17 Ottobre 2014
di Gianni Fraschetti -
In questo momento il virus Ebola si sta diffondendo in modo violento in tre stati: Liberia, Guinea e Sierra Leone, dove il livello del contagio si sta moltiplicando con progressione geometrica, ma si stanno registrando casi isolati e gruppi di casi individuali in varie altre zone densamente popolate del globo.
Il tasso di mortalità dell’Ebola può raggiungere anche il 95%, ma attualmente sembra essersi attestato intorno al 50% nei principali focolai, e se vi pare poco, rammentiamo che è un dato peggiore della peste bubbonica che uccise un terzo della popolazione europea. Un terzo, non quattro gatti. I precedenti casi di focolai di Ebola si erano verificati in zone rurali isolate, esaurendosi poi da soli, perchè il virus uccise tutti e vennero a mancare nuove vittime da colpire. Questa è almeno la tesi ufficiale dei governi e della OMS, ma in molti ritengono che vennero impiegate bombe termobariche (una robina poco al di sotto del nucleare) per sterilizzare e disinfettare le aree infette. Col medesimo risultato finale: la distruzione del virus e di ogni forma di vita. Dunque la soluzione ci sarebbe pure, ma stavolta non siamo in aree rurali africane, scarsamente popolate e lontano da occhi indiscreti. Siamo in zone metropolitane alcune in Europa e negli USA, densamente popolate e ad alto tasso di mobilità, e le probabilità di un esaurimento spontaneo del contagio o dell'utilizzo di metodi "muscolari" in tali contesti sono praticamente nulle.