Puoi avere tutte le ragioni del mondo; ma a che serve, se nessuno ti ascolta? Quanti sapevano chi fosse, Carlo Rosselli, quando fu assassinato? Mezzo secolo dopo, al grande pubblico italiano del 1986, diceva qualcosa di particolare il nome del leader svedese Olof Palme? Ma certo: un elegante signore del Nord Europa, barbaramente ucciso da qualche folle terrorista, più o meno come quelli che avevano appena finito di mettere a ferro e fuoco l’Italia. E alzi la mano chi ricorda come la nostra stampa nazionale diede la notizia dell’omicidio dell’allora più che oscuro Thomas Sankara. Era il giovane leader di un paese africano che, per moltissimi europei, poteva ancora chiamarsi Alto Volta: all’epoca, Nelson Mandela stava ancora a spaccare pietre a Robben Island, e l’espressione “Burkina Faso” non era ancora entrata nell’ordinario lessico geografico dell’uomo bianco. Ci vollero anni – Internet, YouTube – per trasformare Sankara in una specie di star della politica: è l’ex ragazzo in camicia verde che, al vertice panafricano di Addis Abeba, svela la schiavitù del debito e propone all’Occidente di smettere di “aiutare” l’Africa.
In ogni guerra, ancora prima della gente, occorre assassinare la verità. Guerra alla libia: 100000 morti, 240000 persone ancora cercate, 78000 dispersi. 10300 donne violentate, 350000 rifugiati.
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martedì 14 maggio 2019
Rosselli, Palme e Sankara: rivoluzione, se oggi fossero qui
2/5/19
Puoi avere tutte le ragioni del mondo; ma a che serve, se nessuno ti ascolta? Quanti sapevano chi fosse, Carlo Rosselli, quando fu assassinato? Mezzo secolo dopo, al grande pubblico italiano del 1986, diceva qualcosa di particolare il nome del leader svedese Olof Palme? Ma certo: un elegante signore del Nord Europa, barbaramente ucciso da qualche folle terrorista, più o meno come quelli che avevano appena finito di mettere a ferro e fuoco l’Italia. E alzi la mano chi ricorda come la nostra stampa nazionale diede la notizia dell’omicidio dell’allora più che oscuro Thomas Sankara. Era il giovane leader di un paese africano che, per moltissimi europei, poteva ancora chiamarsi Alto Volta: all’epoca, Nelson Mandela stava ancora a spaccare pietre a Robben Island, e l’espressione “Burkina Faso” non era ancora entrata nell’ordinario lessico geografico dell’uomo bianco. Ci vollero anni – Internet, YouTube – per trasformare Sankara in una specie di star della politica: è l’ex ragazzo in camicia verde che, al vertice panafricano di Addis Abeba, svela la schiavitù del debito e propone all’Occidente di smettere di “aiutare” l’Africa.
Per far uscire Thomas Sankara dalle catacombe della memoria
collettiva c’è stato bisogno dell’11 Settembre, lo choc che ha costretto
gradualmente milioni di persone a interrogarsi sulla natura del
cosiddetto Deep State. Strana nebulosa, a geometria variabile:
domina il pianeta manipolando i governi o scavalcandoli, al limite
azzerandone i leader più scomodi – già rarissimi ieri, e oggi pressoché
introvabili.
Puoi avere tutte le ragioni del mondo; ma a che serve, se nessuno ti ascolta? Quanti sapevano chi fosse, Carlo Rosselli, quando fu assassinato? Mezzo secolo dopo, al grande pubblico italiano del 1986, diceva qualcosa di particolare il nome del leader svedese Olof Palme? Ma certo: un elegante signore del Nord Europa, barbaramente ucciso da qualche folle terrorista, più o meno come quelli che avevano appena finito di mettere a ferro e fuoco l’Italia. E alzi la mano chi ricorda come la nostra stampa nazionale diede la notizia dell’omicidio dell’allora più che oscuro Thomas Sankara. Era il giovane leader di un paese africano che, per moltissimi europei, poteva ancora chiamarsi Alto Volta: all’epoca, Nelson Mandela stava ancora a spaccare pietre a Robben Island, e l’espressione “Burkina Faso” non era ancora entrata nell’ordinario lessico geografico dell’uomo bianco. Ci vollero anni – Internet, YouTube – per trasformare Sankara in una specie di star della politica: è l’ex ragazzo in camicia verde che, al vertice panafricano di Addis Abeba, svela la schiavitù del debito e propone all’Occidente di smettere di “aiutare” l’Africa.
