Gli Agnelli sono stati la vera famiglia regnante del Novecento
italiano, con buona pace dei Savoia e della Repubblica, ma raramente nel
nostro paese si è scritto di loro con schemi diversi da quelli
dell’agiografia lecchina. Del resto il mito piccolo borghese
dell’Avvocato era troppo evidente per essere ignorato da giornalisti in
fondo alla caccia soltanto di una battuta da titolo, se non di una FIAT
in comodato d’uso.
Di qui milioni di articoli e servizi su Ferrari, Juventus, nuovi
straordinari modelli di auto, quadri, tendenze della moda, eccetera, e
un po’ meno sull’onnipresenza di Agnelli nel mondo finanziario e
politico. In altre parole, per decenni invece di parlare del principale
gruppo finanziario italiano e della principale industria si è trovato
più facile parlare della figura di Gianni Agnelli.
Gigi Moncalvo nel suo Agnelli segreti, uscito nel 2012 per Vallecchi
e omaggiato di poche recensioni (leggendolo si capisce anche il
perché), prova ad andare oltre i simboli esteriori del potere o le
storie da copertina, per condurci attraverso una grande inchiesta nei
meandri del potere vero. Quello che non viene mai fotografato allo
stadio, in barca, alle mostre.