifrato, alcuni parlamentari della commissione Moro hanno continuato a scavare. Loro e soltanto loro, che hanno i poteri dell’autorità giudiziaria, hanno potuto visionare l’intero carteggio di Beirut relativamente agli anni ’79 e ’80, ancora coperto dal
timbro «segreto» o «segretissimo».

giovedì 12 maggio 2016

Clima: l’esistenza umana dell’Africa è a grave rischio

Baher Kamal
23 aprile 2016

“L’esistenza umana e lo sviluppo dell’Africa sono minacciate da impatti avversi di cambiamento del clima – la sua popolazione, i suoi ecosistemi e la sua biodiversità
unica saranno tutte vittime rilevanti del cambiamento globale del clima.”
Così chiaramente si esprime l’ufficio africano dell’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente) di base a Nairobi, quando si tratta di valutare l’impatto negativo del cambiamento del clima su questo continente di 54 nazioni con una popolazione totale di 1 miliardo e 200 milioni di abitanti. “Nessun continente sarà colpito così gravemente dagli impatti del cambiamento del clima, quanto l’Africa.”
Altre organizzazioni nazionali sono ugualmente esplicite. Per esempio, la Banca Mondiale, basandosi sui rapporti del Comitato sul Cambiamento del Clima (IPCC), conferma che l’Africa sta diventando la regione più esposta del mondo agli impatti del cambiamento del clima.

mercoledì 11 maggio 2016

I sauditi minacciano gli USA se diranno la verità sull'11 settembre

20 aprile 2016

Ryad si sta rivelando un elemento destabilizzante per tutto il medioriente. Gli USA, preoccupati per la crescente egemonia saudita, provano a ridimensionare la ormai scomoda alleanza con una lenta apertura a Teheran. Ma questo processo potrebbe essere accellerato: il Congresso pare voglia desecretare i documenti che provano responsabilità saudite con gli attentati dell'11 settembre. 


di Patrizio Ricci
Il New York Times rivela che al Congresso USA è in iter di approvazione una Legge che rimuoverebbe certe immunità ''contenute in una legge del 1976 che dà alle nazioni straniere una certa immunità da azioni legali nei tribunali americani''.
Se il provvedimento legislativo passasse, consentirebbe di rendere pubblici i risultati di un'inchiesta del Congresso del 2002 sugli attacchi terroristici dell'11 settembre contenute nelle 28 pagine del rapporto.
Cosa vuol dire? Vuol dire che ci sono prove ''che funzionari sauditi che vivevano al momento negli Stati Uniti hanno avuto un ruolo nella trama terroristica''.

martedì 10 maggio 2016

Guerra in Libia, scatta l'ora dei "blogger trendy" (come mosche prima della pioggia)

Francesco Santoianni, 3/5/2016

Come mosche prima della pioggia, ritornano i blogger trendy (liberismo, “diritti umani”, “migranti”, “rivoluzioni colorate”...) a promuovere la nuova guerra contro la Libia. Ricordate Gabriele Del Grande? Cinque anni fa era su tutte le TV a segnalare l’assoluta necessità di defenestrare Gheddafi e a inneggiare alle “migliaia di ragazzi in armi, per loro fortuna salvati dai bombardamenti della Francia, che hanno scelto le armi in nome della libertà”. Ci ha guadagnato una serie radiofonica - “Radio 3 soldi - Syria Calling, voci dalla guerra” -  dove, nell’ultima puntata - 31 maggio 2013 - così si parlava di Al Nusra, “sono il numero 1 dell’onestà, non hanno mai rubato nulla. Apprezzo il loro modo di trattare i civili”.

lunedì 9 maggio 2016

Libia. Per piegare l'opinione pubblica alla guerra manca solo una strage in Italia?

28/4/2016 francesco Santoianni

Una strage in Italia per fare accettare ad una riluttante opinione pubblica una ennesima guerra in Libia? Anche perché - state pur certi - poche ore l’attentato, già “filtrerebbero” sui mass media “notizie” sulla identità degli attentatori e, sopratutto, delle loro postazioni in Libia. Subito dopo, il decollo dei cacciabombardieri. Nessuna “guerra” per carità: solo una “operazione chirurgica” contro i covi degli assassini. Poi, da cosa nasce cosa. Altri bombardamenti di qua e di là. E per “bonificare” il terreno dai terroristi ancora in circolazione, un numeroso contingente militare italiano in Libia. Roba da manuale di guerra psicologica, altro che “Tripoli, bel suol d’amore” o l’omicidio di qualche nostro connazionale (magari, in un davvero strano assalto) o un davvero improbabile assalto alla nostra Guardia Costiera.

domenica 8 maggio 2016

Vi spiego il giochetto segreto della Francia in Libia

1 maggio 2016

L'analisi di Carlo Jean
Il controllo del petrolio è la principale posta in gioco fra le fazioni che si confrontano in Libia. Da esso dipendono i futuri assetti istituzionali del paese: Stato unitario o federale o due Stati. Costituisce anche l’obiettivo delle numerose potenze esterne, che si confrontano in Libia e si combattono per procura, sostenendo le fazioni a ciascuna favorevoli.
IL GIOCO PERICOLOSO DELLA FRANCIA
Appoggiando il generale Haftar, ma dicendo di sostenere Serraj, la Francia sta facendo un “gioco” alquanto ambiguo. Forse non è la sola. Taluni puntano sulla possibilità che Haftar occupi il ricco bacino petrolifero della Sirte e, con i rifornimenti militari ricevuti, elimini l’Isis dalla costa e da Sirte. Non ha la forza necessaria per conquistare anche la Tripolitania. Il suo successo comporterebbe la divisione della Libia. Sarebbe il “Piano B” da sostenere qualora Serraj non riuscisse a consolidarsi e a prendere il controllo delle milizie di Tripoli, oltre a quelle di Misurata e, con l’aiuto internazionale, non riuscisse a mantenere l’unità del paese, magari con un ordinamento federale. L’accettazione del fatto compiuto di un successo di Haftar toglierebbe così la “castagna dal fuoco”, che oggi paralizza l’Occidente: quella di dover combattere l’ISIS in Libia.