domenica 10 marzo 2019
Thomas Sankara: l’eroe che pagò con la vita lo smascheramento del debito
ilariabifarini
Sono passati 30 anni da quando il presidente del Burkina Faso,
ribattezzato il “Che Guevara africano”, venne ucciso, secondo la
ricostruzione ufficiale dal suo ex collaboratore nonché successore
Blaise Campaorè, verosimilmente appoggiato dai francesi e da altre forze
internazionali. Thomas Sankara era divenuto un personaggio scomodo,
troppo scomodo, per il piano egemonico mondiale messo in atto dai poteri
finanziari internazionali attraverso lo strumento del debito. Il suo
discorso tenuto presso l’OUA (Organizzazione per l’Unità Africana), di
una forza e di una chiarezza straordinarie, è un appello a tutti i
rappresentanti internazionali a considerare le cause e la reale natura
del debito, che non è altro che una nuova e ancora più pervasiva forma
di schiavitù, quella finanziaria.
giovedì 7 marzo 2019
Chi smaschera il debito ci rimette la vita: Sankara insegna
28/2/19.
Sono passati trent’anni anni da quando il presidente rivoluzionario del Burkina Faso, ribattezzato “il Che Guevara africano”, venne ucciso – secondo la ricostruzione ormai ufficiale – dal suo ex braccio destro nonché successore Blaise Campaorè, verosimilmente appoggiato dai francesi e da altre forze internazionali. Come ricorda Ilaria Bifarini nel suo blog, Sankara era divenuto un personaggio «troppo scomodo, per il piano egemonico mondiale messo in atto dai poteri finanziari internazionali attraverso lo strumento del debito». Studiosa di economia (“bocconiana redenta”), nonché autrice di saggi di successo – dalla crisi neoliberista dell’euro a quella dei migranti – Ilaria Bifarini rievoca il celebre “discorso sul debito” tenuto da Sankara nel 1987 ad Addis Abeba all’assemblea dell’Oua, l’Organizzazione per l’Unità Africana. Un’orazione memorabile, «di una forza e di una chiarezza straordinarie», che rappresenta «un appello a tutti i rappresentanti internazionali a considerare le cause e la reale natura del debito, che non è altro che una nuova e ancora più pervasiva forma di schiavitù, quella finanziaria». Lasciateci in pace, disse Sankara: non abbiamo bisogno degli aiuti della Banca Mondiale e del Fmi, di cui gli africani poi diventano prigionieri.
«Con una lucidità e una lungimiranza degne di un vero rivoluzionario –
scrive Ilaria Bifarini – Sankara anticipa quanto solo ora alcuni
economisti hanno trovato il coraggio di proporre». Ovvero: «Annullare il
debito, per permettere alla popolazione di continuare
a vivere». Disse Sankara: «Loro, i finanziatori, certo non moriranno se
noi non ripagheremo il debito, mentre il nostro popolo sì». La
soluzione? Incentivare l’economia
nazionale fondata sulla produzione diretta di beni, limitando le
importazioni. Lo stesso Sankara, ricorda Bifarini, si vantò dell’abito
che indossava – una camicia di cotonella, prodotta dagli artigiani
burkinabé. Riguardando il video di quello storico discorso, la Bifarini
annota: «La platea è sconcertata ma applaude, la forza trascinatrice è
quella di un rivoluzionario, la lungimiranza di un visionario». Solo due
mesi e mezzo dopo, a soli 37 anni, Sankara verrà assassinato. Era
perfettamente cosciente del rischio che correva: «È possibile – disse –
che, a causa degli interessi che minaccio, a causa di quelli che certi
ambienti chiamano “il mio cattivo esempio”, con l’aiuto di altri
dirigenti pronti a vendersi la rivoluzione, potrei essere ammazzato da
un momento all’altro. Ma i semi che abbiamo seminato in Burkina e nel
mondo sono qui», aggiunse.
Quei semi, sappiatelo, «nessuno potrà mai estirparli: germoglieranno e
daranno frutti». Concluse: «Se mi ammazzano, arriveranno migliaia di
nuovi Sankara». Purtroppo, osserva Ilaria Bifarini, la sua profezia «si è
avverata solo a metà», e i nuovi Sankara «verranno uccisi sul nascere».
Proprio a Sankara, il Movimento Roosevelt dedica un importante
convegno, in programma il 3 maggio a Milano. Tema: il modello Sankara
come antidoto alla crisi
dei migranti. In altre parole: restituire piena sovranità all’Africa,
in modo da fermare l’esodo dei profughi economici. Nel convegno, la
figura di Sankara sarà equiparata a quelle di Carlo Rosselli, martire
antifascista e fautore del socialismo liberale, e del premier svedese
Olof Palme, assassinato
a Stoccolma nel 1986 da un killer tuttora sconosciuto. Olof Palme aveva
impegnato lo Stato nel supportare le aziende svedesi in difficoltà,
imponendo l’azionariato diffuso tra gli stessi operai, e si era battuto
per la libertà dell’Africa protestando – prima di chiunque altro – per
la scandalosa detenzione di Nelson Mandela. Come Sankara, Palme sapeva
bene a quali risultati avrebbe condotto il neoliberismo coloniale nel
continente nero, che costò la vita al giovane presidente del Burkina
Faso.
Temi di strettissima attualità, come sappiamo, che la stessa Ilaria Bifarini ha sviscerato nel saggio “I coloni dell’austerity”: è proprio l’imperialismo neoliberista a depredare l’Africa, spingendo verso l’Europa i “privilegiati” che possono pagarsi il viaggio della speranza sui barconi. Sono migranti attratti dal miraggio di un’Europa che in realtà non ha più intenzione di accoglierli, alle prese a sua volta con le contorsioni di una crisi più finanziaria che economica, innescata dall’ideologia neoliberista e privatizzatrice che ha inquinato la politica. In che modo? Mettendo fine al socialismo liberale ispirato da Rosselli, di cui proprio il carismatico Olof Palme era il leader più autorevole. Da allora, l’Europa ha cominciato a parlare una sola lingua: quella del Trattato di Maastricht, che ha impoverito gli europei e allineato il vecchio continente allo schema di dominio che – dopo la breve e illusoria parentesi della decolonizzazione – ha finito per schiavizzare l’Africa di Sankara.
Preso da: http://www.libreidee.org/2019/02/chi-smaschera-il-debito-ci-rimette-la-vita-sankara-insegna/
Sono passati trent’anni anni da quando il presidente rivoluzionario del Burkina Faso, ribattezzato “il Che Guevara africano”, venne ucciso – secondo la ricostruzione ormai ufficiale – dal suo ex braccio destro nonché successore Blaise Campaorè, verosimilmente appoggiato dai francesi e da altre forze internazionali. Come ricorda Ilaria Bifarini nel suo blog, Sankara era divenuto un personaggio «troppo scomodo, per il piano egemonico mondiale messo in atto dai poteri finanziari internazionali attraverso lo strumento del debito». Studiosa di economia (“bocconiana redenta”), nonché autrice di saggi di successo – dalla crisi neoliberista dell’euro a quella dei migranti – Ilaria Bifarini rievoca il celebre “discorso sul debito” tenuto da Sankara nel 1987 ad Addis Abeba all’assemblea dell’Oua, l’Organizzazione per l’Unità Africana. Un’orazione memorabile, «di una forza e di una chiarezza straordinarie», che rappresenta «un appello a tutti i rappresentanti internazionali a considerare le cause e la reale natura del debito, che non è altro che una nuova e ancora più pervasiva forma di schiavitù, quella finanziaria». Lasciateci in pace, disse Sankara: non abbiamo bisogno degli aiuti della Banca Mondiale e del Fmi, di cui gli africani poi diventano prigionieri.
Temi di strettissima attualità, come sappiamo, che la stessa Ilaria Bifarini ha sviscerato nel saggio “I coloni dell’austerity”: è proprio l’imperialismo neoliberista a depredare l’Africa, spingendo verso l’Europa i “privilegiati” che possono pagarsi il viaggio della speranza sui barconi. Sono migranti attratti dal miraggio di un’Europa che in realtà non ha più intenzione di accoglierli, alle prese a sua volta con le contorsioni di una crisi più finanziaria che economica, innescata dall’ideologia neoliberista e privatizzatrice che ha inquinato la politica. In che modo? Mettendo fine al socialismo liberale ispirato da Rosselli, di cui proprio il carismatico Olof Palme era il leader più autorevole. Da allora, l’Europa ha cominciato a parlare una sola lingua: quella del Trattato di Maastricht, che ha impoverito gli europei e allineato il vecchio continente allo schema di dominio che – dopo la breve e illusoria parentesi della decolonizzazione – ha finito per schiavizzare l’Africa di Sankara.
Preso da: http://www.libreidee.org/2019/02/chi-smaschera-il-debito-ci-rimette-la-vita-sankara-insegna/
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giovedì 27 settembre 2018
Sankara: basta rapinare l’Africa, col debito. E lo uccisero
10/9/2017.
Noi pensiamo che il debito si analizzi prima di tutto dalla sua origine. Le origini del debito risalgono alle origini del colonialismo. Quelli che ci hanno prestato denaro sono gli stessi che ci avevano colonizzato. Sono gli stessi che gestivano i nostri Stati e le nostre economie. Sono i colonizzatori che indebitavano l’Africa con i finanziatori internazionali, che erano i loro fratelli e cugini. Noi non c’entravamo niente con questo debito. Quindi non possiamo pagarlo. Il debito è ancora il neocolonialismo, con i colonizzatori trasformati in assistenti tecnici – anzi, dovremmo invece dire “assassini tecnici”. Sono loro che ci hanno proposto dei canali di finanziamento, dei “finanziatori”. Un termine che si usa ogni giorno, come se ci fossero degli uomini che solo “sbadigliando” possono creare lo sviluppo degli altri. Questi finanziatori ci sono stati consigliati, raccomandati. Ci hanno presentato dei dossier e dei movimenti finanziari allettanti. Noi ci siamo indebitati per cinquant’anni, sessant’anni e più. Cioè siamo stati portati a compromettere i nostri popoli per cinquant’anni e più.
Il debito nella sua forma attuale, controllata e dominata
dall’imperialismo, è una riconquista dell’Africa sapientemente
organizzata, in modo che la sua crescita e il suo sviluppo obbediscano a
delle norme che ci sono completamente estranee. In modo
che ognuno di noi diventi schiavo finanziario, cioè schiavo tout court,
di quelli che hanno avuto l’opportunità, l’intelligenza, la furbizia,
di investire da noi con l’obbligo di rimborso. Ci dicono di rimborsare
il debito.
Noi pensiamo che il debito si analizzi prima di tutto dalla sua origine. Le origini del debito risalgono alle origini del colonialismo. Quelli che ci hanno prestato denaro sono gli stessi che ci avevano colonizzato. Sono gli stessi che gestivano i nostri Stati e le nostre economie. Sono i colonizzatori che indebitavano l’Africa con i finanziatori internazionali, che erano i loro fratelli e cugini. Noi non c’entravamo niente con questo debito. Quindi non possiamo pagarlo. Il debito è ancora il neocolonialismo, con i colonizzatori trasformati in assistenti tecnici – anzi, dovremmo invece dire “assassini tecnici”. Sono loro che ci hanno proposto dei canali di finanziamento, dei “finanziatori”. Un termine che si usa ogni giorno, come se ci fossero degli uomini che solo “sbadigliando” possono creare lo sviluppo degli altri. Questi finanziatori ci sono stati consigliati, raccomandati. Ci hanno presentato dei dossier e dei movimenti finanziari allettanti. Noi ci siamo indebitati per cinquant’anni, sessant’anni e più. Cioè siamo stati portati a compromettere i nostri popoli per cinquant’anni e più.
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mercoledì 16 maggio 2018
AFRICA, CULLA DEL NEOLIBERISMO
di Ilaria Bifarini
È attraverso la globalizzazione della povertà che questa economia, questo modello perverso assolutamente autodistruttivo, oltre che antisociale, si sostiene.
Di nuovo con noi Ilaria Bifarini, buonasera e bentornata su Byoblu.com.
Grazie, grazie a voi e buonasera.
Dopo il grandissimo successo del primo video neoliberismo e manipolazione di massa, “I coloni dell’austerity” è il tuo nuovo libro, nel quale parli di Africa, migrazioni di massa e neoliberismo in un unico contenitore: vuoi spiegarci meglio? Come mai accosti questi tre fattori?
Perché le politiche di immigrazione di massa altro non sono che lo strumento che usa attualmente il neoliberismo per imporre la globalizzazione della povertà. Quello che è accaduto in Africa è quanto ora si sta riproponendo in Europa e in Occidente, attraverso le politiche neoliberiste dell’austerity.
domenica 2 luglio 2017
Alcune vittime della MAFIA-KHAZARIA-ROTHSCHILD!
Pubblicato su da spezziamolecatene
Ecco
alcune delle vittime della mafia-khazaria-rothschild che il peggior
cancro del mondo da estirpare dalla faccia della terra al più presto.

Da: https://disquisendo.wordpress.com/2017/06/22/alcune-vittime-della-mafia-khazaria-rothschild/
lunedì 13 febbraio 2017
Quel sogno chiamato Panafricanismo
11 gennaio 2017
“L’imperialismo è un sistema di sfruttamento che non
si presenta solo nella forma brutale di coloro che con dei cannoni
vengono ad occupare un territorio, ma più spesso si manifesta in forme
più sottili, un prestito, un aiuto alimentare, un ricatto. Noi stiamo
combattendo il sistema che consente ad un pugno di uomini sulla terra di
dirigere tutta l’umanità.” Con queste semplici parole, il soldato
rivoluzionario Thomas Sankara, parlò al popolo del
Burkina Faso poche settimane prima di essere ucciso il 15 ottobre 1987,
insieme a dodici suoi ufficiali, in un colpo di Stato organizzato
dall’ex compagno d’armi Blaise Compaoré; un assassinio molto
probabilmente – per non dire con assoluta certezza – commissionato dai
francesi, dagli americani e da mercenari liberiani, contro un politico
africano troppo lontano da quei vizi propri di quell’attuale classe
dirigente burkinabè, ultra provincialista e completamente asservita al
colonizzatore di sempre.
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